“Con il terrorismo e la
disinformazione non si aiuta certo il consumatore a capire il meccanismo di
formazione del prezzo finale della benzina”. Questa la replica di Luca Squeri, presidente
di Figisc Confcommercio, alle dichiarazioni di Adiconsum e Federconsumatori che
accusano la categoria dei benzinai di non adeguare i prezzi alla pompa a quelli
del greggio. “E’ evidente – ha sottolineato Squeri - che non può esservi
rispondenza aritmetica tra quotazioni internazionali del prezzo del greggio
(anzi, molto piĂą correttamente dei prezzi dei prodotti finiti, benzina e
gasolio) e prezzo finale, considerando, come dovrebbe essere chiaro a tutti,
che questo elemento corrisponde al 30% circa del prezzo alla pompa, mentre
circa il 60% è costituito da imposte ed il residuo 10% dai costi del sistema
distributivo e dal ricarico. Quindi, è evidente che le variazioni del prezzo
internazionale si riverberano solo su una parte minima del prezzo finale”.
“A ciò si aggiunga che a fine
anno – ha proseguito Squeri - la quotazione del greggio era ancora sui 60
dollari/barile e solo ieri (4 gennaio) è scesa a 55 dollari, un calo pari
all’8%, mentre il prezzo internazionale della benzina (che ha il suo mercato
e la sua quotazione autonoma dal greggio e sul quale si formano i prezzi
nazionali) ha subito una flessione di meno dell’ 1%”. “Aderiamo alla
proposta – ha concluso Squeri - del presidente di Federconsumatori Trefiletti
di istituire presso il ministero dello Sviluppo Economico una reale cabina di
regia su tutta la materia di produzione e vendita dei prodotti petroliferi, che
si assuma anche l’onere di informare autorevolmente e correttamente l’opinione
pubblica ed evitare così la diffusione di numeri che nulla hanno a che
fare con una corretta analisi delle
dinamiche di un mercato così importante per il Paese”.
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