Le tasse in Italia sono troppo
alte e ciò rende più oneroso anche il rispetto delle norme. Ne è convinto anche
il Governatore di Bankitalia, Mario Draghi, che nelle Considerazioni finali
all’Assemblea dell’Istituto ha rilevato che nel nostro Paese c’è una pressione
fiscale da record, ad un livello “più alto della media europea e prossimo ai
massimi degli ultimi decenni”. “Le aliquote legali delle imposte che gravano
tanto sul lavoro quanto sul capitale – ha aggiunto - sono elevate: quella sul
reddito delle società è inferiore solo all’aliquota in vigore in Germania”. E
“livello eccessivo del prelievo, variabilità e complessità delle regole fiscali
scoraggiano l’investimento in capitale fisico e umano e rendono più onerosa
l’osservanza delle norme”.
Sul piano generale, l’economia italiana è “uscita dal ristagno” e dalla metà del 2005 è ''in ripresa”, anche se “si espande a un ritmo che resta fra i più bassi dell’area euro”. Quest’anno la crescita dovrebbe attestarsi, così come nel 2006, intorno al 2%, mentre il rapporto deficit-Pil sarà pari al 2,3%. Bisogna però proseguire con il risanamento dei conti pubblici, sui quali le maggiori entrate hanno avuto effetti benefici, intervenendo sul debito, che è “elevato” e “richiede imposte più alte”. “Perché la finanza pubblica torni a essere beneficio per la crescita e non freno – ha specificato il Governatore - occorre che il suo riordino veda meno spese correnti, più investimenti, meno tasse e soprattutto continui: abbiamo smesso di accumulare debito, non abbiamo iniziato a ridurlo”. “L’Italia deve porre mano con maggiore determinazione alle debolezze strutturali della nostra economia. Il consumo delle famiglie, eroso dalle rendite, frenato dall’incertezza sull’esito di riforme che toccano in profondità la loro vita, deve riprendere slancio”.
Per Draghi è inoltre essenziale “affrontare il problema della previdenza”, che ha “un costo in termini di mancata crescita e di minori consumi”. “E’ necessario – ha detto - accrescere nel tempo l’età media effettiva di pensionamento, anche per mantenere un livello adeguato dei trattamenti. Si deve applicare l’impianto del regime introdotto nel 1995: un’applicazione rigorosa e tempestiva dei meccanismi di riequilibrio previsti dall’attuale normativa è essenziale”.
Per quanto riguarda infine le liberalizzazioni, le iniziative avviate nel 2006 “hanno portato la regolamentazione italiana, che era la più restrittiva del mondo avanzato, su livelli vicini alla media”. Tuttavia “nel campo delle attività commerciali l’azione va proseguita, radicando non solo nella legge, ma anche nella prassi, il principio che i punti vendita non devono essere razionati sul territorio se non per valide ragioni di tutela ambientale”. Secondo il governatore di Bankitalia, però, esistono “ritardi e problemi nel comparto dei servizi pubblici locali, a iniziare dal trasporto pubblico urbano e dalla raccolta e smaltimento dei rifiuti”. E soprattutto “nel settore energetico la liberalizzazione è stata finora esitante. Nonostante la dinamica contenuta degli ultimi anni, il prezzo dell’energia elettrica per usi industriali in Italia, al netto delle imposte, è ancora tra i più alti d’Europa, maggiore del 20% circa rispetto alla media”.