Ancora votazioni a raffica e senza passi falsi per la maggioranza in Senato sulla Finanziaria. A questo punto, la sensazione è che non ci sarà bisogno di ricorrere al voto di fiducia, mentre si conferma il voto finale per mercoledì a costo di andare in notturna.
Tuttavia, cresce di giorno in
giorno l’attesa per il ‘D-day’. Silvio Berlusconi continua infatti ad evocare
il fantasma della spallata, mentre Lamberto Dini ribadisce che fino all’ultimo
terrà mani libere e che prima del traguardo ci sono ancora centinaia di voti.
La mattinata di ieri era
cominciata con una riunione di maggioranza utile a scogliere buona parte dei
nodi, alcuni molto cari proprio ai 'diniani'. Ormai trovata l’intesa sulla
questione degli stipendi dei manager pubblici, si attende solo la formulazione
dell’emendamento: il taglio sarà graduale. Confermato l’accordo sull’assunzione
dei precari della pubblica amministrazione che, è stato deciso, avverrà solo
“attraverso procedure selettive di tipo concorsuale”. Alla prova dell'Aula la
maggioranza ha superato indenne ogni votazione, il più delle volte con 5-6 voti
di scarto, a cui hanno contribuito anche tre senatori a vita (Colombo, Scalfaro
e Montalcini).
Ma è fuori dall’emiciclo che
l’aria continua a restare tesa. E ancora una volta a creare agitazione sono le
voci di 'shopping' di Silvio Berlusconi verso i senatori dell’Unione. Sotto la
lente di ingrandimento ci sono quelli eletti all’estero. Questa volta però il
nome che circola non è quello del solito senador indipendente Luigi Pallaro, ma
quello di Nino Randazzo, eletto nelle liste dell’Ulivo nella circoscrizione
Asia-Africa-Oceania-Antartide. Questa volta, però, non di sole voci si tratta.
Il corteggiamento è vero e a testimoniarlo c’è la lettera con cui nero su
bianco Randazzo ha risposto 'no, grazie'. Lettera datata 10 novembre, che è
stata preceduta da un incontro faccia a faccia, avvenuto il primo novembre. Il
senatore dell’Ulivo declina l’invito per una scelta di “fedeltà” al mandato ricevuto
dagli elettori.
Ma in attesa del voto di mercoledì si guarda anche a sinistra della coalizione e soprattutto ai due 'dissidenti': Ferdinando Rossi fa sapere di essere più propenso verso il sì che verso il no, mentre Franco Turigliatto non ha intenzione di dare il suo voto a questa Finanziaria: potrebbe però decidere di non partecipare al voto. L’Unione punta comunque almeno a quota 160: 157 senatori eletti e i tre senatori a vita che finora non sono mai mancati: Colombo, Scalfaro e Montalcini. Ma non è escluso che, vista l’importanza del voto, possa tornare a farsi vedere in Aula Carlo Azeglio Ciampi.