Buone notizie sul fronte delle
entrate: il gettito 2006 è risultato maggiore del 10,3% rispetto al 2005. In
cifre, si tratta di 37,1 miliardi in più, anche se in realtà 33,7 miliardi
erano già compresi nelle stime del Governo fatte a settembre. La 'sorpresa'
positiva sono quei 3,4 miliardi che risultano ora in aggiunta rispetto a quelle
previsioni. Dati che non possono che soddisfare il viceministro dell’Economia
Vincenzo Visco il quale, però, non si sbilancia sull’ipotesi di tagliare le
tasse e invita invece alla prudenza: “appena è possibile, sono convinto che
bisogna ridurre un po’ le imposte”, ha detto.
Ma non si può stabilire una data
certa per questo processo: “ora non ci sono soldi da spendere. Sarebbe molto
pericoloso pensare che se il gettito va bene, possiamo dare soldi in giro”, ha
precisato Visco per il quale bisogna ora “fare di più sul lato della spesa,
anche se è politicamente costoso”.
Sul fronte dei conti pubblici,
le notizie positive non finiscono qui. Visco ha fatto sapere che il rapporto
deficit/pil potrebbe già nel 2006 collocarsi sotto il 3% al netto degli effetti
della sentenza Ue sull’Iva auto e al netto dei debiti delle Fs. Su questo punto
è intervenuto anche il Commissario Ue agli Affari Monetari, Joaquin Almunia,
secondo il quale il deficit italiano del 2006 sarà probabilmente migliore del
previsto ma non si può ignorare che sarà abbondantemente sopra la soglia del
3%. Questo, appunto, perché sulla cifra finale “influiranno la sentenza Iva e
l’operazione dell’assorbimento dei debiti delle Ferrovie”. E quindi, “anche se
il disavanzo sarà al di sotto del previsto, non possiamo ignorare queste due
operazioni”.
Sempre da Bruxelles il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa, ha mostrato ottimismo per l’andamento dell’economia. Nel 2006, il Pil “dovrebbe crescere oltre il previsto 1,6%, attestandosi su un 1,7-1,8%”. La riunione dell’Ecofin è stata anche l’occasione per Padoa Schioppa per assicurare i colleghi europei che, sul fronte delle pensioni, “il Governo non è in ritardo, il tempo certamente c’è e la base è il memorandum firmato con i sindacati che ha molto significato e molto valore”. Nel memorandum, l’Esecutivo si è impegnato entro il 31 marzo a mettere mano alla riforma previdenziale.