La giornata conclusiva del Forum Confcommercio di
Cernobbio è stata interamente dedicata al “Federalismo, tra questione
settentrionale e questione meridionale”. La prima sessione mattutina si è
aperta con la relazione di Massimo Lo
Cicero dell’Università di Roma Tor Vergata, che ha fatto notare come tra il
1980 ed il 2005 si sia ridotto il divario tra Nord e Sud, ma solo “perché il
Nord ha frenato. Il Pil pro capite del Sud nel periodo considerato è infatti
aumentato pochissimo, dimostrando il fallimento di 60 anni di politiche
assistenziali”.
Per Giorgio
Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, le politiche
attuali producono “egualitarismo legale ma non riescono a far diminuire le
differenze economiche. E ciò brucia la possibilità di cambiamento delle Regioni
che hanno bisogno di maggiore flessibilità. Non siamo stati capaci di creare
una legislazione in grado di seguire le differenze”.
Sergio D’Antoni, vice ministro per lo Sviluppo
economico, ha sottolineato che la situazione attuale tra Nord e Sud “è talmente
differenziata che, se non governata, rischia di frenare l’Italia. E’ sbagliato
mettere in campo politiche uguali per condizioni diseguali perché così si
aumenta il divario”. Il Sud, in particolare, ha bisogno di infrastrutture che
consentano investimenti produttivi, in assenza dei quali si cade “nel solito
assistenzialismo”. “Siamo in una fase delicata – ha concluso D’Antoni – e
dobbiamo affrontare prove difficili, una delle quali è proprio quella di
assicurare la produttività per tutti”.
Della necessità di “completare la transizione incompiuta
verso il federalismo, affrontando e risolvendo il nodo del federalismo fiscale”
ha parlato il presidente di Confcommercio, Carlo
Sangalli. Si tratta di “costruire un federalismo pro-competitivo e
solidale. Non possiamo invece permetterci – ha proseguito - un federalismo
inquinato dalla logica dei conflitti di competenze e dalla sovrapposizione di
più livelli burocratici. Se sapremo costruire questo tipo di federalismo daremo
risposte alle esigenze che si leggono tanto nella nuova ed emergente questione
settentrionale, quanto nella sempre aperta questione meridionale. E’ il
federalismo che si apre anche alla dimensione della sussidiarietà orizzontale,
redistribuendo compiti e funzioni tra pubblico e privato”.
La seconda sessione del panel è stata aperta dal
segretario della Cisl, Raffele Bonanni.
“Prima di affrontare il tema del federalismo bisogna che il Paese si avvii
verso una nuova fase di sviluppo, bisogna rimettere in moto la nostra
economia”. Secondo il leader della Cisl per un federalismo compiuto “bisogna
definire definitivamente le competenze tra lo Stato e le regioni però
coniugando il tutto con la questione del federalismo fiscale”. “La finanziaria certo non ha aiutato questo
processo lasciando liberi gli enti locali di fare tasse in modo autonomo”.
“Altra questione importante è il ruolo delle parti sociali nella questione del
federalismo:bisogna appoggiarsi sempre di più sulla sussidiarietà e sulla
funzione dei corpi intermedi”.
L’intervento del presidente del Gruppo della Lega nord
alla Camera Roberto Maroni,
si è incentrato sulla pari dignità della questione settentrionale e di quella
meridionale. “Rappresentano i due corni del problema e la soluzione di entrambi
o di uno di essi può portare finalmente a risultati concreti”. “Il federalismo
è sempre stato presente nel dibattito e nelle discussioni della politica fino
dagli anni Sessanta”. “Noi abbiamo avuto il merito di riportare il tema del federalismo
al centro dell’agenda politica. Il federalismo però non si attua per decreto, è
un processo che ha un inizio e una fine”. Maroni, rispondendo a Bonanni, ha poi
sottolineato che è proprio dal federalismo che si deve partire per consentire
sviluppo e crescita al paese. “Trasferire competenze va bene, a condizione che
poi si trasferiscano anche le risorse affinché le regioni possano svolgere il
loro ruolo in maniera autonoma”.
La parola è quindi passata al presidente della Regione
Lombardia, Roberto Formigoni:
“il federalismo va visto come un modello di governo del Paese che tenga conto
della straordinaria ricchezza dei soggetti sociali”. “Un federalismo - ha
aggiunto Formigoni – capace di dare risposte e valorizzare i punti di forza dei
diversi protagonisti economici e sociali e dei diversi territori con la massima
trasparenza”. Secondo Formigoni la semplificazione è uno dei grandi obiettivi
raggiungibili con il federalismo: “la Lombardia è al primo posto in Italia per
livello di razionalizzazione della macchina amministrativa”.
I lavori si sono conclusi con l’intervento del
presidente della Commissione Bilancio del
Senato, Enrico Morando, secondo il quale “sarebbe demenziale
erodere tutto il surplus'” evidenziato dalla trimestrale di cassa del Governo “per interventi a pioggia”
e non destinarlo invece “a dare
attuazione all’articolo 119 della costituzione relativo al federalismo fiscale”
che è rimasto “inattuato”.