Al turismo italiano
manca una strategia
“Politiche e governance per il turismo italiano”. Questo
il tema del Focus che ha inaugurato la sessione pomeridiana della seconda
giornata del Forum di Cernobbio. Ad aprire i lavori è stato uno scoppiettante
intervento dell’assessore ai Giovani,Sport e Promozione attività turistica
della Regione Lombardia, Pier Gianni
Prosperini, secondo il quale l’Italia non può più di tanto essere
competitiva sui costi, ma deve piuttosto puntare sul “turismo di razza, con
alta capacità di spesa”. E il ruolo trainante, per non dire unico, deve essere quello
delle Regioni, visto che “nel comparto lo Stato è inutile, meno ce n’è meglio
è”. Tanto più se frutto dell’intervento statale è un prodotto come il nuovo
portale del turismo italiano, che “non sarà mai a punto, cercheremo di correre
ai ripari ma in questo campo saremo sempre in ritardo rispetto ai concorrenti”.
Un atto di accusa che è stato in un certo modo stemperato
dal presidente dell’Enit, Umberto
Paolucci, per il quale il portale di fatto “non c’è ancora, è un cantiere. I
contenuti veri devono inserirli le Regioni, che però non hanno ancora ricevuto
i fondi che loro spettano. In più, va ancora stabilito se fare sul serio fino
in fondo per quanto riguarda la possibilità di comparare i costi e prenotare
direttamente on line”. Quanto al ruolo dell’Agenzia nazionale, Paolucci ha
sottolineato che “con i 30 milioni in più arrivati grazie alla Finanziaria si
può fare di più, in un’ottica di multicanalità. Occorre mettere denaro su scommesse
precise e mirate, non a pioggia”. Mentre sul piano generale occorre che
“l’Italia si dia una strategia condivisa, anche per non sprecare i fondi”.
Per Gianfranco
Imperatori, segretario generale dell’associazione Civita, “solo la cultura
ci può permettere di riprendere quota nel turismo, che deve essere il grande
protagonista della politica economica del Paese”. E’ però indispensabile
“programmare in modo non dirigistico, uscire dal campanile e mettersi a
sistema”.
Josep Ejarque Bernet, direttore generale del Turismo
della regione Friuli Venezia Giulia, ha messo poi il dito nelle molte piaghe
del turismo italiano. La lista è lunga e complessa: dalla mancanza di una
governance condivisa alla carenza di una visione strategica e commerciale,
dalla scarsa formazione professionale degli addetti ad un prodotto rigido, poco
sofisticato e “vecchio”. “Il turismo è business, è economia. Il turista deve
spendere soldi. Invece – ha detto – c’è un eccessivo dilettantismo e manca una
leadership chiara. Continuiamo ad aspettare che il turista ci piova addosso,
mentre gli altri se lo vanno cercare”.
A chiudere la sessione è stato Fabio Gallia, amministratore delegato della Banca di Roma, che ha
sottolineato come il sistema creditizio creda nel potenziale del turismo, tanto
da dedicargli prodotti specializzati come i fondi di investimento. Ma “le
banche, da sole, non possono guarire il nanismo del sistema italiano. Serve un
coordinamento tra Governo, imprese ed intermediatori finanziari”.