Il sindacato è pronto a trattare
sull’aumento dell’età pensionabile a patto che il Governo si presenti al
confronto con una proposta convidisa. Ma l’apertura avverrà a queste
condizioni: che sia abolito lo scalone, che venga cancellata la revisione dei
coefficienti prevista dalla riforma Dini e che si applichi uno sconto ai lavori
usuranti. È quanto prevede il documento unitario presentato da Cgil, Cisl e Uil
in vista dei tavoli su previdenza, sviluppo e pubblico impiego che il Governo
deve ancora convocare. I tre segretari generali Guglielmo Epifani, Raffaele
Bonanni e Luigi Angeletti ne hanno illustrato il contenut in una conferenza
stampa in cui hanno ribadito la posizione di partenza: la questione delle
pensioni si inquadra in un contesto più ampio in cui la priorità resta lo
sviluppo e l’obiettivo è il consolidamento della crescita economica attraverso
il rilancio dei consumi interni.
In sostanza Cgil, Cisl e Uil
chiedono la cancellazione dello scalone previdenziale, che dal 1 gennaio 2008
innalzerà l’età pensionabile a 60 anni tornando ai livelli precedente (57 anni
di età e 35 di contributi), per discutere il graduale e volontario innalzamento
dei limiti di età introducendo un sistema di incentivi con l’esclusione dei
lavori usuranti. Resta da sciogliere il nodo della copertura finanziaria: lo
scalone, che interessa circa mezzo milione di persone in tre anni, garantisce
infatti risparmi per 9 miliardi annui a regime dal 2011 al 2013. Per i
dipendenti pubblici, invece, i sindacati sollecitano il rinnovo dei contratti e
l’estensione della previdenza complementare. Mentre sul lavoro puntano ad
ottenere la revisione del sistema degli ammortizzatori sociali e l‘adeguamento
del potere d'acquisto dei salari attraverso la contrattazione e
l’alleggerimento delle tasse locali e delle tariffe.
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