Niente disincentivi nella prossima riforma delle pensioni.
Il presidente del Consiglio Romano Prodi, oltre a commentare favorevolmente il
discorso di fine anno di Giorgio Napolitano, è tornato a lanciare segnali ai
sindacati sulle pensioni. “Nella riforma che faremo - ha spiegato - non ci sarà
alcun aspetto punitivo”. E a questo concetto il premier ha aggiunto che “non si
parte da zero” spiegando che “la riforma certamente è da fare ma non è urgente,
va fatta con il dialogo con le forze politiche e sociali: nessuno pensi che le
cose si risolvono in un giorno”. Concetti accolti con sentimenti diversi
all'interno della maggioranza. Per Marco Rizzo dei comunisti italiani “ci
mancherebbe che ci fossero punizioni sulle pensioni” mentre il leader dei Verdi
Alfonso Pecoraro Scanio e' convinto che “senza dialogo e il più ampio consenso
possibile non si va da nessuna parte”. Per niente soddisfatto e' invece Daniele
Capezzone. “Serve più coraggio, mentre invece va prevalendo una atmosfera
rinunciataria dove si finisce per subire i veti della sinistra estrema”. L'ex
sottosegretario al Welfare nel Governo Berlusconi Maurizio Sacconi teme
addirittura “una vera e propria controriforma che riaprirà la voragine
previdenziale che il precedente esecutivo, anche con l'introduzione dello
'scalone' aveva contribuito a chiudere”. Ma la linea scelta da Prodi e'
piaciuta al segretario della Cisl Raffaele Bonanni. "Il problema - ha
spiegato ieri commentando anche l’appello di Napolitano a una maggior coesione
sociale - non e' quello di tagliare le pensioni, ma piuttosto di far entrare
piu' gente nel sistema”. Se Prodi sembra quindi chiudere definitivamente la
porta all'introduzione di disicentivi al Tesoro si continua a lavorare per
mettere a punto una linea “morbida” che consenta comunque risparmi e una
maggior sostenibilità futura del sistema previdenziale. Tra le strade possibili
quella intermedia tra una cancellazione secca del discusso 'scalone' e una sua
piena applicazione. Tra le possibilita' allo studio c'e' anche quella di un
aumento graduale della soglia di accesso alla pensione partendo per esempio da
58 nel 2008 per salire progressivamente negli anni successivi. Un innalzamento
accompagnato da incentivi per chi ritarda questa soglia.