Si riapre la partita sugli studi di settore. Dopo il via libera del Senato con 152 sì, 140 no e 1 astenuto alla mozione di maggioranza che incalza il Governo ad utilizzare gli indicatori di redditività economica in modo sperimentale senza alcun “automatismo accertativi” e ad identificare le situazioni di marginalità economica cui applicare l’esenzione, si attende la convocazione delle categorie per riavviare la trattativa. L’approvazione della mozione firmata da tutti i capigruppo del centrosinistra costituisce un segnale importante. Consente alle cinque confederazioni, che rappresentano piccole e medie imprese, artigiani e commercianti, di presentarsi al tavolo in posizione di forza nei confronti del vice-ministro dell’Economia, Vincenzo Visco. “Gli studi di settore non sono il Vangelo, sono strumenti statistici e la ratio è quella di un ausilio ai contribuenti”, ha ribadito il sottosegretario Mario Lettieri intervenendo in Aula in sede di replica. Poi ha aggiunto: “intendiamo ripristinare nel giro di 48 ore il tavolo di concertazione perché vengano superate le rigidità e le incomprensioni che ci sono state”. Il capogruppo dell'Ulivo in commissione Industria, Paolo Giaretta, ha invitato il governo “a ripartire dal protocollo firmato il 14 dicembre con Confartigianato, Cna, Casartigiani, Confcommercio e Confesercenti”. Secondo quanto anticipato nei giorni scorsi dal segretario Ds, Piero Fassino, una soluzione potrebbe confluire nel Dpef. Ma il confronto sarà condizionato dalle necessità di gettito (l’ultima Finanziaria contabilizza circa 3 miliardi di euro di incassi dagli studi di settore). Spunta così l’ipotesi di un adeguamento al minimo da coniugare ad una franchigia per gli accertamenti induttivi.