Romano Prodi cerca di
accontentare le varie anime della sua maggioranza. E nel primo round della
verifica (il secondo andrà in scena tra qualche giorno sulle riforme) porta a
casa una sostanziale tregua. Sia Rifondazione e l’ala sinistra della coalizione
che il centro di Dini e Mastella, al termine delle quasi tre ore di riunione a
Palazzo Chigi, sembrano pronte ad aprire un credito al premier affinché
prosegua sulla strada indicata. Strada che facendo perno sul taglio delle tasse
alle famiglie, si snoda attraverso l’armonizzazione delle rendite finanziarie
(su cui arriva anche un via libera da Dini) e giunge alla conclusione che in
gli interventi fiscali sui salari vanno correlati a una maggior produttività. I
sindacati, però, sono ‘freddini’ e chiedono ricette più precise prima di
sotterrare definitivamente la minaccia dello sciopero generale.
A rovinare parzialmente la festa
è il solo ministro del Tesoro, Tommaso Padoa-Schioppa, che senza contraddire la
ricetta del premier, frena vistosamente sulla tempistica. Prima di qualsiasi
mossa bisognerà valutare, ha sottolineato nel corso dell’incontro, a quanto
ammonteranno effettivamente le risorse disponibili. Operazione che sarà
possibile solo in primavera quando sarà nota la trimestrale di cassa.
Ipotizzare interventi prima di giugno, ha aggiunto il ministro, appare
azzardato.
Prodi è pero ben deciso a
intraprendere la strada del grande patto sociale (“dopo
questo nostro incontro, il Governo aprirà una nuova fase di concertazione con
l’obiettivo di giungere ad un grande patto per lo sviluppo”), come ha
spiegato alla quarantina di interlocutori di maggioranza convocati al tavolo di
Palazzo Chigi. E la sua ricetta prevede di far calare le tasse utilizzando
l’extragettito e armonizzando la tassazione delle rendite finanziarie, si parla
del 20%. Obiettivo finale dell’operazione “una crescita più sostanziosa e
duratura”. Per il premier, infatti, “negli ultimi due anni l’Italia è cresciuta
più di quanto non fosse successo nella prima metà del decennio, gli
investimenti sono aumentati, le esportazioni hanno ripreso a marciare, la
disoccupazione non è mai stata così bassa e anche un dato come quello
dell’inflazione va confrontato con le percentuali degli altri Paesi europei”.
In più il debito pubblico è in calo e il “traguardo di vederlo presto sotto il
100% del Pil è adesso raggiungibile”. Ma soprattutto il disavanzo pubblico
“scende sotto il 2 %”.
In questo quadro per Prodi è
allora possibile passare al risarcimento delle famiglie. “Non dovremo chiedere
un euro in più ai nostri lavoratori, alle famiglie e alle imprese per il
risanamento dei nostri conti”. Il risanamento dovrà passare dal taglio delle
spese improduttive, da unire ad una più efficace lotta all’evasione. “Tutto ciò
che sarà recuperato dall'evasione fiscale o da altre forme di extragettito
dovrà essere indirizzato alla riduzione del carico fiscale dei lavoratori e
delle famiglie”, ha assicurato. Necessario poi anche arrivare a una
“progressiva liberalizzazione della nostra economia e proseguire con politiche
che mettano al centro i diritti dei consumatori”.
Ultimo punto l’efficienza della pubblica amministrazione “per i cui ritardi il Paese continua a pagare costi troppo alti”. Per Prodi ciò significa “semplificazione delle procedure”, “riduzione della produzione di carta e certificati”, “valutazione costante delle politiche pubbliche e dei suoi responsabili”. E tutto ciò dovrà essere al centro della trattativa per il contratto, “che va aperta subito”.