Studi di settore, piccoli passi
avanti
Nuovo round tra governo e
categorie interessate agli studi di settore per definire gli interventi
richiesti dalle organizzazioni del commercio, del turismo, dei servizi e
dell’artigianato a garanzia dell’applicazione dei nuovi indici di normalità .
Nel corso dell’incontro - a cui hanno partecipato il viceministro Vincenzo
Visco, il sottosegretario Antonio Lettieri ed i rappresentanti di
Confcommercio, Confartigianato, Cna, Confesercenti, Casartigiani, Clai - il
Governo ha proposto alcune misure “per chiarire e definire” le garanzie dei
contribuenti, a partire da quella che prevede, per l’anno di imposta 2006 e
cioé per le dichiarazioni 2007, che l’adeguamento previsto in ciascuno studio
di settore può essere effettuato tenendo conto del livello minimo dei ricavi
derivante dall'’pplicazione degli indicatori di normalità economica. A
condizione, però, che “tale livello minimo non sia inferiore al livello di
congruità puntuale previsto dagli studi senza tenere conto dell’effetto dei
medesimi indicatori”.
Visco ha anche proposto garanzie
sugli accertamenti: sempre per le dichiarazioni 2007, in fase di eventuale
accertamento, '”’Agenzia delle Entrate dovrà motivare, in riferimento allo
specifico contribuente, l’utilizzo degli indicatori di normalità economica,
tenuto conto che sugli stessi non c’è stato il parere della Commissione degli
Esperti”. Per dare poi maggiori certezze ai contribuenti, nella fase di
eventuale accertamento, l’Agenzia delle Entrate avrà a disposizione una
procedura per rendere uniformi le fasi del contraddittorio.
Altre tutele previste dalla
legge si applicano infine per i contribuenti i cui ricavi dichiarati rientrano
nell’intervallo di confidenza indicato nello studio di settore tenendo conto
degli indicatori, a condizione che i ricavi medesimi non siano inferiori al
livello di congruitĂ puntuale previsto dagli studi applicati senza tenere conto
degli indicatori. Infine, per quanto riguarda le imprese e gli enti no profit
non è prevista l’applicazione degli studi di settore, “in quanto per loro
natura non possono riscontrare la situazione di normalità con cui è definito lo
studio”.