Oggi a Roma, presso la sede nazionale di Confcommercio si
è tenuto un convegno dal titolo “Scenari e prospettive del Terziario: mercato,
consumi, lavoro”. Il ministro del Lavoro Cesare Damiano ha affrontato il
tema della flessibilità: “Sono un teorico della flex security – ha detto
Damiano- dunque flessibilità sì ma senza le distorsioni della precarietà”. Il
ministro ha poi evidenziato l’importanza della lotta al lavoro nero che non dà
tutele ai lavoratori e produce effetti di concorrenza sleale per le aziende”.
Poi una battuta sulla riforma degli ammortizzatori sociali: “non so se ce la
faccio, costa molto - ha detto il ministro - sottolineando che “è una cosa che
non è riuscito a fare né il precedente governo di centrosinistra nè quello di
centrodestra”. “Secondo il segretario della Uil Luigi Angeletti, “la
produttività è il problema principale per il terziario”. “La politica dei bassi
salari non funziona- ha detto Angeletti - devono aumentare in stretta correlazione
con la produttività”. La flessibilità, secondo il leader della Uil, è uno
strumento utile ma “deve essere realizzata nell’ambito di uno scambio tra
benefici del lavoratore e quelli dell’azienda e non per diminuire il costo del
lavoro”. Anche per il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, la
priorità è la produttività ma è necessario partire dalla coesione sociale: “non
si rilancia la crescita con il taglio della spesa sociale, bisogna ricreare un
clima di fiducia e di collaborazione”. Bonanni ha richiamato il modello tedesco
“dove ad un clima politico coeso hanno fatto seguito interventi sulle
infrastrutture e sulla logistica”. Secondo Bonanni sono i costi di sistema
quelli che danneggiano principalmente la crescita. Il segretario della Cgil
Guglielmo Epifani ha osservato come il “presente e il futuro siano nei
servizi”. “Tuttavia – ha detto Epifani – non possiamo dimenticare che l’Italia
è, insieme alla Germania, il Paese più industriale d’Europa”. Secondo Epifani,
per aiutare il comparto dei servizi “servono politiche economiche per sostenere
maggiormente la domanda interna sia dal punto di vista degli investimenti che
da quello dei consumi”. “Per il settore – ha concluso il leader della Cgil – è
fondamentale una forma di flessibilità contrattata accompagnata da qualità e
formazione professionale”. Il direttore generale di Confcommercio Luigi Taranto
ha ribadito l’importanza di sostenere la domanda interna soprattutto
attraverso l’incremento del reddito pro capite. “Servono accordi contrattuali –
ha detto Taranto – che diano risposta ai problemi”. Il senatore di Forza Italia
ed ex sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi ha incentrato il suo
intervento sull’accelerazione verso una vera e propria politica dei servizi.
“Bisogna favorire – ha detto Sacconi- l’adattabilità reciproca tra impresa e
lavoratore con la contrattazione e non con l’intervento legislativo. Il salario
deve diventare terreno di complicità”. Secondo Sacconi sarebbe utile inoltre
sottrarre la variabili del salario, come gli straordinari e i premi, alla
progressività della tassazione. I lavori del convegno si erano
aperti con la relazione del presidente della Commissione sindacale di
Confcommercio Francesco Rivolta che ha sottolineato l’importanza del
settore dei servizi nel tessuto economico del Paese e ha evidenziato la
necessità di “contenere i prezzi e aumentare la produttività”. “Il contenimento dei prezzi è fondamentale per lo
sviluppo dei servizi. La vera chiave della crescita sta quindi nel
miglioramento della produttività dei servizi stessi”.
“Bisogna- ha detto rivolta – usare forme incisive di flessibilità per evitare squilibri del costo del lavoro che ha subito incrementi superiori all’andamento dell’inflazione”. Per il direttore di McKinsey Italia, Yoram Gutgeld, “i servizi hanno esigenze di part time e di flessibilità molto più alte dell’industria. Invece nel nostro Paese è rimasta una visione troppo improntata sulla fabbrica e sull’industria che esporta”. “Servono misure coraggiose sul fronte della gestione del costo del lavoro e sul mercato della concorrenza”. Il professor Michele Tiraboschi dell’Universita di Modena e Reggio Emilia ha voluto ricordare l’importanza della Legge Biagi: “si è trattato di un salto qualitativo. Le regole del diritto del lavoro devono tutelare il lavoratore ma creare anche modelli organizzativi per aumentare la produttività”.