Conferenza nazionale
dell’immigrazione: l’intervento del Presidente Sangalli
Il presidente di Confcommercio ha partecipato ai lavori
della Conferenza nazionale dell’immigrazione che si tiene venerdì e sabato a
Firenze. Secondo Sangalli, i dati
demografici relativi alla popolazione straniera, passata da poco più di mezzo
milione di presenze nel 1993, a più di 3 milioni di presenze attuali di
cittadini stranieri, vanno letti da
diverse angolazioni. “Innanzitutto bisogna considerare – ha osservato Sangalli
- che esiste una diversa, diversa in quanto relativamente nuova, categoria di
consumatori ed utenti: non si può infatti ignorare l’impatto degli stranieri,
portatori di nuovi bisogni e di servizi, sul
mercato. Un mercato che si sta gradatamente riposizionando – basti pensare allo
spazio crescente dedicato ai prodotti “etnici” nei supermercati e al
proliferare di botteghe specializzate e di ristoranti dedicati alla cucina straniera”.
“Ma ci troviamo di fronte anche ad una crescente presenza
di lavoratori, e soprattutto di lavoratori dei quali le nostre imprese hanno
sempre più bisogno: solo per il prossimo anno sono più di 270 mila gli
stranieri che le aziende italiane hanno in animo di assumere. È quindi alta la
richiesta di lavoratori immigrati da parte delle imprese italiane. Con
modalità, quali l’impiego di manodopera stagionale, che raggiunge i
90.000 ingressi l’anno, vitali per alcuni settori che necessitano di elevata flessibilità,
come il turismo, che assorbe il 40% del totale degli ingressi, oltretutto
concentrati in sole 4 regioni”.
Sangalli approva l’operato del governo che “verso il
controllo e l’indirizzo del fenomeno immigrazione, con l’abbandono di logiche
burocratiche non flessibili, per dare al mondo
delle imprese e delle famiglie che hanno bisogno di assumere lavoratori
stranieri, regole semplici e tempi certi e compatibili, con il pieno
coordinamento tra le strutture della pubblica amministrazione interessate”.
“Seguiamo con particolare attenzione e favore – ha
osservato il presidente di Confcommercio - una politica di ingressi ordinati ed
accompagnati da sistemi di orientamento e formazione, anche nei paesi di
origine, con l’obiettivo di superare la logica delle sanatorie che incoraggiano
inutilmente drammatici viaggi della speranza e favoriscono le organizzazioni
criminali”. Così come crediamo che ormai siano maturi i tempi per rinunciare
all’individuazione di quote per i lavoratori stagionali ed un ripensamento di
alcune norme che non hanno motivo di essere, come quella prevista nella riforma
dell’immigrazione relativa al finanziamento dei programmi di rimpatrio
volontario ed assistito con i contributi dei datori di lavoro”.
“Inoltre, anche se è vero che spesso i lavoratori
stranieri sono occupati con qualifiche medio basse, non dobbiamo permetterci il
lusso di perdere lavoratori ad elevata professionalità, per i quali occorre
prevedere una corsia preferenziale, o degli “sportelli” dedicati, al di fuori
di logiche legate a quote e flussi. E’, quindi, prioritaria - e lo ribadisco,
in tal senso, meritoria, l’iniziativa che ci vede qui riuniti oggi - la
prosecuzione dell’attività di consultazione delle Parti sociali, che possono
fornire un contributo non solo sui fabbisogni di manodopera straniera, ma per
la individuazione di quei requisiti essenziali che ne permetteranno
l’assorbimento da parte del tessuto sociale del nostro Paese. Perché il Paese
ha bisogno del più ampio confronto, senza pregiudizi, fra tutte le componenti
della società, che aiutino ad adottare politiche mirate a realizzare
l’integrazione degli immigrati in Italia”.
“Come dimostra un altro aspetto collegato all’immigrazione
e fortemente significativo, quello della
diffusione dell’imprenditoria straniera in Italia: nel 2006 le ditte
individuali con un titolare extracomunitario erano quasi 230.000, il 6,6% del
totale, con una crescita, rispetto al 2005, superiore al 12%. Il commercio
anche in questo caso risulta essere il settore trainante con circa 95 mila
imprenditori, che rappresentano oltre il 40% del totale.
E’ un fenomeno, e per questo lo cito, quello dell’imprenditoria straniera, che
costituisce la nuova frontiera dell’immigrazione, perché non vi è dubbio che
inserirsi nel tessuto economico da protagonisti, seppur con piccole attività,
facilita i processi di integrazione e di acquisizione, non solo formale, di un
“diritto di cittadinanza” ad alto valore aggiunto”.
“E’ una sfida, questa, che in una realtà come quella
milanese - dove la percentuale delle ditte individuali con titolare straniero è
del 12,7%, il doppio rispetto alla media italiana – è stata colta
già da tempo attraverso la collaborazione fra istituzioni, organizzazioni imprenditoriali, sindacali e del lavoro
autonomo, prima con l’organizzazione di corsi per imprenditori stranieri e poi,
dal 2005 con la costituzione dell’Asiim, l’Associazione per lo sviluppo
dell’imprenditorialità immigrata che opera come centro formativo, di servizi e
di stimolo nei confronti di enti pubblici e privati per iniziative mirate. E
l’esperienza di Milano non è certo un caso isolato di attenzione verso l’imprenditoria straniera: qui a Firenze la
Confcommercio regionale dedicherà a questo tema un incontro di approfondimento
la prossima settimana”.
“E proprio qui in Toscana, così come in altre regioni dove
la presenza degli immigrati è particolarmente massiccia, si manifesta una
sofferenza che non si può tacere o liquidare come generica intolleranza. Mi
riferisco a quei fenomeni legati soprattutto all’immigrazione clandestina,
fenomeni che inquinano il tessuto imprenditoriale attraverso la diffusione del
lavoro nero e dell’abusivismo, rendendo, conseguentemente, difficile e talvolta
precaria l’attività quotidiana delle imprese per gli effetti indotti dalla
concorrenza sleale e dalla conseguente evasione contributiva e fiscale.
Fenomeni che si accompagnano, talvolta, inutile negarlo, a veri e propri
episodi di criminalità, che si traducono in un deterioramento della vivibilità
delle aree urbane per i cittadini e in una perdita di “appeal” per il turismo.
E questo – ha concluso Sangalli - il nostro Paese non può permetterselo”.