Recuperare i miliardi evasi “è
questione di tempo, di volontà politica e di capacità organizzativa, bisogna
decidere se si vuol fare recupero: la cosa è possibile. Lo stiamo dimostrando
con quello che è successo. Nello stesso tempo è evidente che essendo l’evasione
un fenomeno di massa l’opposizione al contrasto è fortissima. Fin dall’inizio
abbiamo detto che il recupero dell’evasione era finalizzato alla riduzione
delle tasse e questo speriamo di cominciarlo fin da subito”. Lo ha detto il
viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco, a margine di un convegno promosso
dalla direzione regionale della Liguria delle Entrate a Genova dal titolo
'Dieci anni di uffici delle Entrate'.
“Prima - ha aggiunto Visco -
abbiamo dovuto rimettere in equilibrio il bilancio devastato da cinque anni di
malagestione, adesso siamo in grado di cominciare a ridurre le tasse. Sempre
che si contenga la spesa pubblica e si proceda nel recupero”.
Alla domanda se sia finito il
tempo della 'deregulation' per le imprese, il viceministro ha risposto: “non è
questione di deregulation, è una questione di tolleranza dell’evasione o peggio
di incitamento all’evasione”. Quanto all'ipotesi di una riduzione dell'Ici
Visco ha affermato: ''E' un'imposta comunale, ci devono pensare i comuni''.
Il ministro ha poi teso una mano nei confronti del popolo della partita Iva: “sono pronto a riconoscere una quota di riduzione dell’imposizione fiscale per il rischio che il lavoratore autonomo si assume facendo questo tipo di attività”, aggiungendo poi che “non mi piace ragionare in termini di antagonismo tra lavoro dipendente e lavoro autonomo ma di legalità, onestà e parità di trattamenti. Ci sono dei lavoratori dipendenti che fanno un secondo lavoro senza pagare le tasse o che sognano di andare in pensione per fare un secondo lavoro in nero”. Visco ha anche sottolineato che “abbiamo troppi contribuenti Iva e micro imprese che dal punto di vista fiscale sono poco interessanti. Dobbiamo semplificare radicalmente il sistema per evitare che debbano ricorrere ogni anno ad un consulente fiscale a cui devono versare dai 3 ai 5.000 euro”.