Confcommercio, Confesercenti,
Confartigianato, Cna e Casartigiani puntano il dito contro i nuovi indicatori
di normalità economica applicati agli studi di settore. E lamentano una
situazione generale di continua vessazione nei confronti delle pmi. Nel mirino
l’incremento delle imposte realizzato attraverso basi imponibili allargate, la
duplicazione di imposta per effetto di “una pretestuosa” lotta all’evasione
fiscale e i “nuovi e pesanti adempimenti” imposti per combattere il sommerso.
Per questo, hanno siglato un documento unitario (vedi allegato nella home
page, ndr) da presentare al Governo nella speranza di ottenere un
alleggerimento complessivo degli studi di settore. E’ quanto emerso dalla
conferenza stampa congiunta svoltasi a Milano.
“Moratoria degli indicatori per il 2006 e rapida definizione di nuovi indicatori nell’ambito dell'ordinario processo degli studi di settore” è la richiesta avanzata dal presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, anche a nome delle altre associazioni di categoria. Perché dopo una manovra Finanziaria” bocciata dai circa 4 milioni di imprese che rappresentiamo” allo stato attuale c’è “una goccia che rischia di far traboccare il vaso”. Che è rappresentata, appunto, “dall’applicazione dei cosiddetti indicatori di normalità economica alla metodologia degli studi di settore”. Si tratta, secondo Sangalli, di “un’applicazione retroattiva per il periodo d’imposta 2006, alla faccia di tutti i buoni principi dello Statuto del contribuente”.
Un nodo non semplice da
sciogliere per le migliaia di pmi italiane. Che “ancora una volta” sono messe
con le spalle al muro e costrette a fare i conti con regole fiscali che
“cambiano in corso d’opera”.
Un’operazione “calata dall'alto, senza un adeguato confronto” e che ha
tradito l’atto di concertazione sancito dalla firma del protocollo nel dicembre
dello scorso anno. Sangalli ha usato una metafora commerciale per schierarsi
contro indicatori a suo giudizio fatti “all’ingrosso e non al dettaglio” e che
perciò “in troppi casi mal si attagliano alla realtà vera delle imprese e del
lavoro autonomo. E mal comprendono l’estrema diversificazione di quei circa 3,5
milioni di contribuenti cui gli studi si applicano”.
Sulla stessa lunghezza d'onda
Marco Venturi, presidente di Confesercenti: a suo dire, gli “ulteriori
appesantimenti degli studi di settore” si traducono in un “nuovo attacco
fiscale alle pmi”. Perciò, “chiediamo al Governo di fare un preciso e deciso
passo indietro”. Nonostante l’apprezzamento di fronte alla “sensibilità
trasversale che c’è in Parlamento” e per la “fascia sempre più larga di chi
sostiene le nostre posizioni'”, Venturi ha sottolineato: “non ci fidiamo.
Vogliamo vedere i fatti”.
Ancora più duro Giorgio Guerrini,
presidente di Confartigianato: “nella base c’è un forte malcontento che
potrebbe anche sfociare nello slittamento dei pagamenti”. Ma non è una nuova
minaccia di sciopero fiscale: “giorno dopo giorno l’insofferenza aumenta.
Abbiamo il dovere di farci portavoce di questo malessere e di farlo mandando
precisi segnali al Governo. Segnali che non sono mai stati ascoltati tranne che
nelle ultime settimane, dopo il voto alle amministrative”.
Per il presidente della Cna, Ivan Malavasi, “se non arriveranno risposte concrete, è evidente che continueremo la nostra battaglia. Ma non è nostra intenzione promuovere uno sciopero fiscale”.