I conti italiani migliorano più del previsto, ma i risultati devono essere consolidati, in particolare tenendo sotto controllo la spesa primaria corrente: contenerla è, ormai, “indifferibile” per raggiungere il pareggio di bilancio, ridurre la pressione fiscale e accrescere gli investimenti pubblici. E' questa la ricetta, in tre punti, indicata dal bollettino economico della Banca d'Italia, il primo nella nuova veste e con la nuova cadenza trimestrale. Negli ultimi due anni, sottolinea la Banca d'Italia nel bollettino economico, la spesa primaria corrente ha segnato un picco e si è attestata al 40% del Pil, “superando anche gli elevati valori raggiunti nei primi anni novanta”. Per l'istituto di via Nazionale, “l’andamento dei conti pubblici consente di accelerare il processo di riduzione del disavanzo. Un rapido conseguimento del pareggio strutturale del bilancio è essenziale per far diminuire significativamente il debito, in modo da affrontare per tempo i costi derivanti dall'invecchiamento della popolazione”. Contemporaneamente si dovranno reperire risorse per ridurre la pressione fiscale che “si colloca in prossimità dei valori massimi storici” e per accrescere gli investimenti pubblici, in diminuzione da due anni ma “essenziali per favorire il ritorno ad una crescita sostenuta e durevole della produttività”. Per Bankitalia è quindi "indifferibile, per cogliere tutti e tre questi obiettivi, il contenimento della spesa primaria corrente". Nel 2006, la crescita della spesa primaria corrente è diminuita leggermente, al 3,6%, lasciando però inalterata al 40% l'incidenza sul pil. Gli invesimenti, invece, se si escludono i proventi delle dismissioni immobiliari (contabilizzati in riduzione della spesa) sono diminuiti del 3,4%; nel complesso del biennio, la diminuzione è stata del 6,2%. A testimoniare il miglioramento dei conti sono i dati del 2006 e le prospettive per il 2007, comunicate dal governo. Nel 2006, il deficit/pil ha raggiunto il 4,4% contro il 4,1% nel 2005; escludendo gli effetti di due fattori straordinari che hanno accresciuto la spesa (sentenza Corte giustizia europea in materia di Iva e cancellazione dei debiti della Tav nei confronti dello Stato), il rapporto si è attestato al 2,4% contro il 3,6% indicato a fine settembre. Al netto degli effetti del ciclo, delle misure temporanee e dei fattori straordinari l'indebitamento è sceso da oltre il 4% del prodotto del 2005 a poco meno del 3%. L'avanzo primario, pressochè nullo due anni fa, è risalito a oltre l'1,5%. Il miglioramento dei conti, segnala la Banca d'Italia nel bollettino economico, deriva dal forte aumento delle entrate. La pressioni fiscale è aumentata di 1,7 punti percentuali, al 42,3%; l'incremento riflette soprattutto l'accelerazione dell'attività produttiva, alcuni introiti di natura transitoria e le misure di ampliamento e recupero della base imponibile contenute nella manovra varata a fine 2005 e in quella dell'estate scorsa. Il fabbisogno netto è risultato pari al 3,7% del pil (contro il 5,3% del 2005); il divario rispetto all'indebitamento netto, escludendo i due fattori straordinari, è leggermente salito. Per il secondo anno consecutivo è poi aumentato il rapporto debito/pil salendo quest'anno al 106,8%. Per il 2007, l'indebitamento dovrebbe attestarsi al 2,3% del pil, mezzo punto percentuale in meno rispetto all'obiettivo indicato lo scorso autunno. E si verificherebbe un ulteriore aumento della pressione fiscale, al 42,8%.