Pensioni: Prodi, “lo scalone è iniquo e va
sostituito”
“Lo scalone è iniquo. Va sostituito gradualmente. A giorni
arriveranno le nostre proposte”. Romano Prodi ha voglia di chiudere in fretta
la partita con le parti sociali su previdenza, Dpef e mercato del lavoro. La
maggioranza ha infatti ormai chiaro di non potersi permettere il rinvio a
settembre. E il premier rispondendo ieri al question time alla Camera, dopo
aver definito la linea nella colazione a Palazzo Chigi con i ministri
economici, ha criticato la legge Maroni aprendo alla riforma. Ha annunciato
cioè che il governo metterà presto sul tavolo il suo pacchetto di misure per
rendere meno brusco il salto dell'età pensionabile (da 57 a 60 anni). Le
proposte ruotano attorno al nodo rappresentato dallo scalone previsto dalla
legge Maroni. Uno scalone iniquo, appunto, che sarà ha precisato Prodi
"sostituito gradualmente". Il premier ha anche ribadito l'intenzione
di destinare più della metà del 'tesoretto' (cioè 1,3 miliardi di euro) per aumentare
le pensioni più basse. Sono perciò "in arrivo benefici per due milioni di
anziani". Benefici giudicati comunque insufficienti dalla sinistra
radicale, che con Rifondazione e Pdci in testa chiede anche l'abbattimento
dello scalone e incentivi per chi vuole rimanere al lavoro. E porta avanti un
duro braccio di ferro con il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa. Tra
gli altri impegni dell'esecutivo a sostegno dei redditi, c'è pure l'attenzione
ai precari e ai giovani. "Vogliamo perseguire misure che portino a una
riduzione del precariato - ha detto Prodi - Le risorse potranno essere raccolte
anche attraverso la razionalizzazione degli enti previdenziali. Per i giovani è
prevista la possibilità del riscatto degli anni di laurea e la continuità dei
versamenti. Se l'accordo governo-sindacati sembra ormai a portata di mano,
dunque entro il 28 giugno quando sarà varato il Dpef, per presentare una
proposta definitiva i tecnici stanno cercando nuove risorse. Stando al leader
della Cisl Luigi Bonanni l'ipotesi che sta prendendo piede è "il mix
quote-scalini, e può consentire un accordo". Il governo deve trovare
risorse "aggiuntive", ha confermato il ministro del Lavoro. Che ha
aperto alle quote, caldeggiate dalle confederazioni, purchè si mantengano i
risparmi. A parità di costi per l'esecutivo - ha spiegato Cesare Damiano -
"è indifferente seguire la strada degli scalini o quella delle quote, tra
età pensionabile e contributi previdenziali". Il ministro del Lavoro
sembra orientato a scegliere "la strada maggiormente condivisa e più
utile". L'ipotesi più accreditata sarebbe quella di uno
"scalino" a 59 anni, con la possibilità di uscire nello stesso anno
con 58 anni di età e 36 di contributi. E gli è sembrato che da parte di Cgil,
Cisl e Uil "ci fosse una valutazione largamente favorevole
all'impostazione del governo".