Entra in dirittura d’arrivo il
ddl sul welfare. La commissione Lavoro della Camera ha dato via libera, ma il
suo cammino si annuncia irto di ostacoli. Il relatore Emilio Del Bono ha
annunciato che il testo non subirà “nessuna modifica in Aula” perché “è un buon
accordo”, mentre il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti,
ha avvertito: “il provvedimento al 99% è quello concordato con le parti sociali
e approvato da cinque milioni di lavoratori in un referendum fatto dai
sindacati; soprattutto non sposta di un centesimo di euro la copertura
finanziaria. Se lo strumento per non toccare nulla del ddl è la fiducia, allora
io proporrei di utilizzarlo, fermo restando che il Consiglio dei ministri farà
la sua valutazione”. Ma la sinistra radicale intende riproporre gli emendamenti
bocciati (circa 90) e attacca il resto dell’Unione per aver votato insieme alla
Cdl due modifiche che consentono l’impiego del lavoro a chiamata nel turismo e
nello spettacolo. “È una lesione dell'equilibrio del protocollo”, denunciano
Verdi, Pdci, Prc e Sinistra Democratica. Queste le altre novità: per
l’assunzione successiva nei contratti a termine i 36 mesi potranno non essere
continuativi e la proroga non potrà superare gli otto mesi. È stata allargata
la platea dei lavori usuranti cancellando il requisito del lavoro notturno.
Infine, è stato abrogato lo staff leasing previsto dalla legge Biagi.
Ora la partita approda in Aula.
Lunedì 26 novembre comincia l’esame a Montecitorio che dovrebbe concludersi
giovedì 29. Nel merito le parti sociali si dividono. Il leader della Cgil
Guglielmo Epifani incalza il Governo a non affidarsi alla delega: “preferirei
di gran lunga che fosse chiuso tutto entro la fine dell’anno con la Finanziaria”.
Il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, boccia tutte le modifiche
introdotte. Mentre Luigi Angeletti (Uil) ne salva una (lavori usuranti) e
considera “un errore” l’altra (staff leasing). Negativo il giudizio di
Confindustria.
Intanto un altro tassello della manovra va al suo posto. L’Aula della Camera ha approvato il decreto fiscale collegato alla Finanziaria con 277 sì, 215 no e un astenuto. Il provvedimento dovrà tornare in Senato per l’approvazione definitiva entro il 2 dicembre. Anche in questo caso è atteso un nuovo ricorso alla fiducia. La novità più importante è il ripristino a 150 euro del “bonus incapienti” che al Senato era stato raddoppiato con un emendamento in Aula del dissidente Fernando Rossi. Il dl da 8,4 miliardi di euro ridistribuisce una parte del “tesoretto” ed affronta il problema casa con un piano straordinario di edilizia popolare e un progetto di valorizzazione degli immobili pubblici. Risultato: nell’arco di dieci anni saranno disponibili 80mila case ad affitti calmierati. Altre risorse sono destinate alle infrastrutture (Anas e Fs). Novità anche sul digitale: dal 2009 scompariranno le tv analogiche e il passaggio al digitale terrestre viene posticipato al 2012. Martedì prossimo il dl ritornerà in Aula al Senato per la terza e ultima lettura.