Walter Veltroni è segretario del neonato Partito Democratico. A metà dello scrutinio, con il conteggio ultimato in 6.076 seggi su 11.195, il sindaco di Roma ha ottenuto 1.296.466 voti, pari al 75,63% di consensi, surclassando, fatto peraltro ampiamente previsto, tutti gli altri candidati: Rosy Bindi raggiunge il 14,04%, Enrico Letta si attesta al 10,14%, la 'Generazione U' di Mario Adinolfi allo 0,13% mentre Piergiorgo Gawronsky raccoglie lo 0,06%. Se la vittoria di Veltroni era scontata, il dato riguardante l’affluenza alle urne è invece abbastanza sorprendente. Nei giorni scorsi da Prodi a Veltroni, dalla Bindi a Letta tutti affermavano che le primarie sarebbero state un successo se al voto fossero andati un milione, un milione e mezzo di italiani. Certo, un dato tenuto basso forse per scaramanzia o forse per mettere le mani avanti in caso di affluenza inferiore ai segreti auspici. Alla fine pero' i votanti sono stati oltre 3 milioni e 400 mila, che dalle 7 di ieri mattina fino alle 22 (i seggi dovevano chiudere alle 20, ma c'erano molte code e sono rimasti aperti alcuni fin oltre le dieci di sera) si sono messi in fila negli undicimila seggi sparpagliati nei settemila comuni italiani. “Sono contento tre milioni di volte” ha detto Romano Prodi ieri sera quando ormai si delineava il dato dell'alta partecipazione. Questo numero, ha sottolineato, “significa tre cose: senza politica un paese non vive; quando c'e' da decidere il paese partecipa e risponde”. Infine, “e' un dato che rafforza il governo”. Quindi andiamo avanti e “correggiamo e cambiamo dove dobbiamo correggere”, avendo ben presente che ''il leader eletto con le primarie e' diverso dagli altri perché nasce e deve restare al di fuori dei giochi delle correnti”.