Nessuna risorsa aggiuntiva: confermati i 2,5 miliardi di euro per il welfare. Epifani: "Non trattiamo con la calcolatrice". Bonanni: "Chi gioca contro l'accordo sta nel governo". Angeletti: "Conti ridicoli". Accordo vicino sugli ammortizzatori sociali.
La dote per il welfare non supererà i 2,5
miliardi di euro. Il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa lo ha detto
chiaro senza mezzi termini alle parti sociali imprimendo un accelerazione al
confronto che, raggiunta un'intesa di massima sul riassetto degli
ammortizzatori sociali, da martedi'26
giugno si concentrera' su una "non stop" per superare lo scalone (da
57 a 60 anni di eta' a partire dal 2008), previsto dalla riforma Maroni. Non
soltanto la quota del tesoretto da destinare alla spesa sociale non sara'
ritoccata trattando con Bruxelles il rientro dal deficit. Ma anzi ha rischiato
di essere rivista al ribasso a causa dell'aumento della spesa per interessi,
pubblica amministrazione e sanita'. Se la stima dell'extragettito fosse fatta
oggi - ha sottolineato Padoa Schioppa davanti ai leader sindacali e delle
associazioni datoriali - "sarebbe in peggio".La stretta non piace ai sindacati che
contestano i limiti posti alla spesa sociale e il richiamo all'equilibrio dei
conti. Fattori che scaldano il clima sul fronte previdenziale. "Non
trattiamo con la calcolatrice. Dietro i numeri ci sono situazioni, condizioni,
problemi. Poi c'e' il problema della sostenibilita' finanziaria, non il
contrario" ha avvertito il leader della Cgil Guglielmo Epifani. "Chi
gioca contro l'accordo sta dentro il Governo e vuole "far saltare il
banco" ha rincarato Raffaele Bonanni della Cisl Sferzante il giudizio di
Luigi Angeletti della Uil: "Se il ministro dell'Economia fosse convinto
dei suoi conti dovrebbe andare in tv e mostrare le tabelline con le entrate e
le uscite. Sono conti ridicoli e sbagliati".