Per la manovra 2008 e quindi
anche per la sorte del governo è arrivata la “resa dei conti”. Sui tre
maxi-emendamenti licenziati dalla Camera, e approdati ieri in commissione
Bilancio di Palazzo Madama, il governo tornerà a mettere la fiducia. I tempi
d’altra parte sono strettissimi, perché il provvedimento dovrà essere
licenziato prima di Natale. Probabilmente già domani, o al massimo dopodomani.
La triplice fiducia insomma verrebbe richiesta, e forse votata nella stessa giornata.
Solo dopo l'ok definitivo alla manovra da oltre 16 miliardi di euro si passerà
a votare il protocollo sul Welfare, sul quale la blindatura è inevitabile, date
le distanze abissali tra i diniani e la sinistra radicale. L'obiettivo del
governo è anche quello di evitare che il testo torni a Montecitorio. Gli occhi
sono puntati tutti sul Senato dove, il un clima politico reso incandescente
dalla questione della legge elettorale, l'Unione dovrà fare i conti con i suoi
soli due voti di vantaggio. Alla vigilia del varo definito della manovra
Lamberto Dini è tornato a manifestare i suoi dubbi. Il senatore, leader dei
liberaldemocratici, ha ribadito cioè il giudizio non proprio entusiastico
anticipato nei giorni scorsi. Secondo l'ex presidente del consiglio la legge
finanziaria "è stata peggiorata nel passaggio alla Camera", dal punto
di vista della spesa pubblica. Sarebbe lievitata di 5 miliardi rispetto al
testo licenziato a settembre da Palazzo Chigi. Per questo Dini si riserva una
valutazione finale del provvedimento. Per il governo sono queste giornate di
infinite mediazioni per cercare di rinserrare i ranghi di una maggioranza in
grande fibrillazione. E per trovare risorse aggiuntive. Già si sta lavorando al
decreto di fine anno, il cosiddetto 'mille proroghe', con il quale si cercherà
di porre rimedio ad alcuni errori tecnici e a chiudere alcune partite rimaste
fuori dalla Finanziaria. Come quella degli incentivi per la rottamazione delle
auto inquinanti, cancellati per la netta contrarietà dei Verdi. Stando alle
prime indiscrezioni, potrebbero essere anche ripristinati i finanziamenti per
l'editoria (la sforbiciata dell'1 per cento alla tabella C del ministero del
Tesoro, e passata in finanziaria, ha infatti prodotto un 'alleggerimento' di 5
milioni l'anno degli stanziamenti previsti per i giornali), come ha assicurato
il relatore Michele Venturi (Pd) subito dopo il via libera alla manovra. Nel
decretone di fine anno potrebbe inoltre rientrare il credito d'imposta per il
Sud, che nella manovra era servito a finanziare le risorse del 5 per mille,
insieme alle norme su Sviluppo Italia.