L’Italia del disagio insediativo
Presentato a Roma, presso la
sede di Confcommercio, il nuovo rapporto “L’Italia del disagio insediativo” che
analizza l’ultimo decennio di vita in Italia dal punto di vista dei servizi,
del commercio, dello sviluppo locale, socioeconomico e abitativo, del turismo.
Il rapporto di Legambiente e Confcommercio, curato da Serico, è stato
illustrato dai presidenti di Legambiente e Confcommercio Roberto Della Seta e
Carlo Sangalli, dal presidente della Commissione Ambiente, Territorio e
Lavori Pubblici della Camera dei Deputati, Ermete Realacci, e dal
curatore del rapporto e responsabile di Serico, Sandro Polci.
“L’indagine presentata da Legambiente e Confcommercio – ha sottolineato il
presidente di Legambiente Roberto Della Seta – invita a leggere l’Italia
traguardando gli schemi troppi generici, a cominciare da quello di un nord
produttivo e performante e di un sud in perenne affanno”. “Il dato più
confortante – ha aggiunto Della Seta - è che laddove si sono registrati
miglioramenti, la diffusione è stata a macchia d’olio, si è allargata dalle
aree metropolitane ai comuni contermini e al territorio circostante, compresa
la realtà dei piccoli comuni che nel nostro Paese hanno un peso specifico e un
valore simbolico notevolissimi, ma sono stati troppo a lungo sacrificati. C’è
in definitiva una vitalità e un protagonismo delle realtà medie e medio-piccole
che fa ben sperare per il futuro”. Per il presidente di Confcommercio, Carlo
Sangalli, “questa analisi ci conferma un'Italia a diverse velocità, con
un’espansione del benessere a macchia di leopardo, trainata per un verso da
alcune aree metropolitane e dall'altro persistente nei disagi strutturali. Non
solo il divario tra nord e sud, ma passi diversi, velocità diverse che indicano
sì un paese vitale, ma che ancora non ha valorizzato tutte le sue risorse in
termini di capitale umano, investimenti, ricerca, sviluppo e innovazione. E su
questo punto è la politica che deve cambiare passo per creare quelle condizioni
di ripartenza e consolidamento dell'economia che ancora oggi sono deboli.
Perché è vero che tutti speriamo che il Pil del 2007 possa chiudere con un
tasso di crescita al 2%, ma è anche vero che tutte le economie avanzate che
stanno crescendo hanno puntato sui servizi. E noi da questo punto di vista
ancora siamo indietro. L'Italia deve puntare alla leadership del cosiddetto
“capitalismo culturale”. “Quello, cioè – ha aggiunto Sangalli - capace di
valorizzare il patrimonio della nostra identità. Identità culturale, storica ed
ambientale, ma anche frutto di un modo tipicamente italiano di vivere e di
consumare. Un’identità, tra l’altro, non
delocalizzabile. Bisogna investire non in termini di incentivi a carico
della finanza pubblica, ma piuttosto in termini di attenzione politica. L’Italia
deve puntare a mettere in campo una rete di relazioni tra iniziativa privata e
funzione pubblica non rivolta alla pura sopravvivenza ma a un progetto di più
ampio respiro”. Secondo Ermete Realacci, è “difficile
capire la situazione oggi positiva di tanti settori della nostra economia, se
si guarda l’Italia dall’alto. Se non si comprende che dai territori, dalla
coesione sociale, dall’intreccio unico al mondo di storia, natura, cultura,
capacità di produrre cose belle, trae forza tanta parte del nostro sistema. Per
questo difendere e valorizzare le risorse dei piccoli comuni non rappresenta
una politica assistenziale ma una scommessa sul futuro”. “Questa è
la filosofia della legge 15, prima legge di iniziativa parlamentare presentata
in questa legislatura, di cui sono il primo firmatario – ha aggiunto Realacci -
e che è stata sottoscritta da oltre 100 parlamentari di tutti i partiti”. “Un
percorso – ha concluso - che abbiamo iniziato insieme a Confcommercio e tanti
altri partner anni fa. Che vedrà un momento importante nell’iniziativa “Voler
bene all’Italia” che si terrà in centinaia di comuni il prossimo 6 maggio. E
soprattutto che penso vedrà l’approvazione della legge 15 alla Camera dei
Deputati entro la prossima primavera”. “Non c’è nostalgia - ha aggiunto Sandro
Polci, curatore del rapporto - ma valorizzare i piccoli centri, come diceva il
Cattaneo, significa tutela ambientale certezza nella manutenzione del
territorio, opportunità di sviluppo economico”.