Il Governo Prodi ha superato
ieri a Palazzo Madama il ventiquattresimo voto di fiducia della sua travagliata
storia ed è stato approvato il decreto sulla sicurezza. Due le votazioni di
ieri sera, quella sul maxi emendamento che ha raccolto tutti gli emendamenti
concordati nella maggioranza, (tagliando così una sessantina di voti separati),
e sul quale è stata posta la fiducia, e il voto finale per licenziare il
decreto sulle espulsioni dei cittadini comunitari. In scadenza il 2 gennaio,
affronterà ora il passaggio della Camera il 18 dicembre. Nel voto sul filo del
rasoio per la fiducia il Governo si è salvato grazie ai senatori a vita con 160
voti favorevoli e 158 contrari, su 319 presenti e 318 votanti. Con gli stessi
voti è stato approvato il decreto sulla sicurezza.
Hanno votato sì i tre ex
presidenti della Repubblica Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi, Oscar
Luigi Scalfaro, e Rita Levi Montalcini ed Emilio Colombo.
Giulio Andreotti, che pure aveva
annunciato il sì al decreto sulla sicurezza ha votato no L’ultima rischiosa
grana scoppiata prima delle votazioni di ieri sera è stato il dissenso dei
“teodem” sull’inserimento nel maxi-emendamento di un riferimento al trattato di
Amsterdam sulle discriminazioni in base all’orientamento sessuale. Motivo della
battaglia ingaggiata nella maggioranza dai quattro senatori cattolici ex
Margherita, e dall’Udeur, la preoccupazione che la norma che riconosce il reato
di omofobia e prevede il carcere potrebbe aprire la strada ad altri
riconoscimenti dei diritti degli omosessuali. I ministri Clemente Mastella e
Vannino Chiti hanno lavorato a lungo per una mediazione con i teodem Paola
Binetti, Emanuela Baio, Luigi Bobba e Lorenzo Ria. Alla fine solo Paola Binetti
ha votato contro il Governo. Il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, aveva
minacciato di dimettersi nel caso il decreto non fosse stato approvato.
L’autorizzazione alla fiducia era stata data in mattinata da un Consiglio dei ministri lampo presieduto dal guardasigilli Clemente Mastella. Quando il ministro Vannino Chiti l’ha annunciato in Aula il centrodestra è insorto contro un governo “fallito”, “inconsistente”, costretto a fare questa scelta “per le sue divisioni interne”.