La riforma della tariffa elettrica sociale per
gli utenti domestici è una misura necessaria per venire incontro alle famiglie
effettivamente disagiate, ma l’onere che ne deriva però non può e non deve
ricadere sulle bollette delle imprese. Questo il commento, in una nota
congiunta, delle sei Confederazioni delle Piccole e Medie Imprese aderenti al
Progetto Energia Intelligente per le PMI (Confcommercio, Confesercenti,
Confartigianato, Cna, Confapi, Confagricoltura) sulla bozza di provvedimento
sulle fasce sociali prevista dal decreto legge sulla liberalizzazione del
mercato elettrico varato il primo luglio.
Le Organizzazioni spiegano che i meccanismi
previsti per il recupero tariffario dell’onere derivante dalla suddetta
agevolazione genererebbero pesanti ricadute sui prezzi dell’energia elettrica
sostenuti dalle imprese italiane - già chiamate a contribuire alla copertura di
altri meccanismi incentivanti, tra cui il CIP 6, le fonti rinnovabili e il
risparmio energetico - e soprattutto causerebbero, per l’effetto moltiplicatore
dell’Iva, una ingiustificata forma di doppia tassazione. Le sei Confederazioni
auspicano che si trovi un meccanismo di trasferimento del costo
dell’agevolazione sulla fiscalità generale al fine di evitare un aggravio che,
per le sole PMI rappresentanti circa il 50% dei consumi elettrici nazionali,
ammonterebbe a circa 200 milioni di euro.