“Sul tesoretto decideremo
insieme”. Romano Prodi ha voluto rassicurare la sinistra radicale, insorta per
non essere stata convocata a Palazzo Chigi insieme ai due vice premier.
Rifondazione, Pdci e Verdi non hanno mandato giù il fatto che il premier avesse
consultato soltanto i vertici del nascente Partito democratico per decidere
sulla redistribuzione delle maggiori entrate fiscali. E avevano minacciato il
muro contro muro. Per disinnescare pericolose divisioni alla vigilia delle
elezioni amministrative il Professore ha mandato segnali distensivi.
Derubricando il vertice ristretto a semplice “riflessione preventiva”. Per
essere più convincente ha spiegato che quella di due giorni fa “era l’ovvia
riunione del ministro dell’Economia con i conti in mano e del premier con i due
vice premier. Non era un vertice dell’intero governo e certamente, quando
saremo in uno stadio più avanzato di proposte, è chiaro che parteciperà tutto
il Governo, perché è giusto e ovvio che la decisione venga presa in maniera
collegiale”.
L’ala radicale oltre al metodo, ha criticato anche le cinque priorità emerse nel summit con Prodi (pensioni basse, come ha confermato ieri il ministro del Lavoro Damiano; casa, famiglia, ricerca e infrastrutture).