Il 15 marzo nessun esercizio pubblico su tutto il
territorio nazionale convenzionato con i buoni pasto accetterà i tagliandi come
forma di pagamento della consumazione. Lo ha annunciato la Fipe sottolineando
che “lo sciopero del buono pasto si è reso necessario a seguito della sentenza
del Tar con cui vengono annullate alcune parti, quelle più importanti, del Dpcm
18 novembre 2005 che disciplinava correttamente il settore, creando un danno
grave a tutta la filiera”. La forma di protesta potrebbe essere replicata anche
in giornate successive. Per illustrare meglio le ragioni e l’esigenza immediata
di riportare ordine, la Fipe organizzerà una conferenza stampa nella sede di piazza Belli, 2 a Roma, il 13 marzo alle
ore 11.00. Per dare risalto alla forma di ribellione anche a livello locale, la
conferenza sarà organizzata contemporaneamente nelle sedi provinciali della
Fipe. “Se non si sospende la sentenza del Tar sul buono pasto – ha commentato
Lino Enrico Stoppani, presidente della Fipe-Confcommercio – ne faranno le spese
soltanto esercenti e lavoratori. Il danno subito dal settore è troppo grave per
non reagire”. Il direttore generale Edi Sommariva ha dichiarato che la Fipe è
pronta a presentare ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar
del Lazio che ha annullato il Dpcm del
18 novembre 2005 che metteva ordine nel
sistema dei buoni pasto. Sommaria ha auspicato anche un intervento della
politica: “se non otterremo la sospensiva bisogna che la politica intervenga”.