Nonostante i timidi segnali di ripresa, l’economia reale
non è ripartita. La constatazione arriva dall’analisi del centro studi di
Fipe-Confcommercio Imprese per l’Italia, che in occasione delle festività ha
scandagliato la ristorazione legata al mondo del lavoro. Ebbene, seguendo un
trend registrato per tutto il 2009 anche il Natale si prospetta con un
fatturato in calo per la ristorazione relativa al mondo degli affari.
Secondo la stima effettuata dal Centro Studi Fipe, a
livello generale il fatturato medio
relativo al mondo degli affari vale il 16,4% di quello complessivo della
ristorazione tradizionale, pari in valore assoluto a 3 miliardi di euro.
Ma anche in questo segmento per ben otto ristoratori su dieci la crisi si è
fatta sentire in maniera pesante. Per il 18% è calato il numero dei coperti, il
21% ha registrato una sensibile riduzione della spesa media, mentre il 21% ha
visto diminuire sia il numero dei coperti che la spesa complessiva. Infatti,
solo il 2,3% dei ristoratori intervistati ha registrato un incremento della
clientela business. In totale in questo segmento di ristorazione si stima una
flessione di circa dieci punti, pari in valore assoluto a 290 milioni di euro.
Il Natale non ha invertito la tendenza al ribasso, anche
se la percentuale di incidenza sul fatturato (19,9%) in occasione delle feste
tende fisiologicamente a salire. Nonostante questo, infatti, nel 2009 il giro
di affari dei ristoratori per il brindisi pre-festivo è calato del 22,8%
rispetto allo scorso anno con una perdita
di valore assoluto pari a 117 milioni di euro, bloccando il giro di
affari natalizio sempre in termini monetari a 514 milioni: una flessione
piuttosto consistente se si considera che per i ristoranti specializzati nella
clientela d’affari questa cifra rappresenta il 50% del fatturato del mese di
dicembre.
I primi dati a consuntivo non spingono all’ottimismo. Il
63,6% dei ristoratori lamenta una flessione di pranzi e cene d’auguri da parte
delle aziende, mentre per appena il 6,8% degli intervistati quest’anno le cose
stanno andando e andranno meglio.
Eppure le idee non sono mancate. Per stimolare la domanda
un’impresa di ristorazione su tre ha adottato specifiche azioni di
comunicazione e marketing verso la clientela aziendale creando appositi menu,
garantendo sconti, promozioni e offerte speciali. Insomma anche il ristorante,
soprattutto quando si tratta di clientela business, diventa flessibile su
prezzo e prodotto.
I prezzi per un pranzo d’auguri
oscillano all’interno di una forchetta che va da un minimo di 38 ad un massimo
di 59 euro. Secondo i
ristoratori, le aziende pur di tagliare il budget di Natale privilegiano nel
64% dei casi il menu fisso a quello alla carta; tendono nel 42,9% dei casi ad
ordinare la carne piuttosto che il pesce e, sul vino, si privilegia un minore
ricambio di etichette durante il pasto. Alla qualità, tuttavia, non si
rinuncia. Sono modeste, infatti, le percentuali di chi dichiara che le aziende
si orientano verso cibi (14,3% delle risposte) o vini (21,4%) più economici.
“È importante – commenta il presidente Fipe, Lino Enrico
Stoppani - che l’economia dell’Italia riprenda il suo cammino. Per non
indebolire i primi segnali, bisogna alleggerire la pressione fiscale. Solo così
si possono far ripartire i consumi. Non è un buon segnale che anche la
ristorazione legata alle aziende abbia registrato difficoltà. Dobbiamo
invertire questa tendenza”.
Secondo il direttore generale Fipe, Edi Sommariva, “non va trascurata la spiccata preferenza da parte della clientela non solo aziendale verso i menu della tradizione con i grandi prodotti di qualità della nostra enogastronomia e un progressivo distacco da menu fantasiosi, internazionali ed esotici”.