TENDENZE
DELLA CONGIUNTURA
a cura del Centro
Studi
CONFCOMMERCIO
I RISULTATI DEL ’97
QUADRO DI SINTESI
Il primi dati di preconsuntivo
del 1997 evidenziano un insieme di elementi positivi e negativi che hanno
caratterizzato l’evoluzione dell’economia italiana nell’anno appena trascorso.
Tra i primi si segnala:
·
il miglioramento del contesto
congiunturale, la cui entità viene, comunque, accentuata dal confronto con un
periodo di profonda stagnazione;
·
un’inflazione ai livelli più bassi degli
ultimi 30 anni;
·
una forte riduzione del deficit, con il
raggiungimento, stando alle prime indicazioni, di un rapporto deficit/PIL pari
al 3%.
Tra gli elementi negativi emergono in primo luogo:
·
la forte dipendenza della crescita da
fattori congiunturali esogeni al sistema;
·
l’aumento del tasso di disoccupazione, in
particolare al Sud;
·
l’ampliamento dei divari territoriali;
·
la perdurante crisi del sistema
commerciale.
Il prodotto
|
Il PIL in Italia è
aumentato dell’1,5% |
L’incremento del PIL, che nella
media dell’anno dovrebbe risultare pari all’1,5% in termini reali, non può far
trascurare i molteplici elementi di debolezza del sistema, ancora troppo
dipendente da spinte esogene, e che determinano molte incertezze sulla
consistenza e la durata della ripresa italiana.
|
Riprendono a crescere
le esportazioni ... |
Anche la crescita delle
esportazioni registrata a partire dal secondo trimestre dell’anno in
corrispondenza del consolidarsi del ciclo espansivo nei paesi nostri principali
mercati di sbocco, in particolare Francia e Germania, appare correlata
essenzialmente a fattori congiunturali più che ad elementi strutturali.
CONTO ECONOMICO RISORSE E IMPIEGHI 1997 (*) (prezzi 1990)
(Variazioni % sul periodo corrispondente)
|
|
I |
II |
III |
IV |
ANNO |
|
|
TRIM. |
TRIM. |
TRIM. |
TRIM. |
|
|
P.I.L |
-0,6 |
2,1 |
2,1 |
2,4 |
1,5 |
|
IMPORTAZIONI |
-1,8 |
16,2 |
20,5 |
21,2 |
14,0 |
|
CONSUMI FINALI INTERNI |
1,3 |
1,6 |
1,8 |
1,6 |
1,6 |
|
consumi famiglie |
1,5 |
2,0 |
2,3 |
2,1 |
2,0 |
|
consumi collettivi |
0,6 |
0,3 |
0,0 |
-0,1 |
0,2 |
|
INVESTIMENTI |
-1,6 |
-0,1 |
1,1 |
2,6 |
0,5 |
|
macchine |
-1,9 |
-2,3 |
-0,2 |
1,8 |
-0,7 |
|
mezzi trasporto |
4,8 |
11,6 |
15,0 |
18,3 |
12,5 |
|
costruzioni |
-2,7 |
-0,6 |
-0,7 |
-0,3 |
-1,1 |
|
ESPORTAZIONI |
-1,5 |
6,7 |
12,1 |
20,2 |
9,5 |
(*) IV TRIMESTRE E ANNO STIME
Fonte: Elaborazioni Centro Studi
CONFCOMMERCIO su dati ISTAT
Le nostre imprese esportatici
sembrano, infatti, aver puntato negli anni più su di una competitività di
prezzo, favorita anche dalle possibilità offerte dalle ripetute svalutazioni,
che di prodotto sia dal punto di vista qualitativo che innovativo, come
dimostrano anche le cifre molto contenute spese nel nostro paese per la
R&S, l’unica in grado di garantire risultati duraturi nel tempo.
|
, ma in misura ancora
più consistente le importazioni |
La scarsa presenza di elementi
strutturali nelle ripresa in atto nel nostro paese e le incertezze che ancora
condizionano lo sviluppo si evidenziano anche dalla dinamica delle
importazioni. La sostenuta crescita, a fine anno l’incremento dovrebbe essere
pari a circa il 14% in termini reali, è stata trainata in gran parte
dall’aumentata domanda per autovetture straniere e dall’acquisto di materiali
per la loro produzione.
Il combinarsi delle dinamiche
dell’import e dell’export ha prodotto per la prima volta dal ’92 una riduzione
dell’attivo del saldo estero, riducendone il contributo alla crescita del PIL.
La domanda interna
|
I consumi delle
famiglie sono aumentati solo per effetto degli incentivi sulle auto |
Il condizionamento
sull’evoluzione economica dell’anno appena trascorso derivante dagli incentivi
all’acquisto di nuove autovetture si evidenzia in misura ancora più consistente
se si guarda alla dinamica riscontrata dalla domanda interna, per la componente
relativa ai consumi delle famiglie.
Come è noto, infatti,
l’incremento dei consumi registrato nell’anno in corso è derivato quasi
esclusivamente dalla maggiore domanda per beni durevoli, poco meno del 15% in
più rispetto all’anno precedente.
Questa evoluzione è stata
diretta conseguenza del sostenuto incremento della domanda per autovetture
(oltre 2 milioni e 400mila automobili vendute nell’anno circa 600mila in più
dell’anno precedente), che in presenza di un reddito disponibile delle famiglie
sostanzialmente stagnante - il recupero del potere di acquisto dei salari è
stato quasi totalmente assorbito dall’aumento della pressione fiscale - ha portato
ad una stabilità dei consumi in termini reali per gli altri beni.
CONSUMI FINALI DELLE FAMIGLIE PER TIPOLOGIA 1997
(*) (prezzi 1990)
(Variazioni % sul periodo corrispondente)
|
|
I |
II |
III |
IV |
ANNO |
|
|
TRIM. |
TRIM. |
TRIM. |
TRIM. |
|
|
TOTALE CONSUMI |
1,5 |
2,0 |
2,3 |
2,1 |
2,0 |
|
BENI |
1,4 |
2,0 |
3,1 |
3,1 |
2,4 |
|
Non durevoli |
0,3 |
-0,5 |
-0,9 |
-1,2 |
-0,6 |
|
Semidurevoli |
-0,2 |
-0,4 |
1,6 |
0,0 |
0,2 |
|
Durevoli |
7,6 |
13,6 |
17,4 |
20,7 |
14,9 |
|
SERVIZI |
1,7 |
2,0 |
1,0 |
0,5 |
1,3 |
(*) IV TRIMESTRE E ANNO STIME
Fonte: Elaborazioni Centro Studi
CONFCOMMERCIO su dati ISTAT
Il forte spostamento di spesa
verso le autovetture ha ridotto anche la dinamica della crescita della domanda
di servizi da parte delle famiglie, che dovrebbe aver segnalato nella media
dell’anno un incremento in termini reali prossimo all’1,3%, il più contenuto
degli ultimi anni.
La stagnazione dei consumi al
netto della domanda di autovetture e le incertezze sull’avvio di un ciclo
economico espansivo consolidato si sono riflesse in primo luogo sull’evoluzione
degli investimenti, che ad eccezione della componente relativa ai mezzi di
trasporto, continuano a non mostrare significativi sintomi di ripresa.
D’altra parte stando alle ultime
indicazioni sul grado di utilizzo degli impianti si riscontra come, pur in
presenza di una crescita, esistano ancora ampi margini di capacità produttiva
non utilizzati.
A contenere le spese per
investimenti anche nell’ultima parte dell’anno hanno contribuito sicuramente le
aspettative degli operatori di un modestissimo rallentamento della produzione
nei primi mesi del ’98.
L’occupazione
|
Continuano ad
aumentare i disoccupati |
Nonostante la presenza di un
quadro economico meno negativo
l’occupazione non ha mostrato segnali di ripresa, anzi nella media
dell’anno il tasso di disoccupazione ha fatto registrare un, sia pure
modestissimo, incremento passando dal 12,1% del ’96 al 12,3% del ’97,
segnalando un aumento delle persone in cerca di occupazione di oltre 40mila
unità.
Il peggioramento è imputabile
all’aggravarsi della situazione nel sud del paese dove il tasso di
disoccupazione si è attestato nella media dell’anno sul 22,2% (21,7% nel ’96).
Tasso di
disoccupazione per aree -ANNO
|
|
1994 |
1995 |
1996 |
1997 |
|
Nord |
6,8 |
6,7 |
6,6 |
6,6 |
|
Nord Ovest |
7,3 |
7,4 |
7,3 |
7,3 |
|
Nord Est |
6,1 |
5,9 |
5,6 |
5,7 |
|
Centro |
9,5 |
10,3 |
10,3 |
10,2 |
|
Sud |
19,2 |
21,1 |
21,7 |
22,2 |
|
|
|
|
|
|
|
ITALIA |
11,3 |
12,0 |
12,1 |
12,3 |
Fonte:
Elaborazioni Centro Studi CONFCOMMERCIO su dati ISTAT
Ancora più grave appare la
situazione se si considera che nel mezzogiorno, inversamente a quanto
riscontrato nel resto del paese, si è continuato a registrare un incremento del
tasso di disoccupazione giovanile passato dal 55,9% del ’96 al 56,3% del ’97.
|
Si riduce nell’anno l’occupazione nei settori
agricolo ed industriale ed aumenta nei servizi |
Relativamente agli occupati, il
cui numero è risultato sostanzialmente analogo a quello dell’anno precedente,
si segnala nella media del ’97 una riduzione degli occupati indipendenti, in
particolare nel settore commerciale, compensata dalla crescita dei dipendenti,
quasi tutti concentrati nel comparto dei servizi vendibili.
I settori primario e secondario
hanno, viceversa, continuato, nelle media dell’anno, ad espellere occupati
(rispettivamente -32mila e -26mila occupati).
In particolare l’industria
manifatturiera, nonostante la ripresa produttiva riscontrata nel corso
dell’anno ha fatto registrare nella media
del ‘97 una diminuzione del numero di persone occupate pari a 20mila
unità, sintesi di una consistente flessione nella prima parte dell’anno e di un
recupero nei mesi finali che sembra, comunque, aver interessato in misura
prevalente le PMI.
Come è noto il comparto
manifatturiero, in particolare le grandi aziende, per fare fronte alle mutate
esigenze del mercato utilizza ormai da tempo come strumento di flessibilità la CIG,
ridottasi di circa il 50% nell’anno appena trascorso, e gli straordinari,
situazione che determina una sostanziale indipendenza delle dinamiche
occupazionali rispetto agli andamenti ciclici.
Ancora una volta si dimostra
quindi come sia impensabile per cercare di avviare un miglioramento
duraturo nel mercato del lavoro
puntare sulla ripresa dell’industria e come sia necessaria una inversione di
rotta nelle politiche attive del lavoro in grado di garantire maggiore
flessibilità anche nelle PMI.
OCCUPATI
PER SETTORE DI ATTIVITA’
(variazioni
assolute sul periodo corrispondente
|
|
1997 |
|
|
|
|
|
|
Gen. |
Apr. |
Lug. |
Ott. |
ANNO |
|
|
|
|
|
|
|
|
AGRICOLTURA |
-45 |
-22 |
-41 |
-18 |
-31 |
|
DIPENDENTI |
-17 |
-33 |
-35 |
2 |
-21 |
|
INDIPENDENTI |
-28 |
11 |
-6 |
-19 |
-10 |
|
INDUSTRIA |
-132 |
-108 |
49 |
86 |
-26 |
|
DIPENDENTI |
-103 |
-60 |
42 |
62 |
-15 |
|
INDIPENDENTI |
-29 |
-48 |
7 |
24 |
-12 |
|
In senso stretto |
-64 |
-122 |
38 |
67 |
-20 |
|
Dipendenti |
-59 |
-75 |
30 |
43 |
-15 |
|
Indipendenti |
-5 |
-47 |
8 |
24 |
-5 |
|
Costruzioni |
-68 |
14 |
11 |
19 |
-6 |
|
Dipendenti |
-44 |
15 |
12 |
19 |
1 |
|
Indipendenti |
-24 |
-1 |
-1 |
0 |
-7 |
|
ALTRE ATTIVITA' |
169 |
140 |
-7 |
-75 |
57 |
|
DIPENDENTI |
182 |
158 |
34 |
-22 |
88 |
|
INDIPENDENTI |
-13 |
-18 |
-41 |
-53 |
-31 |
|
Commercio |
-21 |
-116 |
-83 |
-32 |
-63 |
|
Dipendenti |
33 |
-13 |
10 |
33 |
16 |
|
Indipendenti |
-54 |
-103 |
-93 |
-65 |
-79 |
|
|
|
|
|
|
|
|
TOTALE |
-8 |
10 |
1 |
-6 |
-1 |
|
DIPENDENTI |
62 |
65 |
41 |
41 |
52 |
|
INDIPENDENTI |
-70 |
-55 |
-40 |
-48 |
-53 |
Fonte:
Elaborazioni Centro Studi CONFCOMMERCIO su dati ISTAT
LE IMPRESE
Gli andamenti produttivi
settoriali si sono riflessi sul sistema imprenditoriale.
|
Continua a ridursi il
numero di imprese nel commercio al dettaglio |
In particolare l'andamento della
nati/mortalità delle imprese del commercio evidenzia, in linea con l’evoluzione
dei consumi di beni, una situazione ancora critica che perdura ormai da alcuni
anni e che registra un elevato numero di imprese, soprattutto di piccole
dimensioni, fuoriuscite dal mercato la cui perdita non è compensata dal numero,
comunque significativo, di nuovi imprenditori nel settore.
Nei primi nove mesi del '97 sono
state cancellate dalle anagrafi camerali quasi 75mila imprese del commercio,
che si aggiungono alle oltre 230mila del 1995 e '96, contro poco più di 62mila
nuove iscrizioni, segnalando un saldo negativo per oltre 12mila imprese.
A livello territoriale sono le
regioni del Nord e del Centro che hanno registrato saldi negativi più pesanti,
mentre nel Sud la minore competitività tra le imprese e la funzione
"rifugio" svolta dal commercio, seppur in misura inferiore al
passato, hanno consentito una maggiore tenuta delle imprese.
SALDI
ISCRIZIONI E CESSAZIONI DELLE IMPRESE COMMERCIALI, TURISTICHE E DEI
SERVIZI PER AREA - GENNAIO-
OTTOBRE -1997
|
|
Nord |
Centro |
Sud |
ITALIA |
|
COMMERCIO INGROSSO E DETTAGLIO |
-7.975 |
-3.348 |
-1.052 |
-12.375 |
|
Comm.,manut.e rip.autov.e
motocicli |
-987 |
-483 |
-524 |
-1.994 |
|
Comm.ingr.e interm.del
comm.escl.autov. |
208 |
-132 |
987 |
1.063 |
|
Comm.dett.escl.autov.;rip.beni
pers. |
-7.196 |
-2.733 |
-1.515 |
-11.444 |
|
ALBERGHI E PUBBLICI ESERCIZI |
28 |
232 |
830 |
1.090 |
|
SERVIZI |
1.377 |
-128 |
1.598 |
2.847 |
|
TOTALE ECONOMIA (Netto Agricoltura) |
8.161 |
6.029 |
13.399 |
27.589 |
Il Totale è calcolato al netto del settore Agricolo, in quanto
l’obbligo di iscrizione a partire dal ’96 anche per i soggetti precedentemente
esentati, imprenditori agricoli e coltivatori diretti, ha determinato anche nel
’97 un incremento nei flussi delle imprese iscritte al settore agricolo non
direttamente riconducibile all’avvio di nuove iniziative imprenditoriali
Fonte: Elaborazioni Centro Studi
CONFCOMMERCIO su dati INFOCAMERE
Una vitalità imprenditoriale in
crescita registra, al contrario, il settore del turismo pur in presenza di una
stagione che ha visto un progressivo rallentamento dei flussi di visitatori
dopo i buoni risultati ottenuti a partire dal 1994.
Il confronto tra le iscrizioni e
le cessazione di imprese turistiche ha mostrato un saldo positivo di oltre
mille unità, questo ha interessato tutte le ripartizione territoriali ad
eccezione del nord-ovest; si segnala in particolare la situazione del Sud che
registra un saldo positivo di 800 imprese.
Anche nei servizi, sia quelli
destinati alle imprese che alle famiglie, i segnali sono positivi, costituendo
in tal modo un settore di forte attrazione per la nuova imprenditoria: a fronte
di poco più di 50mila imprese cessate le nuove iscrizioni sono oltre 53mila; la
crescita ha riguardato tutte le aree territoriali ad eccezione del Centro dove
il saldo risulta leggermente negativo.
L’inflazione
|
L’inflazione
scende nella media dell’anno all’1,7% |
Un risultato migliore del
previsto è stato conseguito nel corso dell’anno dal punto di vista
dell’inflazione scesa costantemente nei primi sei mesi e attestatasi nella
seconda parte dell’anno su valori prossimi all’1,5%.
Questa dinamica ha portato ad
una crescita dei prezzi al consumo nella media dell’anno dell’1,7% il valore
più basso dal 1968, ed in linea con quello registrato in altri paesi europei
tradizionalmente a bassa inflazione.
Il processo di rallentamento dei
prezzi non è stato comunque un fenomeno esclusivamente italiano, in quanto
nell’intera area della UE si è riscontrata una attenuazione delle dinamiche
inflazionistiche con significativi progressi in termini di convergenza.
INFLAZIONE NEI PAESI DELLA UE - INDICE DEI PREZZI
ARMONIZZATO GENNAIO- OTTOBRE (Variazioni % sul periodo corrispondente)
|
|
PAESE |
1996 |
|
PAESE |
1997 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Svezia |
0,9 |
|
Finlandia |
1,1 |
|
|
Lussemburgo |
1,1 |
|
Austria |
1,2 |
|
|
Germania |
1,2 |
|
Francia |
1,3 |
|
|
Olanda |
1,4 |
|
Irlanda |
1,3 |
|
|
Finlandia |
1,5 |
|
Lussemburgo |
1,4 |
|
|
Belgio |
1,7 |
|
Germania |
1,5 |
|
|
Austria |
1,7 |
|
Belgio |
1,6 |
|
|
Danimarca |
1,8 |
|
Svezia |
1,7 |
|
|
Irlanda |
2,1 |
|
UE 15 |
1,7 |
|
|
Francia |
2,2 |
|
Portogallo |
1,8 |
|
|
UE 15 |
2,5 |
|
Regno Unito |
1,9 |
|
|
Portogallo |
3,0 |
|
Spagna |
1,9 |
|
|
Spagna |
3,6 |
|
Olanda |
1,9 |
|
|
Italia |
4,2 |
|
Italia |
1,9 |
|
|
Grecia |
8,0 |
|
Danimarca |
2,1 |
|
|
Regno Unito |
n.d. |
|
Grecia |
5,6 |
Fonte: Elaborazioni Centro Studi
CONFCOMMERCIO su dati EUROSTAT
Ad ottobre del ’96 il
differenziale in termini di tasso di crescita dei prezzi tra il paese a più
elevata inflazione e quello a più bassa era di oltre 7 punti percentuali,
valore sceso ad ottobre del ’97 a circa 4 punti.
In Italia il rallentamento del
tasso di crescita dei prezzi al consumo ha assunto sempre di più connotati
strutturali - come dimostrano le dinamiche registrate negli anni ’90 che hanno
visto, pur in presenza di continui scock esogeni, quali le forti svalutazioni
della lira riscontrate in fasi successive tra il ’92 ed il ’95 e le modifiche
delle aliquote iva, un
tendenziale rallentamento.
Questo processo di
«disinflazione» del sistema sembrerebbe essere giunto a maturazione nell’ultimo
anno.
Alla base di queste
considerazioni vi sono:
·
il fatto
che il rallentamento dei prezzi al consumo è stato raggiunto in assenza di
interventi di politica economica volti a conseguire questo obiettivo, anzi gli
aumenti dei prezzi dei servizi di pubblica utilità e la revisione delle
aliquote IVA attuata ad ottobre sembrano andare in direzione opposta,
·
la
sostanziale omogeneità nelle dinamiche tendenziali dei prezzi al consumo e all’origine,
·
gli
andamenti molto articolati tra i diversi capitoli di spesa che sono all’origine
del tendenziale rallentamento dei tassi di crescita.
INDICE DEI PREZZI AL CONSUMO PER
LE FAMIGLIE DI OPERAI ED IMPIEGATI
(Variazioni % sul periodo corrispondente)
|
CAPITOLI DI SPESA |
I |
II |
III |
IV |
|
|
|
TRIM. |
TRIM. |
TRIM. |
TRIM. |
MEDIA |
|
INDICE GENERALE |
|
|
|
|
|
|
- netto tabacchi |
2,4 |
1,6 |
1,5 |
1,5 |
1,7 |
|
Alimentazione |
|
|
|
|
|
|
- netto tabacchi |
1,6 |
-0,4 |
-1,0 |
-0,5 |
-0,1 |
|
Abbigliamento |
3,1 |
2,6 |
2,4 |
2,4 |
2,6 |
|
Abitazione, acqua, elettricità
e comb. |
5,3 |
4,0 |
5,5 |
4,1 |
4,7 |
|
Mobili, art. uso domestico |
2,1 |
1,6 |
1,3 |
1,2 |
1,6 |
|
Sanità' e salute |
3,0 |
2,9 |
3,5 |
3,9 |
3,4 |
|
Trasporti |
2,5 |
1,5 |
1,3 |
1,3 |
1,7 |
|
Ricreazione, spettacoli e
cultura |
1,3 |
0,4 |
0,2 |
0,8 |
0,7 |
|
Istruzione |
3,9 |
3,4 |
3,3 |
2,3 |
3,2 |
|
Alberghi, ristoranti, bar |
3,0 |
2,4 |
2,0 |
2,1 |
2,4 |
|
Altri beni e servizi |
0,8 |
1,7 |
1,8 |
2,1 |
1,6 |
Fonte: Elaborazioni Centro Studi
CONFCOMMERCIO su dati ISTAT
In particolare si segnala come
al positivo andamento dell’inflazione riscontrato nell’ultimo anno abbia
contribuito in misura rilevante il comparto dell’alimentazione, che ha mostrato
nella media dell’anno una lievissima tendenza alla diminuzione dei prezzi,
favorita dal positivo andamento delle quotazioni dei prodotti freschi alle
prime fasi di commercializzazione.
A questo andamento ha fatto,
invece, riscontro una crescita del 4,7% del capitolo relativo alle spese per
abitazione ed energia, sui quali ha avuto una notevole influenza l’aumento
riscontrato per l’acqua potabile (17,5%) e gli affitti (7,0%), e del 3,4% per
il servizi sanitari e le spese per la salute.
Finanza pubblica
I provvedimenti di riequilibrio
dei conti pubblici per il 1997, predisposti sia con la legge finanziaria del
’96 (62.500 miliardi), sia con l’ulteriore aggiustamento di 15.500 miliardi
della manovra aggiuntiva di marzo ’97, hanno portato, secondo le prime stime
del Ministero del Tesoro, il fabbisogno di cassa del settore statale a 52.500
miliardi, migliorando di oltre 11.000 miliardi le previsioni della RPP del
settembre scorso.
Considerando anche l’andamento
più favorevole del prodotto interno lordo, che dovrebbe evidenziare nel ’97 una
crescita di circa l’1,5%, superiore alla previsione del Governo (+1,2%), il
rapporto tra fabbisogno e PIL si attesterebbe sul 2,7%, cioè al di sotto del
fatidico 3% adottato dal Governo come obiettivo primario per il rispetto dei
parametri di Maastricht, migliorando di oltre 4 punti il risultato del ’96.
Occorre però sottolineare che ai
fini della valutazione della convergenza verso i parametri per l’ingresso nella
moneta unica, viene preso in considerazione l’aggregato «Amministrazioni
pubbliche», che presenta alcune differenze contabili rispetto al «settore
statale».
Conseguentemente, sarà il
rapporto tra indebitamento netto (cioè il disavanzo delle Amministrazioni
pubbliche) e PIL a dover rimanere sotto la soglia del 3%.
La conversione del fabbisogno di
cassa in indebitamento netto potrebbe però evidenziare un peggioramento nel
rapporto con il PIL: la stessa RPP del settembre scorso stimava un livello
dell’indebitamento di poco superiore ai 58.000 miliardi, che equivarrebbe
esattamente al 3% del PIL.