52/2001
Roma, 10.08.01
Ancora lontana la ripartenza del mercato interno
LE TRE FACCE DELL’ITALIA DEI CONSUMI:
COME È CAMBIATO IL MODO DI SPENDERE E FARE LA SPESA
Dinamica dei consumi ancora debole, la
spesa media mensile delle famiglie italiane in termini reali nel quadriennio
‘97-2000, è cresciuta solo dell’1,3%; si allarga la forbice tra Nord e Sud,
+8,3% al Nord, +5,7% al Centro, +7,1% nel Mezzogiorno in termini nominali; un
Nord che spende di più in beni e servizi, un Mezzogiorno più per le spese alimentari,
soprattutto pesce; un Centro che tende a consumare sempre più fuori casa; una
generale diminuzione di carne, oli, grassi e zuccheri a fronte di una crescita
di consumo di pesce, frutta e ortaggi: questi alcuni elementi della fotografia
che il Centro Studi di Confcommercio ha fatto dell’Italia del quadriennio
‘97-2000. Analisi che evidenzia quanto sia solo teorico il recupero del
Mezzogiorno, quanto le regioni del Centro si stiano “europeizzando”, quanto
siano cambiate le diverse abitudini di consumo delle famiglie in relazione alla
loro struttura, reddito e occupazione.
LA SPESA DELLE FAMIGLIE ITALIANE PER MACROAREA
Le tendenze
generali
Nel corso degli ultimi anni è
proseguita, su tutto il territorio, la tendenza ad una semplificazione dei nuclei
familiari, con una riduzione del numero medio di componenti da 2,7 del 1997 a
2,6 del 2000, conseguenza di una crescita del numero di famiglie più elevata
rispetto alla popolazione.
In questo contesto la spesa media
mensile delle famiglie italiane ha registrato un incremento in valore del 7,6%,
dato che, in presenza di una variazione dell’indice dei prezzi al consumo per
l’intera collettività tra il 1997 ed il 2000 del 6,3%, lascia sottintendere una
crescita molto contenuta in termini reali e prossima all’1,3%.
SPESA MEDIA MENSILE DELLE FAMIGLIE
Migliaia di lire correnti
|
|
Nord |
Centro |
Sud-Isole |
ITALIA |
ALIMENTARE
|
||||
|
1997 |
771 |
807 |
768 |
777 |
|
2000 |
787 |
733 |
807 |
783 |
|
Variazione percentuale |
2,0 |
-9,2 |
5,1 |
0,8 |
NON ALIMENTARE
|
||||
|
1997 |
3.592 |
3.132 |
2.506 |
3.144 |
|
2000 |
3.939 |
3.429 |
2.700 |
3.434 |
|
Variazione percentuale |
9,7 |
9,5 |
7,7 |
9,2 |
TOTALE
|
||||
|
1997 |
4.364 |
3.939 |
3.274 |
3.921 |
|
2000 |
4.726 |
4.162 |
3.507 |
4.217 |
|
Variazione percentuale |
8,3 |
5,7 |
7,1 |
7,6 |
FONTE:
elaborazioni Centro Studi CONFCOMMERCIO su dati ISTAT
Tali valori se riportati al numero di
componenti delle famiglie evidenziano, comunque, una dinamica pro-capite della
spesa in termini reali meno negativa, in particolare nel Nord, area nella quale
le famiglie sono mediamente meno numerose.
SPESA MEDIA MENSILE PRO CAPITE
Migliaia di lire correnti
|
|
Nord |
Centro |
Sud-Isole |
ITALIA |
ALIMENTARE
|
||||
|
1997 |
311 |
307 |
261 |
292 |
|
2000 |
325 |
283 |
280 |
301 |
|
Variazione percentuale |
4,3 |
-7,8 |
7,1 |
2,8 |
NON ALIMENTARE
|
||||
|
1997 |
1.450 |
1.192 |
854 |
1.183 |
|
2000 |
1.625 |
1.326 |
937 |
1.318 |
|
Variazione percentuale |
12,1 |
11,2 |
9,8 |
11,4 |
TOTALE
|
||||
|
1997 |
1.762 |
1.499 |
1.115 |
1.475 |
|
2000 |
1.950 |
1.609 |
1.217 |
1.619 |
|
Variazione percentuale |
10,7 |
7,3 |
9,2 |
9,7 |
FONTE:
elaborazioni Centro Studi CONFCOMMERCIO su dati ISTAT
Le indicazioni relative al territorio
sottolineano come le differenti dinamiche registrate in termini percentuali
dalla spesa delle famiglie nel periodo 1997-2000, se pure non particolarmente
elevate, abbiano contribuito ad ampliare le disparità già esistenti sia in
termini di livelli, che di composizione della spesa tra le tre macroaree.
A livello generale si rileva come
l’incremento più consistente in termini nominali della spesa per nucleo
familiare si sia riscontrato nel Nord del Paese (8,3%), mentre nel Centro si è
registrata la variazione più contenuta (5,7%), in conseguenza di una sensibile
riduzione della spesa per l’alimentazione, in quanto la componente non
alimentare ha evidenziato una dinamica generalmente positiva ed in linea con
quella del Nord.
Relativamente al Mezzogiorno,
nonostante l’incremento del 7,1% in termini nominali registrato tra il 1997 ed
il 2000, il livello della spesa delle famiglie continua a risultare
significativamente più basso di quello registrato nel resto del Paese, con una
preoccupante tendenza all’ampliamento della forbice.
Ponendo uguale a cento la media
italiana, il valore della spesa media familiare nel Sud, che già nel 1997 era
pari all’83,5%, è sceso nel 2000 all’83,3%.
D’altra parte la spesa delle famiglie
meridionali continua ad essere indirizzata in misura ancora significativa verso
i consumi alimentari, il cui valore è aumentato del 5,1% contro lo 0,8% della
media nazionale, a conferma di condizioni reddituali delle famiglie ancora
distanti da quelle di altre aree del Paese.
In considerazione di queste dinamiche
non omogenee anche la composizione della spesa sostenuta dalle famiglie nelle
diverse aree ha continuato a differenziarsi in misura sempre più rilevante.
Nel Nord, ed in particolare nel Centro,
l’incidenza della spesa alimentare si è ridotta sensibilmente attestandosi su
valori prossimi al 17%, mentre nel Mezzogiorno la quota di consumi alimentari
sul totale si è ridotta di pochi decimi di punto risultando pari al 23%.
SPESA MEDIA MENSILE DELLE FAMIGLIE
Composizione percentuale
|
|
Nord |
Centro |
Sud-Isole |
ITALIA |
ALIMENTARE
|
||||
|
1997 |
17,7 |
20,5 |
23,4 |
19,8 |
|
2000 |
16,7 |
17,6 |
23,0 |
18,6 |
NON ALIMENTARE
|
||||
|
1997 |
82,3 |
79,5 |
76,6 |
80,2 |
|
2000 |
83,3 |
82,4 |
77,0 |
81,4 |
TOTALE
|
||||
|
1997 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
|
2000 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
FONTE: elaborazioni Centro Studi CONFCOMMERCIO su
dati ISTAT
La spesa alimentare
Se si guarda ai
livelli di spesa per nucleo familiare sul versante dell’alimentazione non
sembrano essere presenti elevate differenze a livello territoriale.
Vi sono,
comunque, alcuni elementi che portano a ritenere come anche da questo lato dei
consumi vi siano condizioni non omogenee, situazione che spiega in parte i più
elevati tassi di crescita registrati da questo segmento nel Mezzogiorno
rispetto alla media nazionale.
In particolare,
se si guarda al dato relativo alla spesa sostenuta dal nucleo familiare per
l’alimentazione il Mezzogiorno mostra nel 2000 un livello più elevato del 2%
rispetto al Nord, mentre se si considera il valore pro capite, in
considerazione di un numero di componenti il nucleo familiare sostanzialmente
dissimile, i rapporti di forza appaiono decisamente invertiti con una spesa nel
Sud e nelle isole inferiore del 14% rispetto al Nord.
A questo bisogna
aggiungere che la spesa per i beni alimentari, legata al consumo in casa, non
rappresenta il totale di quanto speso complessivamente dalla famiglia per
l’alimentazione, in quanto l’abitudine a consumare il pasto principale fuori
casa, per motivi di lavoro o scolastici, tende a comprimere l’importo destinato
a questa voce a favore dei «Pasti e consumazioni fuori casa», inclusi nel non
alimentare.
Se si considera
anche la spesa destinata a questa tipologia di consumo le distanze tra il Nord
ed il Sud appaiono ancora più marcate e forniscono un ulteriore elemento per
sottolineare le differenze reddituali che sottostanno ai comportamenti di
consumo delle famiglie sul territorio.
Relativamente ai
consumi alimentari si sottolinea come negli ultimi anni vi sia stata una
sostanziale caduta in valore della spesa nelle regioni del Centro, la cui
dimensione evidenzia la compresenza di un insieme di fattori e comportamenti
che hanno amplificato la naturale tendenza alla compressione di questa voce di
spesa.
Oltre ai fattori
demografici e sociali - aumento dei single, invecchiamento della popolazione,
abitudine a consumare sempre più frequentemente pasti fuori casa e la tendenza
a ridurre i consumi di alcuni prodotti ritenuti meno salutari - vi è da
sottolineare come i dati relativi alla spesa non siano espressione di consumi
in termini quantitativi, ma solo monetari incorporando quindi anche l’effetto
prezzo legato a mutamenti nella qualità dei prodotti acquistati.
In quest’ottica
il sensibile aumento registrato negli ultimi anni del numero di famiglie povere
nel Centro, dal 6,0% del totale del 1997 al 9,7% del 2000, potrebbe aver spinto
molti nuclei familiari, nell’impossibilità di ridurre oltre una certa soglia
questa tipologia di consumo, a sostituire prodotti di più elevata qualità con
altri simili a prezzo più contenuto con un inevitabile effetto sui livelli di
spesa, che potrebbero non riflettere analoghe modifiche quantitative.
Analizzando la
composizione della spesa alimentare nelle diverse aree del Paese si riscontra
un rallentamento della spesa per i prodotti ritenuti meno salutari, a fronte di
una crescita del consumo di pesce, frutta e ortaggi e bevande, e si evidenziano
alcune differenze, anche sensibili, dal lato delle abitudini delle famiglie.
Diversità che in
molti casi sono da imputarsi a tradizioni alimentari ben radicate e che,
nonostante anche in questo campo stia avvenendo una omologazione, stentano ad
annullarsi.
Significativo in
questo senso appare il caso del pesce, per il quale, pur in un contesto di
generalizzato aumento sul territorio, la spesa sostenuta mediamente dalle
famiglie del meridione è di quasi il 25% superiore rispetto alla media italiana
e di quasi il 60% nei confronti di quella del Nord.
Tale situazione
non sembra imputabile ad un effetto sostituzione nei confronti della carne, in
quanto il Sud e le isole sono l’unica area dove l’incidenza della spesa per
questo capitolo ha mostrato un aumento negli ultimi anni, risultando nel 2000
del 6% più elevata rispetto alla media nazionale.
Presumibilmente
il più elevato consumo di questi prodotti nel Mezzogiorno è da ricondursi,
oltre che ad un numero di componenti la famiglia più elevato, anche alla minore
abitudine a consumare il pasto principale fuori casa.
Relativamente
alla carne si sottolinea, inoltre, come la significativa tendenza alla
riduzione della spesa tra il 1997 ed il 2000 nel Nord e nel Centro non possa
essere riconducibile ad un drastico ridimensionamento degli ultimi mesi del
2000 collegato all’insorgere di casi di BSE, in quanto la tendenza a ridurre la
spesa, e presumibilmente i quantitativi consumati, era già evidente nel ’99.
SPESA MEDIA MENSILE DELLE FAMIGLIE
Migliaia di lire correnti
|
|
1997 |
2000 |
||||||
|
|
Nord |
Centro |
Sud-Isole |
Italia |
Nord |
Centro |
Sud-Isole |
Italia |
|
Pane
e cereali |
134 |
128 |
122 |
129 |
137 |
119 |
126 |
130 |
|
Carne |
178 |
200 |
180 |
183 |
175 |
178 |
193 |
181 |
|
Pesce |
47 |
67 |
73 |
59 |
52 |
67 |
84 |
67 |
|
Latte
formaggi e uova |
112 |
105 |
108 |
109 |
113 |
96 |
109 |
109 |
|
Olii
e grassi |
35 |
40 |
39 |
38 |
33 |
29 |
32 |
30 |
|
Patate
frutta e ortaggi |
131 |
141 |
125 |
131 |
138 |
128 |
133 |
135 |
|
Zucchero,
caffè e drogheria |
59 |
59 |
60 |
59 |
61 |
50 |
63 |
59 |
|
Bevande |
74 |
69 |
60 |
69 |
78 |
67 |
67 |
72 |
|
ALIMENTARI E
BEVANDE |
771 |
807 |
768 |
777 |
787 |
733 |
807 |
783 |
|
Tabacchi |
37 |
39 |
40 |
38 |
38 |
38 |
42 |
38 |
|
Abbigliamento
e calzature |
275 |
249 |
254 |
263 |
284 |
271 |
281 |
279 |
|
Abitazione |
998 |
909 |
627 |
858 |
1.095 |
1.008 |
673 |
941 |
|
Combustibili
ed energia |
217 |
181 |
141 |
185 |
227 |
187 |
147 |
194 |
|
Mobili,
elettrodomestici e servizi per la casa |
280 |
260 |
285 |
278 |
331 |
283 |
298 |
312 |
|
Sanità |
202 |
161 |
128 |
170 |
203 |
146 |
123 |
164 |
|
Trasporti |
676 |
566 |
467 |
586 |
755 |
658 |
480 |
645 |
|
Comunicazioni |
83 |
84 |
71 |
79 |
99 |
100 |
91 |
97 |
|
Istruzione |
63 |
51 |
59 |
59 |
52 |
58 |
56 |
55 |
|
Tempo
libero, cultura e giochi |
237 |
213 |
158 |
206 |
260 |
225 |
172 |
224 |
|
Altri
beni e servizi |
525 |
418 |
278 |
422 |
595 |
454 |
337 |
485 |
|
- Pasti e consumazioni
fuori casa |
142 |
113 |
68 |
112 |
153 |
128 |
78 |
124 |
|
NON ALIMENTARI |
3.592 |
3.132 |
2.506 |
3.144 |
3.939 |
3.429 |
2.700 |
3.434 |
|
TOTALE CONSUMI |
4.364 |
3.939 |
3.274 |
3.921 |
4.726 |
4.162 |
3.507 |
4.217 |
FONTE:
elaborazioni Centro Studi CONFCOMMERCIO su dati ISTAT
Tra
il 1997 ed il 2000 le famiglie italiane hanno aumentato la quota di spesa
destinata all’acquisto di prodotti non alimentari, passando dall’80,2%
all’81,4%.
Nel
2000, la spesa media mensile familiare per questa tipologia di beni ha superato
3 milioni e 400 mila lire, con un incremento cumulato rispetto al 1997 del
9,2%.
Si
tratta di un incremento superiore di circa 3 punti percentuali alla dinamica
dei prezzi intercorsa nello stesso periodo, lasciando supporre che la crescita
si è tradotta in un aumento delle quantità vendute ad un ritmo, non certo
elevato, di circa lo 0,9% annuo.
Come
già evidenziato per il comparto alimentare, la componente demografica influenza
notevolmente i comportamenti di spesa delle famiglie anche nel segmento non food, spiegando le differenze che si
registrano tra le diverse aree territoriali.
Volendo
ricorrere ad una metafora, se si ipotizza che certe fonti statistiche, come la
contabilità nazionale, misurano il diametro della «torta» dei consumi e come
esso varia nel tempo, mentre altre indicano quanti nuclei familiari o quante
persone si ritagliano una fetta di quella torta, il confronto tra la velocità a
cui cresce il diametro della torta e il ritmo a cui invece variano i nuclei
familiari fa capire se, in termini pro
capite, il benessere di un nucleo familiare o dei suoi componenti, misurato
dalla spesa per i consumi, aumenti, diminuisca o resti stazionario.
Dall’indagine
sui “consumi delle famiglie” effettuata annualmente dall’ISTAT emerge come la
spesa media non alimentare di una famiglia del Mezzogiorno sia cresciuta tra il
1997 ed il 2000 del 7,7%, ben due punti percentuali meno che nel Centro-Nord.
Se
quindi nel 1997 la famiglia media residente nel Sud e nelle Isole spendeva in
prodotti non alimentari poco più di 2 milioni e 500 mila lire al mese, cioè
circa il 20% in meno della media nazionale e oltre il 30% in meno di una
famiglia del Nord, nel 2000 questo divario si è allargato a causa della minor
velocità di crescita dei consumi nelle regioni meridionali.
Con
2 milioni e 700 mila lire di spesa media mensile non alimentare, la famiglia
del Mezzogiorno si colloca ora ad un livello di quasi il 22% inferiore alla
media nazionale e di quasi il 32% più basso rispetto a quello di una famiglia
delle regioni settentrionali.
Alla
base di questa forbice, che sembra destinata ad allargarsi col permanere delle
attuali tendenze, vi è non solo una minor dinamicità nella spesa delle famiglie
per le note ragioni connesse al minor reddito disponibile – prime fra tutte un
basso tasso di occupazione regolare o, per converso, un elevato livello di
disoccupazione e una estesa diffusione di occupazione irregolare,
caratterizzata da retribuzioni decisamente inferiori rispetto agli standard
contrattuali e delle aree territoriali del Centro-Nord – ma anche una dinamica
demografica insufficiente a far crescere in modo soddisfacente il diametro
della «torta» dei consumi, al punto che le singole fette che spettano a ciascuna
famiglia residente al Sud sono più piccole di quelle delle famiglie del Nord e
del Centro.
In
termini quindi di destinazione della spesa per categoria di consumo, le regioni
meridionali sono rimaste pressoché immobili nel periodo considerato, destinando
il 77,0% della spesa complessiva, appena 4 decimi in più del 1997, all’acquisto
di servizi e prodotti non alimentari, contro l’83,3% del Nord e l’82,4% del
Centro, che invece migliorano, rispettivamente, di un punto e tre punti.
Le
tre voci più «pesanti», cioè spese per canone di locazione e/o mutuo, trasporti
(acquisto di veicoli, spese di manutenzione, uso dei servizi pubblici) e altri
beni e servizi (prodotti e servizi per la cura della persona, assicurazioni
vita e sanitarie, alberghi, viaggi organizzati e pasti e consumazioni fuori
casa), hanno superato nel 2000 il 49% della spesa non alimentare, oltre un
punto e mezzo in più rispetto al 1997.
Si
tratta di tipologie di spesa strettamente legate al livello del reddito, come
evidenzia il fatto che mentre nelle regioni del Nord sfiorano il 52% del totale
non alimentare, nel Mezzogiorno si attestano al 42,5%, con un divario che si è
allargato di oltre un punto rispetto alla situazione del 1997.
Il
gap appare ancor più evidente in
termini di capacità di spesa.
Nel
Mezzogiorno, la spesa media mensile familiare per l’abitazione è stata nel 2000
di poco superiore alle 670 mila lire, contro circa 1 milione e 100 mila lire
del Nord, quasi il 39% in più. Tale differenza è spiegabile non solo con
livelli reddituali più bassi, ma anche con una percentuale di famiglie
meridionali quasi doppia rispetto al Nord cui è concessa un’abitazione in uso
gratuito, e con un mercato degli affitti più ristretto, essendo circa il 18% le
famiglie del Mezzogiorno che vivono in affitto o subaffitto, contro circa il
21% del Nord.
Per
i trasporti, il livello di spesa del Sud e delle Isole è inferiore di oltre il
36% a quello del Nord, ampliando il divario di oltre 5 punti rispetto al 1997 e
addirittura inferiore di oltre il 43% nel caso dei livelli di spesa per altri beni e servizi.
In
questo aggregato, oltre un quarto della spesa è rappresentato dalla voce “pasti
e consumazioni fuori casa”, relative a consumazioni presso pubblici esercizi
(ristoranti, bar), mense e tavole calde, queste ultime connesse all’attività
lavorativa e scolastica.
Nelle
regioni meridionali le famiglie dedicano mensilmente a questa tipologia di
spesa poco meno di 80 mila lire, contro le 153 mila lire delle regioni del
Nord, ben il 49% in meno, spiegabile sia con un insufficiente livello dei
servizi scolastici, sia più in generale con il minor numero di occupati in
grado di produrre un reddito da lavoro.
Tra
le altre voci di rilievo della spesa non alimentare spiccano quelle per
abbigliamento e calzature e per mobili ed elettrodomestici, anche se le
dinamiche dei due comparti evidenziano una variabilità territoriale piuttosto
marcata.
Se
infatti tra il 1997 ed il 2000 il divario Nord-Sud per la spesa in articoli di
abbigliamento e calzature si è quasi annullato, con una capacità di spesa del
Mezzogiorno inferiore a quella del Nord di appena l’1%, migliorando di quasi
sei punti percentuali nel periodo, al contrario nel caso di beni durevoli,
casalinghi ed altri articoli per la casa la forbice si è notevolmente ampliata.
In
termini cumulati, nel periodo 1997-2000, la spesa media mensile al Nord per
mobili ed elettrodomestici è cresciuta del 18,4%, contro il 4,6% del
Mezzogiorno. Il livello di spesa della famiglia meridionale, che nel 1997
risultava superiore addirittura di quasi il 2% rispetto a quello del Nord, nel
2000 è fortemente peggiorato mostrandosi inferiore di quasi il 10%,
probabilmente per una insufficiente dinamica del reddito delle famiglie,
trattandosi di beni con un prezzo unitario molto elevato.
Da
evidenziare, infine, il più elevato livello di spesa per l’istruzione (testi
scolastici, tasse e rette) nel Mezzogiorno rispetto al Nord, circa l’8% in più
nel 2000, mentre era inferiore del 6,5% nel 1997, imputabile essenzialmente al
permanere di una quota di persone in età scolare molto più elevata nelle
regioni del Sud e delle Isole.
Al
contrario, la spesa per servizi sanitari e salute evidenzia tendenze
demografiche di tipo opposto.
La
presenza di un maggior numero di anziani residenti nelle aree del Nord determina
un livello di spesa più elevato, ed il differenziale tra le ripartizioni
geografiche si è mantenuto quasi stabile nel periodo considerato.
Ogni
mese una famiglia del Nord spende per l’acquisto di medicinali e per visite
mediche generiche e specialistiche oltre 203 mila lire, contro le quasi 123
mila di una famiglia del Mezzogiorno.
In
realtà, su tali livelli di spesa incide anche il diverso regime di assistenza
sanitaria adottato dalle regioni, in quanto il numero di prestazioni garantito
dal servizio sanitario nazionale è in alcune regioni del Nord inferiore a
quelle delle regioni meridionali.