1. L'EVOLUZIONE STRUTTURALE DEL COMMERCIO
1.1. IL COMMERCIO NEI CENSIMENTI ISTAT 1991 - 2001
La disponibilità dei primi risultati del Censimento delle attività economiche, condotto dall’Istat nel 2001, offre la possibilità di fare una prima fotografia della struttura produttiva del nostro Paese, con particolare riferimento al si stema commerciale permettendo un confronto con la situazione registrata nel 1991 per cogliere le differenze intervenute nel corso degli ultimi 10 anni.
Occorre tener presente, tuttavia, che il settore del commercio viene considerato nel suo complesso per cui il dato generale sulle unità local i e sugli addetti riporta l'andamento dei seguenti comparti: commercio, manutenzione e riparazione di autoveicoli e motocicli; commercio all'ingrosso e intermediari del commercio; commercio al dettaglio alimentare e non in sede fi ssa, commercio per corrispondenza, commercio ambulante (su aree pubbliche); riparazioni di beni.
Nel 2001 il numero di imprese operanti nei tre macro-settori dell'industria, del commercio e dei servizi è aumentato del 6,9% rispetto a dieci anni fa con un incremento di addetti pari al 4,4%, ma in tale contesto i settori di attività economica hanno segnato andamenti molto diversificati.
UNITà LOCALI PER SETTORE DI ATTIVITà ECONOMICA
(variazioni % 2001/1991)
|
UNITA' LOCALI DELLE IMPRESE |
UNITA' LOCALI DELLE ISTITUZIONI |
TOTALE |
|||
|
industria
|
commercio
|
altri servizi |
|||
| Nord-Ovest |
-11,8 |
-3,5
|
29,1
|
28,8
|
6,5
|
| Nord-Est |
-6,4 |
-2,9
|
16,1
|
30,2
|
4,5
|
| Centro |
0,1 |
-0,3
|
30,2
|
21,1
|
10,8
|
| Sud |
9,4
|
-3,0
|
21,8
|
4,1
|
7,5
|
| Isole |
5,8 |
-8,3
|
17,6
|
20,9
|
4,3
|
| ITALIA |
-3,6
|
-3,2
|
23,9
|
21,7
|
6,9
|
La tendenza dell’economia italiana è quella della terziarizzazione che si è manifestata con un incremento sia in termini di imprese (+23,9% dal ’91 al 2001) che di addetti (+24,7%) del settore "altri servizi", mentre per l'industria vi è stato un forte ridimensionamento nel corso del decennio sia in termini di unità locali (-3,6%) che di addetti (-9,6%).
Per quanto riguarda il commercio il Censimento 2001 ha rilevato 1.334.791 unità locali e oltre 3 milioni e 300 mila addetti e ha registrato rispetto al Censim ento 1991 un calo delle unità locali del 3,2% a fronte di un lieve aumento degli addetti (+0,9%), riflettendo in questo andamento i profondi processi di ristrutturazione e concentrazione degli esercizi che hanno interessato sia il dettaglio che l'ingrosso conseguenti al nascere di nuovi modelli di consumo e di un andamento non molto brillante della domanda di consumi da parte delle famiglie.
ADDETTI PER SETTORE DI ATTIVITà ECONOMICA
(variazioni % 2001/1991)
|
ADDETTI ALLE U.L. DELLE IMPRESE |
ADDETTI ALLE U.L. DELLE ISTITUZIONI |
TOTALE |
|||
|
industria
|
commercio
|
altri servizi |
|||
| Nord-Ovest |
-13,4 |
1,9
|
23,4
|
14,3
|
2,0
|
| Nord-Est |
-3,4 |
5,6
|
29,3
|
12,8
|
8,5
|
| Centro |
-9,4 |
-0,5
|
21,7
|
5,7
|
3,9
|
| Sud |
-9,3
|
-1,3
|
32,1
|
5,7
|
5,7
|
| Isole |
-14,9 |
-6,3
|
11,1
|
13,0
|
1,4
|
| ITALIA |
-9,6
|
0,9
|
24,7
|
9,9
|
4,4
|
Analizzando i dati della diffusione territoriale delle imprese del commercio, si registra una particolare concentrazione nell’Italia nord-occidentale (26,4%) dove è impiegato circa il 31% degli occupati totali del settore, rispetto al 1 9,7% del Nord-Est, al 20,6% del Centro e al 33,4% delle regioni meridionali; queste ultime si caratterizzano per la presenza di imprese di piccole dimensioni con un numero medio di addetti per unità locale pari a due, mentre nel Nord tale valore sale a 3 unità.
L’andamento nel corso del decennio in termini di imprese e addetti del commercio evidenzia significative diversità a livello di macro-aree.
Mentre nel Nord si registra una perdita di imprese (-3,5% nel Nord-Ovest e -2,9% nel Nord-Est) e contemporaneamente un aumento di occupazione (+1,9% nel Nord-Ovest e +5,6% nel Nord-Est), nel Sud diminuiscono sia le imprese che gli addetti. L'andamento del Nord è connesso alla profonda ristrutturazione del sistema distributivo dell'area dove la chiusura di un numero elevato di piccole imprese al dettaglio è stata affiancata da aperture di strutture di grandi dim ensioni che hanno comportato un aumento dei lavoratori dipendenti .
A livello regionale la maggioranza delle realtà locali è caratterizzata dalla contrazione della consistenza degli esercizi commerciali nel decennio in esame, con valori anche molto elevati come nel caso della Sicilia, dove il calo delle unità locali è stato del –9,7% pari a oltre 10 mila imprese in meno; fanno ecc ezioni il Trentino Alto Adige (+4,9%), il Veneto (+1,1%), le Marche (+2,6%), il Lazio (4,2%) e la Puglia (+0,2%).
In termini di addetti, incrementi significativi nel settore commerciale si rilevano in molte regioni del Nord: è il caso del Veneto che mostra nel decennio un incremento di oltre 24 mila unità lavorative (+8,4%), della Lombardia con un aumento di quasi 18 mila unità (+2,8%) e dell’Emilia Romagna con un crescita di quasi 13 mila unità (+4,4%); viceversa la Sicilia si distingue per una contrazione di occupazione settoriale di oltre 20 mila unità (-9,3%).
1. 2. LA RETE DEGLI ESERCIZI AL DETTAGLIO IN SEDE FISSA NEL 2001
In attesa di poter utilizzare i risultati definitivi dell' 8° Censimento dell'Industria e dei Servizi che hanno un maggiore livello di disaggregazione delle attività ecoomiche rispetto a quello disponibile ad oggi, è possibile avere un quadro della consistenza attuale degli esercizi al dettaglio in sede fissa prendendo in considerazione i dati dell'Osservatorio Nazionale del Commercio presso il Ministero delle Attività produttive.
Alla fine del 2001 la rete commerciale era costituita da 619.518 esercizi, se a questo aggregato si aggiungono anche i distributori di carburante, le farmacie , le rivendite di tabacco e altri generi di monopolio il numero degli esercizi sale a 725.444 unità.
LA RETE DISTRIBUTIVA AL DETTAGLIO IN SEDE FISSA
PER SETTORE MERCEOLOGICO
Anno 2001
Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati Osservatorio Nazionale del Commercio
Dal punto di vista merceologico il peso dell'alimentare supera nel complesso di poco il 30%, ripartendosi per il 18,6% tra gli esercizi specializzati e per il 12,5% tra gli esercizi non specializzati a prevalenza alimentare che comprendono tipologie quali le superette, discount, supermercati, iper.
Nel non alimentare un settore molto consistente è rappresentato dalla voce abbigliamento e calzature con una quota pari al 25,5% del totale, mentre la voce "altri esercizi non alimentari" pesa per il 30% sul totale comprendendo settori diversificati tra i quali articoli medicali e ortopedici, cosmetici e profumeria, ferramenta, giardinaggio, articoli di seconda mano.
La suddivisione degli esercizi da un punto di vista territoriale evidenzia una diffusione molto capillare nelle regioni del Sud e nelle Isole ( 42,1%), rispetto al Nord (38,8%) e al Centro (19,1%), per quasi tutte le principali categorie merceologiche ad eccezione del comparto dell'abbigliamento, tessile e calzature i cui punti vendita sono maggiormente numerosi nelle regioni del Nord (41,8%).
CONSISTENZA DELLA RETE DISTRIBUTIVA AL DETTAGLIO IN SEDE FISSA Anno 2001
|
Esercizi non specializz.,
prevalenza alimentare (1) |
Esercizi non specializz..
prevalenza non alimentare (2) |
Alimentari e bevande (3) | Abbigliam tessile e calzature (4) | Mobili, casalinghiilluminaz. | Elettrodomestici radio-TV dischi | Altri esercizi non alimentari (5) | Non classif. (6) | TOTALE (7) | |
| Nord-Ovest |
17.124 |
1.518
|
24.225 |
36.549 |
10.319 |
5.083 |
41.625 |
1.357 |
137.800 |
| Nord-Est |
12.369 |
672
|
16.471 |
29.492 |
7.309 |
3.721 |
31.842 |
615 |
102.491 |
| Centro |
13.878 |
2.037
|
20.062 |
30.060 |
8.786 |
4.489 |
36.766 |
2.289 |
118.367 |
| Sud |
33.918 |
2.546
|
54.749 |
61.955 |
20.211 |
10.542 |
75.085 |
1.854 |
260.860 |
| ITALIA |
77.289 |
6.773
|
115.507 |
158.056 |
46.625 |
23.835 |
185.318 |
6.115 |
619.518 |
(1) Questa voce comprende: iper, supermercati, minimercati, commercio di prodotti surgelati.
(2) Questa voce comprende: grandi magazzini e altri esercizi non specializzati.
(3) Questa voce comprende: Frutta e verdura, Carne e prodotti a base di carne, Pesci, crostacei, molluschi, Pane, pasticceria, dolciumi, Bevande (vini, olii, birra ed altre), Altri esercizi specializzati alimentari.
(4) Questa voce comprende: Prodotti tessili e biancheria, Abbigliamento e accessori, pellicceria, Calzature e articoli in cuoio.
(5) Questa voce comprende: Articoli medicali e ortopedici, Cosmetici e articoli di profumeria, Ferramenta vernici giardinaggio sanitari, Altri esercizi specia lizzati non alimentari, Articoli di seconda mano.
(6) Questa voce comprende gli esercizi di vendita che non hanno indicato la specializzazione di vendita.
(7) Il totale non comprende le seguenti tipologie di esercizi: Carburanti, Tabacco e altri generi di monopolio, Farmacie, libri, giornali, cartolerie.
Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati Osservatorio Nazionale del Commercio
Il dualismo Nord/Sud nel differente livello di concentrazione dei punti vendita emerge, ad esempio, nel comparto degli esercizi specializzati alimentari che n el Mezzogiorno rappresentano il 47,7% del totale del comparto o per quanto riguarda quelli non specializzati a prevalenza alimentare (44% del totale nazionale), anche se vanno tenuti presenti i diversi contesti demografici e territoriali che influiscono nella localizzazione e sviluppo di tali esercizi.
Anche il rapporto tra il numero degli esercizi e la popolazione fa emergere livelli di densità differenziati tra regione e regione relativamen te alle varie specializzazioni merceologiche, riproponendo nel complesso delle ripartizioni le caratteristiche precedentemente accennate.
CONSISTENZA DELLA RETE DISTRIBUTIVA AL DETTAGLIO IN SEDE FISSA - Numero p.v. per 10 mila abitanti
Anno 2001
|
Esercizi non specializ. prevalenza alimentare (1) |
Esercizi non specializ. prevalenza non alimentare (2) | Alimentari e bevande (3) | Abbigliam tessile e calzature (4) | Mobili, casalinghiilluminaz. | Elettrodomestici radio-TV dischi | Altri esercizi non alimentari (5) | Non classif. (6) | TOTALE (7) | |
| Nord-Ovest |
11,3
|
1,0
|
16,0 |
24,1 |
6,8 |
3,4 |
27,5 |
0,9 |
90,9 |
| Nord-Est |
11,6
|
0,6
|
15,4 |
27,6 |
6,8 |
3,5 |
29,8 |
0,6 |
96,0 |
| Centro |
12,4
|
1,8
|
18,0 |
26,9 |
7,9 |
4,0 |
32,9 |
2,1 |
106,1 |
| Sud |
16,3
|
1,2
|
26,3 |
29,7 |
9,7 |
5,1 |
36,0 |
0,9 |
125,1 |
| ITALIA |
13,4
|
1,2
|
20,0 |
27,3 |
8,1 |
4,1 |
32,0 |
1,1 |
107,1 |
Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati Osservatorio Nazionale del Commercio
Nel comparto degli alimentari e bevande la regione con il più alto numero di esercizi ogni 10 mila abitanti è la Campania (32,4), seguita da Sardegna (28) e Liguria (26,6), a cui si contrappongono la Lombardia (13,7), il Trentino A.A. (14) e l'Umbria (14,7).
Nel campo del tessile abbigliamento Valle d'Aosta, Campania e Liguria presentano la densità maggiore (rispettivamente 35 punti vendita ogni 10 mila abitanti, 33,2 e 32,8) mentre Lombardia, Trentino A.A. e Piemonte quella più bassa (rispettivamente 21,9, 25,2 e 25,3).
Riguardo i punti vendita di mobili e casalinghi i valori più alti della densità sono tutti registrati nelle regioni del Sud particolarmente in Calabria (11,6) , Basilicata (10,7) e Campania (10,5) molto distanti, ad esempio, dai valori del Trentino A.A. (6), Lombardia (6,3) ed Emilia Romagna (6,6).
Il confronto tra i dati dell'Osservatorio Nazionale del Commercio e quelli del Censimento 1991 (pur nella diversità delle fonti) conferma una rete commerciale in trasformazione, come già emerso dalla precedente analisi fra i dati censuar i per macro-settori.
Nel corso di 10 anni, infatti, il sistema distributivo ha assunto caratteristiche diverse indotte dal rallentamento della domanda per consumi da parte delle famiglie, dai nuovi orientamenti dei consumatori, dallo sviluppo di nuovi formule di vendita, dal modificarsi del quadro normativo di riferimento.
Tutti elementi che hanno immesso nel sistema fattori di crisi e di trasformazione, hanno accelerato processi di efficienza e di competitività in tutti i canali di vendita con conseguente ridimensionamento del numero delle imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni.
Il ridimensionamento dal punto di vista strutturale è stato significativo: rispetto al 1991, lo stock degli esercizi in sede fissa (esclusi i carburanti) risulta diminuito di circa 60 mila unità (-7,8%), sinte si di un calo generalizzato di diversi comparti merceologici soprattutto nel settore alimentare.
Sono stati proprio gli esercizi specializzati alimentari, ovvero i piccoli punti vendita a conduzione familiare, unilocalizzati, con un raggio d'azione a livello di vicinato, a registrare nel complesso la variazione negativa più consistente (-23,8%) che ha raggiunto valori più elevati per quanto riguarda la voce "altro commercio al dettaglio alimentare" (-33,6%), il commercio di bevan de (-31,2%), i negozi di frutta e verdura e le macellerie (rispettivamente -26% e -25%); in controtendenza gli esercizi che vendono pesce e crostacei che pres entano una dinamica positiva (+8,1%).
EVOLUZIONE DEGLI ESERCIZI DEL COMMERCIO AL DETTAGLIO IN SEDE FISSA – (Variazione %)
|
2001/1991 |
|
| Commercio al dettaglio in esercizi non specializzati |
-8,4
|
| Con prevalenza di prodotti alimentari |
-13,1
|
| Con prevalenza di prodotti non alimentari |
139,6
|
| Commercio al dettaglio di prodotti alimentari in esercizi specializzati |
-23,8
|
| Commercio al dettaglio di frutta e verdura |
-26,0
|
| Commercio al dettaglio di carne e prodotti a base di carne |
-25,0
|
| Commercio al dettaglio di pesci, crostacei e molluschi |
8,1
|
| Commercio al dettaglio di pane, pasticceria e dolciumi |
-23,2
|
| Commercio al dettaglio di bevande (vini, oli, birra ed altre bevande) |
-31,2
|
| Commercio al dettaglio di prodotti del tabacco e altri generi di monop. |
-12,2
|
| Altro commercio al dettaglio di prodotti alimentari |
-33,6
|
| Commercio al dettaglio di prodotti farmaceutici, articoli di profumeria |
10,5
|
| Farmacie |
4,4
|
| Commercio al dettaglio di articoli medicali e ortopedici |
9,6
|
| Commercio al dettaglio di cosmetici e articoli di profumeria |
15,6
|
| Commercio al dettaglio di altri prodotti in esercizi specializzati |
-2,2
|
| Commercio al dettaglio di tessili |
-6,6
|
| Commercio al dettaglio di articoli di abbigliamento |
-4,5
|
| Commercio al dettaglio di calzature e articoli in cuoio |
-17,1
|
| Commercio al dettaglio di mobili e articoli di illuminazione |
-0,7
|
| Commercio al dettaglio di elettrodomestici, apparecchi radio e televisori |
-7,0
|
| Commercio al dettaglio ferramenta, colori e vernici, vetro |
-12,0
|
| Commercio al dettaglio di libri, giornali, riviste e articoli di cartoleria |
7,0
|
| Commercio al dettaglio di altri prodotti in esercizi specializzati |
5,4
|
| Commercio al dettaglio di articoli di seconda mano |
-36,0
|
| TOTALE |
-7,8
|
Più attenuato il calo degli esercizi non specializzati a prevalenza alimentare (-13,1%), ma bisogna tener conto che il comparto è costituito da diverse tipologie di vendita alcune delle quali (supermercati, iper) hanno registrato un'espansione maggiore rispetto ad altre (minimercati, negozi di prodotti surgelati).
Nel comparto non alimentare si distinguono settori molto più dinamici di altri. Nel primo gruppo ci sono gli esercizi non specializzati (+140%), categoria che comprende punti vendita di medio/grande dimensione tra cui i grandi magazzini, ma anche i negozi di articoli medicali e ortopedici (+9,6%), i negozi di cosme si e profumeria (15,6%), i punti vendita di libri, giornali e cartoleria (+7%); nel secondo gruppo va sottolineato il ridimensionamento degli esercizi di calz ature (-17,1%), di ferramenta (-12%), i negozi di elettrodomestici (-7%), i negozi di tessili (-6,6%) e dell'abbigliamento (-4,5%).
CONSISTENZA DEI PUNTI VENDITA AL DETTAGLIO IN SEDE FISSA
Numero di negozi ogni 10 mila abitanti
Anno 2001
COMMERCIO SPECIALIZZATO DI GENERI ALIMENTARI (1)
ABBIGLIAMENTO, TESSILE E CALZATURE (2)
MOBILI, CASALINGHI ED ILLUMINAZIONE
ELETTRODOMESTICI, RADIO TV,
DISCHI E STRUMENTI MUSICALI (3)
TOTALE PUNTI VENDITA AL DETTAGLIO (4)
NOTE:
(1) Questa voce comprende: Frutta e verdura, Carne e prodotti a base di carne, Pesci, crostacei, molluschi, Pane, pasticceria, dolciumi, Bevande (vini, olii, birra ed altre), Altri esercizi specializzati alimentari.
(2) Questa voce comprende: Prodotti tessili e biancheria, Abbigliamento e accessori, pellicceria, Calzature e articoli in cuoio.
(3) Questa voce comprende: Articoli medicali e ortopedici, Cosmetici e articoli di profumeria, Ferramenta vernici giardinaggio sanitari, Altri esercizi specia lizzati non alimentari, Articoli di seconda mano.
(4) Il totale comprende: Esercizi non specializzati prevalenza alimentare, Esercizi non specializzati prevalenza non alimentare e gli esercizi di vendita che non hanno indicato la specializzazione di vendita. Esclude invece le seguenti tipologie di esercizi: Carburanti, Tabacco e altri generi di monopolio, Farmacie, libri, giornali, cartolerie.
Fonte: elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati Osservatorio Naz. del Commercio
2. LE DINAMICHE ECONOMICHE E IMPRENDITORIALI DEL COMMERCIO NEL 2001
2.1 I RISULTATI ECONOMICI
Un breve cenno ai risultati economici realizzati dal settore commercio nel 2001 ci consente di valutare meglio le dinamiche imprenditoriali descritte nel para grafo successivo.
L'attività relativa al 2001 del settore commercio nel suo complesso ha registrato un tasso di crescita molto contenuto in quanto l'incremento del valore aggiunto in termini reali, valutato al costo dei fattori, è stato pari all'1,6%, un risultato mediocre se confrontato con quello realizzato nel 2000 (+3,8%).
Sul settore si è riflessa un'evoluzione modesta dei consumi in quanto nella media del 2001 la crescita della spesa delle famiglie è stata in termini reali pari all’1,1%.
Hanno condizionato questo risultato sia un andamento contenuto delle dinamiche dei redditi su cui hanno pesato i risultati negativi delle borse, dove molte famiglie avevano riversato i propri risparmi, sia un livello ancora elevato di tassazione, come anche le prospettive di sviluppo modeste con le conseguenti preoccupazioni circa la tenuta dei raggiunti livelli occupazionali.
A ciò si aggiungano anche gli effetti del processo di trasformazione che sta interessando la struttura dell'offerta in tutte le sue componenti (ingrosso, dettaglio) e che incide sui processi organizzativi e sulle strategie di sviluppo delle imprese.
Dal punto di vista dell'occupazione il 2001 si è chiuso con un bilancio positivo in quanto le unità di lavoro totali sono aumentate dell'1,5% rispetto all'anno precedente (55 mila in più).
La scomposizione dei dati secondo la posizione professionale evidenzia, tuttavia, un'andamento differenziato tra la componenete dipendente che cresce del 3,5% (circa 64 mila occupati in più rispetto al 2000) e la componente autonoma dove la perdita di occupati è stata pari a -0,5%.
Deludente per le imprese del commercio al dettaglio l'andamento del fatturato che nella media dell'anno, secondo quanto rilevato mensilmente dall'Istat, ha registrato nel complesso una variazione negativa pari a -0,5% rispetto al 2000.
Il dato è la sintesi di una situazione particolarmente negativa per le piccole e medie imprese (da 1 a 5 addetti) dove la flessione delle vendite in quantità è stata dell'1,1% e di una dinamica meno brillante rispetto agli anni precedenti per la grande distribuzione (imprese con oltre 6 addetti).
Quest'ultima componente ha registrato nel complesso una crescita in media d'anno dell'1%, ma al suo interno sono le grandi imprese con oltre 20 addetti che hanno mostrato una crescita significativa del fatturato.
VENDITE IN TERMINI REALI DEL COMMERCIO
(Variazione % sul periodo corrispondente)
|
Gen.'01
|
Feb.
|
Mar.
|
Apr.
|
Mag.
|
Giu.
|
Lug.
|
Ago.
|
Set.
|
Ott.
|
Nov.
|
Dic.
|
Anno 2001
|
|
| Piccole e medie imprese (fino a 5 addetti) |
-1,9
|
-2,3
|
-1,1
|
-1,1
|
-1,2
|
-0,6
|
-1,5
|
0,0
|
-2,1
|
-0,6
|
-0,6
|
-0,7
|
-1,1
|
| Grandi imprese (oltre 6 addetti) | 1,2 |
2,4 |
1,9 |
-0,2 |
-0,6 |
1,2 |
-0,1 |
2,1 |
-1,0 |
2,1 |
1,0 |
2,1 |
1,0
|
| Totale |
-1,0
|
-0,8
|
-0,2
|
-0,9
|
-1,1
|
0,0
|
-1,2
|
0,6
|
-1,7
|
0,2
|
-0,2
|
0,0
|
-0,5
|
Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati ISTAT
2.2 LA VITALITà IMPRENDITORIALE DEGLI ESERCIZI AL DETTAGLIO IN SEDE FISSA
Il 2001 ha registrato nel settore del commercio al dettaglio in sede fissa una dinamicità imprenditoriale diffusa nelle diverse aree del Paese, in particolare nel Mezzogiorno, che ha comportato un incremento della rete, specie nel non al imentare.
In base dei dati dell’Osservatorio Nazionale del Commercio del Ministero delle Attività Produttive, i punti vendita al dettaglio fisso sono cresciuti di 8.447 unità, sintesi di 60.091 iscrizioni e 51.644 cancellazioni. Per oltre il 62% s i è trattato di apertura di unità locali di imprese plurilocalizzate sicuramente già presenti sul territorio, mentre nel restante 38% si è trattato di nuove imprese di piccole e piccolissime dimensioni concentrate esclusivamente al Sud.
Nel paragrafo successivo ( Le nuove aperture nel 2001:un'analisi qualitativa sulla base dei modelli COM ) sono indicate alcune caratteristiche relative alle nuove aperture tratte da un esame delle informazioni contenute nella modulista prevista dal D.Lgs.114/1998.
MOVIMENTAZIONE DELLE IMPRESE DEL COMMERCIO AL DETTAGLIO FISSO
Anno 2001
|
ISCRITTE
|
CANCELLATE |
SALDO
|
|
Sede
|
U. Locale
|
Totale
|
Sede
|
U. Locale
|
Totale
|
Sede
|
U. Locale
|
Totale
|
|
| Nord-Ovest |
7.961 |
4.744 |
12.745
|
9.261 |
3.542 |
12.803
|
-1.300 |
1.202 |
-58
|
| Nord-Est |
5.352 |
4.170 |
9.522
|
6.086 |
3.339 |
9.425
|
-734 |
831 |
97
|
| Centro |
7.971 |
3.710 |
11.681
|
8.076 |
2.834 |
10.910
|
-105 |
876 |
771
|
| Sud |
19.866
|
6.277 |
26.143
|
14.584 |
3.922 |
18.506
|
5.282 |
2.355 |
7.637
|
| ITALIA |
41.150
|
18.901
|
60.091
|
38.007
|
13.637
|
51.644
|
3.1433
|
5.264
|
8.447
|
Prosegue così la tendenza espansiva del settore che ha avuto inizio a partire dal 1999 (+528 unità) per toccare il suo culmine nel 2000 (+12.562 unità).
La crescita ha interessato soprattutto le regioni del Mezzogiorno a cui va attribuito oltre il 90% del saldo registrato nel 2001 e dove è si è maggiormente concentrata la nascita di piccole aziende (sedi di impresa) contrariamente a quanto è avvenuto nel resto del Paese. Tale fenomeno probabilmente è riconducibile alla precaria situazione del mercato del lavoro locale e alla opportunità che il commercio ancora offre come sbocco occupazionale, anche se questi dati non aiutano a capire la reale quali tà imprenditoriale di queste iniziative.
La graduatoria regionale in base ai saldi registrati al 2001 vede, infatti, ai primi cinque posti tutte regioni del Sud (Campania, Puglia, Sicilia, Calabria e Sardegna) con saldi positivi di una certa entità, mentre Lombardia, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna occupano gli ultimi posti in graduatoria denunciando gli unici saldi negativi, imputabili però solo all'andamento negativo delle sedi di impresa che, per Lombardia e Friuli, non si è interrotto dal 1999.
SALDI
Anni 2000-2001
Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati Osservatorio Nazionale
del Commercio
Il calcolo di due indici quali il tasso di crescita (ossia il rapporto cha ha al numeratore il saldo iscrizioni/cessazioni e al denominatore la consistenza dei punti vendita) e il tasso di ricambio (ossia il rapporto che ha al numeratore la somma delle iscrizioni e delle cessazioni e al denominatore la consistenza dei punti vendita) chiarisce meglio gli andamenti territoriali.
I tassi di crescita dimostrano che è il Sud ad avere ormai da tempo una dinamica imprenditoriale p iù accentuata con regioni come la Calabria (+3,9% nel 2001 e +3,2% nel 2000), la Puglia (+3,1% nel 2001 e +2,8% nel 2000) e la Campania (+3% nel 2001 e +6,1% nel 2000) ai primi posti della graduatoria regionale con valori sono molto sup eriori alla media italiana; nelle altre regioni, la situazione più critica si è registrata in Lombardia (-0,9%), Friuli V.G. (- 0,3%) ed Emilia Romagna (- 0,2 %) che occupano gli ultimi posti con un valore negativo, mentre le altre regioni del Centro-Nord hanno registrato tassi al di sotto del dato nazionale.
TASSI DI CRESCITA: Anni 2000-2001
Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati Osservatorio Nazionale del. Commercio
La disaggregazione a livello provinciale dei tassi di crescita evidenzia alcune situazioni in controtendenza: da un lato Prato e Aosta che rientrano tra le pr ime venti provincie con tassi di crescita positivi, dall’altro Caltanisetta che risulta tra le ultime venti provincie con un tasso di crescita negativo (-0,3% ).
GRADUATORIA IN ORDINE DECRESCENTE DEI TASSI DI CRESCITA
Anno 2001
Le prime 20 provincie Le ultime 20 provincie
|
N.
|
Province
|
Tasso
|
N.
|
Province
|
Tasso
|
|
|
grad.
|
crescita
|
grad.
|
crescita
|
|||
|
1
|
Vibo Valentia |
5,1
|
84
|
Lucca |
-0,3
|
|
|
2
|
Reggio Calabria |
4,7
|
85
|
Brescia |
-0,3
|
|
|
3
|
Crotone |
4,2
|
86
|
Caltanissetta |
-0,3
|
|
|
4
|
Lecce |
4,2
|
87
|
Udine |
-0,3
|
|
|
5
|
Brindisi |
4,2
|
88
|
Trieste |
-0,3
|
|
|
6
|
Salerno |
3,8
|
89
|
Pordenone |
-0,4
|
|
|
7
|
Cosenza |
3,7
|
90
|
Venezia |
-0,4
|
|
|
8
|
Caserta |
3,7
|
91
|
Ravenna |
-0,4
|
|
|
9
|
Nuoro |
3,3
|
92
|
Bergamo |
-0,4
|
|
|
10
|
Prato |
3,2
|
93
|
Bologna |
-0,5
|
|
|
11
|
Bari |
3,1
|
94
|
Rieti |
-0,8
|
|
|
12
|
Catania |
3,0
|
95
|
Verbania |
-0,8
|
|
|
13
|
Sassari |
2,8
|
96
|
Ferrara |
-0,9
|
|
|
14
|
Palermo |
2,8
|
97
|
Reggio Emilia |
-0,9
|
|
|
15
|
Matera |
2,8
|
98
|
Rimini |
-1,1
|
|
|
16
|
Napoli |
2,7
|
99
|
Belluno |
-1,2
|
|
|
17
|
Benevento |
2,6
|
100
|
Lecco |
-1,4
|
|
|
18
|
Catanzaro |
2,4
|
101
|
Pavia |
-1,6
|
|
|
19
|
Taranto |
2,3
|
102
|
Milano |
-1,7
|
|
|
20
|
Aosta |
2,3
|
103
|
Como |
-1,8
|
L'andamento del tasso di ricambio che segnala in maniera indiretta il grado di rinnovamento e ristrutturazione d el settore risulta, rispetto alla media italiana che è pari a 15,5%, molto alto in Piemonte, Liguria, Emilia Romagna e Lazio, ovvero in regioni del Centro-Nor d dove pur in presenza di una crescita minima o negativa si è riscontrato un effetto di svecchiamento della base imprenditoriale con molte fuorisciute e molti nuovi ingressi nel mercato.
TASSO DI RICAMBIO - 2001
|
2000
|
2001
|
|
| NORD OVEST |
19,3
|
15,3
|
| NORD EST |
20,5
|
15,4
|
| CENTRO |
18,3
|
16,1
|
| SUD |
18,4
|
15,3
|
| ITALIA |
18,9 |
15,5 |
Nel Mezzogiorno, dove la crescita delle imprese è stata generalizzata, si trovano regioni con un tasso di ricambio elevato, come nel caso di Molise, Sardegna, Puglia e Campania, e regioni con un tasso molto al di sotto della media come Sicilia e Basilicata dove all'incremento del numero degli esercizi non ha corrisposto un ricambio della base imprenditoriale.
GRADUATORIA IN ORDINE DECRESCENTE DEL TASSO DI RICAMBIO
Anno 2001
Le prime 20 provincie Le ultime 20 provincie
|
N.
|
Province
|
Tasso
|
N.
|
Province
|
Tasso
|
|
|
grad.
|
di ricambio
|
grad.
|
di ricambio
|
|||
|
1
|
Taranto |
19,7
|
84
|
Ascoli |
13,7
|
|
|
2
|
Sassari |
19,6
|
85
|
Aosta |
13,6
|
|
|
3
|
Torino |
19,5
|
86
|
Chieti |
13,4
|
|
|
4
|
Brindisi |
19,1
|
87
|
Rovigo |
13,3
|
|
|
5
|
Rimini |
19,0
|
88
|
Lecce |
13,2
|
|
|
6
|
Latina |
18,6
|
89
|
Pisa |
13,2
|
|
|
7
|
Pescara |
18,4
|
90
|
Varese |
13,2
|
|
|
8
|
Grosseto |
18,2
|
91
|
Potenza |
13,2
|
|
|
9
|
Livorno |
18,0
|
92
|
Agrigento |
13,0
|
|
|
10
|
Vibo Valentia |
17,7
|
93
|
Gorizia |
13,0
|
|
|
11
|
La Spezia |
17,7
|
94
|
Novara |
12,9
|
|
|
12
|
Alessandria |
17,5
|
95
|
Reggio Calabria |
12,9
|
|
|
13
|
Isernia |
17,4
|
96
|
Palermo |
12,8
|
|
|
14
|
Bologna |
17,2
|
97
|
Mantova |
12,6
|
|
|
15
|
Cuneo |
17,2
|
98
|
Milano |
12,5
|
|
|
16
|
Reggio Emilia |
17,1
|
99
|
Enna |
12,3
|
|
|
17
|
Firenze |
17,1
|
100
|
Parma |
12,2
|
|
|
18
|
Roma |
17,1
|
101
|
Nuoro |
12,1
|
|
|
19
|
Bari |
17,0
|
102
|
Lodi |
11,5
|
|
|
20
|
Caserta |
16,9
|
103
|
Messina |
10,2
|
Questo ultimo dato potrebbe far pensare a due spiegazioni: o si tratta di sistemi distributivi molto dinamici ed equilibrati allo stesso tempo, dove le imprese hanno costruito un rapporto consolidato con il mercato locale, oppure il basso tasso di ricambio è riconducibile alla capacità di molte imprese di operare con risultati economici ai limiti della sopravvivenza pur di non uscire dal mercato.
3. LE NUOVE APERTURE NEL 2001: UN'ANALISI QUALITATIVA SULLA BASE DEI " Modelli Com".
Le informazioni contenute nei modelli utilizzati dagli operatori commerciali per denunciare presso il Registro delle Imprese l'apertura, la cessazione, la variazione di esercizi di vicinato, di media e grande distribuzione (modelli COM previsti dal D.lgs. 114/98), consentono avere un quadro, seppur limitato, delle caratteristiche più importanti delle nuove aperture verificatesi nel corso del 2001.
L'analisi di seguito riportata intende solo mettere in risalto gli andamenti di fondo, senza tener eccessivamente conto dell' esattezza e della completezza de i dati in quanto il monitoraggio della rete distributiva condotto dall'Osservatorio del Commercio, istituito presso il ministero delle Attività Produttive, presenta alcuni problemi che rendono questo tipo di elaborazione al momento non completa.
Esistono, infatti, ritardi nel caricamento della modulistica presso il sistema informatico delle Camere di Commercio, ma anche moltissimi casi di mancata compilazione da parte degli utenti dei modelli COM specifici con la conseguenza di avere un'informazione molto limitata sull'andamento delle cancellazioni (i dati diffusi interessano il 30% dei casi), mentre c'è una maggiore attendibilità sull'andamento delle iscrizioni i cui dati diffusi rappresentano oltre l'80% del totale.
Secondo i dati disponibili nel corso del 2001 ci sono state circa 61 mila aperture di esercizi al dettaglio in sede fissa che hanno interessato nel complesso olt re 5,7 milioni di mq. di superficie di vendita. Di questi oltre il 97% in termini di esercizi e il 77% in termini di superficie ha riguardato gli esercizi di vicinato; le aperture di media distribuzione sono state 1.580 (2,6%) per un totale di circa 1 milione di superficie di vendita (16,9%), mentre 115 sono state le aperture di grande distribuzione.
DISTRIBUZIONE APERTURE NEL 2001 PER TIPOLOGIA E TIPO ESERCIZIO
|
Vicinato
|
Media
|
Grande
|
TOTALE
|
|
Esercizi
|
Mq. vendita
|
Esercizi
|
Mq. vendita
|
Esercizi
|
Mq. vendita
|
Esercizi
|
Mq. vendita
|
|
| Concentrazione |
14 |
2.499
|
13 |
9.647
|
0 |
0
|
27 |
12.146
|
| Nuovo esercizio |
46.755 |
3.444.624
|
579 |
353.207
|
43 |
120.046
|
47.377 |
3.917.877
|
| Subingresso |
12.445 |
972.240
|
988 |
608.042
|
72 |
223.652
|
13.505 |
1.803.934
|
| TOTALE |
59.214
|
4.419.363
|
1.580
|
970.896
|
115
|
343.698
|
60.909
|
5.733.957
|
Composizione % per colonna
|
Vicinato
|
Media
|
Grande
|
TOTALE
|
|
Esercizi
|
Mq. vendita
|
Esercizi
|
Mq. vendita
|
Esercizi
|
Mq. vendita
|
Esercizi
|
Mq. vendita
|
|
| Concentrazione |
0,0 |
0,1
|
0,8 |
1,0
|
- |
-
|
0,0 |
0,2
|
| Nuovo esercizio |
79,0 |
77,9
|
36,6 |
36,4
|
37,4 |
34,9
|
77,8 |
68,3
|
| Subingresso |
21,0 |
22,0
|
62,5 |
62,6
|
62,6 |
65,1
|
22,2 |
31,5
|
| TOTALE |
100,0
|
100,0
|
100,0
|
100,0
|
100,0
|
100,0
|
100,0
|
100,0
|
Composizione % per riga
|
Vicinato
|
Media
|
Grande
|
TOTALE
|
|
Esercizi
|
Mq. vendita
|
Esercizi
|
Mq. vendita
|
Esercizi
|
Mq. vendita
|
Esercizi
|
Mq. vendita
|
|
| Concentrazione |
51,9 |
20,6
|
48,1 |
79,4
|
- |
-
|
100,0 |
100,0
|
| Nuovo esercizio |
98,7 |
87,9
|
1,2 |
9,0
|
0,1 |
3,1
|
100,0 |
100,0
|
| Subingresso |
92,2 |
53,9
|
7,3 |
33,7
|
0,5 |
12,4
|
100,0 |
100,0
|
| TOTALE |
97,2
|
77,1
|
2,6
|
16,9
|
0,2
|
6,0
|
100,0
|
100,0
|
Per quanto riguarda gli esercizi di vicinato , che non hanno particolari barriere all'entrata, si è trattato per il 79% dei casi di aperture che hanno dato vita ad un nuovo esercizio e per il restante 21% di subingressi.
Una diversa situazione caratterizza gli esercizi di media e grande distribuzione dove si riscontra una prevalenza (oltre il 62%) dei subingressi mentre i nuovi esercizi rappresentano il 37% del totale. Questo andamento evidenzia soprattut to come lo sviluppo di queste tipologie attulamente sia più affidato ad un turn-over nella gestione di esercizi già esistenti che vengono ricollocati sul mercato con una nuova insegna e nuovi assetti proprietari, piuttosto che all'apertura di nuovi insediamenti visti anche i maggiori vincoli presenti nei diversi piani regionali di programmazione della rete commerciale.
Dal punto di vista territoriale , l'andamento delle aperture sembra risentire delle differenti caratteristiche che contraddistinguono i sistemi distributivi locali del Nord rispetto al Sud.
APERTURE NEL 2001 PER TIPO DI ESERCIZIO E PER RIPARTIZIONI
|
Vicinato
|
Media
|
Grande
|
TOTALE
|
|
Esercizi
|
Mq. vendita
|
Esercizi
|
Mq. vendita
|
Esercizi
|
Mq. vendita
|
Esercizi
|
Mq. vendita
|
|
| Nord-Ovest |
26,8 |
25,2
|
35,4 |
36,3
|
41,7 |
54,7
|
27,0 |
28,9
|
| Nord-Est |
17,4 |
21,7
|
28,0 |
25,5
|
28,7 |
14,4
|
17,7 |
21,9
|
| Centro |
23,2 |
23,4
|
23,0 |
26,0
|
19,1 |
16,6
|
23,2 |
23,4
|
| Sud |
32,6
|
29,7
|
13,6 |
12,2
|
10,4 |
14,2
|
32,1 |
25,8
|
| ITALIA |
100,0
|
100,0
|
100,0
|
100,0
|
100,0
|
100,0
|
100,0
|
100,0
|
Se da un lato le regioni del Mezzogiorno si distinguono per un quota maggiore di aperture di esercizi di vicinato (32,6% sul totale degli esercizi di vicinato delle altre aree), dall'altro le aperture di esercizi di media e grande distribuzione, sia in termini di numero che di superficie di vendita interessata, sono state più numerose nel Nord (63,4% sul totale degli esercizi di media superficie distribuzione, 70,4% sul totale degli esercizi di grande superficie), in particolare nelle regioni del Nord-Ovest.
L’analisi delle aperture per classi di superfici evidenzia una significativa concentrazione (96,1% in termini di esercizi e 60, 8% in termini di superficie) nella classe che va da 0 a 250 mq., ma all'interno di questo aggregato prevalgono le aperture di piccolissime superfici (la class e fino a 50 mq. pesa per il 56,8%), rispetto alla classe 51-150 mq. che pesa per il 33,8% e alla classe 151-250 mq. che non supera il 6%.
DISTRIBUZIONE APERTURE 2001 PER CLASSE DI SUPERFICE
|
Sede di Impresa |
Unita' Locali |
TOTALE
|
| Classe superf. (mq.) |
Esercizi
|
Mq. vendita
|
Esercizi
|
Mq. vendita
|
Esercizi
|
Mq. vendita
|
| fino a 50 |
63,0 |
29,7
|
43,1 |
8,5
|
56,8 |
18,5
|
| 51-150 |
31,8 |
41,3
|
38,3 |
21,1
|
33,8 |
30,6
|
| 151-250 |
3,7 |
11,5
|
9,3 |
11,9
|
5,4 |
11,7
|
| 251-400 |
0,8 |
4,0
|
3,0 |
6,3
|
1,5 |
5,2
|
| 401-1500 |
0,7 |
7,9
|
5,5 |
26,7
|
2,2 |
17,9
|
| 1501-2500 |
0,1 |
2,0
|
0,4 |
5,3
|
0,2 |
3,8
|
| oltre 2500 |
0,1 |
3,7
|
0,4 |
20,2
|
0,2 |
12,4
|
| TOTALE |
100,0
|
100,0
|
100,0
|
100,0
|
100,0
|
100,0
|
Le aperture che hanno interessato classi di superfici superiori ai 400 mq. e corrispondenti a tipologie di vendita come supermercati, iper, grandi magazzini, nel 2001 non hanno superato le 1.500 unità (2,6% del totale aperture) in maggioranza nella classe 401-1500 mq., anche se rappresentano una quota significativa in termini di superficie (34%).
La distribuzione delle aperture secondo la natura giuridica registra nel complesso una prevalenza delle imprese individuali (59,4%), segui te dalle società di persona (20,1%) e dalle società di capitale (19,4%), ma va osservato che queste due ultime due componenti rappresentano oltre il 60% delle aperture in termini di superficie.
NUMERO DI ESERCIZI APERTI NEL 2001 PER FORMA GIURIDICA
Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati Osservatorio Nazionale del Commercio
Quanto alla specializzazione merceologica rilevata dai modelli COM per le aperture dei soli nuovi esercizi (si ricorda c he questi dati comprendono anche gli esercizi di altri settori economici che svolgono attività secondaria di commercio in sede fissa) emergono situazioni differenziate tra gli esercizi di vicinato, le medie e grandi superfici.
Su circa 47mila nuove aperture di esercizi di vicinato , il 18% ha riguardato l'alimentare, l'80,3% il non alimentare e l'1,7% le tabelle speciali dei carburanti, delle farmacie e dei tabacchi.
In particolare nell'alimentare le aperture più numerose si sono verificate nel segmento degli esercizi non specializzati (5,3%) riconducibili a formule di vendita come i minimercati, le superette, nella frutta e verdura (2%) e nella voce "altri esercizi" (6,1%) un contenitore residuale di esercizi alimentari di difficile classificazione.
Nel non alimentare le aperture più numerose hanno riguardato in maniera significativa i negozi di abbigliamento (13,1% del totale), i negozi di mobili e casalinghi (3,4%) e i negozi di cosmetici (2,9%), ma anche in questo comparto i nuovi esercizi classificati come "altri esercizi" rappresentano il 38%.
Nel settore delle medie e grandi superfici le aperture di nuovi esercizi sono state rilevanti, anche in termini di superf icie interessata, tra i non specializzati a prevalenza alimentare (supermercati, iper) e non alimentare (grandi magazzini), ma anche nel settore abbigliamento e nei mobili.
Come già anticipato le dimensioni medie degli esercizi non sono elevate: i negozi alimentari specializzati di vicinato non superano come superficie media i 60 mq., mentre i non specializzati a prev alenza alimentare registrano nel vicinato una superficie media di 81 mq., nella media superficie di oltre 600 mq. e nella grande superficie di circa 4.000 mq. .
DISTRIBUZIONE DEI NUOVI ESERCIZI PER SPECIALIZZAZIONE COMMERCIALE Anno 2001
|
Vicinato
|
Media
|
Grande
|
|
Esercizi
|
Mq. vendita
|
Esercizi
|
Mq. vendita
|
Esercizi
|
Mq. vendita
|
|
| ALIMENTARE |
12,6 |
8,7
|
9,8 |
9,0
|
4,7 |
9,0
|
| Non specializzati prevalenza alimentare |
5,3
|
5,8
|
37,7 |
38,1
|
25,6 |
36,1
|
| Frutta e verdura |
2,0 |
1,3
|
0,0 |
0,0
|
0,0 |
0,0
|
| Carne e prodotti a base di carne |
1,5 |
1,0
|
0,2 |
0,0
|
0,0 |
0,0
|
| Pesci, crostacei, molluschi |
0,7 |
0,5
|
0,0 |
0,0
|
0,0 |
0,0
|
| Pane, pasticceria, dolciumi |
1,6 |
0,8
|
0,3 |
0,2
|
0,0 |
0,0
|
| Bevande (vini, olii, birra ed altre) |
0,8
|
0,4
|
0,2 |
0,0
|
0,0 |
0,0
|
| Altri esercizi specializzati alimentari |
6,1
|
4,8
|
9,2 |
8,7
|
4,7 |
9,0
|
| NON ALIMENTARE |
68,7 |
71,8
|
43,7 |
39,6
|
53,5 |
38,8
|
| Non specializzati prevalenza non alim. |
11,7
|
12,2
|
8,5 |
13,3
|
16,3 |
16,1
|
| Articoli medicali e ortopedici |
0,3 |
0,2
|
0,2 |
0,1
|
0,0 |
0,0
|
| Cosmetici e articoli di profumeria |
2,9 |
1,8
|
0,9 |
0,4
|
0,0 |
0,0
|
| Prodotti tessili e biancheria |
1,8 |
1,6
|
1,4 |
0,6
|
0,0 |
0,0
|
| Abbigliamento e accessori, pellicceria |
13,1
|
12,7
|
9,0 |
9,2
|
11,6 |
11,1
|
| Calzature e articoli in cuoio |
2,2 |
2,1
|
2,6 |
2,3
|
0,0 |
0,0
|
| Mobili, casalinghi, illuminazione |
3,4 |
4,9
|
6,6 |
6,5
|
4,7 |
1,8
|
| Elettrodomestici radio-TV dischi |
1,9 |
9,5
|
2,4 |
4,2
|
4,7 |
7,2
|
| Ferramenta vernici giardinaggio sanitari |
1,9
|
2,4
|
2,6 |
2,0
|
4,7 |
1,9
|
| Libri, giornali, cartoleria |
2,5 |
1,7
|
0,3 |
0,2
|
0,0 |
0,0
|
| Altri esercizi specializzati non alim. |
38,1
|
34,5
|
17,6 |
13,9
|
27,9 |
16,8
|
| Articoli di seconda mano |
0,4 |
0,4
|
0,2 |
0,1
|
0,0 |
0,0
|
| TABELLE SPECIALI |
1,7 |
1,4
|
0,3 |
0,1
|
0,0 |
0,0
|
| Carburanti |
0,4 |
0,7
|
0,2 |
0,1
|
0,0 |
0,0
|
| Tabacco e altri generi di monopolio |
1,0 |
0,4
|
0,2 |
0,0
|
0,0 |
0,0
|
| Farmacie |
0,4 |
0,3
|
0,0 |
0,0
|
0,0 |
0,0
|
| TOTALE |
100,0
|
100,0
|
100,0
|
100,0
|
100,0
|
100,0
|
Nel vicinato non alimentare si passa da una superficie media che non arriva a 50mq. relativa ai negozi di cosmetici e articoli di profumeria a quella più elevata relativa ai negozi di abbigliamento e calzature (71 mq.), ai mobili e casalinghi (107 mq.), ai negozi di elettrodomestici (366 mq.).
Analoga situazione si ritrova nei nuovi esercizi di media dimensione con i negozi di prodotti tessili e i negozi di cosmetici e articoli di profumeria che registrano la superficie media più bassa (rispettivamente 269 mq. e 285 mq.), rispetto ai punti vendita non specializzati a prevalenza non alimentare (957 mq.) ai punti vendita di elettrodomestici (1068 mq.) all'abbigliamento (626 mq.).
NUOVI ESERCIZI 2001 PER SPECIALIZZAZIONE E TIPO ESERCIZIO
Superficie media (mq.)
|
Vicinato
|
Media
|
Grande
|
|
|
|
|||
| ALIMENTARE |
51
|
555 |
5.395
|
| Non specializzati prevalenza alimentare |
81
|
617 |
3.939
|
| Frutta e verdura |
47
|
- |
-
|
| Carne e prodotti a base di carne |
46
|
175 |
-
|
| Pesci, crostacei, molluschi |
51
|
- |
-
|
| Pane, pasticceria, dolciumi |
39
|
320 |
-
|
| Bevande (vini, olii, birra ed altre) |
39
|
115 |
-
|
| Altri esercizi specializzati alimentari |
57
|
579 |
5.395
|
| NON ALIMENTARE |
77
|
553 |
2.024
|
| Non specializzati prevalenza non alimentare |
77
|
957 |
2.767
|
| Articoli medicali e ortopedici |
55
|
243 |
-
|
| Cosmetici e articoli di profumeria |
46
|
285 |
-
|
| Prodotti tessili e biancheria |
63
|
269 |
-
|
| Abbigliamento e accessori, pellicceria |
71
|
626 |
2.662
|
| Calzature e articoli in cuoio |
71
|
551 |
-
|
| Mobili, casalinghi, illuminazione |
107
|
601 |
1.098
|
| Elettrodomestici radio-TV dischi strum. mus. |
366
|
1.068 |
4.293
|
| Ferramenta vernici giardinaggio sanitari |
92
|
482 |
1.120
|
| Libri, giornali, cartoleria |
51
|
381 |
-
|
| Altri esercizi specializzati non alimentari |
67
|
480 |
1.686
|
| Articoli di seconda mano |
75
|
500 |
-
|
| TABELLE SPECIALI |
60
|
102 |
-
|
| Carburanti |
124
|
200 |
-
|
| Tabacco e altri generi di monopolio |
33
|
4 |
-
|
| Farmacie |
61
|
- |
-
|
| TOTALE |
74
|
610
|
2.792
|
Gli aspetti caratteristici e prevalenti che si possono ricavare dalle informazioni esaminate relative alle aperture 2001 di esercizi di vicinato, medie strutture e grandi strutture, possono essere così sintetizzate.
Esercizi di vicinato
| Tipo di apertura | Nuovo esercizio / Subingresso |
| Localizzazione prevalente | Sud / Nord-Ovest |
| Forma giuridica | Impresa individuale / Società di persona |
| Merceologia | Alimentare: es. non specializzati / frutta e verdura |
| Non alimentare: non spec./ abbigliamento / mobili | |
| Superficie media | Alimentare: minimo 39mq./ max 81mq. |
| Non alimentare: minimo 46 mq. / max 366 mq. |
Medie strutture
| Tipo di apertura | Subingresso / Nuovo esercizio |
| Localizzazione prevalente | Nord |
| Forma giuridica | Soc.persona/Soc.capitale |
| Merceologia | Alimentare : esercizi non specializzati |
Non alimentare: non spec./ abbigliam./ mobil |
|
| Superficie media | Alimentare: minimo 115 mq./ max 617mq |
| Non alimentare: minimo 269mq./max 1068 mq |
Grandi strutture
| Tipo di apertura | Subingresso / Nuovo esercizio |
| Localizzazione prevalente | Nord |
| Forma giuridica | Soc.persona / Soc.capitale |
| Merceologia | Alimentare : esercizi non specializzati |
| Non alimentare: non spec./abbigliamento | |
| Superficie media | Alimentare: minimo 3939 mq. / max5395mq |
| Non alimentare.:min.1120mq. / max4293 mq. |
4. LE TENDENZE DELLA DISTRIBUZIONE ORGANIZZATA
La rilevazione annuale svolta dall'Osservatorio sul Commercio per valutare l'andamento degli insediamenti di grande distribuzione evidenzia al 1° gennaio 2001 la continua crescita in termini di punti vendita, superficie e addetti.
In particolare a fine 2000 si è registrato un incremento rispetto all’anno precedente del 3,3% del numero dei supermercati (passati da 6.206 unità a 6.413), del 14,8% del numero degli iper (da 304 a 349 unità) e dell’8,9% dei grandi magazzini (da 984 a 1072 unità).
La crescita numerica ha comportato conseguentemente la crescita della superficie complessiva di vendita con valori molto accentuati nel canale iper dove si è passati da 1.794.262 a 2.066.318 mq. (+15,2% rispetto all’anno precedente), mentre incrementi più modesti si sono riscontrati nel settore dei grandi magazzini (+6,9%) e nel canale supermercati la cui superficie totale di vendita è passata da 5.329.557 a 5.439.695 mq. (+2,1%).
LA RETE DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE IN ITALIA
Al 1/1/2001
|
Supermercati |
Iper
|
Grandi Mag. |
|
Num.
|
Mq. tot.
|
Num.
|
Mq. tot.
|
Num.
|
Mq. tot.
|
|
| Nord Ovest |
1.687 |
1.561.548
|
153 |
957.782
|
275 |
653.163
|
| Nord Est |
1.736 |
1.480.591
|
68 |
440.580
|
178 |
412.679
|
| Centro |
1.300 |
1.107.773
|
83 |
395.081
|
305 |
479.059
|
| Sud Isole |
1.690 |
1.289.783
|
45 |
272.875
|
314 |
425.459
|
| ITALIA |
6.413
|
5.439.695
|
349
|
2.066.318
|
1.072
|
1.970.360
|
Il 65% dei supermercati ha una dimensione che varia tra 400 e 800 mq. di superficie, mentre solo l’8%, ubicato prevalentemente al Nord, ha una superficie che supera i 1.500 mq.; tra i grandi magazzini si registra una distribuzione equilibrata tra le classi di superficie con una leggera prevalenza delle classi dimensionali più elevate, in particolare il 37% rientrano nella classe tra gli 800 e 1.500 mq. e il 35% rientrano in quella oltre i 1.500 mq.. Quanto agli iper oltre la metà ha dimensioni piccole rientrando nella classe 2500-5000 mq. e solo 39, ubicati quasi tutti al Nord, superano i 10 mila mq..
I PUNTI VENDITA DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE PER CLASSI DI SUPERFICI (mq.)
Al 1/1/2001
|
SUPERMERCATI
GRANDI MAGAZZINI
|
IPERMERCATI
| | ||||
|
400-800
|
801-1500
|
>1500
|
400-800
|
801-1500
|
>1500
|
2500-5000
|
5001-10000
|
>10000
|
|
| Nord-Ovest |
1.026 |
482 |
179
|
47 |
104 |
124
|
73 |
59 |
21
|
| Nord-Est |
1.105 |
481 |
150
|
32 |
57 |
89
|
33 |
26 |
9
|
| Centro |
835 |
366 |
99
|
113 |
110 |
82
|
57 |
22 |
4
|
| Sud |
1.209
|
401 |
80
|
110 |
126 |
78
|
21 |
19 |
5
|
| ITALIA |
4.175
|
1.730
|
508
|
302
|
397
|
373
|
184
|
126
|
39
|
Nel complesso la dimensione media rimane generalmente su livelli non molto elevati, rispettivamente 848 mq. per i supermercati, 5.921 mq. per gli iper, 1.838 mq. per i grandi magazzini, con alcune differenziazioni dal punto di vista territoriale. Per quanto riguarda i supermercati e i grandi magazzini è il Sud a presentare valori più bassi della media, mentre sono gli iper dell’Italia Centrale a registrare dimensioni più basse della media.
DENSITA' DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE
(mq. x 100.000 abitanti)
Fonte: Elaborazioni Centro Studi su dati Osservatorio Nazionale del Commercio
Rispetto alla popolazione, attualmente esistono in termini di superficie di vendita complessiva della grande distribuzione circa 16.383 mq. ogni 100 mila abitanti a livello nazionale, con una differenziazione tra le diverse aree del Paese.
Ad un Nord-Est con il più alto valore di dotazione di strutture di grande distribuzione (21.850 mq. ogni 100 mila abitanti) si contrappongono le regioni del Sud dove la densità si avvicina ai 10 mila mq. ogni 100 mila abitanti, valore comunque in crescita rispetto agli anni precedenti grazie soprattutto allo sviluppo di nuovi iper.
Un’informazione nuova che viene fornita dall'Osservatorio Naz. del Commercio riguarda la diffusione di forme associative tra i diversi canali di vendita.
Sul totale dei supermercati il numero di chi opera attraverso una rete associativa è di 2.488 pari al 38,8 % del totale (l'anno precedente erano 2.252 unità pari al 36%) concentrati prevalentemente al Nord e collegati soprattutto a gruppi d’acquisto (1.852 unità), mentre minore è la partecipazione alle unioni volontarie e all’affiliazione in franchising.
Il confronto con l'anno precedente evidenzia nelle regioni meridionali una crescita significativa di partecipazione a catene di franchising, a unioni volontarie e gruppi di acquisto (da 481 unità a 734), mentre nel Nord-Est si è registrato un ridimensionamento delle partecipazioni a unioni volontarie e a gruppi d'acquisto.
Nel settore degli iper , su un totale di 349 unità, gli esercizi associati sono 136 pari al 39% del totale (l'anno precedente erano 109 pari al 36%) nella maggior parte dei casi collegati a gruppi di acquisto; in forte crescita anche i grandi magazzini associati (44% del totale) passati da 145 a 471 unità in prevalenza partecipanti a gruppi di acquisto.
Pur in ritardo rispetto agli altri Paesi europei, l’Italia ha registrato negli ultimi anni una crescita significativa di centri commerciali al dettaglio che, secondo l'ultima rilevazione condotta dal Ministero delle Attività Produt tive al 1° gennaio 2001 sono 537 (nell'indagine del 1999 erano 473).
I CENTRI COMMERCIALI IN ITALIA
|
Numero
|
GLA (mq.)*
|
|
1999
|
2001
|
var. ass.
|
1999
|
2001
|
var. ass.
|
|
| Nord-Ovest |
171 |
198 |
27
|
2.208.133 |
2.531.318 |
323.185
|
| Nord-Est |
150 |
157 |
7
|
1.768.253 |
1.813.876 |
45.623
|
| Centro |
94 |
109 |
15
|
1.041.983 |
1.199.521 |
157.538
|
| Sud |
58
|
73 |
15
|
775.997 |
985.339 |
209.342
|
| ITALIA |
473
|
537
|
64
|
5.794.366
|
6.530.054
|
735.688
|
Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati Osservatorio Nazionale del Commercio
Nell’insieme questi centri sviluppano una superficie destinata alle attività di vendita e di servizio (G.L.A.) pari 6,5 milioni di mq.(+13% rispetto al 1999).
Il 66% dei centri commerciali è situato nel Nord, di cui il 37% nel Nord-Ovest , il 20% nelle regioni centrali e solo il 14% nel Sud; anche se il Nord registra il maggior numero di centri commerciali il loro peso sul totale nazionale è diminuito di un punto percentuale a vantaggio soprattutto delle regioni del Mezzogiorno dove ci sono state molte nuove aperture.
Le dimensioni medie dei centri non sono elevate: il 22,3% (nel 1999 era il 23%) si colloca nella fascia fino a 5.000 mq., una percentuale elevata dovuta anche all’inclusione nell’indagine dei centri di dimensioni minori quali gallerie co mmerciali o centri di via; il 32,6 % (33% nel 1999) si colloca nella fascia compresa tra 5.000 e 10.000 mq., il 28,7% (27% nel 1999) nella fascia compresa tra 10.000 e 20.000, mentre i centri di grandi dimensioni con oltre 20.000 mq. si G.L.A. superano di poco il 16%.
DISTRIBUZIONE PER CLASSI DI SUPERFICIE DI G.L.A. (mq.)
Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati Osservatorio Nazionale
del Commercio
Merita un accenno in questo paragrafo lo sviluppo crescente nel nostro Paese del factory outlet, insediamento distributivo di grande dimensione che per la sua estensione e la sua forza competitiva pone a livello locale l'esigenza di una corretta programmazione di tale strutture dal punto di vista urbanistico-commerciale.
Si tratta di una formula di vendita nata negli Usa che trova attuazione nell'apertura di punti vendita direttamente gestiti dal produttore o nell'apertura di centri commerciali di grande dimensione dove è possibile trovare a prezzi molto scontati (dal 30% al 50%) un'offerta di prodotti di marca, ma facenti parte di collezioni precedenti, campionario o fine serie, principalmente nel campo dell'abbigliamento, degli articoli per la persona, delle calzature, dei casalinghi.
L'ubicazione di questi centri avviene prevalente nelle vicinanze degli agglomerati urbani, in aree dismesse, in zone a forte attrazione turistica, nella vicinanza di snodi stradali per convogliare l'interesse di bacini di utenza sovra-provinciali o regionali.
Nel nostro Paese lo sviluppo di questo canale sta avvenendo soprattutto grazie agli investimenti di società estere specialiste del settore che operano su scala europea e guardano all'Italia come un mercato potenzialmente appetibile dove l'attenzione alla marca raggiunge livelli di gradimento molto elevati tra i consumatori.
E' il caso della società inglese Baa McArthur Glenn che ha realizzato a Serravalle Scrivia (Al) in un'area di 35mila mq. il Serravalle Outlet con 110 negozi di abbigliamento uomo-donna, sport, casa e accessori, con quasi tutte le marche famose, aperto 7 giorni su 7.
Il gruppo prevede l'apertura di due nuovi insediamenti a Barberino di Mugello e nei pressi di Roma.
Alcuni accordi siglati con società italiane e il progetto di realizzare nei prossimi anni diversi outlet caratterizzano l'attività nel nostro paese del gruppo immobiliare inglese Morrison leader nel settore sia nel Regno Unito che in Europa.
Anche la Value Retail, società britannica leader in Europa nel settore dei factory outlet sta realizzando il suo primo outlet village in Italia (settimo in Europa, con investimento di 60 milioni di euro) chiamato Fidenza Studios che verrà ultimato nel 2003. Il centro è ubicato sulla Via Emilia in una zona dove confluiscono importanti arterie stradali (l'autostrada A1, quella della Cisa, della Piacenza-Brescia, e del Brennero) e avrà una superficie di vendita di 9.400 mq. mentre la superficie coperta complessiva sarà di 28mila mq.
Il successo della formula all'estero moltiplica le iniziative per nuovi insediamenti e si segnala la costruzione a Valmontone (40 Km da Roma) di una città della moda (investimento 600 milioni di euro, inaugurazione prevista per la fine del 2003) che si estenderà su 47 mila mq. coperti con 250 negozi, 6 ristoranti, parco divertimenti e campi per lo sport.
La localizzazione vicino Roma e all'autostrada del Sole consentirà di flussi di clienti sia dalla capitale che dalle regioni del Sud.
Un factory outlet con 60 griffe rappresentate sorgerà a Bagnolo S.Vito nei pressi di Mantova a ridosso dell'uscita autostradale A22 su un'area di 170 mq.; in Toscana a Foiano della Chiana in provincia di Arezzo è già stata rilasciata la concessione edilizia per un factory outlet che si svilupperà su una superfi cie coperta di 30 mila mq. e avrà 90 unità di vendita, mentre la realizzazione di un altro outlet è prevista a Molfetta (BA).
5. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
L’analisi dei dati riferiti all'andamento della rete strutturale del commercio al dettaglio permette di effettuare alcune valutazioni sulle caratteristiche che va assumendo nel nostro Paese il sistema della distribuzione commerciale:
Questi andamenti strutturali del commercio evidenziano soprattutto la situazione di un settore ancora in piena trasformazione con diversi problemi insoluti da affrontare: se da un lato l'impresa minore denuncia soprattutto una pesante sottocapitalizzazione, un basso livello di innovazione e scarsa diffus ione di forme associative, dall'altro le imprese a dimensione regionale e nazionale difficilmente riescono ad operare su scala europea.
Soprattutto il sistema nel suo complesso va sostenuto nell'obiettivo di raggiungere standard di efficienza e di innovazione in grado di rendere competitive tutte le sue componenti (piccola, media e grande impresa), ma anche nel consentire alle imprese di poter contare, a livello locale e nazionale, su regole certe per lo sviluppo delle attività imprenditoriali.