rssfacebook
mercoledì 8 febbraio 2012
English version

COM'E' CAMBIATO IL COMMERCIO IN ITALIA

La fotografia degli ultimi dieci anni

  • ID doc: 14713
  • Data: 20.06.2002 (aggiornato il: 20.giu.2002)
[indietro]
[stampa]
[info doc]
 

 

La tendenza dell’economia italiana è quella della terziarizzazione che si è manifestata con un incremento sia in termini di imprese (+23,9% dal ’91 al 2001) che di addetti (+24,7%) del settore "altri servizi", mentre per l'industria vi è stato un forte ridimensionamento nel corso del decennio sia in termini di unità locali (-3,6%) che di addetti (-9,6%).

 

Per quanto riguarda il commercio il Censimento 2001 ha rilevato 1.334.791 unità locali e oltre 3 milioni e 300 mila addetti e ha registrato rispetto al Censim ento 1991 un calo delle unità locali del 3,2% a fronte di un lieve aumento degli addetti (+0,9%), riflettendo in questo andamento i profondi processi di ristrutturazione e concentrazione degli esercizi che hanno interessato sia il dettaglio che l'ingrosso conseguenti al nascere di nuovi modelli di consumo e di un andamento non molto brillante della domanda di consumi da parte delle famiglie.

 

ADDETTI PER SETTORE DI ATTIVITà ECONOMICA

(variazioni % 2001/1991)

 

 
ADDETTI ALLE U.L. DELLE IMPRESE
ADDETTI ALLE U.L. DELLE ISTITUZIONI
 
TOTALE
 
industria
commercio
altri servizi
   
           
Nord-Ovest
-13,4
1,9
23,4
14,3
2,0
Nord-Est
-3,4
5,6
29,3
12,8
8,5
Centro
-9,4
-0,5
21,7
5,7
3,9
Sud
-9,3
-1,3
32,1
5,7
5,7
Isole
-14,9
-6,3
11,1
13,0
1,4
ITALIA
-9,6
0,9
24,7
9,9
4,4

Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati ISTAT

 

Analizzando i dati della diffusione territoriale delle imprese del commercio, si registra una particolare concentrazione nell’Italia nord-occidentale (26,4%) dove è impiegato circa il 31% degli occupati totali del settore, rispetto al 1 9,7% del Nord-Est, al 20,6% del Centro e al 33,4% delle regioni meridionali; queste ultime si caratterizzano per la presenza di imprese di piccole dimensioni con un numero medio di addetti per unità locale pari a due, mentre nel Nord tale valore sale a 3 unità.

 

L’andamento nel corso del decennio in termini di imprese e addetti del commercio evidenzia significative diversità a livello di macro-aree.

 

Mentre nel Nord si registra una perdita di imprese (-3,5% nel Nord-Ovest e -2,9% nel Nord-Est) e contemporaneamente un aumento di occupazione (+1,9% nel Nord-Ovest e +5,6% nel Nord-Est), nel Sud diminuiscono sia le imprese che gli addetti. L'andamento del Nord è connesso alla profonda ristrutturazione del sistema distributivo dell'area dove la chiusura di un numero elevato di piccole imprese al dettaglio è stata affiancata da aperture di strutture di grandi dim ensioni che hanno comportato un aumento dei lavoratori dipendenti .

 

A livello regionale la maggioranza delle realtà locali è caratterizzata dalla contrazione della consistenza degli esercizi commerciali nel decennio in esame, con valori anche molto elevati come nel caso della Sicilia, dove il calo delle unità locali è stato del –9,7% pari a oltre 10 mila imprese in meno; fanno ecc ezioni il Trentino Alto Adige (+4,9%), il Veneto (+1,1%), le Marche (+2,6%), il Lazio (4,2%) e la Puglia (+0,2%).

 

In termini di addetti, incrementi significativi nel settore commerciale si rilevano in molte regioni del Nord: è il caso del Veneto che mostra nel decennio un incremento di oltre 24 mila unità lavorative (+8,4%), della Lombardia con un aumento di quasi 18 mila unità (+2,8%) e dell’Emilia Romagna con un crescita di quasi 13 mila unità (+4,4%); viceversa la Sicilia si distingue per una contrazione di occupazione settoriale di oltre 20 mila unità (-9,3%).

 


1. 2.   LA RETE DEGLI ESERCIZI AL DETTAGLIO IN SEDE FISSA NEL 2001

 

In attesa di poter utilizzare i risultati definitivi dell' 8° Censimento dell'Industria e dei Servizi che hanno un maggiore livello di disaggregazione delle attività ecoomiche rispetto a quello disponibile ad oggi, è possibile avere un quadro della consistenza attuale degli esercizi al dettaglio in sede fissa prendendo in considerazione i dati dell'Osservatorio Nazionale del Commercio presso il Ministero delle Attività produttive.

 

Alla fine del 2001 la rete commerciale era costituita da 619.518 esercizi, se a questo aggregato si aggiungono anche i distributori di carburante, le farmacie , le rivendite di tabacco e altri generi di monopolio il numero degli esercizi sale a 725.444 unità.

 

LA RETE DISTRIBUTIVA AL DETTAGLIO IN SEDE FISSA

PER SETTORE MERCEOLOGICO

Anno 2001

 

           Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati Osservatorio Nazionale del Commercio 

 

Dal punto di vista merceologico il peso dell'alimentare supera nel complesso di poco il 30%, ripartendosi per il 18,6% tra gli esercizi specializzati e per il 12,5% tra gli esercizi non specializzati a prevalenza alimentare che comprendono tipologie quali le superette, discount, supermercati, iper.

 

Nel non alimentare un settore molto consistente è rappresentato dalla voce abbigliamento e calzature con una quota pari al 25,5% del totale, mentre la voce "altri esercizi non alimentari" pesa per il 30% sul totale comprendendo settori diversificati tra i quali articoli medicali e ortopedici, cosmetici e profumeria, ferramenta, giardinaggio, articoli di seconda mano.

 

La suddivisione degli esercizi da un punto di vista territoriale evidenzia una diffusione molto capillare nelle regioni del Sud e nelle Isole ( 42,1%), rispetto al Nord (38,8%) e al Centro (19,1%), per quasi tutte le principali categorie merceologiche ad eccezione del comparto dell'abbigliamento, tessile e calzature i cui punti vendita sono maggiormente numerosi nelle regioni del Nord (41,8%).

 

CONSISTENZA DELLA RETE DISTRIBUTIVA AL DETTAGLIO IN SEDE FISSA Anno 2001

 

  Esercizi non specializz.,
prevalenza alimentare
(1)
Esercizi non specializz..
prevalenza non alimentare
(2)
Alimentari e bevande (3) Abbigliam tessile e calzature (4) Mobili, casalinghiilluminaz. Elettrodomestici radio-TV dischi Altri esercizi non alimentari (5) Non classif. (6) TOTALE (7)
Nord-Ovest
         17.124 
1.518
       24.225 
       36.549 
          10.319 
         5.083 
       41.625 
         1.357 
     137.800 
Nord-Est
         12.369 
672
       16.471 
       29.492 
            7.309 
         3.721 
       31.842 
            615 
     102.491 
Centro
         13.878 
2.037
       20.062 
       30.060 
            8.786 
         4.489 
       36.766 
         2.289 
     118.367 
Sud
         33.918 
2.546
       54.749 
       61.955 
          20.211 
       10.542 
       75.085 
         1.854 
     260.860 
ITALIA
         77.289 
6.773
     115.507 
     158.056 
          46.625 
       23.835 
     185.318 
         6.115 
     619.518 

NOTE:

(1) Questa voce comprende: iper, supermercati, minimercati, commercio di prodotti surgelati.

(2) Questa voce comprende: grandi magazzini e altri esercizi non specializzati.

(3) Questa voce comprende: Frutta e verdura, Carne e prodotti a base di carne, Pesci, crostacei, molluschi, Pane, pasticceria, dolciumi, Bevande (vini, olii, birra ed altre), Altri esercizi specializzati alimentari.

(4) Questa voce comprende: Prodotti tessili e biancheria, Abbigliamento e accessori, pellicceria, Calzature e articoli in cuoio.

(5) Questa voce comprende: Articoli medicali e ortopedici, Cosmetici e articoli di profumeria, Ferramenta vernici giardinaggio sanitari, Altri esercizi specia lizzati non alimentari, Articoli di seconda mano.

(6) Questa voce comprende gli esercizi di vendita che non hanno indicato la specializzazione di vendita.

(7) Il totale non comprende le seguenti tipologie di esercizi: Carburanti, Tabacco e altri generi di monopolio, Farmacie, libri, giornali, cartolerie.

 

Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati Osservatorio Nazionale del Commercio

 

Il dualismo Nord/Sud nel differente livello di concentrazione dei punti vendita emerge, ad esempio, nel comparto degli esercizi specializzati alimentari che n el Mezzogiorno rappresentano il 47,7% del totale del comparto o per quanto riguarda quelli non specializzati a prevalenza alimentare (44% del totale nazionale), anche se vanno tenuti presenti i diversi contesti demografici e territoriali che influiscono nella localizzazione e sviluppo di tali esercizi.

 

Anche il rapporto tra il numero degli esercizi e la popolazione fa emergere livelli di densità differenziati tra regione e regione relativamen te alle varie specializzazioni merceologiche, riproponendo nel complesso delle ripartizioni le caratteristiche precedentemente accennate.

 

CONSISTENZA DELLA RETE DISTRIBUTIVA AL DETTAGLIO IN SEDE FISSA - Numero p.v. per 10 mila abitanti

Anno 2001

  Esercizi non specializ.
prevalenza alimentare (1)
Esercizi non specializ.
prevalenza non alimentare (2)
Alimentari e bevande (3) Abbigliam tessile e calzature (4) Mobili, casalinghiilluminaz. Elettrodomestici radio-TV dischi Altri esercizi non alimentari (5) Non classif. (6) TOTALE (7)
Nord-Ovest
11,3
1,0
           16,0 
           24,1 
             6,8 
             3,4 
           27,5 
             0,9 
           90,9 
Nord-Est
11,6
0,6
           15,4 
           27,6 
             6,8 
             3,5 
           29,8 
             0,6 
           96,0 
Centro
12,4
1,8
           18,0 
           26,9 
             7,9 
             4,0 
           32,9 
             2,1 
         106,1 
Sud
16,3
1,2
           26,3 
           29,7 
             9,7 
             5,1 
           36,0 
             0,9 
         125,1 
ITALIA
13,4
1,2
          20,0 
          27,3 
             8,1 
             4,1 
          32,0 
             1,1 
        107,1 

NOTE: cfr. note della tavola precedente.

 

Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati Osservatorio Nazionale del Commercio

 

Nel comparto degli alimentari e bevande la regione con il più alto numero di esercizi ogni 10 mila abitanti è la Campania (32,4), seguita da Sardegna (28) e Liguria (26,6), a cui si contrappongono la Lombardia (13,7), il Trentino A.A. (14) e l'Umbria (14,7).

 

Nel campo del tessile abbigliamento Valle d'Aosta, Campania e Liguria presentano la densità maggiore (rispettivamente 35 punti vendita ogni 10 mila abitanti, 33,2 e 32,8) mentre Lombardia, Trentino A.A. e Piemonte quella più bassa (rispettivamente 21,9, 25,2 e 25,3).

 

Riguardo i punti vendita di mobili e casalinghi i valori più alti della densità sono tutti registrati nelle regioni del Sud particolarmente in Calabria (11,6) , Basilicata (10,7) e Campania (10,5) molto distanti, ad esempio, dai valori del Trentino A.A. (6), Lombardia (6,3) ed Emilia Romagna (6,6).

 

Il confronto tra i dati dell'Osservatorio Nazionale del Commercio e quelli del Censimento 1991 (pur nella diversità delle fonti) conferma una rete commerciale in trasformazione, come già emerso dalla precedente analisi fra i dati censuar i per macro-settori.

 

Nel corso di 10 anni, infatti, il sistema distributivo ha assunto caratteristiche diverse indotte dal rallentamento della domanda per consumi da parte delle famiglie, dai nuovi orientamenti dei consumatori, dallo sviluppo di nuovi formule di vendita, dal modificarsi del quadro normativo di riferimento.

 

Tutti elementi che hanno immesso nel sistema fattori di crisi e di trasformazione, hanno accelerato processi di efficienza e di competitività in tutti i canali di vendita con conseguente ridimensionamento del numero delle imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni.

 

Il ridimensionamento dal punto di vista strutturale è stato significativo: rispetto al 1991, lo stock degli esercizi in sede fissa (esclusi i carburanti) risulta diminuito di circa 60 mila unità (-7,8%), sinte si di un calo generalizzato di diversi comparti merceologici soprattutto nel settore alimentare.

 

Sono stati proprio gli esercizi specializzati alimentari, ovvero i piccoli punti vendita a conduzione familiare, unilocalizzati, con un raggio d'azione a livello di vicinato, a registrare nel complesso la variazione negativa più consistente (-23,8%) che ha raggiunto valori più elevati per quanto riguarda la voce "altro commercio al dettaglio alimentare" (-33,6%), il commercio di bevan de (-31,2%), i negozi di frutta e verdura e le macellerie (rispettivamente -26% e -25%); in controtendenza gli esercizi che vendono pesce e crostacei che pres entano una dinamica positiva (+8,1%).

 

EVOLUZIONE DEGLI ESERCIZI DEL COMMERCIO AL DETTAGLIO IN SEDE FISSA – (Variazione %)

 

 
 
2001/1991
Commercio al dettaglio in esercizi non specializzati
-8,4
Con prevalenza di prodotti alimentari
-13,1
Con prevalenza di prodotti non alimentari
139,6
Commercio al dettaglio di prodotti alimentari in esercizi specializzati
-23,8
Commercio al dettaglio di frutta e verdura
-26,0
Commercio al dettaglio di carne e prodotti a base di carne
-25,0
Commercio al dettaglio di pesci, crostacei e molluschi
8,1
Commercio al dettaglio di pane, pasticceria e dolciumi
-23,2
Commercio al dettaglio di bevande (vini, oli, birra ed altre bevande)
-31,2
Commercio al dettaglio di prodotti del tabacco e altri generi di monop.
-12,2
Altro commercio al dettaglio di prodotti alimentari
-33,6
Commercio al dettaglio di prodotti farmaceutici, articoli di profumeria
10,5
Farmacie
4,4
Commercio al dettaglio di articoli medicali e ortopedici
9,6
Commercio al dettaglio di cosmetici e articoli di profumeria
15,6
Commercio al dettaglio di altri prodotti in esercizi specializzati
-2,2
Commercio al dettaglio di tessili
-6,6
Commercio al dettaglio di articoli di abbigliamento
-4,5
Commercio al dettaglio di calzature e articoli in cuoio
-17,1
Commercio al dettaglio di mobili e articoli di illuminazione
-0,7
Commercio al dettaglio di elettrodomestici, apparecchi radio e televisori
-7,0
Commercio al dettaglio ferramenta, colori e vernici, vetro
-12,0
Commercio al dettaglio di libri, giornali, riviste e articoli di cartoleria
7,0
Commercio al dettaglio di altri prodotti in esercizi specializzati
5,4
Commercio al dettaglio di articoli di seconda mano
-36,0
TOTALE
-7,8

Fonte: Elaborazione Centro Studi Confcommercio su dati Censimento 1991 e Osservatorio Nazionale del. Commercio  

 

Più attenuato il calo degli esercizi non specializzati a prevalenza alimentare (-13,1%), ma bisogna tener conto che il comparto è costituito da diverse tipologie di vendita alcune delle quali (supermercati, iper) hanno registrato un'espansione maggiore rispetto ad altre (minimercati, negozi di prodotti surgelati).

 

Nel comparto non alimentare si distinguono settori molto più dinamici di altri. Nel primo gruppo ci sono gli esercizi non specializzati (+140%), categoria che comprende punti vendita di medio/grande dimensione tra cui i grandi magazzini, ma anche i negozi di articoli medicali e ortopedici (+9,6%), i negozi di cosme si e profumeria (15,6%), i punti vendita di libri, giornali e cartoleria (+7%); nel secondo gruppo va sottolineato il ridimensionamento degli esercizi di calz ature (-17,1%), di ferramenta (-12%), i negozi di elettrodomestici (-7%), i negozi di tessili (-6,6%) e dell'abbigliamento (-4,5%).


CONSISTENZA DEI PUNTI VENDITA AL DETTAGLIO IN SEDE FISSA

Numero di negozi ogni 10 mila abitanti

Anno 2001

 

 

COMMERCIO SPECIALIZZATO DI GENERI ALIMENTARI (1)

 

 

ABBIGLIAMENTO, TESSILE E CALZATURE (2)

 

 

 

MOBILI, CASALINGHI ED ILLUMINAZIONE

 

 

 

ELETTRODOMESTICI, RADIO TV,

DISCHI E STRUMENTI MUSICALI (3)

 

 

 

 

 

 

TOTALE PUNTI VENDITA AL DETTAGLIO (4)

 

 

 

 

NOTE:

(1) Questa voce comprende: Frutta e verdura, Carne e prodotti a base di carne, Pesci, crostacei, molluschi, Pane, pasticceria, dolciumi, Bevande (vini, olii, birra ed altre), Altri esercizi specializzati alimentari.

(2) Questa voce comprende: Prodotti tessili e biancheria, Abbigliamento e accessori, pellicceria, Calzature e articoli in cuoio.

(3) Questa voce comprende: Articoli medicali e ortopedici, Cosmetici e articoli di profumeria, Ferramenta vernici giardinaggio sanitari, Altri esercizi specia lizzati non alimentari, Articoli di seconda mano.

(4) Il totale comprende: Esercizi non specializzati prevalenza alimentare, Esercizi non specializzati prevalenza non alimentare e gli esercizi di vendita che non hanno indicato la specializzazione di vendita. Esclude invece le seguenti tipologie di esercizi: Carburanti, Tabacco e altri generi di monopolio, Farmacie, libri, giornali, cartolerie.

 

 

Fonte: elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati Osservatorio Naz. del Commercio

 

 


2. LE DINAMICHE ECONOMICHE E IMPRENDITORIALI DEL COMMERCIO NEL 2001

 

2.1  I RISULTATI ECONOMICI

 

Un breve cenno ai risultati economici realizzati dal settore commercio nel 2001 ci consente di valutare meglio le dinamiche imprenditoriali descritte nel para grafo successivo.

 

L'attività relativa al 2001 del settore commercio nel suo complesso ha registrato un tasso di crescita molto contenuto in quanto l'incremento del valore aggiunto in termini reali, valutato al costo dei fattori, è stato pari all'1,6%, un risultato mediocre se confrontato con quello realizzato nel 2000 (+3,8%).

 

Sul settore si è riflessa un'evoluzione modesta dei consumi in quanto nella media del 2001 la crescita della spesa delle famiglie è stata in termini reali pari all’1,1%.

 

Hanno condizionato questo risultato sia un andamento contenuto delle dinamiche dei redditi su cui hanno pesato i risultati negativi delle borse, dove molte famiglie avevano riversato i propri risparmi, sia un livello ancora elevato di tassazione, come anche le prospettive di sviluppo modeste con le conseguenti preoccupazioni circa la tenuta dei raggiunti livelli occupazionali.

 

A ciò si aggiungano anche gli effetti del processo di trasformazione che sta interessando la struttura dell'offerta in tutte le sue componenti (ingrosso, dettaglio) e che incide sui processi organizzativi e sulle strategie di sviluppo delle imprese.

 

Dal punto di vista dell'occupazione il 2001 si è chiuso con un bilancio positivo in quanto le unità di lavoro totali sono aumentate dell'1,5% rispetto all'anno precedente (55 mila in più).

 

La scomposizione dei dati secondo la posizione professionale evidenzia, tuttavia, un'andamento differenziato tra la componenete dipendente che cresce del 3,5% (circa 64 mila occupati in più rispetto al 2000) e la componente autonoma dove la perdita di occupati è stata pari a -0,5%.

 

Deludente per le imprese del commercio al dettaglio l'andamento del fatturato che nella media dell'anno, secondo quanto rilevato mensilmente dall'Istat, ha registrato nel complesso una variazione negativa pari a -0,5% rispetto al 2000.

 

Il dato è la sintesi di una situazione particolarmente negativa per le piccole e medie imprese (da 1 a 5 addetti) dove la flessione delle vendite in quantità è stata dell'1,1% e di una dinamica meno brillante rispetto agli anni precedenti per la grande distribuzione (imprese con oltre 6 addetti).

 

Quest'ultima componente ha registrato nel complesso una crescita in media d'anno dell'1%, ma al suo interno sono le grandi imprese con oltre 20 addetti che hanno mostrato una crescita significativa del fatturato.

 

 

VENDITE IN TERMINI REALI DEL COMMERCIO

(Variazione % sul periodo corrispondente)

 
Gen.'01
Feb.
Mar.
Apr.
Mag.
Giu.
Lug.
Ago.
Set.
Ott.
Nov.
Dic.
Anno 2001
Piccole e medie imprese (fino a 5 addetti)
-1,9
-2,3
-1,1
-1,1
-1,2
-0,6
-1,5
0,0
-2,1
-0,6
-0,6
-0,7
-1,1
Grandi imprese (oltre 6 addetti)
 
1,2
2,4
1,9
-0,2
-0,6
1,2
-0,1
 
2,1
-1,0
2,1
1,0
2,1
1,0
Totale
-1,0
-0,8
-0,2
-0,9
-1,1
0,0
-1,2
0,6
-1,7
0,2
-0,2
0,0
-0,5

Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati ISTAT

 

 

 

 

 

 

2.2   LA VITALITà IMPRENDITORIALE DEGLI ESERCIZI AL DETTAGLIO IN SEDE FISSA

 

Il 2001 ha registrato nel settore del commercio al dettaglio in sede fissa una dinamicità imprenditoriale diffusa nelle diverse aree del Paese, in particolare nel Mezzogiorno, che ha comportato un incremento della rete, specie nel non al imentare.

 

In base dei dati dell’Osservatorio Nazionale del Commercio del Ministero delle Attività Produttive, i punti vendita al dettaglio fisso sono cresciuti di 8.447 unità, sintesi di 60.091 iscrizioni e 51.644 cancellazioni. Per oltre il 62% s i è trattato di apertura di unità locali di imprese plurilocalizzate sicuramente già presenti sul territorio, mentre nel restante 38% si è trattato di nuove imprese di piccole e piccolissime dimensioni concentrate esclusivamente al Sud.

 

Nel paragrafo successivo ( Le nuove aperture nel 2001:un'analisi qualitativa sulla base dei modelli COM ) sono indicate alcune caratteristiche relative alle nuove aperture tratte da un esame delle informazioni contenute nella modulista prevista dal D.Lgs.114/1998.

 

 

MOVIMENTAZIONE DELLE IMPRESE DEL COMMERCIO AL DETTAGLIO FISSO

Anno 2001

 
ISCRITTE
CANCELLATE
SALDO

 
Sede
U. Locale
Totale
Sede
U. Locale
Totale
Sede
U. Locale
Totale
Nord-Ovest
7.961
4.744
12.745
9.261
3.542
12.803
-1.300
1.202
-58
Nord-Est
5.352
4.170
9.522
6.086
3.339
9.425
-734
831
97
Centro
7.971
3.710
11.681
8.076
2.834
10.910
-105
876
771
Sud
19.866
6.277
26.143
14.584
3.922
18.506
5.282
2.355
7.637
ITALIA
41.150
18.901
60.091
38.007
13.637
51.644
3.1433
5.264
8.447

Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati Osservatorio Nazionale del Commercio

 

Prosegue così la tendenza espansiva del settore che ha avuto inizio a partire dal 1999 (+528 unità) per toccare il suo culmine nel 2000 (+12.562 unità).

 

La crescita ha interessato soprattutto le regioni del Mezzogiorno a cui va attribuito oltre il 90% del saldo registrato nel 2001 e dove è si è maggiormente concentrata la nascita di piccole aziende (sedi di impresa) contrariamente a quanto è avvenuto nel resto del Paese. Tale fenomeno probabilmente è riconducibile alla precaria situazione del mercato del lavoro locale e alla opportunità che il commercio ancora offre come sbocco occupazionale, anche se questi dati non aiutano a capire la reale quali tà imprenditoriale di queste iniziative.

 

La graduatoria regionale in base ai saldi registrati al 2001 vede, infatti, ai primi cinque posti tutte regioni del Sud (Campania, Puglia, Sicilia, Calabria e Sardegna) con saldi positivi di una certa entità, mentre Lombardia, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna occupano gli ultimi posti in graduatoria denunciando gli unici saldi negativi, imputabili però solo all'andamento negativo delle sedi di impresa che, per Lombardia e Friuli, non si è interrotto dal 1999.

 

SALDI

Anni 2000-2001

Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati Osservatorio Nazionale del Commercio

 

 

 

Il calcolo di due indici quali il tasso di crescita (ossia il rapporto cha ha al numeratore il saldo iscrizioni/cessazioni e al denominatore la consistenza dei punti vendita) e il tasso di ricambio (ossia il rapporto che ha al numeratore la somma delle iscrizioni e delle cessazioni e al denominatore la consistenza dei punti vendita) chiarisce meglio gli andamenti territoriali.

 

I tassi di crescita dimostrano che è il Sud ad avere ormai da tempo una dinamica imprenditoriale p iù accentuata con regioni come la Calabria (+3,9% nel 2001 e +3,2% nel 2000), la Puglia (+3,1% nel 2001 e +2,8% nel 2000) e la Campania (+3% nel 2001 e +6,1% nel 2000) ai primi posti della graduatoria regionale con valori sono molto sup eriori alla media italiana; nelle altre regioni, la situazione più critica si è registrata in Lombardia (-0,9%), Friuli V.G. (- 0,3%) ed Emilia Romagna (- 0,2 %) che occupano gli ultimi posti con un valore negativo, mentre le altre regioni del Centro-Nord hanno registrato tassi al di sotto del dato nazionale.

 

TASSI DI CRESCITA: Anni 2000-2001

Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati Osservatorio Nazionale del. Commercio

 

 

La disaggregazione a livello provinciale dei tassi di crescita evidenzia alcune situazioni in controtendenza: da un lato Prato e Aosta che rientrano tra le pr ime venti provincie con tassi di crescita positivi, dall’altro Caltanisetta che risulta tra le ultime venti provincie con un tasso di crescita negativo (-0,3% ).

 

 

GRADUATORIA IN ORDINE DECRESCENTE DEI TASSI DI CRESCITA

Anno 2001

 

Le prime 20 provincie      Le ultime 20 provincie

 

N.
Province
Tasso
 
N.
Province
Tasso
grad.
 
crescita
 
grad.
 
crescita
1
Vibo Valentia
5,1
 
84
Lucca
-0,3
2
Reggio Calabria
4,7
 
85
Brescia
-0,3
3
Crotone
4,2
 
86
Caltanissetta
-0,3
4
Lecce
4,2
 
87
Udine
-0,3
5
Brindisi
4,2
 
88
Trieste
-0,3
6
Salerno
3,8
 
89
Pordenone
-0,4
7
Cosenza
3,7
 
90
Venezia
-0,4
8
Caserta
3,7
 
91
Ravenna
-0,4
9
Nuoro
3,3
 
92
Bergamo
-0,4
10
Prato
3,2
 
93
Bologna
-0,5
11
Bari
3,1
 
94
Rieti
-0,8
12
Catania
3,0
 
95
Verbania
-0,8
13
Sassari
2,8
 
96
Ferrara
-0,9
14
Palermo
2,8
 
97
Reggio Emilia
-0,9
15
Matera
2,8
 
98
Rimini
-1,1
16
Napoli
2,7
 
99
Belluno
-1,2
17
Benevento
2,6
 
100
Lecco
-1,4
18
Catanzaro
2,4
 
101
Pavia
-1,6
19
Taranto
2,3
 
102
Milano
-1,7
20
Aosta
2,3
 
103
Como
-1,8

Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati Osservatorio Nazionale del Commercio

 

 

L'andamento del tasso di ricambio che segnala in maniera indiretta il grado di rinnovamento e ristrutturazione d el settore risulta, rispetto alla media italiana che è pari a 15,5%, molto alto in Piemonte, Liguria, Emilia Romagna e Lazio, ovvero in regioni del Centro-Nor d dove pur in presenza di una crescita minima o negativa si è riscontrato un effetto di svecchiamento della base imprenditoriale con molte fuorisciute e molti nuovi ingressi nel mercato.

 

 

TASSO DI RICAMBIO - 2001

 

 
2000
2001
 
     
NORD OVEST
19,3
15,3
NORD EST
20,5
15,4
CENTRO
18,3
16,1
SUD
18,4
15,3
ITALIA
18,9
15,5

Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati Osservatorio Nazionale del Commercio

 

Nel Mezzogiorno, dove la crescita delle imprese è stata generalizzata, si trovano regioni con un tasso di ricambio elevato, come nel caso di Molise, Sardegna, Puglia e Campania, e regioni con un tasso molto al di sotto della media come Sicilia e Basilicata dove all'incremento del numero degli esercizi non ha corrisposto un ricambio della base imprenditoriale.

 

 

GRADUATORIA IN ORDINE DECRESCENTE DEL TASSO DI RICAMBIO

Anno 2001

 

Le prime 20 provincie      Le ultime 20 provincie

 

N.
Province
Tasso
 
N.
Province
Tasso
grad.
 
di ricambio
 
grad.
 
di ricambio
1
Taranto
19,7
 
84
Ascoli
13,7
2
Sassari
19,6
 
85
Aosta
13,6
3
Torino
19,5
 
86
Chieti
13,4
4
Brindisi
19,1
 
87
Rovigo
13,3
5
Rimini
19,0
 
88
Lecce
13,2
6
Latina
18,6
 
89
Pisa
13,2
7
Pescara
18,4
 
90
Varese
13,2
8
Grosseto
18,2
 
91
Potenza
13,2
9
Livorno
18,0
 
92
Agrigento
13,0
10
Vibo Valentia
17,7
 
93
Gorizia
13,0
11
La Spezia
17,7
 
94
Novara
12,9
12
Alessandria
17,5
 
95
Reggio Calabria
12,9
13
Isernia
17,4
 
96
Palermo
12,8
14
Bologna
17,2
 
97
Mantova
12,6
15
Cuneo
17,2
 
98
Milano
12,5
16
Reggio Emilia
17,1
 
99
Enna
12,3
17
Firenze
17,1
 
100
Parma
12,2
18
Roma
17,1
 
101
Nuoro
12,1
19
Bari
17,0
 
102
Lodi
11,5
20
Caserta
16,9
 
103
Messina
10,2

Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati Osservatorio Nazionale del Commercio

 

Questo ultimo dato potrebbe far pensare a due spiegazioni: o si tratta di sistemi distributivi molto dinamici ed equilibrati allo stesso tempo, dove le imprese hanno costruito un rapporto consolidato con il mercato locale, oppure il basso tasso di ricambio è riconducibile alla capacità di molte imprese di operare con risultati economici ai limiti della sopravvivenza pur di non uscire dal mercato.

 

 


3.   LE NUOVE APERTURE NEL 2001: UN'ANALISI QUALITATIVA SULLA BASE DEI " Modelli Com".

 

Le informazioni contenute nei modelli utilizzati dagli operatori commerciali per denunciare presso il Registro delle Imprese l'apertura, la cessazione, la variazione di esercizi di vicinato, di media e grande distribuzione (modelli COM previsti dal D.lgs. 114/98), consentono avere un quadro, seppur limitato, delle caratteristiche più importanti delle nuove aperture verificatesi nel corso del 2001.

 

L'analisi di seguito riportata intende solo mettere in risalto gli andamenti di fondo, senza tener eccessivamente conto dell' esattezza e della completezza de i dati in quanto il monitoraggio della rete distributiva condotto dall'Osservatorio del Commercio, istituito presso il ministero delle Attività Produttive, presenta alcuni problemi che rendono questo tipo di elaborazione al momento non completa.

 

Esistono, infatti, ritardi nel caricamento della modulistica presso il sistema informatico delle Camere di Commercio, ma anche moltissimi casi di mancata compilazione da parte degli utenti dei modelli COM specifici con la conseguenza di avere un'informazione molto limitata sull'andamento delle cancellazioni (i dati diffusi interessano il 30% dei casi), mentre c'è una maggiore attendibilità sull'andamento delle iscrizioni i cui dati diffusi rappresentano oltre l'80% del totale.

 

Secondo i dati disponibili nel corso del 2001 ci sono state circa 61 mila aperture di esercizi al dettaglio in sede fissa che hanno interessato nel complesso olt re 5,7 milioni di mq. di superficie di vendita. Di questi oltre il 97% in termini di esercizi e il 77% in termini di superficie ha riguardato gli esercizi di vicinato; le aperture di media distribuzione sono state 1.580 (2,6%) per un totale di circa 1 milione di superficie di vendita (16,9%), mentre 115 sono state le aperture di grande distribuzione.

 

 

 

DISTRIBUZIONE APERTURE NEL 2001 PER TIPOLOGIA E TIPO ESERCIZIO

 
Vicinato
Media
Grande
TOTALE

 
Esercizi
Mq. vendita
Esercizi
Mq. vendita
Esercizi
Mq. vendita
Esercizi
Mq. vendita
Concentrazione
14
2.499
13
9.647
0
0
27
12.146
Nuovo esercizio
46.755
3.444.624
579
353.207
43
120.046
47.377
3.917.877
Subingresso
12.445
972.240
988
608.042
72
223.652
13.505
1.803.934
TOTALE
59.214
4.419.363
1.580
970.896
115
343.698
60.909
5.733.957

Composizione % per colonna

 

 
Vicinato
Media
Grande
TOTALE

 
Esercizi
Mq. vendita
Esercizi
Mq. vendita
Esercizi
Mq. vendita
Esercizi
Mq. vendita
Concentrazione
0,0
0,1
0,8
1,0
-
-
0,0
0,2
Nuovo esercizio
79,0
77,9
36,6
36,4
37,4
34,9
77,8
68,3
Subingresso
21,0
22,0
62,5
62,6
62,6
65,1
22,2
31,5
TOTALE
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0

Composizione % per riga

 
Vicinato
Media
Grande
TOTALE

 
Esercizi
Mq. vendita
Esercizi
Mq. vendita
Esercizi
Mq. vendita
Esercizi
Mq. vendita
Concentrazione
51,9
20,6
48,1
79,4
-
-
100,0
100,0
Nuovo esercizio
98,7
87,9
1,2
9,0
0,1
3,1
100,0
100,0
Subingresso
92,2
53,9
7,3
33,7
0,5
12,4
100,0
100,0
TOTALE
97,2
77,1
2,6
16,9
0,2
6,0
100,0
100,0

Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati Osservatorio Nazionale del Commercio

 

Per quanto riguarda gli esercizi di vicinato , che non hanno particolari barriere all'entrata, si è trattato per il 79% dei casi di aperture che hanno dato vita ad un nuovo esercizio e per il restante 21% di subingressi.

 

Una diversa situazione caratterizza gli esercizi di media e grande distribuzione dove si riscontra una prevalenza (oltre il 62%) dei subingressi mentre i nuovi esercizi rappresentano il 37% del totale. Questo andamento evidenzia soprattut to come lo sviluppo di queste tipologie attulamente sia più affidato ad un turn-over nella gestione di esercizi già esistenti che vengono ricollocati sul mercato con una nuova insegna e nuovi assetti proprietari, piuttosto che all'apertura di nuovi insediamenti visti anche i maggiori vincoli presenti nei diversi piani regionali di programmazione della rete commerciale.

 

Dal punto di vista territoriale , l'andamento delle aperture sembra risentire delle differenti caratteristiche che contraddistinguono i sistemi distributivi locali del Nord rispetto al Sud.

 

APERTURE NEL 2001 PER TIPO DI ESERCIZIO E PER RIPARTIZIONI

 
Vicinato
Media
Grande
TOTALE

 
Esercizi
Mq. vendita
Esercizi
Mq. vendita
Esercizi
Mq. vendita
Esercizi
Mq. vendita
Nord-Ovest
26,8
25,2
35,4
36,3
41,7
54,7
27,0
28,9
Nord-Est
17,4
21,7
28,0
25,5
28,7
14,4
17,7
21,9
Centro
23,2
23,4
23,0
26,0
19,1
16,6
23,2
23,4
Sud
32,6
29,7
13,6
12,2
10,4
14,2
32,1
25,8
ITALIA
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0

Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati Osservatorio Nazionale del Commercio

 

 

Se da un lato le regioni del Mezzogiorno si distinguono per un quota maggiore di aperture di esercizi di vicinato (32,6% sul totale degli esercizi di vicinato delle altre aree), dall'altro le aperture di esercizi di media e grande distribuzione, sia in termini di numero che di superficie di vendita interessata, sono state più numerose nel Nord (63,4% sul totale degli esercizi di media superficie distribuzione, 70,4% sul totale degli esercizi di grande superficie), in particolare nelle regioni del Nord-Ovest.

 

L’analisi delle aperture per classi di superfici evidenzia una significativa concentrazione (96,1% in termini di esercizi e 60, 8% in termini di superficie) nella classe che va da 0 a 250 mq., ma all'interno di questo aggregato prevalgono le aperture di piccolissime superfici (la class e fino a 50 mq. pesa per il 56,8%), rispetto alla classe 51-150 mq. che pesa per il 33,8% e alla classe 151-250 mq. che non supera il 6%.

 

 

 

 

DISTRIBUZIONE APERTURE 2001 PER CLASSE DI SUPERFICE

 
Sede di Impresa
Unita' Locali
TOTALE

Classe superf. (mq.)
Esercizi
Mq. vendita
Esercizi
Mq. vendita
Esercizi
Mq. vendita
fino a 50
63,0
29,7
43,1
8,5
56,8
18,5
51-150
31,8
41,3
38,3
21,1
33,8
30,6
151-250
3,7
11,5
9,3
11,9
5,4
11,7
251-400
0,8
4,0
3,0
6,3
1,5
5,2
401-1500
0,7
7,9
5,5
26,7
2,2
17,9
1501-2500
0,1
2,0
0,4
5,3
0,2
3,8
oltre 2500
0,1
3,7
0,4
20,2
0,2
12,4
TOTALE
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0

Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati Osservatorio Nazionale del Commercio

 

Le aperture che hanno interessato classi di superfici superiori ai 400 mq. e corrispondenti a tipologie di vendita come supermercati, iper, grandi magazzini, nel 2001 non hanno superato le 1.500 unità (2,6% del totale aperture) in maggioranza nella classe 401-1500 mq., anche se rappresentano una quota significativa in termini di superficie (34%).

 

La distribuzione delle aperture secondo la natura giuridica registra nel complesso una prevalenza delle imprese individuali (59,4%), segui te dalle società di persona (20,1%) e dalle società di capitale (19,4%), ma va osservato che queste due ultime due componenti rappresentano oltre il 60% delle aperture in termini di superficie.

NUMERO DI ESERCIZI APERTI NEL 2001 PER FORMA GIURIDICA

Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati Osservatorio Nazionale del Commercio

Quanto alla specializzazione merceologica rilevata dai modelli COM per le aperture dei soli nuovi esercizi (si ricorda c he questi dati comprendono anche gli esercizi di altri settori economici che svolgono attività secondaria di commercio in sede fissa) emergono situazioni differenziate tra gli esercizi di vicinato, le medie e grandi superfici.

 

Su circa 47mila nuove aperture di esercizi di vicinato , il 18% ha riguardato l'alimentare, l'80,3% il non alimentare e l'1,7% le tabelle speciali dei carburanti, delle farmacie e dei tabacchi.

 

In particolare nell'alimentare le aperture più numerose si sono verificate nel segmento degli esercizi non specializzati (5,3%) riconducibili a formule di vendita come i minimercati, le superette, nella frutta e verdura (2%) e nella voce "altri esercizi" (6,1%) un contenitore residuale di esercizi alimentari di difficile classificazione.

 

Nel non alimentare le aperture più numerose hanno riguardato in maniera significativa i negozi di abbigliamento (13,1% del totale), i negozi di mobili e casalinghi (3,4%) e i negozi di cosmetici (2,9%), ma anche in questo comparto i nuovi esercizi classificati come "altri esercizi" rappresentano il 38%.

 

Nel settore delle medie e grandi superfici le aperture di nuovi esercizi sono state rilevanti, anche in termini di superf icie interessata, tra i non specializzati a prevalenza alimentare (supermercati, iper) e non alimentare (grandi magazzini), ma anche nel settore abbigliamento e nei mobili.

 

Come già anticipato le dimensioni medie degli esercizi non sono elevate: i negozi alimentari specializzati di vicinato non superano come superficie media i 60 mq., mentre i non specializzati a prev alenza alimentare registrano nel vicinato una superficie media di 81 mq., nella media superficie di oltre 600 mq. e nella grande superficie di circa 4.000 mq. .

 

 

DISTRIBUZIONE DEI NUOVI ESERCIZI PER SPECIALIZZAZIONE COMMERCIALE Anno 2001

 

 
Vicinato
Media
Grande

 
Esercizi
Mq. vendita
Esercizi
Mq. vendita
Esercizi
Mq. vendita
 
             
ALIMENTARE
12,6
8,7
9,8
9,0
4,7
9,0
Non specializzati prevalenza alimentare
5,3
5,8
37,7
38,1
25,6
36,1
Frutta e verdura
2,0
1,3
0,0
0,0
0,0
0,0
Carne e prodotti a base di carne
1,5
1,0
0,2
0,0
0,0
0,0
Pesci, crostacei, molluschi
0,7
0,5
0,0
0,0
0,0
0,0
Pane, pasticceria, dolciumi
1,6
0,8
0,3
0,2
0,0
0,0
Bevande (vini, olii, birra ed altre)
0,8
0,4
0,2
0,0
0,0
0,0
Altri esercizi specializzati alimentari
6,1
4,8
9,2
8,7
4,7
9,0
NON ALIMENTARE
68,7
71,8
43,7
39,6
53,5
38,8
Non specializzati prevalenza non alim.
11,7
12,2
8,5
13,3
16,3
16,1
Articoli medicali e ortopedici
0,3
0,2
0,2
0,1
0,0
0,0
Cosmetici e articoli di profumeria
2,9
1,8
0,9
0,4
0,0
0,0
Prodotti tessili e biancheria
1,8
1,6
1,4
0,6
0,0
0,0
Abbigliamento e accessori, pellicceria
13,1
12,7
9,0
9,2
11,6
11,1
Calzature e articoli in cuoio
2,2
2,1
2,6
2,3
0,0
0,0
Mobili, casalinghi, illuminazione
3,4
4,9
6,6
6,5
4,7
1,8
Elettrodomestici radio-TV dischi
1,9
9,5
2,4
4,2
4,7
7,2
Ferramenta vernici giardinaggio sanitari
1,9
2,4
2,6
2,0
4,7
1,9
Libri, giornali, cartoleria
2,5
1,7
0,3
0,2
0,0
0,0
Altri esercizi specializzati non alim.
38,1
34,5
17,6
13,9
27,9
16,8
Articoli di seconda mano
0,4
0,4
0,2
0,1
0,0
0,0
TABELLE SPECIALI
1,7
1,4
0,3
0,1
0,0
0,0
Carburanti
0,4
0,7
0,2
0,1
0,0
0,0
Tabacco e altri generi di monopolio
1,0
0,4
0,2
0,0
0,0
0,0
Farmacie
0,4
0,3
0,0
0,0
0,0
0,0
 
             
TOTALE
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0

Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati Osservatorio Nazionale del Commercio

 

 

Nel vicinato non alimentare si passa da una superficie media che non arriva a 50mq. relativa ai negozi di cosmetici e articoli di profumeria a quella più elevata relativa ai negozi di abbigliamento e calzature (71 mq.), ai mobili e casalinghi (107 mq.), ai negozi di elettrodomestici (366 mq.).

 

Analoga situazione si ritrova nei nuovi esercizi di media dimensione con i negozi di prodotti tessili e i negozi di cosmetici e articoli di profumeria che registrano la superficie media più bassa (rispettivamente 269 mq. e 285 mq.), rispetto ai punti vendita non specializzati a prevalenza non alimentare (957 mq.) ai punti vendita di elettrodomestici (1068 mq.) all'abbigliamento (626 mq.).

 

 

NUOVI ESERCIZI 2001 PER SPECIALIZZAZIONE E TIPO ESERCIZIO

Superficie media (mq.)

 

 
Vicinato
Media
Grande
 
     
ALIMENTARE
51
555
5.395
Non specializzati prevalenza alimentare
81
617
3.939
Frutta e verdura
47
-
-
Carne e prodotti a base di carne
46
175
-
Pesci, crostacei, molluschi
51
-
-
Pane, pasticceria, dolciumi
39
320
-
Bevande (vini, olii, birra ed altre)
39
115
-
Altri esercizi specializzati alimentari
57
579
5.395
NON ALIMENTARE
77
553
2.024
Non specializzati prevalenza non alimentare
77
957
2.767
Articoli medicali e ortopedici
55
243
-
Cosmetici e articoli di profumeria
46
285
-
Prodotti tessili e biancheria
63
269
-
Abbigliamento e accessori, pellicceria
71
626
2.662
Calzature e articoli in cuoio
71
551
-
Mobili, casalinghi, illuminazione
107
601
1.098
Elettrodomestici radio-TV dischi strum. mus.
366
1.068
4.293
Ferramenta vernici giardinaggio sanitari
92
482
1.120
Libri, giornali, cartoleria
51
381
-
Altri esercizi specializzati non alimentari
67
480
1.686
Articoli di seconda mano
75
500
-
TABELLE SPECIALI
60
102
-
Carburanti
124
200
-
Tabacco e altri generi di monopolio
33
4
-
Farmacie
61
-
-
 
       
TOTALE
74
610
2.792

Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati Osservatorio Nazionale del Commercio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli aspetti caratteristici e prevalenti che si possono ricavare dalle informazioni esaminate relative alle aperture 2001 di esercizi di vicinato, medie strutture e grandi strutture, possono essere così sintetizzate.

 

Esercizi di vicinato

 

Tipo di apertura Nuovo esercizio / Subingresso
Localizzazione prevalente Sud / Nord-Ovest
Forma giuridica Impresa individuale / Società di persona
Merceologia   Alimentare: es. non specializzati / frutta e verdura 
  Non alimentare: non spec./ abbigliamento / mobili
Superficie media Alimentare: minimo 39mq./ max 81mq. 
  Non alimentare: minimo 46 mq. / max 366 mq.

Medie strutture

 

Tipo di apertura Subingresso / Nuovo esercizio
Localizzazione prevalente Nord
Forma giuridica Soc.persona/Soc.capitale
Merceologia   Alimentare : esercizi non specializzati 
 
Non alimentare: non spec./ abbigliam./ mobil
Superficie media Alimentare: minimo 115 mq./ max 617mq 
  Non alimentare: minimo 269mq./max 1068 mq

Grandi strutture

 

Tipo di apertura Subingresso / Nuovo esercizio
Localizzazione prevalente Nord
Forma giuridica Soc.persona / Soc.capitale
Merceologia   Alimentare : esercizi non specializzati 
  Non alimentare: non spec./abbigliamento
Superficie media Alimentare: minimo 3939 mq. / max5395mq 
  Non alimentare.:min.1120mq. / max4293 mq.


4.   LE TENDENZE DELLA DISTRIBUZIONE ORGANIZZATA

 

La rilevazione annuale svolta dall'Osservatorio sul Commercio per valutare l'andamento degli insediamenti di grande distribuzione evidenzia al 1° gennaio 2001 la continua crescita in termini di punti vendita, superficie e addetti.

 

In particolare a fine 2000 si è registrato un incremento rispetto all’anno precedente del 3,3% del numero dei supermercati (passati da 6.206 unità a 6.413), del 14,8% del numero degli iper (da 304 a 349 unità) e dell’8,9% dei grandi magazzini (da 984 a 1072 unità).

 

La crescita numerica ha comportato conseguentemente la crescita della superficie complessiva di vendita con valori molto accentuati nel canale iper dove si è passati da 1.794.262 a 2.066.318 mq. (+15,2% rispetto all’anno precedente), mentre incrementi più modesti si sono riscontrati nel settore dei grandi magazzini (+6,9%) e nel canale supermercati la cui superficie totale di vendita è passata da 5.329.557 a 5.439.695 mq. (+2,1%).

 

LA RETE DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE IN ITALIA

Al 1/1/2001

 
Supermercati
Iper
Grandi Mag.

 
Num.
Mq. tot.
Num.
Mq. tot.
Num.
Mq. tot.
Nord Ovest
1.687
1.561.548
153
957.782
275
653.163
Nord Est
1.736
1.480.591
68
440.580
178
412.679
Centro
1.300
1.107.773
83
395.081
305
479.059
Sud Isole
1.690
1.289.783
45
272.875
314
425.459
 
             
ITALIA
6.413
5.439.695
349
2.066.318
1.072
1.970.360

Fonte: elaborazioni Centro Studi su dati Osservatorio Nazionale del Commercio

 

Il 65% dei supermercati ha una dimensione che varia tra 400 e 800 mq. di superficie, mentre solo l’8%, ubicato prevalentemente al Nord, ha una superficie che supera i 1.500 mq.; tra i grandi magazzini si registra una distribuzione equilibrata tra le classi di superficie con una leggera prevalenza delle classi dimensionali più elevate, in particolare il 37% rientrano nella classe tra gli 800 e 1.500 mq. e il 35% rientrano in quella oltre i 1.500 mq.. Quanto agli iper oltre la metà ha dimensioni piccole rientrando nella classe 2500-5000 mq. e solo 39, ubicati quasi tutti al Nord, superano i 10 mila mq..

 

I PUNTI VENDITA DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE PER CLASSI DI SUPERFICI (mq.)

Al 1/1/2001

SUPERMERCATI
GRANDI MAGAZZINI IPERMERCATI  

 
400-800
801-1500
>1500
400-800
801-1500
>1500
2500-5000
5001-10000
>10000
Nord-Ovest
1.026
482
179
47
104
124
73
59
21
Nord-Est
1.105
481
150
32
57
89
33
26
9
Centro
835
366
99
113
110
82
57
22
4
Sud
1.209
401
80
110
126
78
21
19
5
 
                   
ITALIA
4.175
1.730
508
302
397
373
184
126
39

Fonte: Elaborazioni Centro Studi su dati Osservatorio Nazionale del Commercio

 

Nel complesso la dimensione media rimane generalmente su livelli non molto elevati, rispettivamente 848 mq. per i supermercati, 5.921 mq. per gli iper, 1.838 mq. per i grandi magazzini, con alcune differenziazioni dal punto di vista territoriale. Per quanto riguarda i supermercati e i grandi magazzini è il Sud a presentare valori più bassi della media, mentre sono gli iper dell’Italia Centrale a registrare dimensioni più basse della media.

 

DENSITA' DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE

(mq. x 100.000 abitanti)

     Fonte: Elaborazioni Centro Studi su dati Osservatorio Nazionale del Commercio

 

Rispetto alla popolazione, attualmente esistono in termini di superficie di vendita complessiva della grande distribuzione circa 16.383 mq. ogni 100 mila abitanti a livello nazionale, con una differenziazione tra le diverse aree del Paese.

 

Ad un Nord-Est con il più alto valore di dotazione di strutture di grande distribuzione (21.850 mq. ogni 100 mila abitanti) si contrappongono le regioni del Sud dove la densità si avvicina ai 10 mila mq. ogni 100 mila abitanti, valore comunque in crescita rispetto agli anni precedenti grazie soprattutto allo sviluppo di nuovi iper.

 

Un’informazione nuova che viene fornita dall'Osservatorio Naz. del Commercio riguarda la diffusione di forme associative tra i diversi canali di vendita.

 

Sul totale dei supermercati il numero di chi opera attraverso una rete associativa è di 2.488 pari al 38,8 % del totale (l'anno precedente erano 2.252 unità pari al 36%) concentrati prevalentemente al Nord e collegati soprattutto a gruppi d’acquisto (1.852 unità), mentre minore è la partecipazione alle unioni volontarie e all’affiliazione in franchising.

 

Il confronto con l'anno precedente evidenzia nelle regioni meridionali una crescita significativa di partecipazione a catene di franchising, a unioni volontarie e gruppi di acquisto (da 481 unità a 734), mentre nel Nord-Est si è registrato un ridimensionamento delle partecipazioni a unioni volontarie e a gruppi d'acquisto.

 

Nel settore degli iper , su un totale di 349 unità, gli esercizi associati sono 136 pari al 39% del totale (l'anno precedente erano 109 pari al 36%) nella maggior parte dei casi collegati a gruppi di acquisto; in forte crescita anche i grandi magazzini associati (44% del totale) passati da 145 a 471 unità in prevalenza partecipanti a gruppi di acquisto.

 

Pur in ritardo rispetto agli altri Paesi europei, l’Italia ha registrato negli ultimi anni una crescita significativa di centri commerciali al dettaglio che, secondo l'ultima rilevazione condotta dal Ministero delle Attività Produt tive al 1° gennaio 2001 sono 537 (nell'indagine del 1999 erano 473).

 

I CENTRI COMMERCIALI IN ITALIA

 

 
Numero
GLA (mq.)*

 
1999
2001
var. ass.
1999
2001
var. ass.
Nord-Ovest
171
198
27
2.208.133
2.531.318
323.185
Nord-Est
150
157
7
1.768.253
1.813.876
45.623
Centro
94
109
15
1.041.983
1.199.521
157.538
Sud
58
73
15
775.997
985.339
209.342
ITALIA
473
537
64
5.794.366
6.530.054
735.688

* G.L.A.: si intende la superficie a disposizione degli operatori a titolo di proprietà o altro titolo di   godimento non gratuito, per l'esercizio della propria attività di vendita o di servizio

 

Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati Osservatorio Nazionale del Commercio

 

Nell’insieme questi centri sviluppano una superficie destinata alle attività di vendita e di servizio (G.L.A.) pari 6,5 milioni di mq.(+13% rispetto al 1999).

 

Il 66% dei centri commerciali è situato nel Nord, di cui il 37% nel Nord-Ovest , il 20% nelle regioni centrali e solo il 14% nel Sud; anche se il Nord registra il maggior numero di centri commerciali il loro peso sul totale nazionale è diminuito di un punto percentuale a vantaggio soprattutto delle regioni del Mezzogiorno dove ci sono state molte nuove aperture.

 

Le dimensioni medie dei centri non sono elevate: il 22,3% (nel 1999 era il 23%) si colloca nella fascia fino a 5.000 mq., una percentuale elevata dovuta anche all’inclusione nell’indagine dei centri di dimensioni minori quali gallerie co mmerciali o centri di via; il 32,6 % (33% nel 1999) si colloca nella fascia compresa tra 5.000 e 10.000 mq., il 28,7% (27% nel 1999) nella fascia compresa tra 10.000 e 20.000, mentre i centri di grandi dimensioni con oltre 20.000 mq. si G.L.A. superano di poco il 16%.

 

 

 

 

DISTRIBUZIONE PER CLASSI DI SUPERFICIE DI G.L.A. (mq.)

  Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati Osservatorio Nazionale del Commercio

 

Merita un accenno in questo paragrafo lo sviluppo crescente nel nostro Paese del factory outlet, insediamento distributivo di grande dimensione che per la sua estensione e la sua forza competitiva pone a livello locale l'esigenza di una corretta programmazione di tale strutture dal punto di vista urbanistico-commerciale.

 

Si tratta di una formula di vendita nata negli Usa che trova attuazione nell'apertura di punti vendita direttamente gestiti dal produttore o nell'apertura di centri commerciali di grande dimensione dove è possibile trovare a prezzi molto scontati (dal 30% al 50%) un'offerta di prodotti di marca, ma facenti parte di collezioni precedenti, campionario o fine serie, principalmente nel campo dell'abbigliamento, degli articoli per la persona, delle calzature, dei casalinghi.

 

L'ubicazione di questi centri avviene prevalente nelle vicinanze degli agglomerati urbani, in aree dismesse, in zone a forte attrazione turistica, nella vicinanza di snodi stradali per convogliare l'interesse di bacini di utenza sovra-provinciali o regionali.

 

Nel nostro Paese lo sviluppo di questo canale sta avvenendo soprattutto grazie agli investimenti di società estere specialiste del settore che operano su scala europea e guardano all'Italia come un mercato potenzialmente appetibile dove l'attenzione alla marca raggiunge livelli di gradimento molto elevati tra i consumatori.

 

E' il caso della società inglese Baa McArthur Glenn che ha realizzato a Serravalle Scrivia (Al) in un'area di 35mila mq. il Serravalle Outlet con 110 negozi di abbigliamento uomo-donna, sport, casa e accessori, con quasi tutte le marche famose, aperto 7 giorni su 7.

 

Il gruppo prevede l'apertura di due nuovi insediamenti a Barberino di Mugello e nei pressi di Roma.

 

Alcuni accordi siglati con società italiane e il progetto di realizzare nei prossimi anni diversi outlet caratterizzano l'attività nel nostro paese del gruppo immobiliare inglese Morrison leader nel settore sia nel Regno Unito che in Europa.

 

Anche la Value Retail, società britannica leader in Europa nel settore dei factory outlet sta realizzando il suo primo outlet village in Italia (settimo in Europa, con investimento di 60 milioni di euro) chiamato Fidenza Studios che verrà ultimato nel 2003. Il centro è ubicato sulla Via Emilia in una zona dove confluiscono importanti arterie stradali (l'autostrada A1, quella della Cisa, della Piacenza-Brescia, e del Brennero) e avrà una superficie di vendita di 9.400 mq. mentre la superficie coperta complessiva sarà di 28mila mq.

 

Il successo della formula all'estero moltiplica le iniziative per nuovi insediamenti e si segnala la costruzione a Valmontone (40 Km da Roma) di una città della moda (investimento 600 milioni di euro, inaugurazione prevista per la fine del 2003) che si estenderà su 47 mila mq. coperti con 250 negozi, 6 ristoranti, parco divertimenti e campi per lo sport.

 

La localizzazione vicino Roma e all'autostrada del Sole consentirà di flussi di clienti sia dalla capitale che dalle regioni del Sud.

 

Un factory outlet con 60 griffe rappresentate sorgerà a Bagnolo S.Vito nei pressi di Mantova a ridosso dell'uscita autostradale A22 su un'area di 170 mq.; in Toscana a Foiano della Chiana in provincia di Arezzo è già stata rilasciata la concessione edilizia per un factory outlet che si svilupperà su una superfi cie coperta di 30 mila mq. e avrà 90 unità di vendita, mentre la realizzazione di un altro outlet è prevista a Molfetta (BA).


5.   CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

 

L’analisi dei dati riferiti all'andamento della rete strutturale del commercio al dettaglio permette di effettuare alcune valutazioni sulle caratteristiche che va assumendo nel nostro Paese il sistema della distribuzione commerciale:

 

 

 

 

 

Questi andamenti strutturali del commercio evidenziano soprattutto la situazione di un settore ancora in piena trasformazione con diversi problemi insoluti da affrontare: se da un lato l'impresa minore denuncia soprattutto una pesante sottocapitalizzazione, un basso livello di innovazione e scarsa diffus ione di forme associative, dall'altro le imprese a dimensione regionale e nazionale difficilmente riescono ad operare su scala europea.

 

Soprattutto il sistema nel suo complesso va sostenuto nell'obiettivo di raggiungere standard di efficienza e di innovazione in grado di rendere competitive tutte le sue componenti (piccola, media e grande impresa), ma anche nel consentire alle imprese di poter contare, a livello locale e nazionale, su regole certe per lo sviluppo delle attività imprenditoriali.

 

 

 
[indietro]
[stampa]
[leggi il documento]
 
info
 
© Confcommercio · Imprese per l'Italia - Confederazione Generale Italiana delle Imprese, delle Attività Professionali e del Lavoro Autonomo