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Il numero delle donne inserite nel mondo del lavoro è
aumentato rapidamente, in Italia come in tutta Europa, con un profilo di
crescita che non mostra segnali di rallentamento, soprattutto dal 1998.
Dal 1993 al 2001 le donne occupate sono cresciute di quasi
un milione di unità, contro un aumento di 40mila nuovi posti di lavoro
maschile, contribuendo per il 96% alla crescita occupazionale totale.
OCCUPATI PER SESSO
|
|
Migliaia |
Variazioni assolute |
Variazioni percentuali |
|
|
|
1993 |
2001 |
2001/1993 |
2001/1993 |
|
|
|
|
|
|
|
Maschi |
13.415 |
13.455 |
40 |
0,3 |
|
|
|
|
|
|
|
Femmine |
7.069 |
8.060 |
990 |
14,0 |
|
|
|
|
|
|
|
TOTALE |
20.484
|
21.514
|
1.031
|
5,0
|
Fonte: Elaborazioni Centro Studi CONFCOMMERCIO su dati ISTAT Forze di lavoro
Questo andamento ha portato ad un incremento di 3 punti
percentuali dell’incidenza della componente femminile sul totale degli occupati
(dal 34,7% del 1993 al 37,5%, del 2001), riducendo la forbice dello squilibrio
occupazionale tra i due sessi sceso da 31 a 25 punti.
Nonostante il miglioramento riscontrato negli ultimi anni
da tutti gli indicatori del mercato del lavoro femminile permane ancora
significativo il ritardo rispetto agli standard europei ed agli obiettivi
fissati a Lisbona.
Si sottolinea infatti come, malgrado l’incremento del
tasso di attività (passato dal 41,9% al 47,3%), il nostro sistema presenti
ancora una bassa capacità di utilizzare tutto il potenziale di lavoro femminile
di cui il Paese dispone, anche per il lento adeguamento del contesto sociale
alle esigenze di questo segmento dell’occupazione.
Bisogna considerare in tal senso che oltre il 55% della
nuova occupazione femminile registrato tra il 1993 ed il 2001 è imputabile a
forme di lavoro part - time, anche se non sempre questa soluzione è una libera
scelta, in quanto in molti casi il mondo del lavoro non sembra offrire altre
alternative.
Difficoltà
confermata anche dall’andamento del tasso di disoccupazione per sesso.
Nonostante
la crescita occupazionale registrata negli ultimi anni il tasso di
disoccupazione femminile, in tutte le sue specificità, pur evidenziando un
miglioramento presenta ancora un significativo divario con i corrispondenti
dati maschili, a sottolineare le criticità esistenti nell’incontro tra domanda
ed offerta di lavoro femminile.
RAPPORTI CARATTERISTICI DEL MERCATO
DEL LAVORO PER SESSO
|
|
MASCHI |
FEMMINE |
TOTALE |
|||
|
|
1993 |
2001 |
1993 |
2001 |
1993 |
2001 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
TASSO DI ATTIVITA' |
73,8 |
73,6 |
41,9 |
47,3 |
57,8 |
60,4 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
TASSO DI DISOCCUPAZIONE |
7,5 |
7,3 |
14,6 |
13,0 |
10,1 |
9,5 |
|
Di lunga durata |
3,6 |
4,5 |
7,0 |
8,0 |
4,8 |
5,9 |
|
Giovanile |
26,6 |
25,0 |
35,3 |
32,2 |
30,4 |
28,2 |
Fonte: Elaborazioni Centro
Studi CONFCOMMERCIO su dati ISTAT Forze di lavoro
Tali
rigidità non sono sempre riconducibili ad una divergenza tra profili
professionali richiesti dalle aziende e quelli offerti dal mercato, ma
riflettono anche un ritardo del sistema ad adeguarsi ai mutamenti e a rispondere alle nuove esigenze del mondo del
lavoro.
Al
di là delle modifiche in termini quantitativi avvenute negli ultimi anni, sono
particolarmente significativi i cambiamenti registrati in termini qualitativi
dall’occupazione che possono essere riassunti in:
¨
crescita dell’età
media;
¨
aumento del livello
di istruzione;
¨
qualificazione
professionale più elevata.
Sotto
il profilo anagrafico l’analisi per classi di età fa emergere come il
contributo maggiore (60%) alla crescita dell’occupazione femminile nel periodo
in esame sia derivato dall’incremento della classe di età 40-54 anni, cresciuta
di quasi 600mila unità.
|
|
CONSISTENZA (Migliaia) |
COMPOSIZIONE % |
||
|
Classi
di età |
1993 |
2001 |
1993 |
2001 |
|
15-29 |
2.032 |
1.813 |
28,7 |
22,5 |
|
30-39 |
2.075 |
2.621 |
29,4 |
32,5 |
|
40-54 |
2.376 |
2.969 |
33,6 |
36,8 |
|
55-64 |
490 |
565 |
6,9 |
7,0 |
|
65 e oltre |
96 |
91 |
1,4 |
1,1 |
|
TOTALE |
7.069 |
8.060 |
100,0 |
100,0 |
Fonte: Elaborazioni Centro Studi CONFCOMMERCIO su dati ISTAT Forze di lavoro
Se
in parte ciò può essere imputabile agli effetti delle riforme sul sistema
pensionistico il fenomeno è anche sintomo di una modifica strutturale nel
modello della presenza femminile nel mercato del lavoro lungo il ciclo di vita.
In
molti casi l’aumentata flessibilità sembra aver spinto donne in età più matura
ad inserirsi sul mercato per sostenere il reddito familiare ed aumentare il
proprio grado di indipendenza.
La
tendenza ad una modifica del ciclo lavorativo femminile è confermata dalla
contemporanea riduzione della incidenza della classe 15-29 anni, derivante da
un lato dalle modifiche demografiche dall’altro dalla tendenza ad entrare nel
mondo del lavoro più tardi anche per completare il ciclo di studi.
Dal
1993 al 2001 è, infatti, cresciuto il livello di
istruzione delle donne che lavorano con incrementi percentuali superiori
a quelli registrati per la componente maschile.
Le
donne occupate con un titolo universitario e di specializzazione sono aumentate
di quasi il 68% contro poco più del 33% dei maschi, evoluzione che ha portato
ad una riduzione della forbice tra i due sessi: al 1993 gli occupati con questo
livello di istruzione erano al 60,5% uomini e al 39,5% donne, valori che nel
2001 sono passati rispettivamente al 55% e al 45% segnalando la quasi parità.
Dati
che risultano ancora più significativi se si guarda alla sola componente
dipendente, in quanto su 100 occupati con un titolo universitario oltre la metà
è di sesso femminile.
Analoga
tendenza ad una crescita dell’incidenza della componente femminile si riscontra
anche tra coloro che hanno una istruzione superiore: nel 2001 su 100 occupati
con diploma superiore 43 erano donne e 57 uomini.
Queste
dinamiche hanno portato ad un significativo mutamento della composizione
dell’occupazione femminile che è oggi composta per oltre il 60 % da donne con
una istruzione superiore e/o universitaria.

Fonte: Elaborazioni Centro Studi
CONFCOMMERCIO su dati ISTAT Forze di lavoro
La crescita
dell’occupazione femminile registrata tra il 1993 ed il 2001 è imputabile quasi
esclusivamente alla componente dipendente,
cresciuta di 966mila unità (+18%), contro 25mila nuove occupate indipendenti
(+1,4%).
Il
fenomeno può essere riconducibile da un lato all’incremento delle forme di
flessibilità introdotte nel nostro ordinamento che hanno trovato maggiore
impatto sulle donne che lavorano alle dipendenze, dall’altro alle difficoltà
che ha attraversato il segmento commerciale che è da sempre uno dei bacini
occupazionali femminili.
In
conseguenza di questa evoluzione il peso delle dipendenti sul totale è salito
dal 75,7% del 1993 al 78,4% del 2001.
Al
di la di queste dinamiche di fondo occorre sottolineare che all’interno delle
componenti dipendenti e indipendenti dell’occupazione femminile si è
riscontrata una generalizzata tendenza ad inserirsi in posizioni professionali
più qualificate.
(Variazioni assolute 1993-2001)
|
|
MASCHI |
FEMMINE |
TOTALE |
|
INDIPENDENTI |
100
|
25
|
125
|
|
Imprenditori |
150 |
62 |
212 |
|
Liberi professionisti |
282 |
144 |
426 |
|
Lavoratori in proprio |
-414 |
-113 |
-527 |
|
Soci di cooperativa di produzione |
53 |
41 |
93 |
|
Coadiuvanti |
30 |
-110 |
-80 |
|
DIPENDENTI |
-60
|
966
|
906
|
|
Dirigenti |
-9 |
16 |
7 |
|
Direttivi-Quadro |
174 |
144 |
318 |
|
Impiegati o Intermedi |
173 |
695 |
868 |
|
Operai, Subalterni ed Assimilati |
-375 |
125 |
-250 |
|
Apprendisti |
-18 |
5 |
-13 |
|
Lavoranti a domicilio per conto imprese |
-4 |
-21 |
-26 |
|
TOTALE |
40
|
990
|
1.031
|
Fonte: Elaborazioni Centro Studi CONFCOMMERCIO su dati ISTAT Forze di lavoro
Relativamente
alla componente indipendente dal 1993 al 2001 è più che raddoppiato il numero delle donne imprenditrici e libere professioniste,
mentre si è ridotto in maniera significativa il numero delle lavoratrici in
proprio e delle coadiuvanti (rispettivamente calate del 12,5% e dell’18%), che
continuano tuttavia a rappresentare la componente più consistente delle donne
indipendenti (45,6% e 30%).
Per
quanto riguarda invece le donne che lavorano alle dipendenze dal 1993 al 2001
sono cresciute del 30% le donne che svolgono funzioni
dirigenziali, andamento che ha comportato una crescita del peso della
componente femminile sul totale dei dirigenti occupati, ma che evidenzia ancora
un enorme gap tra la possibilità di carriera dei due sessi (nel 2001 l’80,7%
erano uomini ed il 19,3% donne).
Analogo
andamento si riscontra nella posizione direttivo - quadro dove le donne sono
cresciute nello stesso periodo di 144mila unità, ma rappresentano ancora solo
il 36,2% degli occupati in questa posizione.
Una
inversione della forbice si è riscontrata, invece, per la componente
impiegatizia dove l’aumento di 695mila unità registrato tra il 1993 ed il 2001
dalla componente femminile ha portato ad una incidenza delle stesse del 52% sugli occupati in quella mansione.
OCCUPAZIONE FEMINILE PER SETTORI
(Dati
in migliaia)
|
|
1993 |
2001 |
Variazioni assolute |
|
AGRICOLTURA |
541
|
363 |
-178 |
|
INDUSTRIA |
1.611
|
1.646 |
36 |
|
ALTRE ATTIVITÀ |
4.918
|
6.051 |
1.133 |
|
Commercio |
1.195 |
1.308 |
113 |
|
Alberghi e ristoranti |
293 |
417 |
124 |
|
Trasporti e comunicazioni |
178 |
242 |
65 |
|
Intermed. monetaria e Finanz. attività immobiliari |
227 |
285 |
58 |
|
Servizi alle imprese ed altre attiv. profess. imprendit. |
354 |
638 |
284 |
|
Pubblica amministr., difesa, ass.ni sociali obbligat. |
557 |
670 |
113 |
|
Istruzione, sanità e altri servizi sociali |
1.604 |
1.886 |
281 |
|
Altri servizi pubblici, sociali e alle persone |
511 |
605 |
94 |
|
TOTALE |
7.069
|
8.060 |
990 |
Fonte: Elaborazioni Centro Studi CONFCOMMERCIO su dati ISTAT Forze di lavoro
In
considerazione del ruolo quasi esclusivo svolto dal terziario nel determinare
la crescita dell’occupazione femminile negli anni più recenti, le tendenze
riscontrate a livello generale sono da considerarsi uno specchio
dell’evoluzione quantitativa e qualitativa intervenuta all’interno del
comparto.
Nonostante
l’eterogeneità dei settori che compongono il terziario, tra i quali è compresa la
P.A. ed altre attività non di mercato, si riscontra in quasi tutti i comparti
una tendenza generalizza alla crescita, in particolare per la componente
dipendente.
Dall’analisi
degli andamenti settoriali emerge, comunque, il ruolo prioritario svolto dal
commercio, dal turismo e dai servizi alle imprese e alle famiglie nella
crescita dell’occupazione femminile.
In
questi comparti è risultato particolarmente rilevante l’aumento
dell’occupazione alle dipendenze (742 mila unità tra il 1993 ed il 2001), in particolare
nelle posizioni più qualificate.
Se
si analizza la componente indipendente emerge chiaramente come l’unico settore
all’interno del terziario che evidenzia una flessione dell’occupazione nel
periodo in esame sia quello del commercio. Tale dinamica appare imputabile
esclusivamente alla componente dei lavoratori in proprio e dei coadiuvanti,
evoluzione indotta dalle difficoltà registrate dalla piccola distribuzione che
negli ultimi anni ha assistito ad un sensibile ridimensionamento della propria
consistenza.
In
linea con la tendenza generale che ha visto una ristrutturazione dell’apparato
distributivo italiano verso forme societarie più complesse sono viceversa
aumentate in misura sensibile le donne imprenditrici del settore, che non
bisogna sottovalutare rappresentano quasi il 37% del totale delle donne che
occupano questa posizione.