LE PREVISIONI DELL'ECONOMIA ITALIANA 2002-2003
1.
L’ECONOMIA INTERNAZIONALE
1.1.
Il consuntivo del 2001
Il PIL mondiale ha fatto registrare
nel 2001 una crescita del 2,5%, dimezzandosi in pratica rispetto all’incremento
del 4,7% dell’anno precedente.
Questo forte rallentamento è stato
determinato da due fattori:
·
l’«atterraggio duro»
dell’economia americana;
·
la distruzione delle
Torri Gemelle a New York nell’azione terroristica dell’11 settembre 2001.
In effetti, dopo oltre otto anni di crescita sostenuta
ed ininterrotta, il PIL statunitense ha subito una pesante decelerazione,
attestandosi su una modesta crescita dell’1,2%, inferiore di oltre due terzi
all’incremento del 2000.
Il 2001 è venuto così a rappresentare il punto di
svolta del ciclo economico mondiale guidato dagli USA, dando luogo ad una fase
di rallentamento intenso e prolungato in grado di riassorbire gli eccessi,
soprattutto speculativi dei mercati finanziari, che avevano caratterizzato
quella lunga fase espansiva.
La Crescita
Del Prodotto
Variazioni % del PIL reale rispetto
al periodo precedente
|
|
1998 |
1999 |
2000 |
2001 |
||||
|
Stati
Uniti |
4.3 |
|
4.1 |
|
4.1 |
|
1.2 |
|
|
Giappone |
-1.0 |
|
0.7 |
|
2.2 |
|
-0.4 |
|
|
Unione
Europea |
3.0 |
|
2.7 |
|
3.4 |
|
1.7 |
|
|
- Area dell’euro |
2.9 |
|
2.6 |
|
3.4 |
|
1.5 |
|
|
Per memoria: |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Altre
economie avanzate |
2.2 |
|
5.0 |
|
5.3 |
|
1.6 |
|
|
Paesi
in via di sviluppo |
3.5 |
|
3.9 |
|
5.7 |
|
4.0 |
|
|
Mondo |
2.8 |
|
3.6 |
|
4.7 |
|
2.5 |
|
FONTE: IMF, World Economic
Outlook, April 2002.
La brusca frenata dell’economia americana, quasi ai
limiti della recessione, ed il perdurare della preoccupante crisi dell’economia
giapponese, hanno finito per determinare un rallentamento sempre più intenso
anche nell’economia europea.
Nei tre Paesi che da soli rappresentano ben il 70% del
PIL dell’area dell’euro, cioè Francia, Germania ed Italia, l’ultimo trimestre
del 2001 si è chiuso con una crescita negativa dell’ordine dello 0,2-0,3%
rispetto al trimestre precedente, che ha ridotto l’incremento medio dell’anno
al di sotto del 2,0% per Francia e Italia ed appena allo 0,6% per la Germania.
I risultati deludenti del terzo e del quarto trimestre
2001 in tutte le economie industriali, in parte già imputabili all’esaurirsi
del ciclo espansivo, sono stati amplificati dagli effetti diretti ed indiretti
dell’attacco terroristico alle Torri Gemelle dell’11 settembre e dalla risposta
degli americani e dei loro alleati.
È comunque inevitabile che il 2002 sconti una minor
crescita del PIL mondiale, rispetto alle previsioni ante-11 settembre,
quantificabile in alcuni decimi di punto, lasciandolo, sostanzialmente, sullo
stesso profilo di crescita del 2001.
Questa è infatti la stima approssimativa e prudenziale
dell’impatto sulle attività economiche dei danni arrecati al settore dei
trasporti, aereo e merci, al turismo internazionale, alla circolazione delle
persone e di mezzi finanziari, alla fornitura di servizi assicurativi.
L’effetto Twin Towers ha pesato particolarmente sul
volume mondiale degli scambi di merci e servizi, già indebolito dal
rallentamento ciclico iniziato nella prima metà del 2001 in tutte le economie
avanzate.
Il commercio mondiale misurato in quantità, infatti,
ha subito un vero e proprio crollo, passando dal 12,4% del 2000 ad una
flessione dello 0,2% del 2001, contribuendo a deprimere le economie di quei
Paesi maggiormente dipendenti dalla domanda estera, come quelle europee.
1.2. Le
previsioni per il biennio 2002-2003
L’andamento delle maggiori economie dell’area OCSE nel
prossimo biennio riflette, nelle previsioni dei principali organismi
internazionali, un maggiore ottimismo, derivante dalla tenuta dell’economia
americana, pur in rallentamento, e da un ridimensionamento delle ricadute
negative degli eventi dell’11 settembre.
La gran parte degli analisti, infatti, concorda nel
ritenere ormai superata la fase flettente del ciclo economico, anche se sono da
verificare gli effetti di medio periodo sull’economia americana dello scandalo
Enron e della gravissime irregolarità contabili della Worldcom, per mascherare
perdite superiori ai 4 miliardi di dollari. Il rischio, non solo teorico, è
quello di innescare una crisi di fiducia nelle imprese e nei mercati
finanziari, coinvolgendo di riflesso, attraverso i grandi gruppi bancari
europei, anche le economie dell’area euro.
(Variazioni % rispetto al periodo
precedente se non altrimenti specificato)
|
|
2000 |
2001 |
2002 |
2003 |
||||
|
|
PIL reale
|
|||||||
|
Stati
Uniti |
4.1 |
|
1.2 |
|
2.3 |
|
3.4 |
|
|
Giappone |
2.2 |
|
-0.4 |
|
-1.0 |
|
0.8 |
|
|
Area
Euro |
3.4 |
|
1.5 |
|
1.4 |
|
2.9 |
|
|
Unione
Europea |
3.4 |
|
1.7 |
|
1.5 |
|
2.9 |
|
|
Totale
Economie Avanzate |
3.9 |
|
1.2 |
|
1.7 |
|
3.0 |
|
|
|
Domanda
interna reale
|
|||||||
|
Stati
Uniti |
4.8 |
|
1.3 |
|
3.1 |
|
3.8 |
|
|
Giappone |
1.8 |
|
0.3 |
|
-1.3 |
|
0.4 |
|
|
Area
Euro |
2.8 |
|
0.9 |
|
1.2 |
|
2.8 |
|
|
Unione
Europea |
3.1 |
|
1.2 |
|
1.6 |
|
2.8 |
|
|
Totale
Economie Avanzate |
3.8 |
|
1.0 |
|
2.0 |
|
3.1 |
|
|
|
Inflazione
(a)
|
|||||||
|
Stati
Uniti |
3.4 |
|
2.8 |
|
1.4 |
|
2.4 |
|
|
Giappone |
-0.8 |
|
-0.7 |
|
-1.4 |
|
-0.5 |
|
|
Area
Euro |
2.3 |
|
2.6 |
|
2.0 |
|
1.8 |
|
|
Unione
Europea |
2.4 |
|
2.6 |
|
1.9 |
|
1.6 |
|
|
Totale
Economie Avanzate |
2.3 |
|
2.2 |
|
1.3 |
|
1.8 |
|
|
|
Disoccupazione
(in % della forza-lavoro)
|
|||||||
|
Stati
Uniti |
4.0 |
|
4.8 |
|
5.5 |
|
5.3 |
|
|
Giappone |
4.7 |
|
5.0 |
|
5.8 |
|
5.7 |
|
|
Area
Euro |
8.8 |
|
8.3 |
|
8.5 |
|
8.2 |
|
|
Unione
Europea |
8.2 |
|
7.7 |
|
7.9 |
|
7.7 |
|
|
Totale
Economie Avanzate |
5.8 |
|
6.0 |
|
6.4 |
|
6.2 |
|
|
|
Saldo
partite correnti (in % del PIL) |
|||||||
|
Stati
Uniti |
-4.5 |
|
-4.1 |
|
-4.1 |
|
-4.0 |
|
|
Giappone |
2.5 |
|
2.1 |
|
2.9 |
|
3.4 |
|
|
Area
Euro |
-0.2 |
|
0.7 |
|
0.8 |
|
0.8 |
|
|
Unione
Europea |
-0.4 |
|
0.4 |
|
0.4 |
|
0.4 |
|
|
Totale
Economie Avanzate |
-1.0 |
|
-0.8 |
|
-0.8 |
|
-0.7 |
|
|
|
2000 |
|
2001 |
|
2002 |
|
2003 |
|
|
Commercio mondiale |
12.4 |
|
-0.2 |
|
2.5 |
|
6.6 |
|
(a)
Indice generale dei prezzi al consumo
FONTE:
IMF, World Economic Outlook, April 2002.
Secondo l’ultima stima effettuata dal Bureau of
Economic Analysis, il PIL statunitense del primo trimestre 2002 è stato rivisto
al rialzo dal 5,6% al 6,1%, il livello di crescita più elevato dell’ultimo
biennio, che denota la rapida ripresa dell’economia dopo la recessione del
terzo trimestre 2001.
La nuova accelerazione è stata determinata da un
miglioramento delle esportazioni nette, dovuto ad una revisione al ribasso
delle importazioni di beni, da una revisione delle scorte e da una tenuta dei
consumi delle famiglie e della spesa pubblica, a cominciare dal comparto della
difesa, in funzione anti-terrorismo.
La Federal Reserve lascia per il momento invariati i
tassi d’interesse, nell’attesa di verificare se e quando la ripresa si
consoliderà, anche perché la spinta espansiva potrebbe risultare meno sostenuta
a causa di un ridimensionamento della domanda finale per consumi e degli
investimenti aziendali per la ricostituzione delle scorte. Questa componente,
infatti, ha evidenziato nel primo trimestre una flessione superiore al 6%,
sebbene inferiore di oltre la metà alla consistente riduzione del 13,8%
dell’ultimo trimestre 2001.
Il 2002 sarà comunque un anno di limitata espansione
per le principali aree economiche, con una crescita inferiore al 2% sia per il
PIL, sia per la domanda interna, in tutti i paesi OCSE.
Questo basso profilo è imputabile ad un ritmo
estremamente contenuto del commercio mondiale, appena il 2,5%, che dovrebbe
portarsi al 6,6% nel 2003 dando un maggiore impulso a tutte le economie, anche
se il saldo delle partite correnti in percentuale del PIL continua a rimanere
su livelli allarmanti per gli USA (oltre il 4% nel 2002 e nel 2003) e
contribuirà in misura modesta alla crescita dei Paesi dell’area euro.
Le economie avanzate, soprattutto nell’area euro,
grazie ad un ammorbidimento del vincolo sul rapporto indebitamento/PIL, che
porterebbe a politiche fiscali più accomodanti e più efficaci nello stimolare
il ciclo espansivo, dovrebbero tornare a crescere nel 2003 su ritmi prossimi o
superiori al 3% sia in termini di prodotto, sia in termini di consumi ed
investimenti, anche se con livelli della disoccupazione più elevati di quasi un
punto per gli USA (5,5% circa) e sostanzialmente stabili al di sopra dell’8%
per l’area dell’euro.
Il processo di rientro dall’inflazione, arrestatosi
nel biennio 2000-01, dovrebbe riprendere a partire proprio da quest’anno e
riportare l’incremento medio dei prezzi nel 2003 al di sotto del 2% in tutti i
Paesi dell’area OCSE, tranne che negli USA, dove si prevedono maggiori tensioni
sui prezzi tali da portare l’incremento medio al 2,4%.
2.
L'ECONOMIA ITALIANA
2.1. Il
consuntivo del 2001
In linea con quanto avvenuto nelle principali economie
industrializzate nel corso del 2001 si sono intensificati anche in Italia i
segnali di rallentamento produttivo.
A consuntivo il PIL, in termini reali, è aumentato lo
scorso anno dell’1,8%, valore decisamente più contenuto rispetto al 2000
(+2,9%), ma sostanzialmente in linea con le dinamiche riscontrate nella seconda
metà degli anni '90.
|
|
1996 |
1997 |
1998 |
1999 |
2000 |
2001 |
|
Prodotto interno lordo ai prezzi di mercato |
1,1 |
2,0 |
1,8 |
1,6 |
2,9 |
1,8 |
|
Importazioni di beni e servizi fob |
- 0,3 |
10,1 |
8,9 |
5,3 |
9,4 |
0,2 |
|
Consumi nazionali |
1,2 |
2,5 |
2,5 |
2,2 |
2,5 |
1,4 |
|
- Spesa delle famiglie residenti |
1,2 |
3,2 |
3,2 |
2,4 |
2,7 |
1,1 |
|
- Spesa delle AA.PP. e delle ISP |
1,1 |
0,3 |
0,3 |
1,4 |
1,7 |
2,3 |
|
Investimenti fissi lordi |
3,6 |
2,1 |
4,0 |
5,7 |
6,5 |
2,4 |
|
Esportazioni di beni e servizi fob |
0,6 |
6,4 |
3,4 |
0,3 |
11,7 |
0,8 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
INFLAZIONE |
4,0 |
2,0 |
1,9 |
1,7 |
2,5 |
2,8 |
FONTE: Elaborazioni Centro Studi
CONFCOMMERCIO su dati ISTAT
Su questa evoluzione hanno pesato gli andamenti delle
diverse componenti, estere ed interne della domanda, che hanno evidenziato un
deciso rallentamento nel corso dell’anno.
2.1.1. La
domanda estera
Il netto ridimensionamento del commercio mondiale ed
il progressivo deterioramento del quadro produttivo interno hanno determinato
nel corso del 2001 una netta decelerazione delle importazioni e delle
esportazioni italiane.
In particolare si segnala come nella media del 2001 le
esportazioni di beni e servizi siano aumentate in termini reali dello 0,8%,
valore nettamente più contenuto rispetto all’11,7% del 2000.
A mantenere positiva la domanda dall’estero ha
contribuito la tenuta delle esportazioni di servizi aumentate nell’anno del 3%
a fronte di una sostanziale stagnazione delle merci (0,3%).
Un contributo negativo è derivato anche dagli acquisti
dei non residenti, in conseguenza del rallentamento dei flussi turistici,
diminuiti nel 2001 del 5,4% (+8,4% nel 2000).
Relativamente alla domanda verso l’estero si evidenzia
come nel 2001 le importazioni siano risultate sostanzialmente stagnanti con una
crescita, in termini quantitativi, nella media dell’anno dello 0,2%, (+9,7% nel
2000).
Anche in questo caso si è riscontrato un andamento di
merci e servizi articolato, in quanto a fronte di un calo della domanda di beni
(-0,2%) i servizi hanno mostrato una crescita dell’1,6%.
Anche sull’import ha gravato un rallentamento dei
flussi turistici con un calo degli acquisti degli italiani all’estero pari al
5,5%, amplificando la tendenza già registrata nel 2000 (-3,2%).
La tendenza ad un ridimensionamento più sensibile
delle importazioni di beni rispetto alle esportazioni associata al calo dei
prezzi dei prodotti energetici ha comportato, dopo cinque anni, una crescita
dell’attivo della bilancia commerciale.
Dall’analisi degli interscambi per area si risconta
come sul ridimensionamento dell’export abbia gravato in particolare il
rallentamento della domanda proveniente dai Paesi della UE, risultata in valore
su livelli sostanzialmente analoghi a quelli dell’anno precedente. Tale
evoluzione ha comportato un ulteriore ridimensionamento della quota del nostro
export verso i Paesi dell’Unione, scesa al 2001 al 53,7%, contro il 55,5% del
2000.
In miglioramento sono risultate, invece le
esportazioni verso i Paesi extra UE con tassi di sviluppo particolarmente
sostenuti verso la Russia, la Cina ed i Paesi OPEC.
2.1.2. La
domanda interna
Nel corso dell’anno si è assistito ad un progressivo
rallentamento della dinamica della domanda interna sia per la componente
relativa alla spesa delle famiglie, che per gli investimenti.
In controtendenza è risultata, invece, la spesa delle
Amministrazioni Pubbliche e delle Istituzioni senza fini di lucro, cresciuta
del 2,3% in termini reali in accelerazione rispetto all’1,7% dell’anno
precedente.
La spesa
delle famiglie
Il rallentamento economico registrato lo scorso anno è
stato determinato in larga misura dalla decelerazione registrata nel 2001 dalla
spesa delle famiglie.
Nella media dell’anno questa componente ha evidenziato
una crescita in termini reali dell'1,1% valore nettamente più basso di quello
riscontrato nel 2000 e nella media degli ultimi anni.
A questo andamento ha contribuito in misura rilevante
la scarsa dinamicità della domanda relativa ai beni, il cui incremento in
termini reali è stato solo dello 0,3%, con una netta diminuzione della domanda
per beni durevoli (-1,5%).
Spesa Sul
Territorio Nazionale Per Tipologia
|
Variazioni % sull’anno precedente- Prezzi 1995 |
||||||
|
|
1996 |
1997 |
1998 |
1999 |
2000 |
2001 |
|
T O T A L
E |
0,8 |
3,3 |
3,0 |
2,2 |
3,1 |
1,0 |
|
BENI |
-0,1 |
4,7 |
3,2 |
1,9 |
2,5 |
0,3 |
|
Beni non durevoli |
-0,5 |
2,1 |
2,7 |
1,0 |
1,5 |
0,8 |
|
Beni durevoli |
1,9 |
16,4 |
5,0 |
5,4 |
5,9 |
-1,5 |
|
SERVIZI |
1,9 |
1,5 |
2,8 |
2,6 |
3,9 |
1,9 |
|
Composizione percentuale – Prezzi correnti |
||||||
|
|
1996 |
1997 |
1998 |
1999 |
2000 |
2001 |
|
T O T A L
E |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
|
BENI |
55,3 |
55,6 |
55,2 |
54,6 |
54,0 |
53,2 |
|
Beni non durevoli |
45,4 |
44,6 |
44,1 |
43,3 |
42,7 |
42,5 |
|
Beni durevoli |
9,9 |
11,0 |
11,1 |
11,2 |
11,3 |
10,7 |
|
SERVIZI |
44,7 |
44,4 |
44,8 |
45,4 |
46,0 |
46,8 |
FONTE: Elaborazioni Centro Studi
CONFCOMMERCIO su dati ISTAT
Nonostante il rallentamento registrato nella parte
finale dell’anno la domanda per servizi ha evidenziato anche nel 2001 una
intonazione sostanzialmente positiva con una crescita dell’1,9% in termini
reali (+3,9% nel 2000).
Il permanere di un tasso di sviluppo della domanda per
servizi più sostenuto rispetto ai beni ha portato ad un ulteriore spostamento
della quota di spesa delle famiglie verso questa tipologia di consumo, con una
incidenza sul totale prossima ormai al 47%.
Il contenuto andamento della spesa delle famiglie
riscontrato lo scorso anno sembra in contrasto con l’evoluzione registrata dal
lato del reddito disponibile delle famiglie, che ha mostrato nel 2001 un
aumento in termini nominali del 4,8%, segnalando un incremento del potere
d’acquisto dell’1,9%.
Il combinarsi delle dinamiche del reddito e del
consumo ha determinato nel 2001 un, sia pur contenuto, aumento della
propensione al risparmio passata dall’11,8% del 2000 al 12,4% del 2001,
invertendo una tendenza che si protraeva da quasi un decennio.
Propensione
Al Risparmio E Al Consumo Delle Famiglie
|
|
1996 |
1997 |
1998 |
1999 |
2000 |
2001 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
PROPENSIONE AL CONSUMO |
79,2 |
82,1 |
85,3 |
87,3 |
88,2 |
87,6 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
PROPENSIONE AL RISPARMIO |
20,8 |
17,9 |
14,7 |
12,7 |
11,8 |
12,4 |
|
|
|
|
|
|
|
|
FONTE: Elaborazioni Centro Studi
CONFCOMMERCIO su dati ISTAT
Il mutamento registrato nei comportamenti delle
famiglie è derivato presumibilmente dalla necessità di ritornare su funzioni di
risparmio ritenute meno «rischiose» in conseguenza del minor rendimento delle
rendite finanziarie e della diminuzione del valore del capitale investito sui
mercati azionari, in un contesto che ha visto un peggioramento delle
aspettative delle famiglie.
Nel corso del 2001 si sono, infatti, amplificati i
timori relativi alla tenuta delle dinamiche dei redditi derivanti da lavoro
autonomo e da lavoro dipendente, che avevano sostenuto negli ultimi anni la
capacità di spesa delle famiglie.
L'evoluzione dei consumi delle
famiglie per capitoli di spesa
La modesta evoluzione dei consumi
sul territorio italiano rilevata dall'ISTAT nel corso del 2001 (+1,0% contro
una crescita del 3,1% nel 2000) è la sintesi di andamenti differenziati tra i
diversi capitoli di spesa, riflettendo i comportamenti di consumo delle
famiglie italiane.
Se è rimasto praticamente
fermo il capitolo riguardante l'alimentare e le bevande non alcoliche (0,0% nel
2001 dopo un +2,0% nel 2000), al suo interno si distingue da un lato il forte
aumento (+6,1%) della voce acque
minerali, bevande gassate e succhi, dall'altro il calo più accentuato
rispetto agli anni precedenti della carne
(-4,2%), che ha risentito dei noti problemi legati alla qualità del prodotto;
anche se in misura minore rispetto al 2000 è rimasto elevato il tasso di
sviluppo del consumo di pesce (+2,0%).
A contribuire al
rallentamento dei consumi è stata la principalmente la flessione della spesa in
beni durevoli (-1,5%) che ha riguardato particolarmente l'acquisto di mezzi di trasporto (-3,8%), di mobili (-1,2%) e in misura minore gli elettrodomestici (-0,1%).
In ripresa le spese per il vestiario (+3,5%) che dal 1999
registravano tassi di crescita non molto elevati e per una serie di articoli
casalinghi, in particolare cristalleria e
utensili per la casa (+3,6%) e attrezzature
per la casa e il giardino (+3,3%).
Dopo che negli anni passati
la voce tv, hi-fi, computer e strumenti
fotografici ha raggiunto valori di crescita elevatissimi (+19,8% nel 1999,
+17,8 nel 2000) sulla spinta di una forte propensione da parte delle famiglie
ad acquisire strumenti relativi all'elettronica di consumo, nel 2001
l’incremento è stato più contenuto (+5,3%) presumibilmente per l'esaurirsi
della necessità di rinnovo di tali beni.
Nel 2001 la spesa destinata
all'abitazione, che per l'81% delle famiglie italiane è di proprietà, ha
evidenziato una tendenza alla ripresa soprattutto per la fornitura d'acqua
(+2,6%), energia elettrica e combustibili (+1,7%) e fitti (+1,4%).
Nel campo dei servizi la voce
comunicazione è cresciuta del 4,3%,
ma la suo interno si distingue il forte calo della spesa per telefoni ed equipaggiamento telefonico
(-5,6% nel 2001 contro +25,7% nel 2000) ,che sembra indicare l'esaurirsi
dell'onda lunga che ha portato negli anni passati ad una diffusione capillare
dei telefoni cellulari, e ciò è confermato dal fatto che ormai oltre i due
terzi delle famiglie italiane ne possiede almeno uno, mentre circa l'88%
dispone nella propria abitazione di una linea telefonica fissa.
Anche nel 2001 è risultato in
evidenza il consumo di pasti fuori casa, proseguendo in un trend che ha visto
negli ultimi anni uno sviluppo della spesa per servizi di ristorazione a tassi più elevati rispetto al totale dei
consumi; La tendenza ad incrementare i consumi alimentari fuori casa continua,
comunque, ad essere più radicata nelle regioni del Centro-Nord rispetto al
Mezzogiorno dove la spesa media mensile seppur in crescita è nettamente
inferiore al resto del Paese.
Dopo il picco registrato nel
2000 (+9,3%) il ritmo di crescita di questa componente del consumo si è,
tuttavia, nettamente ridimensionato con un incremento nel 2001 di poco
inferiore al 3%.
Su tale risultato ha influito oltre al
rallentamento dei flussi turistici la diffusione di un clima di insicurezza
dopo i fatti terroristici dell'11 Settembre, che ha favorito la tendenza da
parte delle famiglie ad un ritorno al consumo casalingo.
Più contenute sono risultate
nel 2001 rispetto all’anno precedente le spese per servizi di alloggio (+1,9% ) e per i servizi ricreativi e culturali (+0,8%) dopo l'incremento
eccezionale in occasione del Giubileo 2000 (rispettivamente +7% e +8,3%). Anche
in questo caso ha pesato, per la parte finale del 2001, l'effetto 11 Settembre.
Spesa Per Consumi Delle Famiglie (Variazioni % sull’anno precedente)
|
|
1996 |
1997 |
1998 |
1999 |
2000 |
2001 |
|
Alimentari e
bevande non alcoliche |
- 1,1 |
1,8 |
0,7 |
- 0,2 |
2,0 |
- 0,0 |
|
- Pane e cereali |
3,3 |
2,0 |
1,7 |
0,6 |
3,4 |
1,0 |
|
- Carne |
- 3,9 |
0,3 |
- 0,4 |
- 0,5 |
- 0,1 |
- 4,2 |
|
- Pesce |
0,7 |
2,2 |
1,0 |
2,4 |
3,2 |
2,0 |
|
- Latte, formaggi e uova |
- 1,4 |
3,0 |
- 0,5 |
- 0,5 |
2,2 |
0,5 |
|
- Oli e grassi |
- 3,8 |
5,0 |
3,5 |
- 3,5 |
- 3,2 |
0,5 |
|
- Frutta
|
- 5,4 |
0,8 |
- 1,4 |
1,0 |
3,5 |
0,5 |
|
- Vegetali incluse le patate |
0,6 |
0,8 |
0,6 |
- 2,1 |
1,5 |
1,2 |
|
- Zucchero, marmellata, ecc. |
- 0,2 |
3,1 |
1,5 |
- 1,3 |
4,0 |
0,4 |
|
- Generi alimentari n.a.c. |
- 7,1 |
- 0,6 |
2,2 |
3,0 |
7,9 |
1,6 |
|
- Caffe', te' e cacao |
3,6 |
0,5 |
0,5 |
2,8 |
2,4 |
1,0 |
|
- Acque minerali, bevande gassate e succhi |
- 0,5 |
4,2 |
3,6 |
2,7 |
6,6 |
6,1 |
|
Bevande
alcoliche e tabacco |
0,1 |
- 0,2 |
- 0,3 |
2,5 |
3,3 |
2,0 |
|
- Bevande alcoliche |
- 2,1 |
- 1,0 |
- 0,8 |
- 1,0 |
- 0,0 |
0,1 |
|
- Tabacchi |
1,2 |
0,1 |
- 0,1 |
4,1 |
4,7 |
2,8 |
|
Vestiario e
calzature |
- 0,8 |
3,9 |
4,4 |
0,3 |
1,5 |
2,9 |
|
- Vestiario |
- 0,4 |
3,7 |
5,2 |
0,3 |
1,6 |
3,5 |
|
- Calzature |
- 2,1 |
4,7 |
1,6 |
0,6 |
1,1 |
0,5 |
|
Abitazione,
acqua, elettricità, gas ed altri combustibili |
1,9 |
- 0,3 |
1,2 |
1,2 |
- 0,2 |
1,4 |
|
-Fitti |
2,2 |
0,4 |
0,1 |
0,1 |
0,3 |
1,4 |
|
- Manutenzione dell'abitazione |
- 0,5 |
- 1,7 |
0,7 |
1,5 |
4,3 |
- 0,2 |
|
- Fornitura di acqua e altri servizi per l'abitazione |
- 2,0 |
1,7 |
3,9 |
- 0,2 |
- 3,6 |
2,6 |
|
- Energia elettrica, gas e altri combustibili |
3,1 |
- 2,8 |
4,4 |
5,3 |
- 2,3 |
1,7 |
|
Mobili, elettrodomestici
e manutenzione casa |
- 0,2 |
2,4 |
4,1 |
4,6 |
1,4 |
0,1 |
|
- Mobili e riparazioni |
- 0,2 |
1,3 |
3,5 |
4,5 |
2,6 |
- 1,2 |
|
- Biancheria e altri articoli tessili per la casa |
2,1 |
4,2 |
4,6 |
- 1,0 |
- 0,7 |
- 1,0 |
|
- Elettrodomestici e riparazioni |
- 4,6 |
4,1 |
8,4 |
12,4 |
3,2 |
- 0,1 |
|
- Cristalleria, vasellame e utensili per la casa |
3,0 |
4,3 |
5,8 |
4,4 |
2,9 |
3,6 |
|
- Utensili e attrezzature per la casa e il giardino |
4,2 |
4,9 |
5,2 |
3,0 |
0,6 |
3,3 |
|
- Beni e servizi per la manutenzione della casa |
- 0,0 |
2,2 |
2,3 |
2,5 |
- 1,3 |
1,1 |
|
Servizi
sanitari |
2,1 |
3,1 |
1,9 |
0,4 |
0,5 |
- 5,5 |
|
- Prodotti medicinali e farmaceutici |
2,6 |
3,6 |
1,3 |
1,7 |
1,5 |
- 10,5 |
|
- Servizi medici e paramedici non ospedalieri |
3,7 |
3,8 |
1,1 |
- 0,9 |
- 2,4 |
1,7 |
|
- Servizi ospedalieri |
- 5,7 |
- 2,4 |
7,9 |
- 1,5 |
6,5 |
- 5,6 |
|
Trasporti |
- 0,1 |
11,2 |
3,1 |
- 0,2 |
1,5 |
- 0,8 |
|
- Acquisto di mezzi di trasporto |
0,8 |
40,7 |
1,8 |
- 1,4 |
3,0 |
- 3,8 |
|
- Spese esercizio mezzi di trasporto esclusi i
combustibili |
- 1,2 |
0,5 |
3,8 |
1,0 |
1,9 |
0,7 |
|
- Combustibili e lubrificanti |
1,4 |
0,3 |
3,3 |
- 1,8 |
- 4,2 |
1,4 |
|
- Servizi di trasporto |
- 1,0 |
2,5 |
4,4 |
1,7 |
4,9 |
- 0,4 |
|
Comunicazioni |
13,5 |
14,2 |
14,6 |
20,0 |
17,6 |
4,3 |
|
- Servizi postali |
4,6 |
- 0,3 |
1,2 |
2,2 |
1,7 |
- 0,1 |
|
- Telefoni ed equipaggiamento telefonico |
24,8 |
30,4 |
24,9 |
26,4 |
25,7 |
- 5,6 |
|
- Servizi telefonici, telegrafi e telefax |
10,5 |
9,2 |
11,1 |
18,2 |
14,2 |
10,7 |
|
Ricreazione e
cultura |
3,9 |
4,1 |
3,6 |
4,6 |
7,9 |
1,5 |
|
- TV, Hi-Fi, computer, fotografia |
- 0,6 |
13,5 |
4,3 |
19,8 |
17,8 |
5,3 |
|
- Altri beni durevoli per la ricreazione e la cultura |
4,4 |
6,0 |
3,1 |
- 3,0 |
6,8 |
3,9 |
|
- Altri articoli ricreativi, piante, animali domestici |
0,9 |
6,9 |
3,3 |
1,0 |
5,2 |
2,5 |
|
- Servizi ricreativi e culturali |
9,5 |
3,2 |
5,3 |
5,4 |
8,3 |
0,8 |
|
- Giornali, libri e cancelleria |
0,9 |
- 0,6 |
2,0 |
- 0,0 |
3,6 |
- 1,1 |
|
- Vacanze organizzate |
7,6 |
3,6 |
- 0,8 |
7,3 |
11,1 |
0,2 |
|
Istruzione |
2,1 |
0,5 |
0,2 |
1,0 |
2,4 |
1,2 |
|
Alberghi e
ristoranti |
2,1 |
1,5 |
2,9 |
3,3 |
8,7 |
2,6 |
|
- Servizi di ristorazione |
2,4 |
1,8 |
3,0 |
3,4 |
9,3 |
2,9 |
|
- Servizi di alloggio |
1,2 |
0,7 |
2,6 |
3,1 |
7,0 |
1,9 |
|
Beni e
servizi vari |
- 1,2 |
2,9 |
6,9 |
3,7 |
3,2 |
1,6 |
|
- Beni e servizi per l'igiene |
- 2,9 |
2,6 |
4,6 |
2,7 |
2,6 |
1,0 |
|
- Articoli personali n.a.c. |
0,1 |
6,4 |
7,4 |
0,6 |
0,3 |
3,4 |
|
- Servizi sociali |
9,1 |
0,7 |
6,7 |
3,8 |
5,3 |
3,8 |
|
- Assicurazioni |
- 4,9 |
- 3,5 |
7,2 |
8,5 |
1,0 |
1,8 |
|
- Servizi finanziari n.a.c. |
0,5 |
5,7 |
16,0 |
6,8 |
7,2 |
- 5,0 |
|
- Altri servizi n.a.c. |
0,9 |
5,4 |
6,3 |
3,8 |
9,4 |
2,7 |
|
Totale sul
territorio economico |
0,8 |
3,3 |
3,0 |
2,2 |
3,1 |
1,0 |
Il risparmio e la ricchezza finanziaria delle famiglie
italiane
Il 2001 ha modificato in
misura consistente i comportamenti delle famiglie italiane, a causa della
situazione di grande incertezza venutasi a creare per il rallentamento ciclico
delle economie di tutti i paesi industriali ed il crollo degli indici azionari,
soprattutto dopo gli eventi dell’11 settembre.
Rispetto al 2000, infatti, la
propensione al risparmio è aumentata di 7 decimi di punto in termini di reddito
disponibile, corrispondenti cioè a quasi 6 miliardi di euro, con una
ricomposizione della componente finanziaria del risparmio a tutto vantaggio di
investimenti in attività a basso rischio.
Nella seconda metà degli anni
novanta, le famiglie italiane avevano rimodellato le proprie attività finanziarie
secondo le linee di tendenza degli altri tre maggiori Paesi continentali
dell’area euro (Germania, Francia, Spagna), quasi dimezzando sia la quota del
circolante e dei depositi, sia la quota dei titoli di stato, incrementando
invece di oltre il doppio la componente in azioni e quote di fondi comuni, con
una crescita anche del peso degli accantonamenti destinati alle polizze vita ed
ai fondi pensione, pur rimanendo, per questa voce, sensibilmente al di sotto
della media dei Paesi euro.
Composizione Delle Attività Finanziarie Delle Famiglie
(dati di fine
periodo)
|
Paesi |
Anni |
Circolante e depositi |
Titoli |
Azioni (1) e quote di fondi comuni |
Altre attività (2) |
Per memoria: |
|||||||
|
Attività finanziarie |
Passività finanziarie |
||||||||||||
|
|
|
(consistenze;
quote % sul totale) |
(consistenze; in rapporto
al PIL) |
||||||||||
|
Francia |
1995 |
36.0 |
|
5.1 |
|
34.1 |
|
24.8 |
|
1.65 |
|
0.43 |
|
|
2000 |
25.5 |
|
2.3 |
|
45.8 |
|
26.4 |
|
2.34 |
|
0.46 |
|
|
|
Germania |
1995 |
41.7 |
|
13.5 |
|
18.0 |
|
26.8 |
|
1.49 |
|
0.63 |
|
|
2000 |
33.9 |
|
10.2 |
|
26.9 |
|
29.0 |
|
1.80 |
|
0.74 |
|
|
|
Giappone |
1995 |
49.7 |
|
6.8 |
|
13.8 |
|
29.7 |
|
2.55 |
|
0.81 |
|
|
2000 |
53.0 |
|
4.4 |
|
10.9 |
|
31.7 |
|
2.76 |
|
0.76 |
|
|
|
Italia |
1995 |
40.1 |
|
30.5 |
|
17.8 |
|
11.6 |
|
1.89 |
|
0.23 |
|
|
2000 |
24.7 |
|
18.9 |
|
42.9 |
|
13.5 |
|
2.27 |
|
0.30 |
|
|
|
Regno Unito |
1995 |
24.2 |
|
1.6 |
|
19.5 |
|
54.7 |
|
2.61 |
|
0.71 |
|
|
2000 |
22.2 |
|
1.3 |
|
23.2 |
|
53.3 |
|
2.99 |
|
0.77 |
|
|
|
Stati Uniti |
1995 |
15.3 |
|
8.9 |
|
45.0 |
|
30.8 |
|
2.92 |
|
0.69 |
|
|
2000 |
13.5 |
|
6.1 |
|
48.7 |
|
31.7 |
|
3.41 |
|
0.76 |
|
|
|
Per memoria: |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Euro 4 (3) |
1995 |
40.7 |
|
14.0 |
|
23.4 |
|
21.9 |
|
1.61 |
|
0.48 |
|
|
2000 |
29.3 |
|
9.0 |
|
38.7 |
|
23.0 |
|
2.06 |
|
0.55 |
|
|
(1) Comprendono le partecipazioni
(2) Riserve tecniche di
assicurazione e fondi pensione
(3) Francia, Germania, Italia,
Spagna
FONTE: Banca d’Italia, Relazione Annuale, 2002.
Nel 2001 però, il progressivo
deterioramento di tutte le forme di rendimento finanziario ha restituito
importanza anche a quelle forme conosciute come attività dominate (circolante e
depositi in conto corrente), riportandone la quota al 27,4%, in quanto si è
ridotto il costo-opportunità di questi strumenti, misurato dalla rinuncia a
tassi d’interesse calanti su attività alternative a breve termine.
In altre parole, le famiglie
hanno preferito detenere una maggiore quota di risparmio sotto forma di
biglietti, monete e depositi a vista, come testimonia il consistente flusso del
2001 pari ad oltre 19 miliardi di euro, perché deluse dagli andamenti di altre
forme, come il risparmio gestito o quello obbligazionario.
Il rendimento medio dei BOT
si è infatti più che dimezzato tra il 1996 ed il 2001, passando dall’8,5% al
4,1%. Tale flessione ha anche interessato sia i titoli di stato a lungo termine
(BTP), con rendimenti lordi dal 9,1% al 5,2%, sia le obbligazioni a tasso
fisso, dal 9,1% al 5,3%.

Analogo deludente
andamento ha contrassegnato le varie tipologie di fondi comuni di investimento,
come evidenzia la flessione di oltre il 9% dell’indice Fideuram, relativo ai
rendimenti dei fondi italiani, dopo l’incremento di quasi il 7,5% registratosi
nel 2000 rispetto al 1999.
Sul fronte dei corsi azionari la contrazione ha assunto nel 2001 proporzioni ben più consistenti, superando il 25% con il MIB storico, che sintetizza gli andamenti dell’intero mercato, raggiungendo picchi negativi di oltre il 31% nei titoli bancari, della distribuzione commerciale, elettronici ed elettrici, sino a superare il 51% nel settore dei media e dell’editoria.
Le performances negative dei
rendimenti delle varie forme di investimento finanziario hanno ridimensionato
lo stock delle attività finanziarie delle famiglie a poco più di 2.400 miliardi
di euro, quasi il 9% in meno rispetto al 2000.
Alla flessione hanno contribuito proprio quegli investimenti di portafoglio ai quali è ricollegato l’effetto-ricchezza: vale a dire le azioni e le altre partecipazioni, il cui valore di mercato si è ridotto dai circa 750 miliardi di euro del 2000 ai 477 miliardi del 2001(-36,4%), e le quote di fondi comuni, passate dagli oltre 455 miliardi di euro del