Nel valutare il contesto all’interno del quale si colloca
la manovra di finanza pubblica per il 2003 è necessario sottolineare come al
momento attuale il quadro internazionale sia ancora interessato da una fase di
crescita molto contenuta e non evidenzi segnali concreti di ripresa
dell’attività produttiva.
Situazione che, come confermano anche gli andamenti dei mercati azionari, non sembra destinata a modificarsi nel breve periodo.
Gli scambi di beni, a livello mondiale, denotano dal
secondo trimestre del 2000, una sensibile flessione.

Considerando le tendenze attuali, cioè gli scambi fino
alla metà dell’anno in corso, è molto improbabile che il 2002 si chiuda con una
crescita del commercio mondiale del 2,1%, come stimato dal FMI, o addirittura
del 2,3%, come ottimisticamente previsto nella Relazione Previsionale e
Programmatica.
Al contrario, il rischio è che il 2002 si chiuda per il
commercio mondiale con una crescita delle quantità scambiate di appena qualche
decimo di punto.
Ad un insoddisfacente sviluppo dell’interscambio
commerciale si aggiungono i fattori di rischio geo-politico connessi al
confronto USA-Iraq, con reazioni fortemente negative su tutti i mercati
finanziari – il World Leaders Index della Borsa di New York si è riportato
sulle stesse posizioni del 1995 deprezzandosi nei primi nove mesi dell’anno di
oltre il 25% - e un sensibile riapprezzamento del prezzo al barile del greggio,
portatosi a 27 dollari dai circa 19 di inizio anno.

La direzione nella quale evolverà la crisi irachena ed i
tempi di risoluzione sono destinati a condizionare lo scenario macroeconomico
internazionale in termini di crescita e di dinamiche dei costi delle materie
prime.
E’ peraltro evidente, viste le incertezze che ancora
gravano sulla situazione, l’impossibilità di quantificare l’impatto di un
eventuale conflitto sull’economia mondiale.
Area euro
In tutti i paesi dell’area dell’euro si avvertono
pesantemente i risvolti negativi derivanti del permanere di una fase di
stagnazione in Germania, che non riesce a riproporsi come locomotiva
dell’economia europea, funzione per la quale ancora non esistono sostituti.
Stando alle indicazioni più recenti è presumibile che
almeno per tutta la prima parte del 2003 la Germania continui a mostrare
incrementi produttivi particolarmente contenuti, in considerazione anche dei
limiti posti alla politica economica dalle difficoltà di bilancio determinatesi
negli ultimi anni.
Il 2002 si appresta a chiudersi per il complesso della UEM
con una crescita decisamente modesta. Le variazioni congiunturali dei primi due
trimestri dell’anno sono in media di circa lo 0,3% e rappresenterebbe già un
risultato di rilievo raggiungere l’incremento dello 0,9% rispetto al 2001
stimato dal FMI nell’ultimo Outlook di settembre.

Unico fattore positivo, per l’area dell’euro, è il
miglioramento del rapporto di cambio con il dollaro USA, riapprezzatosi di
circa 10 centesimi a partire da marzo.
Il grande assente del processo di sviluppo dell’area
monetaria continua ad essere la domanda interna, che a fine anno dovrebbe
attestarsi sul +0,5%, per portarsi al 2,5% nel 2003, spingendo in tal modo il
PIL dell’area euro al 2,3%.
Per l’anno in corso il contributo alla crescita deriverà
esclusivamente dai consumi (+0,8%), in quanto la componente degli investimenti
risulterà negativa (-1,6%) per il secondo anno consecutivo dopo il –0,6% del
2000, determinando un ulteriore rallentamento della produttività.
Nel 2003 i consumi delle famiglie dovrebbero collocarsi al
di sopra del 2%, come pure gli investimenti, anche se tali dinamiche non solo
non appaiono in grado di riavviare un robusto processo di espansione
nell’intera UEM, ma scontano ipotesi di stabilità del quadro internazionale e
degli equilibri geo-politici nell’area del Golfo Persico che potrebbero non
realizzarsi.
Economia Italiana
Il continuo procrastinare l’avvio di una fase di rilancio
dell’economia internazionale ed europea in particolare non può non condizionare
le prospettive di crescita dell’economia italiana.
E’ presumibile che già il 2002 si chiuda con un tasso di sviluppo ancora più modesto di quello indicato nella Relazione Previsionale e Programmatica (0,4% a fronte dello 0,6%), per effetto di una crescita contenuta anche nei mesi finali dell’anno in corso.
Le modalità di sviluppo dell’economia italiana nella parte
finale del 2002 sono destinate ad incidere anche sulla crescita del 2003, non
solo in termini di «eredità», ma anche per le caratteristiche della ripresa.
Al momento attuale gli unici contributi positivi sembrano
provenire dalla domanda estera, in ripresa dopo quattro trimestri consecutivi
di riduzione, e dall’accumulo di scorte.
In stagnazione, con elementi di recessione per quanto
concerne gli investimenti, appare invece la domanda interna.
E’ evidente che se anche negli ultimi mesi del 2002 i
consumi e gli investimenti stenteranno a mostrare una netta inversione di
tendenza, con tassi di incremento congiunturali prossimi se non superiori
all’1,5%, gli impulsi positivi sullo sviluppo del prossimo anno tenderanno ad
essere nettamente più contenuti.
In considerazione del contesto economico di riferimento,
internazionale ed italiano, appare pertanto ottimistica la stima di incremento
del PIL del 2,3% indicata dal Governo per il prossimo anno, nel quale è
presumibile, invece, che lo sviluppo si attesti su di un valore pari all’1,8%.
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CONFCOMMERCIO |
GOVERNO |
||
|
|
2000 |
2001 |
2002 |
2003 |
2002 |
2003 |
|
PIL |
2,9 |
1,8 |
0,4 |
1,8 |
0,6 |
2,3 |
|
Importazioni di beni e servizi |
9,4 |
0,2 |
0,5 |
6,2 |
-0,1 |
7,1 |
|
Consumi finali interni |
2,5 |
1,4 |
0,5 |
1,4 |
0,6 |
2,0 |
|
- Spesa delle famiglie residenti |
2,7 |
1,1 |
0,2 |
1,6 |
0,3 |
2,5 |
|
- Spesa delle AP e delle ISP |
1,7 |
2,3 |
1,4 |
0,7 |
1,5 |
0,5 |
|
Investimenti fissi lordi |
6,5 |
2,4 |
-1,9 |
2,6 |
-1,4 |
2,3 |
|
Esportazioni di beni e servizi |
11,7 |
0,8 |
-0,1 |
5,8 |
0,1 |
7,0 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Inflazione |
2,5 |
2,8 |
2,4 |
1,6 |
2,4 |
1,4 |
FONTE: Centro Studi CONFCOMMERCIO e Relazione Previsionale e Programmatica settembre 2002
In particolare dovrebbe risultare più contenuto lo
sviluppo della domanda estera (5,8% contro il 7% indicato), in considerazione
del permanere di un contesto internazionale meno dinamico di quello ipotizzato
dal Governo, in conseguenza di una ripresa più contenuta delle economie
dell’area dell’euro.
Sullo sviluppo delle esportazioni vi è da sottolineare
come gravino problemi di competitività delle nostre merci, correlati ai
limitati processi innovativi attuati dalle imprese italiane, che continuano ad
avere una specializzazione molto accentuata in prodotti «maturi», situazione
che ha portato negli ultimi anni ad una progressiva perdita di quote
nell’ambito del commercio mondiale.
La tendenza ad una evoluzione produttiva meno sostenuta
rispetto alle stime del Governo dovrebbe riflettersi anche sulle importazioni
attese crescere, in termini reali, ad un tasso di poco superiore al 6% a fronte
del 7,1% previsto.
A determinare un tasso di sviluppo decisamente meno
espansivo rispetto a quello indicato nella Relazione Previsionale e
Programmatica dovrebbe essere essenzialmente la domanda per consumi da parte
delle famiglie la cui crescita, in termini reali, viene stimata su di un valore
pari all’1,6% (contro il 2,5% indicato dal Governo).
Allo stato attuale non sembrano, infatti, esistere i
presupposti per una ripresa sostenuta di questa componente.
Gli sgravi fiscali concessi non appaiono idonei a
sviluppare un sensibile incremento del consumo in considerazione del fatto che,
vista l’entità e le fasce di reddito a cui sono diretti, sembrano destinati
essenzialmente a garantire un recupero, parziale, dell’erosione sui redditi
derivante dalla più elevata inflazione realizzata nel 2002.
E’ peraltro presumibile che la sensazione di
impoverimento, conseguente alle fluttuazioni dei corsi azionari, che ha spinto
le famiglie nell’ultimo anno e mezzo ad aumentare la propensione al risparmio,
non sia destinata a modificarsi nel breve periodo.
Il permanere di questa situazione potrebbe pertanto
spingere anche nel 2003 le famiglie ad adottare comportamenti molto prudenti
nei confronti dei consumi, nonostante il miglioramento del quadro economico.
Sulla variabile consumi potrebbero peraltro gravare da un
lato le incognite legate all’evoluzione dell’inflazione, per i rischi connessi
al prezzo delle materie prime energetiche, dall’altro la dinamica del mercato
del lavoro attesa in rallentamento anche per l’incertezza sul permanere o meno
degli sgravi per i neo assunti.
D’altra parte, stando ai dati relativi alle movimentazioni
degli occupati nell’archivio INAIL, a partire da agosto sembra essersi
interrotta la fase di espansione della base occupazionale, in quanto le
iscrizioni evidenziano una crescita più contenuta rispetto alle cessazioni.
La presenza di un contesto di sviluppo ancora non
particolarmente sostenuto dovrebbe riflettersi anche sulla dinamica degli investimenti
attesi crescere ad un ritmo del 2,6%. Tale stima risulta lievemente superiore a
quella indicata dal Governo in quanto riflette lo spostamento verso il 2003, e
non nella parte terminale del 2002, della fase di recupero di questa componente
della domanda interna.
E’ peraltro opportuno sottolineare come questa variabile
possa risentire delle incognite legate al reale avvio di alcune grandi opere.
Il ritardo od il blocco di alcuni lavori, correlato alla
situazione della finanza pubblica ed alle difficoltà degli enti locali,
potrebbe, infatti, determinare uno sviluppo degli investimenti più contenuto
rispetto a quello ipotizzato con inevitabili riflessi negativi anche
sull’occupazione.
Dal lato dei prezzi già a partire dai primi mesi del 2003
si dovrebbe registrare un ridimensionamento del tasso di crescita
dell’inflazione al consumo, attesa scendere sotto il 2,0% nella prima metà
dell’anno, in conseguenza dell’attenuarsi di alcune pressioni all’origine.
Tale scenario sconta un rientro sostanzialmente rapido
delle pressioni sulle materie prime energetiche, il permanere di un tasso di
cambio dell’euro con il dollaro su livelli sostanzialmente vicini alla parità e
politiche dei prezzi dei beni e servizi di pubblica utilità in linea con
l’inflazione programmata.
Sotto quest’ultimo aspetto vi è peraltro il rischio che le
limitate possibilità di finanziamento degli enti locali, introdotte con la
finanziaria, portino ad un aumento dei costi di alcuni servizi locali con gli
inevitabili riflessi negativi sull’inflazione, sui redditi disponibili e di
conseguenza sui consumi delle famiglie.
La tendenza ad una crescita meno accentuata di quella
ipotizzata dal Governo potrebbe determinare anche nel 2003 uno scostamento,
rispetto alle stime contenute nella nota di aggiornamento, nei risultati di
finanza pubblica.
D’altra parte sembrano esservi già nel 2002 alcuni
elementi che fanno ritenere come siano stati ancora sovrastimati i risultati di
consuntivo dell’anno in corso per quanto concerne il deficit ed il debito.
Il divario esistente tra i dati del fabbisogno del settore
statale nel periodo gennaio-settembre 2002 e 2001 (pari ad oltre 10 miliardi di
euro) pubblicati recentemente dal ministero dell’Economia, lascia ipotizzare,
nella media dell’anno, un peggioramento rispetto ai risultati conseguiti
nell’intero 2001.
E’ pertanto possibile attendersi che anche il fabbisogno
della pubblica amministrazione evidenzi nel 2002, rispetto al 2001, una
crescita più elevata dello 0,4% indicato dal Governo.
Anche dal lato del debito viene indicato dal Governo nel 2002 un ridimensionamento dello stesso rispetto al PIL , ma tale dinamica, alla luce di quanto pubblicato dalla Banca d’Italia relativamente al mese di agosto, appare non agevole da raggiungere.
Nell’ipotesi di un ridimensionamento del tasso di crescita
del debito nei mesi finali è probabile che l’incremento, a consuntivo, si
approssimi su di un valore pari al 3%, in linea con lo sviluppo del PIL
nominale, collocando il rapporto debito/PIL su di un livello analogo, se non
superiore, a quello del 2001.
Con queste premesse ed in considerazione di una crescita
che potrebbe risultare di mezzo punto percentuale più contenuta rispetto alle
stime del Governo, con gli inevitabili riflessi negativi dal lato delle
entrate, è presumibile che il prossimo anno non si possa raggiungere
l’obiettivo di indebitamento/PIL dell’1,5% e di ridimensionamento del rapporto
debito/PIL al 105%.
Il raggiungimento di quest’ultimo obiettivo presuppone tra
l’altro la fine della fase di crescita del debito ipotizzato permanere sui
livelli raggiunti nel 2002.
Sotto questo punto di vista un’opportunità, ma anche un
rischio, è rappresentato dalla scadenza nel 2003 di molti BTP, CTZ e del debito
estero le cui modalità e quantità di rifinanziamento sono destinate a
condizionare i risultati in termini di rientro della finanza pubblica.