Osservatorio Economico
del Centro Studi Confcommercio
Sintesi per la stampa
Roma, 2 dicembre 2004
PRINCIPALI ELEMENTI DI SINTESI
Economia
ferma in Italia nel 2004 (Pil all’1,3%) e al rallentatore anche nel 2005 con
una crescita che rischia di non raggiungere l’1,7%. Fermi i consumi nel corso
dell’anno (+1,0%), crescono moderatamente gli investimenti (+2,6% nel 2004 e
+2,5% nel 2005). L’occupazione segna il passo (+143 mila unità nel 2004, meno
della metà del 2003), tengono i servizi. Continua il raffreddamento
dell’inflazione (+2,2% in media nel 2004), che potrebbe ulteriormente
ridimensionarsi nel 2005 (+1,8%). L’export aumenta nel 2004 (+2,7), ma in un
contesto di crescita del commercio mondiale, l’Italia continua a perdere quote
di mercato per alcuni segmenti tradizionalmente forti. La finanza pubblica
rischia nel 2004 e nel 2005 di mancare l’obiettivo di mantenere al di sotto del
3% il rapporto deficit/Pil.
Per quanto riguarda l’economia internazionale nel 2004 continua la
crescita dell’economia mondiale (+5%), ma a ritmi meno sostenuti. Il
ridimensionamento nei tassi di sviluppo si dovrebbe avvertire in misura più
sensibile nel 2005, anno in cui la crescita attesa è di poco superiore al 4,0%.
L’economia
europea non tiene comunque il passo con le altre aree, con un Pil che alla fine
dell’anno dovrebbe attestarsi al +2,1%, portando il rapporto deficit/Pil al
2,9%. Previsto un ulteriore rallentamento della crescita europea (+2%) nel
2005.
L’economia italiana
Il moderato rallentamento evidenziato dall’economia mondiale, che si
prevede prosegua anche nei prossimi mesi, si rifletterà in misura più sensibile
sulle economie dei paesi industrializzati.
In linea con quanto atteso a livello europeo, anche per
l’Italia si dovrebbe registrare anche entro la fine del 2004 una tendenza allo
sviluppo abbastanza contenuta con una crescita del Pil, nella media dell’intero
anno, dell’1,3%.
Un valore che rischia di condizionare le prospettive di sviluppo
del 2005, anno in cui l’aumento del Pil dovrebbe attestarsi intorno
all’1,6%-1,7%, prospettive sulle quali gravano sia i problemi legati alla
competitività dei nostri prodotti sui mercati internazionali, sia gli effetti
delle misure di contenimento della finanza pubblica, il caro petrolio e la
debolezza della domanda interna per consumi e per investimenti.
Il clima di fiducia delle
famiglie rimane ancora caratterizzato da un significativo grado di incertezza
che non sembra far prevedere nel breve-medio periodo una ripresa della domanda per consumi che a fine
anno dovrebbe registrare una performance pari ad un +1,0% (sintesi tra un calo dei consumi alimentari e una crescita dei beni
durevoli). Tra i principali fattori che incidono su questa variabile
l’andamento del reddito disponibile e i possibili effetti delle misure previste
nella finanziaria 2005. Anche
per il 2005 si prevede tuttavia una analoga tendenza al contenimento della
domanda da parte delle famiglie, che dovrebbe mostrare un incremento dell’1,3%.
La dinamica non brillante registrata da questa voce
nella prima metà dell’anno (+3,1% la crescita nel secondo trimestre 2004 su
base annua) si trova a fare i conti con il clima di incertezza che sta
caratterizzando gli ultimi mesi del 2004 e che dovrebbe determinare una crescita
di questa variabile abbastanza contenuta. Nella media dell’anno, l’aumento
dovrebbe risultare, infatti, del +2,6% e si stima debba proseguire sulla stessa
falsariga anche nel 2005 con un +2,5%. Un’evoluzione determinata anche
dalla tendenza alla delocalizzazione delle attività produttive e dalle
incertezze circa le politiche di incentivazione alle imprese.
Il rallentamento della crescita occupazionale nel 2004 riflette, con un
certo ritardo, la debolezza del ciclo produttivo italiano ma conferma ancora
una volta come, a livello settoriale, la crescita continui ad essere sostenuta
in particolare dal settore dei servizi. Anche nei prossimi mesi il mercato del
lavoro italiano dovrebbe continuare ad evidenziare una tendenza al ridimensionamento
delle dinamiche occupazionali, che coinvolgerebbe in misura ancora più
significativa il Sud Italia. A fine 2004, nella media dell’intero anno,
gli occupati in Italia dovrebbero aumentare di circa 147mila unità. Solo nella
seconda metà del 2005 il mercato
del lavoro italiano dovrebbe cominciare ad evidenziare una maggiore dinamicità,
con una crescita di occupati di poco inferiore alle 200mila unità.
In linea con queste dinamiche anche il tasso di disoccupazione dovrebbe
mostrare un’ulteriore tendenza al ridimensionamento. Le dinamiche del mercato
del lavoro potrebbero, peraltro, risultare più favorevoli in considerazione dei
possibili effetti sull’occupazione sia degli incentivi a permanere in attività
per coloro che hanno già raggiunto i requisiti pensionistici, sia della
riduzione dell’Irap, in via di definizione.
La tendenza al rientro
dell’inflazione registrata
negli ultimi mesi - favorita anche dal contenimento dei prezzi alla produzione,
dal ridimensionamento delle dinamiche in atto (+1,9% di novembre), dalla
diminuzione dei prezzi dei prodotti alimentari (da +4,0% di inizio anno a +0,4%
di ottobre) - porterà al 2,2% l’aumento
dei prezzi al consumo nella media dell’intero anno (2004). Questa tendenza dovrebbe, tra l’altro,
esplicare una ricaduta positiva su tutto il 2005, più favorevole di quanto
registrato negli anni precedenti. Per l’anno prossimo si stima, infatti, un
ulteriore ridimensionamento delle dinamiche inflazionistiche con una variazione
dei prezzi al consumo pari a +1,8% nella media dell’intero anno.
Va precisato, però, che su questa previsione pesano due grandi incognite:
l’evoluzione dei prezzi delle materie prime (energetiche e non) e del tasso di
cambio e, soprattutto, l’attuazione da parte degli enti locali e del governo
nazionale delle politiche in materia di prezzi dei servizi di pubblica utilità.
Infatti nel corso del 2004 questi ultimi si sono caratterizzati per tassi di
crescita tendenziale molto elevati (dal +1,2% di gennaio al +3,5% di ottobre)
dovuti all’aumento, su base annua, sia dei prezzi dei servizi regolamentati a livello locale (+3,8%), sia di quelli
a regolamentazione nazionale (+3,3% ).
L’attenuarsi della tendenza espansiva mondiale dovrebbe determinare nei mesi finali dell’anno in corso un’evoluzione più contenuta del nostro export di beni e servizi che si stima aumenti in quantità, nella media 2004, del 2,7%. Questa evoluzione in un contesto di forte crescita del commercio mondiale presuppone una ulteriore perdita di quote di mercato del nostro Paese. Nel 2005 pur in un quadro di sviluppo mondiale in rallentamento in alcuni Paesi dell’area euro dovrebbe migliorare la dinamica delle esportazioni italiane con una variazione in quantità del +3,8%. Su questo andamento pesano comunque le incognite legate all’evoluzione del tasso di cambio, in quanto il permanere del rapporto euro/dollaro sui livelli attuali potrebbe costituire un importante elemento di contenimento della domanda proveniente dall’estero.
Per il 2004 è incerto il raggiungimento di un rapporto deficit/Pil entro il 2,9% poiché l’andamento del fabbisogno del settore statale viaggia ad ottobre a +3 miliardi di euro rispetto al 2003. Per il prossimo anno la situazione si presenta ugualmente difficile, ciò in conseguenza della situazione congiunturale in quanto la minor crescita (1,6% invece di 2,1%) e la possibile minore efficacia delle misure di contenimento della spesa corrente (“metodo Brown”) rispetto a quanto previsto dal governo, potrebbero determinare un rapporto deficit/ pil superiore al 2,7% indicato ad oggi per il prossimo anno. In molti ambienti, tra cui l’OCSE si sostiene la necessità di un un’ulteriore manovra nel 2005 dell’ordine di 6-8 miliardi di euro per riportare il rapporto deficit/Pil al di sotto del 3%.
L’economia europea
La crescita
La tendenza al rallentamento del ciclo espansivo,
seppure comune a tutte le principali aree economiche, ha avuto effetti più
sensibili sull’economia europea, mettendone in mostra la debolezza. Per il 2004 per il complesso dell’area
dell’euro si stima una crescita del +2,1%, un dato che seppure migliore
rispetto alle performance degli ultimi anni è decisamente più contenuto
rispetto a quanto atteso a livello mondiale. Anche nel 2005 l’economia
dell’euro zona non dovrebbe registrare un tasso di crescita particolarmente
dinamico, con un incremento del PIL stimato pari al +2,0%.
I consumi e gli investimenti
I
consumi privati all’interno dell’area euro hanno continuato a segnalare anche
nella prima metà del 2004 un’evoluzione non soddisfacente, tendenza che, stando
al clima di fiducia delle famiglie, sembra destinata a permanere anche nei
prossimi mesi. Nella media del 2004 il tasso di incremento è stimato pari a
+1,5%, mentre nel 2005 la crescita attesa è pari a +1,7%.
La
domanda per investimenti, che sembrava avviata alla fine dello scorso anno ad
un graduale recupero, è risultata in questa prima parte del 2004
particolarmente deludente per il complesso dei paesi aderenti alla UEM. Il miglioramento del clima di fiducia delle
imprese dell’industria nella seconda parte del 2004, accompagnato da una
crescita, seppur modesta, della produzione industriale, dovrebbe favorire una
ripresa degli investimenti stimata nella media del 2004 al +2,2% e al +3,2% nel
2005.
In linea con un’evoluzione produttiva ancora
modesta le condizioni del mercato del lavoro all’interno della UEM permangono
ancora deboli e non registrano segnali decisi di miglioramento. Nel complesso
del 2004 l’occupazione nell’area dell’euro dovrebbe aumentare dello 0,5% mentre
nel 2005 l’incremento dovrebbe essere più consistente (+0,9%). Il tasso di disoccupazione nella media
dell'intero 2004 dovrebbe rimanere attestato sull'8,9%, valore analogo a quello
registrato nel 2003.
Il principale elemento di preoccupazione circa l’evoluzione futura
dell’inflazione nella UEM rimane il permanere del costo del greggio sui mercati
internazionali a livelli elevati. Nella media del 2004 la crescita dei prezzi
al consumo dovrebbe pertanto collocarsi al di sopra del 2%. Più favorevole, in
presenza dell’attenuarsi delle tensioni sui mercati internazionali delle
materie prime petrolifere, potrebbe risultare l’andamento dei prezzi nel 2005.
Nel corso del 2004 la situazione dei conti pubblici
del complesso dei Paesi della UEM ha registrato un peggioramento: si stima,
infatti, che il rapporto deficit/PIL sarà pari al 2,9%, in aumento rispetto al
2,7% del 2003. Questo quadro sottintende il superamento dei parametri previsti
per la Germania (3,9%), la Francia (3,7%) e la Grecia (5,5%) ed una situazione
a rischio per quanto riguarda il Portogallo (2,9%) e i Paesi Bassi (2,9%) e
l’Italia. Le previsioni di
autunno della Commissione indicano per il 2005 una situazione in lento
miglioramento con un rapporto tra disavanzo di bilancio e PIL stimato scendere
al 2,5%. In particolare si prevede che per Germania, Grecia e Portogallo sarà
superata la soglia del 3%, mentre per altri paesi come Francia e Italia la
situazione è considerata solo a rischio.
L’economia internazionale
La crescita
Dopo un primo
semestre di forte sviluppo l’economia mondiale nel suo complesso ha evidenziato
una tendenza al rallentamento. Ciò nonostante nella media del 2004 il Pil
mondiale è stimato crescere su valori prossimi al 5,0%. Il ridimensionamento
nei tassi di sviluppo si dovrebbe avvertire in misura più sensibile nel 2005,
anno in cui la crescita attesa è di poco superiore al 4,0%.
In particolare,
il quadro macroeconomico degli USA presenta una stima di crescita del Pil reale
nel 2004 pari al +4,4%; tasso di sviluppo che dovrebbe scendere intorno al
+3,0% nel prossimo anno. Anche per il Giappone si stima un rallentamento dal
4,2% dell’anno in corso al 2,1% nel 2005.
Riguardo le
economie più dinamiche per la Cina, si tratterebbe solo di un ridimensionamento
passando da un tasso del +9,2% ad un valore superiore all’8%.
Il commercio mondiale, le materie prime energetiche
e i tassi di cambio
La ripresa del
commercio mondiale, dopo il rallentamento osservato a cavallo tra il 2002 e il
2003, sembra avviata verso una fase di consolidamento: è ragionevole quindi
attendersi nel 2005 una crescita del commercio mondiale pari a circa il 7%.
E’ proseguita anche negli ultimi mesi la tendenza all’innalzamento delle
quotazioni del greggio iniziata a partire dagli ultimi mesi del 2003. Nello
scorso mese di ottobre si sono raggiunti i 49,2 dollari al barile, con un
massimo di 51,4 dollari. Le quotazioni petrolifere dovrebbero rimanere su livelli
elevati almeno fino alla fine dell’anno in corso. Nel corso del 2005 dovrebbero
però, almeno in parte, rientrare le punte massime raggiunte nel mese di ottobre
di quest’anno anche a seguito di una domanda più bassa e di un incremento della
capacità produttiva prevista nei paesi Opec.
Per tutto
l’anno in corso il dollaro ha continuato a deprezzarsi nei confronti delle
altre principali monete. Il tasso di cambio euro-dollaro ha superato il livello
di 1,333.
Economia Italiana
Grafici e Tabelle
QUADRO MACROECONOMICO ITALIANO
|
||||||||
|
(Dati
non corretti per i giorni lavorativi - variazioni percentuali sull'anno
precedente) |
||||||||
|
|
2002 |
|
2003 |
|
2004 |
|
2005 |
|
|
PIL |
0,4 |
|
0,3 |
|
1,3 |
|
1,6 |
|
|
Importazioni di beni e servizi |
-0,2 |
|
-0,6 |
|
3,3 |
|
3,9 |
|
|
Consumi finali interni |
0,8 |
|
1,5 |
|
1,0 |
|
1,2 |
|
|
- Spesa delle famiglie residenti |
0,5 |
|
1,3 |
|
1,0 |
|
1,3 |
|
|
- Spesa delle AP e delle ISP |
1,9 |
|
2,2 |
|
1,1 |
|
1,0 |
|
|
Investimenti fissi lordi |
1,2 |
|
-2,1 |
|
2,6 |
|
2,5 |
|
|
Esportazioni di beni e servizi |
-3,4 |
|
-3,9 |
|
2,7 |
|
3,8 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
INFLAZIONE |
2,5 |
|
2,7 |
|
2,2 |
|
1,8 |
|
|
OCCUPATI (Migliaia - Var. Assolute) (*) |
309 |
|
328 |
|
147 |
|
194 |
|

Fonte:
elaborazioni Centro Studi Confcommercio su dati Istat

Elaborazioni Centro Studi
Confcommercio su dati ISTAT

Elaborazioni
Centro Studi Confcommercio su dati ISTAT