RAPPORTO SULL’EVOLUZIONE DELLE ECONOMIE
LOCALI
(Anni 2004-2006)
Centro Studi
Gennaio 2007
INDICE
|
Premessa |
Pag.3 |
|
|
1. GLI
INDICATORI MACROECONOMICI PER RIPARTIZIONE GEOGRAFICA |
||
|
1.1 |
Quadro nazionale |
Pag. 7 |
|
1.2 |
Nord Ovest |
Pag. 8 |
|
1.3 |
Nord Est |
Pag.10 |
|
1.4 |
Centro |
Pag.12 |
|
1.5 |
Mezzogiorno |
Pag.15 |
|
2. LE
REGIONI A CONFRONTO |
||
|
2.1 |
Prodotto, consumi e investimenti |
Pag.17 |
|
2.2 |
Le esportazioni |
Pag.26 |
|
2.3 |
L’occupazione |
Pag.28 |
|
2.4 |
Le imprese |
Pag.32 |
|
ALLEGATI STATISTICI: SCHEDE REGIONALI (Disponibili sul sito associativo) |
Pag.37 |
|
Quale è
stata la dinamica economica del sistema Italia negli ultimi anni dal punto di
vista dell’evoluzione dei sistemi economici locali?
Prendendo
in considerazione alcuni indicatori economici a livello sub-nazionale, il presente rapporto individua gli
elementi caratteristici che hanno contraddistinto il recente sviluppo nelle
nostre regioni e i problemi che emergono nella prospettiva di crescita di medio
e lungo termine.
Non si è
trattato, pertanto, di analizzare i fenomeni da un’angolazione alternativa allo
studio dell’andamento economico complessivo del sistema Italia, ma di
utilizzare un approccio che aiuti a decifrare la complessa articolazione che
tale sistema esprime sul territorio e che si concretizza con l’esistenza di più
modelli di sviluppo.
La
dimensione locale dello sviluppo, infatti, tende ad acquisire sempre di più un
ruolo significativo per l’attuazione di politiche che tendano a valorizzare
maggiormente le risorse economiche, ambientali e culturali del territorio.
Allo
stesso tempo rappresenta un fattore determinante in una fase in cui per le
imprese diventa pressante la sfida della globalizzazione che impone di operare
in ambiti territoriali favorevoli dal punto di vista delle infrastrutture e dei
costi di produzione.
Per la stesura del rapporto sono state utilizzate le stime di Prometeia
integrate dai dati congiunturali (forze lavoro, export e imprese) disponibili
da altre fonti, dal momento che le informazioni della contabilità territoriale
dell’ISTAT non consentono di avere un quadro aggiornato al 2006 dell’andamento
economico locale·.
La prima
parte del rapporto analizza l’andamento dell’economia delle quattro
ripartizioni territoriali prendendo in esame per il periodo 2004–2006 alcuni
indicatori economici quali il Pil, i consumi, gli investimenti e le unità di
lavoro.
Nella
seconda parte si mettono a confronto le regioni per il periodo 2004–2006
analizzando gli andamenti del Pil, della spesa per consumi delle famiglie,
degli investimenti, delle esportazioni, dell’occupazione, delle imprese con
particolare riferimento ai settori del commercio, degli alberghi e pubblici
esercizi e dei servizi.
Chiude
il rapporto una sezione con allegati statistici in cui sono contenuti gli
stessi indicatori per ogni regione.
Dall’analisi
svolta si possono evidenziare alcuni aspetti che hanno caratterizzato lo
sviluppo delle economie locali nel periodo preso in esame.
·
L’andamento
della spesa per consumi delle famiglie evidenzia una forte
caratterizzazione territoriale. Nel 2006 tale indicatore ha mostrato a livello nazionale una ripresa rispetto all’andamento
negativo del 2005. In particolare, sono le regioni meridionali (+1,9%) e quelle
centrali (+1,7%) a registrare gli incrementi più significativi rispetto
all’anno precedente, mentre nel Nord del Paese la crescita è stata più
contenuta; nonostante questo andamento la distanza tra i livelli di consumo del
Sud e del resto del Paese rimane ancora elevata. A livello regionale, nel 2006
Molise, Marche, Abruzzo e Sicilia si sono distinte per la crescita dei consumi
che ha superato il 2%, mentre Piemonte e Liguria sono le regioni in cui la
domanda delle famiglie ha registrato andamenti decisamente più contenuti.
·
La
ripresa di un nuovo ciclo di investimenti in macchinari e impianti è
risultata più consistente nel Mezzogiorno dove la crescita è stata pari al +7%;
a livello regionale si segnalano, in particolare, le performance positive di
Molise (+8,7%), Campania (+8,4%), Sicilia (+8,2%) e Friuli Venezia Giulia
(+7,6%).
·
I
dati relativi al periodo gennaio-settembre 2006 hanno registrato una ripresa
delle esportazioni che ha riguardato tutte le ripartizioni, ma
incrementi superiori alla media nazionale hanno interessato l’Italia Centrale
(+10,7%) dove è cresciuto l’export del sistema produttivo delle Marche
(+17,7%), aumenti leggermente superiori alla media si registrano anche nel
Nord-Ovest (+7,6%) e nel Mezzogiorno (+7,5%) grazie al contributo della
Basilicata (+65,1%) e della Sardegna (+21,4%).
· L’occupazione nel 2006 ha mostrato segnali di crescita derivanti soprattutto dalla regolarizzazione degli immigrati e dalle forme di lavoro atipiche. Il Mezzogiorno è l’area che ha mostrato il maggior incremento occupazionale (+1,2%).
·
La dinamica imprenditoriale ha
registrato nei primi nove mesi del 2006 un maggior numero di chiusure di
imprese anche per il terziario di mercato (-22.038). La maggior parte delle
chiusure ha, peraltro, riguardato il commercio e il turismo per effetto
soprattutto dei processi di concentrazione in atto nei due settori. Tuttavia,
il terziario nel suo complesso regge ancora dato l’alto numero delle imprese
non classificate che va presumibilmente attribuito ai servizi di mercato.
Sul territorio gli andamenti risultano
differenziati. Per quanto riguarda gli il commercio, gli alberghi e i pubblici
esercizi nel periodo 2004–2006 tutte le ripartizioni, ad eccezione del
Mezzogiorno, hanno evidenziato un numero maggiore di chiusure di imprese
rispetto alla nascita di nuove. Nel 2006 anche le regioni del Sud hanno
registrato saldi negativi, interrompendo in pratica quel processo che da alcuni
anni vedeva quest’area distinguersi dal resto del Paese per una crescita della
rete delle imprese, soprattutto del terziario di mercato, settore che
offriva maggiori opportunità di
iniziative imprenditoriali per molti giovani alla ricerca di un impiego.
1.
GLI INDICATORI
MACROECONOMICI PER RIPARTIZIONE GEOGRAFICA
Al miglioramento hanno contribuito, nel corso
dell’anno, tutte le componenti, anche se le dinamiche più favorevoli si sono
registrate dal lato degli investimenti (+2,6%), e in particolare quelli in
macchine e attrezzature (+6,1%). Per contro, la domanda per consumi delle
famiglie (+1,9%) continua ad evidenziare un andamento non brillante, sintomo delle
difficoltà che ancora interessano questa fondamentale variabile dell’economia
italiana.
ITALIA
INDICATORI MACROECONOMICI1
(Variazioni % sull'anno precedente)
|
|
2004 |
2005 |
20062 |
|
PRODOTTO INTERNO
LORDO |
1,2 |
0,0 |
1,7 |
|
CONSUMI FINALI
INTERNI |
1,1 |
0,2 |
1,5 |
|
- Spese per consumi finali delle famiglie |
1,2 |
-0,1 |
1,9 |
|
- Spese per consumi finali AA. E ISP. |
0,7 |
1,2 |
0,3 |
|
INVESTIMENTI FISSI
LORDI |
2,1 |
-0,6 |
2,6 |
|
- Costruzioni |
3,1 |
0,5 |
2,2 |
|
- Macchine, attrezzat., mezzi di trasporto e altri prod. |
1,3 |
-1,5 |
6,1 |
|
UNITA' DI LAVORO
TOTALI |
0,8 |
-0,4 |
1,1 |
|
REDDITO
DISPONIBILE (prezzi correnti) |
4,6 |
2,8 |
|
1.(Prezzi costanti)
2.Gennaio-settembre 2006 –Dati contabilità nazionale ISTAT
FONTE: Elaborazioni Centro Studi
CONFCOMMERCIO su dati PROMETEIA
In questa
situazione l’occupazione non sembra aver beneficiato di incrementi
significativi di occupati in quanto la crescita nel 2006 si è attestata
all’1% un risultato che non sembra,
quindi, apportare ampi benefici in termini di nuovi occupati.
Sull’andamento
dell’economia italiana continuano a permanere, tuttavia, una serie di
incertezze sia dal lato delle famiglie che delle imprese, quali ad esempio la
crescita contenuta del reddito disponibile delle famiglie (fisco, maggiori
oneri per mutui e credito al consumo legati all’aumento dei tassi di interesse,
contenute dinamiche occupazionali) e per le imprese il permanere di tensioni
sul versante dei costi delle materie prime energetiche.
L’andamento economico del Nord-Ovest che costituisce, dopo il Sud,
l’area più abitata del nostro Paese e che fornisce il più elevato contributo
alla ricchezza prodotta, ha evidenziato a partire dal 2004 un modesto ritmo di
sviluppo rispecchiando il periodo di bassa crescita che ha caratterizzato il
nostro paese.
Il Pil della ripartizione ha segnato nel 2004 una modesta ripresa
(+1,1%) in linea con il dato nazionale (+1,2%), grazie alla spinta dei consumi
delle famiglie e degli investimenti fissi specie per quanto riguarda le
costruzioni.
Più critico il dato del 2005 in quanto le stime del Pil
evidenziano una frenata (–0,2%) ancora più accentuata rispetto alla
stazionarietà registrata dall’Italia, a causa del fatto che sia la domanda
interna che gli investimenti non hanno dato alcun contributo positivo alla
crescita dell’economia dell’area.
Il 2006 si è chiuso con un bilancio positivo per l’economia
della ripartizione con un incremento del prodotto interno lordo dell’1,6%, una
domanda interna cresciuta dell’1,3%, meno della media nazionale, e un andamento
positivo più consistente (+2,5%) degli investimenti in macchine ed attrezzature
che risentono della fase di ripresa della produzione.
In questa situazione l’occupazione della ripartizione non
sembra aver beneficiato di incrementi significativi di occupati. Se si esclude
il 2004 anno in cui vi è stato un incremento dell’1,2%, la crescita nel 2006
non ha superato l’1% e non ha apportato ampi benefici in termini di nuovi
occupati.
INDICATORI MACROECONOMICI*
(Variazioni % sull'anno precedente)
|
|
2004 |
2005 |
2006 |
|
PRODOTTO INTERNO LORDO |
1,1 |
-0,2 |
1,6 |
|
CONSUMI FINALI INTERNI |
1,5 |
0,2 |
1,3 |
|
- Spese per consumi
finali delle famiglie |
1,7 |
-0,1 |
1,5 |
|
- Spese per consumi
finali AA. E ISP. |
0,7 |
1,2 |
0,9 |
|
INVESTIMENTI FISSI LORDI |
1,4 |
-0,7 |
2,5 |
|
- Costruzioni |
3,7 |
-0,2 |
1,0 |
|
- Macchine, attrezzature,
mezzi di trasporto e altri prodotti |
0,0 |
-1,1 |
3,5 |
|
UNITA' DI LAVORO TOTALI |
1,2 |
-0,2 |
0,9 |
|
REDDITO DISPONIBILE (prezzi correnti) |
3,9 |
2,8 |
4,4 |
*(Prezzi costanti)
FONTE:
Elaborazioni Centro Studi CONFCOMMERCIO su dati PROMETEIA
Problemi e prospettive
Il quadro positivo che sembra delinearsi nel corso del 2006 non deve
far dimenticare i nodi strutturali ed i problemi legati alla ricerca di una
maggiore competitività di tutto il sistema economico dell’area, tenendo conto
delle peculiarità dei diversi sistemi regionali, tra i quali emerge la
Lombardia e il Piemonte.
Per il sistema Lombardia oggi pesano sicuramente i non pochi problemi
di competitività sul piano internazionale che spingono le imprese verso una
continua ricerca di prodotti e servizi innovativi e di qualità con cui
posizionarsi sul mercato, riservando, inoltre, maggiore attenzione agli
investimenti in ricerca e alla qualificazione del capitale umano.
Un fattore caratteristico del sistema imprenditoriale lombardo è quello
dell’ impresa diffusa che non ha ancora raggiunto maggiori dimensioni, fenomeno
che interessa sia il settore manifatturiero che quello dei servizi.
Se si tiene conto dei numerosi vincoli alla crescita dimensionale e del
forte spirito di autonomia di molti imprenditori, la ricerca di un percorso
innovativo dovrà passare necessariamente dal favorire la “messa in rete” delle
imprese e l’aggregazione su obiettivi e servizi comuni soprattutto per
facilitare l’apertura verso i mercati emergenti e la loro crescente domanda. Senza
dimenticare le difficoltà delle piccole imprese nella ricerca di risorse
adeguate e l’attuazione di investimenti per lo sviluppo.
Anche per il Piemonte la crescita del Pil nel 2006 se da un lato induce
ad un moderato ottimismo, dall’altro non deve mettere in secondo piano la
necessità di superare limiti ancora presenti nel sistema produttivo locale
dovuti allo scarso livello di innovazione e ricerca, alle difficoltà a
collocare sui mercati esteri parecchie produzioni distrettuali, alla debolezza
della rete delle piccole e medie imprese che non riescono a dimensionarsi in
modo ottimale.
I segnali positivi sono rappresentati soprattutto dal rafforzamento del
processo di terziarizzazione dell’economia locale, come si desume dai dati
sull’occupazione, dal rilancio della Fiat grazie al risanamento dei bilanci e
ad una rinnovata strategia industriale, dalla ripresa dei flussi turistici come
effetto di trascinamento delle olimpiadi invernali.
La ripartizione del Nord-Est si caratterizza per essere una delle aree
più ricche dell’Italia, considerato che tutte le regioni che la compongono si
collocano nei primi posti della graduatoria regionale del PIL per abitante ed
evidenziano una capacità di spesa tra le più elevate nel Paese, 15% in più rispetto
alla media nazionale.
Nel 2004 e 2005 l'economia dell’area, in
particolare quella che fa riferimento alle regioni con una forte
industrializzazione, è stata praticamente ferma mentre per l’anno in corso
sembra delinearsi un profilo di crescita migliore.
Il Pil della ripartizione ha segnato nel 2004 una modesta
ripresa (+0,9%) inferiore, comunque, al dato nazionale (+1,2%), un risultato
ottenuto grazie alla spinta principalmente dei consumi delle famiglie e degli
investimenti fissi, specie per quanto riguarda le macchine e attrezzature.
In frenata il risultato relativo al 2005 in quanto il Pil
ha registrato una crescita dello 0,4% a causa di una domanda
interna fiacca in tutte le sue componenti e della difficoltà del sistema
produttivo locale ad essere competitivo sui mercati esteri.
Nel 2006 la crescita per l’economia della ripartizione è
stata più sostenuta con un incremento del prodotto interno lordo dell’1,8%, una
domanda interna aumentata dell’1,4% in linea con la media nazionale e un
andamento positivo soprattutto degli investimenti in macchine ed attrezzature
che risentono della fase di ripresa della produzione.
La bassa crescita sia nel 2004 che nel 2005 non ha portato
benefici dal punto di vista dell’occupazione che non ha registrato incrementi
significativi; anche nel 2006
nonostante il miglioramento del quadro economico il numero di nuovi occupati
non è stato elevato (+0,8%).
NORD-EST
INDICATORI
MACROECONOMICI
(Variazioni %
sull'anno precedente)
|
|
2004 |
2005 |
2006 |
|
PRODOTTO INTERNO
LORDO |
0,9 |
0,4 |
1,8 |
|
CONSUMI FINALI
INTERNI |
1,2 |
0,4 |
1,4 |
|
- Spese per consumi finali delle famiglie |
1,3 |
0,2 |
1,6 |
|
- Spese per consumi finali AA. E ISP. |
0,7 |
1,2 |
0,9 |
|
INVESTIMENTI FISSI
LORDI |
3,6 |
0,5 |
3,4 |
|
- Costruzioni |
2,9 |
0,6 |
2,5 |
|
- Macchine, attrezzature, mezzi di trasporto e altri prodotti |
4,2 |
0,3 |
4,4 |
|
UNITA' DI LAVORO
TOTALI |
0,0 |
0,2 |
0,8 |
|
REDDITO DISPONIBILE
(prezzi correnti) |
4,2 |
2,9 |
4,2 |
*(Prezzi costanti)
FONTE: Elaborazioni Centro Studi CONFCOMMERCIO su
dati PROMETEIA
Problemi
e prospettive
Rappresentare oggi la realtà economica del Nord-Est, come la
“locomotiva d’Italia” in grado di trainare l’economia del Paese, produrre
sviluppo e benessere, rischia di essere un immagine che appartiene ormai al
passato.
Per
molti osservatori e imprenditori il modello di crescita del Nord-Est ha dato i
suoi frutti. Oggi c’è bisogno di un profondo rinnovamento che consenta al
Nord-Est di continuare ad essere trainante.
Le
regioni del Centro si presentano come un'area sempre più integrata nel sistema
di sviluppo economico nazionale, contribuendo per circa il 21% alla creazione
della ricchezza del Paese.
Nel
biennio 2004-2005 l'economia del Centro si è sviluppata con fasi altalenanti
passando da un incremento significativo del PIL come nel 2004 a un momento di
bassa crescita nel 2005 quando il Pil dovrebbe aver
registrato una frenata (–0,1%) ancora più accentuata rispetto alla variazione
nulla registrata dall’Italia.
In particolare la crescita del Pil nel 2004 (+2,5%) è stata molto
più elevata di quella nazionale grazie soprattutto alla spinta degli
investimenti fissi, specie per quanto riguarda le costruzioni, mentre più
contenuto sarebbe stato il contributo dei consumi delle famiglie.
Il dato critico del 2005 (-0,1%) è dovuto al fatto che gli
investimenti fissi lordi sono diminuiti non solo per quanto riguarda i
macchinari ma anche per le costruzioni.
CENTRO
INDICATORI MACROECONOMICI*
(Variazioni % sull'anno precedente)
|
|
2004 |
2005 |
2006 |
|
PRODOTTO INTERNO
LORDO |
2,5 |
-0,1 |
1,8 |
|
CONSUMI FINALI
INTERNI |
0,9 |
0,2 |
1,5 |
|
- Spese per consumi finali delle famiglie |
0,9 |
-0,1 |
1,7 |
|
- Spese per consumi finali AA. E ISP. |
0,7 |
1,2 |
0,9 |
|
INVESTIMENTI FISSI
LORDI |
1,0 |
-1,5 |
2,4 |
|
- Costruzioni |
2,8 |
-0,4 |
2,0 |
|
- Macchine, attrezzature, mezzi di trasporto e altri prodotti |
-0,1 |
-2,2 |
2,6 |
|
UNITA' DI LAVORO
TOTALI |
2,5 |
-0,3 |
0,6 |
|
REDDITO DISPONIBILE
(prezzi correnti) |
4,9 |
2,5 |
3,8 |
*(Prezzi costanti)
FONTE: Elaborazioni Centro Studi
CONFCOMMERCIO su dati PROMETEIA
Nel 2006 l’economia della ripartizione ha registrato un
incremento del prodotto interno lordo dell’1,8%, con una domanda interna che
cresce dell’1,5% in linea alla media nazionale e un andamento positivo degli
investimenti anche se meno vigoroso rispetto alla media nazionale.
Dal punto di vista
dell’occupazione, solo nel 2004 la crescita del prodotto ha portato ampi
benefici in termini di nuovi occupati, con un incremento del 2,5%; il 2006 ha
registrato un incremento di minore intensità (+0,6%) dopo la flessione registrata
nel 2005.
Problemi e prospettive
Considerata tra le aree più produttive del Paese e dotata di una
ricchezza diffusa costituita da elementi di valore storico, ambientale e
culturale, oggi le regioni dell’Italia del Centro si trovano a vivere una fase
di trasformazione che sta mettendo in discussione il modello di sviluppo che
secondo percorsi differenziati ne ha caratterizzato la storia recente.
I
sistemi economici locali dell’area mostrano, infatti, problemi di natura
strutturale e corrono il rischio di non essere più competitivi rispetto ai
mutati indirizzi del quadro economico internazionale stentando a superare una
visione localistica nell’approccio ai problemi, per cui si tende a guardare
allo sviluppo locale senza una visione strategica sugli indirizzi futuri di
tutta l’area.
In
particolare si avverte la necessità di un passaggio da una cultura fondata solo
sul produrre a quella basata sulla competizione a livello di sistema di area,
valorizzando maggiormente le risorse strategiche presenti nel tessuto
imprenditoriale e i nuovi interessi emergenti, sempre meno riportabili ad un
modello di sviluppo industriale, ma sempre più legati ad una cultura del
terziario.
In
questo contesto un elemento positivo di grande importanza è dato dal fatto che
il sistema locale può contare sullo slancio produttivo di una vasta rete di
piccole e medie imprese sia nel settore industriale che nel terziario di
mercato, sulla specializzazione produttiva di alcune aree, sulla possibilità di
maggiore valorizzazione delle risorse turistiche.
A
rallentare la nascita di un nuovo modello di sviluppo locale potrebbe esserci
soprattutto la marginalità territoriale in cui si trovano molte zone interne o
montane per la carente accessibilità, il basso livello di investimenti e non
considerazione nelle scelte di carattere infrastrutturale.
La
dotazione di infrastrutture che un’area può vantare, costituisce, infatti, in
misura maggiore rispetto al passato, un elemento centrale per lo sviluppo delle
imprese esistenti e per la localizzazione di nuove imprese.
Da
questo punto di vista le regioni centrali presentano ancora elementi di
arretratezza che spesso non permettono di tradurre in opportunità di lavoro e
di sviluppo le molte potenzialità e le risorse inutilizzate che pure sono
presenti.
In un contesto nazionale
ancora contraddistinto negli ultimi anni da una fase di rallentamento
dell’economia, il Mezzogiorno ha evidenziato segnali ancora più accentuati di
crisi e ciò ha frenato il processo di convergenza per superare i divari ancora
esistenti con il resto del Paese.
Nel 2004 e 2005, infatti, le performance
dell’economia della ripartizione sono risultate in calo: nel 2004 la crescita è
stata dello 0,6%, inferiore rispetto alla media dell’Italia (+1,2%), mentre nel
2005 l’economia ha registrato una decisa frenata (-0,2%) rispetto alla
variazione nulla della media nazionale.
Il dato preoccupante del
2005 è strettamente legato alla difficile fase che ha attraversato il paese, ma
era da diversi anni che tutta l’area non registrava un bilancio così negativo e
ciò può stare ad indicare che molti dei segnali positivi che erano recentemente
emersi tendono ad affievolirsi. Si è, infatti, ridotta l’energia e la vitalità
del sistema economico del Mezzogiorno per l’entrata in crisi del modello basato
sulla maggiore apertura internazionale e sui maggiori investimenti.
Nel 2006 si è evidenziato un
recupero da parte dell’economia della ripartizione
con un incremento del prodotto interno lordo dell’1,6%, in linea con il dato
nazionale; a tale risultato hanno dato un contributo significativo sia il buon
andamento dei consumi delle famiglie, sia la forte ripresa degli investimenti
in macchine e attrezzature.
La bassa crescita non ha
portato benefici dal punto di vista dell’occupazione che sia nel 2004 e
soprattutto nel 2005 ha registrato un calo e ciò non ha fatto che peggiorare la
già difficile situazione del mercato del lavoro; nel 2006 il bilancio è
positivo e il numero di nuovi occupati ha registrato una crescita pari all’1,2%.
SUD
INDICATORI MACROECONOMICI
(Variazioni % sull'anno precedente)
|
|
2004 |
2005 |
2006 |
|
PRODOTTO INTERNO LORDO |
0,6 |
-0,2 |
1,6 |
|
CONSUMI FINALI INTERNI |
0,8 |
0,1 |
1,6 |
|
- Spese per consumi
finali delle famiglie |
0,8 |
-0,3 |
1,9 |
|
- Spese per consumi
finali AA. E ISP. |
0,7 |
1,2 |
0,9 |
|
INVESTIMENTI FISSI LORDI |
2,1 |
-0,9 |
5,2 |
|
- Costruzioni |
2,8 |
1,9 |
3,2 |
|
- Macchine, attrezzat.,
mezzi di trasporto e altri prodotti |
1,5 |
-3,4 |
7,0 |
|
UNITA' DI LAVORO TOTALI |
-0,3 |
-1,2 |
1,2 |
|
REDDITO DISPONIBILE (prezzi correnti) |
5,4 |
2,9 |
4,5 |
*(Prezzi costanti)
FONTE: Elaborazioni Centro Studi CONFCOMMERCIO su dati PROMETEIA
Problemi e prospettive
Il prolungato rallentamento della crescita dell’economia nazionale non
porta sicuramente a superare il divario produttivo che separa il Sud dal Centro-Nord.
Il processo di sviluppo dell’economia meridionale continua ad essere
profondamente diverso da quello delle aree più sviluppate dell’Italia, ma anche
da quello delle aree più “deboli” d’Europa, che hanno mostrato nell’ultimo
decennio ritmi di crescita più sostenuti.
Le prospettive di crescita nell’immediato futuro non sembrano molto
positive, essendo ancora presente tutti quei problemi che hanno contraddistinto
l’economia dell’area, soprattutto le difficoltà delle imprese di piccolissima
dimensione di inserirsi nel processo di cambiamento in atto ed entrare così a
pieno titolo nel mercato nazionale ed internazionale
Anche sotto il profilo dell’integrazione con l’estero il Sud presenta
un ampio ritardo; il grado di apertura ai mercati internazionali rimane al di
sotto del potenziale del meridione, l’incidenza percentuale delle esportazioni
di merci meridionali sul totale nazionale nel 2005 è stata pari soltanto
all’11,6%. Le esportazioni meridionali sono sempre più dipendenti dalle grandi
e medie imprese a controllo esterno insediate nell’area.
La possibilità di superare questa connotazione “dualistica” del nostro
Paese resta, quindi, legata a scelte di politica economica di lungo periodo
mirate ad un potenziamento del sistema delle imprese e ad un recupero di
produttività che permettano di ottenere saggi di crescita più sostenuti e
regolari rispetto a quelli degli ultimi anni.
Sul sistema economico del Mezzogiorno pesano, inoltre, alcune
diseconomie esterne che ne ritardano l’allineamento alle aeree più sviluppate
del Centro-Nord e dell’Europa e ostacolano la localizzazione di imprese nel Sud
rispetto ad aree alternative.
Tali fattori di svantaggio riguardano la scarsità di infrastrutture, le
attività irregolari, il degrado sociale, le forme diffuse di illegalità, ma
soprattutto il fenomeno della criminalità che non è stato adeguatamente
ridimensionato e scoraggia gli investimenti.
In
particolare ci sono ritardi nello sviluppo della logistica, dei trasporti e dei
servizi ad alto valore aggiunto ad esso collegati, ma anche di attività per il
confezionamento delle merci prima della loro allocazione sui mercati.
Un
potenziamento della dotazione di infrastrutture è inoltre condizione
indispensabile per lo sviluppo del turismo, che può far leva sulla diffusa
presenza di elementi di attrattività culturali e ambientali ancora poco
valorizzate nell’area.
2. le
regioni a confronto
2.1 PRODOTTO, CONSUMI ED
INVESTIMENTI
Questa parte del rapporto intende evidenziare l’andamento dei
principali indicatori economici delle singole regioni per dare un quadro più
esaustivo delle economie territoriali e consentire un confronto tra le aree del
Paese che fornisca la misura dei divari esistenti.
La fase di
ripresa dell’economia italiana registratasi nel corso del 2006 ha coinvolto
tutte le aree del Paese, sia pure con diversa intensità.
ANDAMENTO
DEL PIL PER RIPARTIZIONE GEOGRAFICA
(Variazioni
% sull'anno precedente)

Fonte: Elaborazioni Centro Studi CONFCOMMERCIO su dati Prometeia
Come già
descritto nel precedente capitolo secondo le stime elaborate da Prometeia a
trainare la crescita per il 2006 sono stati il Nord-Est ed il Centro con un
andamento del Pil sopra la media nazionale (+1,8%), mentre le regioni
meridionali e quelle del Nord-Ovest hanno evidenziato un ritmo di crescita più
contenuto (+1,6%).
A
livello regionale, nel 2006 Campania, Puglia e Val d’Aosta hanno registrato la
crescita più sostenuta (2,1%), mentre Basilicata, Sicilia e soprattutto
Calabria sono le regioni con tassi di crescita ancora molto contenuti e
decisamente inferiori alla media nazionale.
Nonostante la leggera ripresa del 2006, continuano a sussistere nel
nostro paese enormi divari in termini di contributo alla ricchezza prodotta.
PRODOTTO INTERNO LORDO
(Variazioni % sull'anno precedente)
|
|
2004 |
2005 |
2006 |
|
Piemonte |
1,1 |
-0,2 |
1,3 |
|
Valle
d'Aosta |
1,3 |
-0,8 |
2,1 |
|
Lombardia |
1,3 |
-0,3 |
1,7 |
|
Liguria |
-0,3 |
0,6 |
1,7 |
|
Trentino
Alto Adige |
1,8 |
-0,8 |
1,9 |
|
Veneto |
1,4 |
0,3 |
1,8 |
|
Friuli
Venezia Giulia |
0,2 |
-0,4 |
1,7 |
|
Emilia
Romagna |
0,2 |
0,9 |
1,8 |
|
Toscana |
0,8 |
-0,4 |
1,9 |
|
Umbria |
2,8 |
-0,3 |
1,3 |
|
Marche |
1,7 |
-0,5 |
1,6 |
|
Lazio |
3,8 |
0,3 |
1,8 |
|
Abruzzo |
-0,8 |
2,2 |
1,2 |
|
Molise |
1,6 |
-1,7 |
1,8 |
|
Campania |
0,5 |
-1,8 |
2,1 |
|
Puglia |
0,3 |
-2,0 |
2,1 |
|
Basilicata |
0,7 |
-1,3 |
1,1 |
|
Calabria |
2,7 |
-2,6 |
0,6 |
|
Sicilia |
0,3 |
2,8 |
1,1 |
|
Sardegna |
1,2 |
1,0 |
1,8 |
|
ITALIA |
1,2 |
0,0 |
1,7 |
|
NORD OVEST |
1,1 |
-0,2 |
1,6 |
|
NORD EST |
0,9 |
0,4 |
1,8 |
|
CENTRO |
2,5 |
-0,1 |
1,8 |
|
SUD |
0,6 |
-0,2 |
1,6 |
Fonte:
Elaborazioni Centro Studi CONFCOMMERCIO su dati Prometeia
Dall’esame del Pil per abitante emergono ancora più chiaramente i
divari esistenti tra le aree del Paese: le regioni del Nord sono le prime nella
graduatoria con un valore del Pil pro-capite che è il doppio rispetto a quello
registrato per le ultime regioni della classifica, appartenenti al meridione
d’Italia.
PIL
PER ABITANTE: GRADUATORIA REGIONALE
Anno
2006 - (Valori in migliaia di Euro)
|
|
Regioni |
Pil pro-capite |
Indice
Italia=100 |
Var.
posizione rispetto 2004 |