C E N S I S - CONFCOMMERCIO
Primo Trimestre 2007
Considerazioni di sintesi
Il primo
trimestre del 2007 è accreditabile di un incremento dei consumi in valore,
seppure molto contenuto rispetto al periodo precedente. Al netto della
variazione dei prezzi, dunque, anche la rilevazione Censis-Confcommercio
conferma la cautela manifestata dalle famiglie nell’impostare nuovi e più
dinamici piani di spesa. Resta il fatto che rispetto a un anno fa la condizione
sperimentata e attesa dai consumatori intervistati è comunque migliore.
L’indice
sintetico di propensione al consumo Censis-Confcommercio, riflesso compatto
delle varie dimensioni di analisi affrontate nel rapporto, passa da 2,81 del
quarto trimestre a 2,75 del primo trimestre 2007 (tavola 2): nulla di
particolarmente allarmante né di statisticamente rilevante, se non per la
conferma che l’onda della ripresa dei consumi che l’economia italiana ha
attraversato nella metà dell’anno scorso si è ormai piuttosto indebolita. Ciò è
confermato dalla dinamica dei quattro indici tematici su comportamenti di
consumo e clima di fiducia (tavola 3): le possibilità di consumo e risparmio
sono praticamente stabili mentre qualche nube si addensa presso l’orizzonte
prospettico (indicatore di previsione dei consumi e indicatore del sentiment).
Nel primo
trimestre del 2007 le famiglie hanno sì sperimentato un incremento delle spese
per consumi, come suggerisce il fato che ormai per il quarto trimestre
consecutivo l’Outlook registra una crescita del numero di famiglie che
ha dichiarato di avere incrementato i propri livelli di consumo (tavola 4) ma
tale fenomeno, che si associa sempre a una migliore percezione nel Mezzogiorno
rispetto al resto del Paese, sembra tuttavia determinato in larga misura da
aumenti delle spese obbligate e incomprimibili, quali le tariffe per utenze
domestiche, le spese per il carburante e i trasporti e solo in misura assai
ridotta per panieri di beni capaci di determinare l’effettivo miglioramento del
tenore di vita delle famiglie (tavola 6)
L’aspetto
della cautela, che contrasta appunto con l’incremento della spesa in valore nel
primo trimestre, è ben descritto dalla previsione peggiorativa che le stesse
famiglie fanno rispetto ai consumi del trimestre successivo (tavola 7). Una
proiezione dei dati al prossimo trimestre - proiezione elaborata attraverso
un’analisi di regressione dei dati sulle previsioni di spesa e sulle spese a
consuntivo – indica una flessione della percentuale delle famiglie con spese in
aumento (tavola 8). L’indicazione di massima che è possibile trarre da tale
dato, che tiene conto dei livelli di correlazione (elevata) esistenti tra le
diverse risposte fornite dagli intervistati nel tempo ma che va considerato con
la massima cautela, è che nel secondo trimestre del 2007 potrebbe verificarsi
un rallentamento dei ritmi di crescita (invero già assai limitati) dei consumi
rispetto al primo trimestre del 2007.
Il
confronto tra il primo trimestre del 2007 ed il primo trimestre del 2006 mette
in evidenza come i valori medi delle principali spese familiari si siano
leggermente ridotti, forse per una progressiva flessione della dinamica
inflazionistica o per tentativi di risparmi effettuati dalle stesse famiglie al
momento degli acquisti (es. per gli alimentari, per l’abbigliamento e le
calzature).
Parallelamente
però si sono registrati nell’arco di un anno leggeri aumenti nelle spese medie
di tipo straordinario, come quelle per l’acquisto di un PC o di materiale
elettronico, la spesa per un viaggio di svago e divertimento, per interventi di
manutenzione dell’abitazione e per l’acquisto di un elettrodomestico (tavola
9).
Le
differenze tra quanto rilevato nel primo trimestre del 2006 e del 2007 sono
molto contenute, ma potrebbero cogliere leggeri mutamenti nei comportamenti di
spesa, improntati a tentativi di risparmio sui prodotti di largo e generale
consumo a favore di spese più impegnative (elettrodomestici, tecnologia consumer)
che arricchiscono il paniere di consumo delle famiglie italiane. Questo
potrebbero essere invece un segnale positivo che mitiga la portata delle
cautele espresse poco sopra sulle prospettive di consumo delle famiglie.
La quota
di famiglie che considera buone o ottime le proprie capacità di consumo si è
attestata nel primo trimestre del 2007 al 34,2% (tavola 10); nel medesimo
periodo dell’anno precedente la quota si attestava ad un più scarno 26,7%. Sin
dall’inizio del 2006, fino ad oggi, la percentuale di famiglie che dichiara
buone capacità economiche si è apprezzabilmente ampliata, quasi a sottolineare
un cambiamento di clima e un pur non eclatante maggiore ottimismo nei confronti
del futuro. Al di là del miglioramento del clima rispetto all’inizio del 2006,
gli ultimi mesi, come confermato anche dall’Indicatore dei Consumi
Confcommercio (ICC +0.7% in volume i consumi nel primo bimestre 2007 rispetto
al primo bimestre 2006) non consentono di rilevare un vero e proprio
rivolgimento della situazione ed un più diffuso senso di benessere. Non deve
essere inoltre sottovalutato il fatto che permane un consistente numero di
famiglie che dichiara condizioni economiche instabili e critiche, pari al 12%
degli intervistati.
Si abbassa
per la seconda volta consecutiva e per la terza volta dalla metà del 2005
l’indicatore sintetico di percezione della variazione dei prezzi[1],
confermando il leggero rallentamento della dinamica dei prezzi di principali
prodotti di largo consumo rilevato dall’Istat (tavola 11).
E’
rilevabile una certa discrasia tra le diverse opinioni rilevate. In
particolare:
- il primo trimestre del 2007 ha
registrato un incremento pur lieve dei livelli medi di spesa rispetto al
trimestre precedente;
- le previsioni per l’immediato futuro
sono tuttavia di nuovo parziale raffreddamento delle spese;
- e nonostante tutto, il livello di
ottimismo tra gli intervistati aumenta, seppure non in modo eclatante.
Nel primo
trimestre del 2007 si è registrato il terzo aumento consecutivo del numero di
persone che guardano con ottimismo il proprio futuro e quello della famiglia e
che credono nella possibilità di un miglioramento delle proprie condizioni
economiche (tavola 12). Gli ottimisti sono attualmente quasi il 57% degli
intervistati a fronte del 52,2% rilevati nel precedente trimestre. Si tratta
del valore più alto registrato nell’arco dell’ultimo anno e mezzo.
C’è da
dire, che sebbene gli ottimisti oggi siano la maggioranza, resta un’ampia
fascia di persone confuse o che guardano al futuro con toni marcatamente
negativi, rivelando un senso di disagio o di difficoltà economiche da non
sottovalutare.
Ciò che
appare contraddittorio è invece il dato più verosimile e affidabile:
nell’attuale contesto di ripresa sotto esame, dopo un incontestabile passato di
stagnazione di redditi e consumi, l’ambivalenza delle percezioni è il
dato. E’ il dato su cui riflettere.
Non si può
parlare di crisi di fiducia. Tutt’altro: la fiducia cresce, come anche gli
indicatori dell’Isae evidenziano. Ma che tenuta può avere una fiducia che non
si confronta e irrobustisce con un maggiore benessere, quello misurato con la
metrica dei consumi?
La fiducia
spinge i consumi ma i consumi influenzano la stessa fiducia. Se quelli non si
sviluppano adeguatamente, per compressione da spese obbligate e aumento di
pressione fiscale in presenza di redditi solo moderatamente crescenti, potrebbe
scricchiolare anche una fiducia delusa generando un’ulteriore riduzione del
tasso di crescita della spesa delle famiglie in termini reali.
[1] Calcolato come media delle percentuali di intervistati che hanno dichiarato di avere percepito, nei singoli trimestri, l’incremento dei prezzi di un paniere di beni e servizi di largo consumo, ponderati per il peso ad essi attribuito dall’Istat nel paniere dei beni di consumo delle famiglie.