
Il turismo italiano fa i conti con la tragedia americana
La caduta delle Torri gemelle di New York sta per aprire una voragine anche nei conti del turismo italiano. Le perdite, infatti, dovrebbero essere pari a 100 miliardi di lire entro fine settembre e a 500 miliardi per la fine dell’anno, con un calo delle prenotazioni tra il 15 e il 25%.
La preoccupazione, inutile dirlo, è grande. Se ne sono fatte interpreti le maggiori organizzazioni imprenditoriali del settore turistico (Federalberghi, Federturismo e Assoturismo), che insieme all’Enit hanno tenuto ieri una conferenza stampa congiunta. Obiettivo: fare il punto della situazione e presentare i primi, possibili rimedi.
Certo è che se si pensa soltanto al “peso” del turismo americano sulla nostra bilancia turistica c’è davvero da mettersi le mani nei capelli: lo scorso anno, gli ospiti statunitensi sono stati oltre 4 milioni, per un totale di oltre 10 milioni di presenze e di 7mila miliardi di lire affluiti nelle nostre casse. “Per il nostro turismo - ha detto il Presidente di Federalberghi Bernabò Bocca - questa è stata una stagione da record. Abbiamo registrato un incremento di clienti italiani e stranieri, ma soprattutto americani, agevolati dal dollaro alto. Non c’è dubbio che quanto è successo rappresenti una grande botta di arresto”.
I rappresentanti del nostro turismo, però, non mollano. Anzi, rilanciano con la creazione di una task force che si occuperà – in collaborazione con gli uffici Enit sul territorio americano - di capire cosa sia successo al turismo program mato verso l'Italia. Ma soprattutto con una campagna pubblicitaria da 7 miliardi che andrà avanti nei prossimi mesi per incentivare le visite nel nostro Paese. Lo scopo è quello di far capire che “l'Italia – come ha osservato il presidente dell’Enit Amedeo Ottaviani - è un Paese che assicura condizioni di serenità”.
In questo senso, sarà fondamentale l’aiuto che potrà venire dal Governo, al quale è stato lanciato un appello affinchè si impegni in prima persona.
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