
La crisi dei consumi ha abbattuto il suo colpo d’ascia anche sulla stagione turistica. Lo conferma una ricerca condotta dal Centro studi di Fipe–Confcommercio su un campione rappresentativo del settore pari a 510 imprese, secondo la quale alla vacanza rinunciano in molti e chi ci va fa attenzione a non spendere.
Il calo del turismo nei tre mesi estivi (luglio, agosto e settembre) è pari quest’anno al 2,04% su base tendenziale, che corrisponde a circa sette milioni di presenze giornaliere in meno. Se si considera una spesa media giornaliera di 60 euro a presenza, la perdita per tutto il settore del turismo – dovuto appunto alle mancate presenze – è pari a 420 milioni di euro. A tale perdita va sommata anche quella stimata sui pubblici esercizi, pari a circa 1.200 milioni per effetto della contrazione dei consumi registrata anche fra chi è andato in vacanza. Il settore dei pubblici esercizi attivi nei mesi estivi - ristoranti, pizzerie, bar, gelaterie, stabilimenti balneari e locali serali (che comprende 130 mila imprese e 500 mila addetti) - aveva registrato un fatturato di 3,2 miliardi di euro ad agosto e di 7,8 miliardi durante tutto il trimestre 2003.
Il calo delle vendite su base
tendenziale riferibile al 2003 è stato perciò pari al 14,75%.
La ricerca ha evidenziato
altresì un calo di turisti su base tendenziale nei settori montagna, mare e
città d’arte, mentre per i centri minori la stagione si sta rivelando buona.
“I flussi di turismo sono calati
per effetto di un cambiamento profondo dei comportamenti del consumatore. E’
sbagliato – ha commentato il direttore generale di Fipe-Confcommercio, Edi
Sommariva - attribuire il trend negativo solo al rincaro dei prezzi: questi
sono aumentati nel settore della ricettività (ristoranti, hotel e caffè) solo
del 3% su base tendenziale, contro il 4,1 dell’anno precedente”. Per quanto
riguarda il calo dei turisti e del fatturato, Sommariva ha affermato che “dal
punto di vista meteorologico la stagione è stata pessima e comunque stiamo
puntando ancora su un turismo di alta qualità, mentre ora c’è una grande massa
di consumatori che preferisce un turismo non certo dequalificato, ma
sicuramente meno raffinato. Da parte nostra dobbiamo compiere uno sforzo per
interpretare meglio, con indagini di settore, le nuove richieste dei
vacanzieri, ma dobbiamo anche essere sostenuti con investimenti pubblici per le
infrastrutture tecniche. Il
problema del calo dei turisti è iniziato due anni fa con la Germania e sta
coinvolgendo anche Francia, Spagna e Portogallo. L’euro forte non ci aiuta e
non ci aiuterà neanche l’ultimatum imposto dall’Alitalia sulle rotte
extracontinentali. E se consideriamo anche l’incertezza della loro economia,
vuol dire che sugli americani, a parte quelli ricchissimi, non potremo più
contare per un bel pezzo. L’Italia ha un patrimonio artistico culturale
invidiabile ed è in grado di offrire vari modi per trascorrere le vacanze: dal
semplice soggiorno estivo in casa di amici o parenti alla vacanza di extralusso.
Dobbiamo saper cogliere questa sfida e soddisfare tutti i diversi tipi di
domanda”.
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