
Nel corso del 2005 nei 33.518 alberghi italiani sono state registrate
ben 233,2 milioni di presenze complessive, con una flessione dello 0,3%
rispetto al 2004. E’ quanto risulta dalle rilevazioni mensili che Federalberghi-Confturismo
esegue nell’ambito del proprio Osservatorio turistico alberghiero, su un
campione di 1.117 alberghi appartenenti a tutte le categorie ed ubicati
sull’intero territorio nazionale. La domanda dei clienti italiani è stata di
135,3 milioni di presenze (-1% nei confronti del 2004) e quella dei clienti
stranieri di 97,9 milioni di presenze (+ 0,8%).
Nonostante i suoi segni negativi, il turismo
del 2005 occupa il quarto posto nella graduatoria degli ultimi undici anni. La
domanda italiana, dal 1995 al 2005, è aumentata del 9,5% con un incremento
medio annuo di poco inferiore all’1%; la domanda straniera è cresciuta, nel
medesimo periodo, del 15,8% con un incremento medio annuo pari all’1,6% e la
domanda complessiva dell’11,1% con un incremento medio annuo dell’1,2%.
Gli alberghi situati nelle località termali
e montane hanno registrato le maggiori perdite di domanda complessiva (-3,1% i
primi e -1,2% i secondi) seguiti da quelli delle località marine (-0,1%) e di
quelle definite “altre” (-0,2%). Gli incrementi di domanda complessiva sono
stati dell’1,1% negli alberghi delle località lacuali e di più modeste entità
negli alberghi delle città d’affari (+0,8%) e negli alberghi delle città e
località d’arte (+0,2%).
Come al solito, gli alberghi situati al mare
hanno ricevuto un’ampia parte della domanda collettiva (30,5%) e di quella
italiana (35,9%) ed una parte minore di quella straniera (23,0%), mentre le
città d’arte hanno visto prevalere la domanda straniera (34,2%) su quella
italiana (15,6%) e su quella collettiva (23,4%). Negli alberghi montani sono
risultate omogenee le percentuali di domanda italiana (14,9%), straniera
(14,4%) e, quindi, anche quella complessiva (14,7%).
Nel periodo da giugno a dicembre 2005 le
presenze straniere sono state 62,3 milioni facendo registrare una lieve
flessione (-0,3%) nei confronti dello stesso periodo del 2004 con una perdita
netta di 207 mila presenze. In questi sette mesi hanno avuto i maggiori
aumenti, nell’ordine, le presenze dei belgi con un +17,4% rispetto al 2004, che
hanno determinato il 2,9% di tutta la domanda straniera del periodo, quelle
degli svizzeri (+7,4% e 5,8% della domanda straniera) e quelle degli austriaci
(+3,5% e 5,3% della domanda straniera).
Incrementi minori li hanno fatti registrare gli statunitensi con +0,8%, ma determinando il 9,5% della domanda straniera del periodo, i giapponesi con +0,6% (3% della domanda) ed i canadesi con +0,5% (1,1% della domanda). La diminuzione maggiore di domanda risulta a carico dei clienti inglesi che, nel periodo, è stata del 4,9% (9,8% della domanda), seguita da quella dei francesi con l’1% (7,2% della domanda) e da quella dei tedeschi con lo 0,2%.
La bilancia turistica dei pagamenti, secondo
l’Ufficio Italiano Cambi, nel periodo gennaio-novembre ha registrato crediti
(entrate) per 27,6 miliardi di euro, in pratica l’1,1% in più che nello stesso
periodo del 2004. I debiti (uscite) sono saliti a 17,1 miliardi di euro, vale a
dire l’11,8% in più nei confronti del periodo 2004. Il saldo, cioè la
differenza tra le due poste, è stato di 10,5 miliardi di euro ed è diminuito
del 12,6% rispetto al 2004.
“Il 2005 è stato per il turismo italiano un anno di tenuta - ha
affermato Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi-Confturismo e neo
vicepresidente vicario di Confcommercio, nell’ambito della 56^ Assemblea della
Federazione - contraddistinto da una crescita degli stranieri, da un lieve calo
degli italiani, ma soprattutto dalla fine della caduta della domanda tedesca. A
significare che il nostro articolato sistema alberghiero è competitivo a
livello internazionale ed è stato in grado, pur in assenza di aiuti sia dello
Stato sia dell’Unione europea, di fermare l’emorragia del settore apertasi
dall’attentato di New York dell’11 settembre 2001. Un attentato che per noi
albergatori è stato enormemente più grave ed ha avuto ripercussioni economiche
ancor più evidenti del solo allarme causato dal rischio pandemia dell’influenza
aviaria, per la quale sia lo Stato sia l’Unione europea si sono attivate con
stanziamenti in denaro, giustamente, a favore dei produttori avicoli”.
|
© CONFCOMMERCIO - Confederazione Generale del Commercio del Turismo dei Servizi delle Professioni e delle PMI |
|