
Una tassa per gli hotel delle città d’arte?
Nel corso della votazione in Senato sull’articolo 22 della legge finanziaria che dà il via libera all’ingresso dei privati nella gestione dei musei italiani, è stato trasformato in ordine del giorno un emendamento presentato dal senatore dei Ds Stefano Passigli, che prevede per le città d’arte l’istituzione di un’imposta sui servizi alberghieri, fino ad un massimo di 2 euro al giorno, che andrebbe a finanziare il restauro dei beni culturali. Il governo si è impegnato a recepire la proposta entro sei mesi. Tra gli “sponsor” della proposta di Passigli c’è il Sindaco di Firenze Leonardo Domenici: “E’ un segnale importante, per un’iniziativa che difendo da sempre. E’ ingiusto caric are sui residenti il costo di servizi destinati ai visitatori”.
Assolutamente contrarie all’idea, le Federazioni di Confturismo
. Per il Segretario della Fipe Edi Sommariva
si tratta solo di “un balzello aggiuntivo, una tassa inutile che ci rende semp
re meno competitivi con l’estero. Il turismo – sottolinea Sommariva – lascia
moltissima ricchezza sul territorio restituendo sotto forma di denaro e
introiti quanto consuma in termini di servizi. Per il Presidente di
Federalberghi Bernabò Bocca, la proposta è “anacronistica, inaccettabile e inopportuna”. Secondo Bocca è assurdo che il governo pensi ad una nova tassa, “proprio in un momento in cui il turismo è in ginocchio, quando alberghi e tour operator si fanno concorrenza anche sulle 10.000 lire e città come Roma, Firenze e Venezia hanno perso il 50% dei visitatori”. “In questo modo – conclude Bocca – si penalizza chi porta ricchezza alle nostre città. Noi ci opporremo in ogni modo a questa eventualità”.
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