
“Sviluppo
turistico: quali infrastrutture?”
L’intervento del presidente di
Confturismo Bernabò Bocca
Signore e Signori, Autorità, illustri Ministri,
desidero innanzitutto ringraziarvi per aver accolto
il nostro invito a partecipare a questo momento di riflessione.
La BIT, la manifestazione che ci ospita, ci è
sembrato il momento ideale, politico ed economico per il settore, per proporre
un confronto sul tema di quali interventi infrastrutturali possano aiutare uno
sviluppo ulteriore del turismo italiano.
Un settore che, nonostante le diffuse incertezze
economiche di molti sistemi-paese e le significative tensioni internazionali,
si distingue tra tutti i settori produttivi per una crescita costante.
E’ l’Europa, come da tradizione, a mantenere il
primato assoluto di arrivi internazionali e questo è un dato comunque da non
sottovalutare; i dati più recenti la attestano a ben 763 milioni di unità, pari
al 54,6% del totale mondiale e con un incremento medio, dal 2000, di oltre
l’11%.
Nonostante questo, all’interno dell’Europa,
l’Italia fino al 2005 ha continuato a crescere più lentamente e si è
attestata al quinto posto della
classifica mondiale.
Ma la ripresa è già in atto : gli arrivi
internazionali sono aumentati dell’11,5% e gli introiti valutari hanno
raggiunto quota 30 miliardi di euro con un incremento del 7%.
Il turismo alberghiero del 2006 ha registrato i
migliori risultati degli ultimi dieci anni e supera quelli del 2001 di un 1,3%
di presenze complessive
Certo, l’Europa è come un treno a vapore che si
misura con i treni ad alta velocità asiatici: l’area Asia/Pacifico, infatti, ha
manifestato trends di crescita turistica forsennati, con una evoluzione che ha
portato ad una quota di mercato
complessiva di circa il 20%.
Anche il Medio Oriente, con un incremento del 18%
nel periodo in questione, che lo porta a raggiungere circa il 5% del mercato
mondiale, manifesta un eccezionale dinamismo, frutto, in particolar modo, degli
enormi investimenti effettuati negli ultimi tempi soprattutto in Arabia Saudita
e nel Dubai, dove si stanno creando impianti unici al mondo: dal Burj al arab
Hotel a 7 stelle ,alle vertiginose Emirates Towers, alle grandiose isole
artificiali a forma di palma e di mappamondo, allo Sky Dubai un mega impianto
sciistico indoor praticamente in riva al mare!!
Non posso stabilire ora se sia stato il turismo il
fattore trainante dell’economia di questi paesi, come possiamo supporre, o al
contrario, se sia stata la crescita del Pil ad aver determinato la crescita nel
settore.
Di una cosa, però, possiamo essere assolutamente
certi.
Laddove si è investito nel settore con una
strategia forte, di medio e lungo periodo, capace di coinvolgere ed agevolare
gli imprenditori, il turismo cresce, l’indotto cresce, il Prodotto Interno
Lordo cresce.
Tutto questo perché nel settore turistico si
manifestano realisticamente le buone pratiche di natura politica, la bontà
delle decisioni imprenditoriali, la capacità di muovere le giuste leve
orientate allo sviluppo in relazione a vincoli ed opportunità;
il tutto in una sinergia di sistema in grado di innescare processi virtuosi
nell’economia reale di un paese.
L’Italia, al contrario, si è spesso distinta per la
cronica incapacità, da noi puntualmente sottolineata in ogni occasione, di
porre il turismo al centro dell’Agenda politica.
Qualcosa però sta cambiando nel panorama politico.
Come fare, allora, secondo lo slogan che sentiamo
di condividere, a far tornare l’Italia ad essere la prima della classe?
E’ necessaria, ad avviso di Confturismo , un’azione
politica di alto valore, che possa innescare reazioni positive in tutti i
comparti turistici grazie agli effetti sistemici di crescita integrata.
I ”turismi” e le nostre ricchezze naturalistiche,
culturali e paesaggistiche rappresentano l’habitat privilegiato per la crescita
di questo settore, che incide sul prodotto interno lordo ,secondo le
recentissime stime diffuse dal Rapporto Bain & Company, per circa l’8,2%
Questo dato raddoppia, ma per molti analisti
addirittura triplica, se prendiamo in considerazione gli effetti del turismo in
termini di ricaduta su tutto l’indotto del settore.
E’ mai possibile allora che qualcuno, ancora oggi,
si ostini a pensare che un sistema produttivo che vale 116 miliardi di
fatturato , per di più con potenzialità di crescita ancora notevoli, non meriti
un posto di rilievo nelle scelte di programmazione economica del nostro Paese?
Perché gli interventi che finora il settore è
riuscito ad ottenere, anche se attesi da tempo e accolti positivamente dalle
categorie, sono niente se confrontati a quanto avviene nei paesi nostri diretti
competitori.
Da queste considerazioni è nata l’esigenza, in
Confturismo, di promuovere l’incontro di oggi partendo da un’analisi, asciutta
ma significativa, che tenta di comparare il livello infrastrutturale
dell’Italia con quello dei nostri diretti competitors.
E mi sembra che i risultati della ricerca, che il
video che abbiamo visto ha sintetizzato, parlino chiaro. Nella ricerca abbiamo
cercato di non limitarci ad analizzare il solo sistema infrastrutturale
“tradizionale” , ma di arrivare a cogliere quelle infrastrutture che potremmo
definire “soft” ma che caratterizzano l’accoglienza turistica.
Perché siamo convinti che, al di là dei grandi
interventi, che sono comunque necessari ma che richiedono tempi lunghi, è
possibile agire su piccole cose che tendano a rendere più accogliente il
soggiorno dei nostri ospiti.
Molti musei e monumenti e pochi visitatori.
Nonostante negli ultimi anni l’offerta culturale dell’Italia sia cresciuta, siamo
ancora in coda anche in questo campo. In particolare il confronto con la
Francia indica che a fare i grandi numeri del turismo culturale non sono tanto
i musei statali, dove vinciamo lo scontro 193 a 33, quanto la gestione
complessiva del sistema, vale a dire la capacità di attrazione dei musei
cosiddetti minori. Ma anche la nostra attrattiva più nota del mondo: il
Colosseo ha quasi 4 milioni di visitatori, ma le Piramidi arrivano a 5 milioni
e mezzo e la Tour Eiffel a circa 7.
Centri congressi di piccole dimensioni. In Italia
esistono 100 centri congressi per 40.000 posti complessivi con una capienza
media di 400 posti. In Francia vi sono 110 centri congressi con una capienza di
oltre 3 volte superiore a quella italiana e una media di posti di oltre 1000
persone. In questo campo più che costruire cattedrali nel deserto, occorrerebbe
fare sistema ed avere una capacità nazionale di recuperare grandi congressi sui
mercati internazionali, spalmandoli poi sul nostro territorio. Mi chiedo se non
sia il caso di resuscitare il progetto del Convention bureau nazionale non per
avere una scatola vuota, ma per rendere più incisiva la nostra presenza su
questo mercato.
Parchi a tema di importanza minore. Dysneyland a
Parigi con oltre 10 milioni di presenze è al 5° posto tra i parchi giochi più
visitati al mondo. Gardaland, in provincia di Verona, è al 24° posto con 3
milioni di visitatori. Anche qui la sensazione è che le strutture italiane non
siano, di per sé, motivanti la scelta di una vacanza come, invece, avviene per
Dysneyland.
I turisti del golf restano un miraggio. I golfisti
nel mondo sono 70 milioni, oltre 25 milioni sono turisti del golf; l’Italia ne
raccoglie solo 250.000, cioè l’1%. Anche qui si tratta più di un fatto di
mercato, perché l’offerta strutturale, nel nostro paese, è quasi triplicata
negli ultimi venti anni.
Quando abbiamo
sviluppato questi ragionamenti ci siamo resi conto che spesso le grandi
iniziative turistiche sono concentrate sulle grandi città, il cosiddetto
triangolo delle città d’arte che, in molti casi, hanno già riorientato le
proprie politiche a favore del turismo, con evidenti ed incontestabili
risultati: è il caso, per esempio, di Roma.
Dobbiamo, invece, pensare ai piccoli centri, alle
mille risorse della provincia italiana che non riescono a fare sistema e ad
emergere anche perché spesso irraggiungibili.
Si tratta, allora, di rendere più accessibili, più
vivibili, più facilmente raggiungibili anche attraverso la segnaletica, più
visitabili, in una parola più accoglienti i centri storici minori, che
costituiscono l’ossatura portante della nostra cultura e del nostro turismo,
con l’obiettivo di innalzare la qualità globale dei nostri territori.
Questo perché vogliamo tornare ad essere il paese
dell’ospitalità per eccellenza.
Se è vero, infatti, che la domanda turistica
interna del nostro Paese è abbastanza elevata, attestandosi ad un 13% circa del
paniere totale delle spese degli italiani, è altrettanto vero che la nostra
capacità di attrarre turisti stranieri è concentrata e limitata in particolar
modo alle mete tradizionali di eccellenza.
Basti pensare che un territorio come la Calabria,
che somma in sé le caratteristiche di un’Italia definita da molti come un
“museo diffuso”, vale la miseria dello 0,5% dell’incoming internazionale verso
il nostro paese.
Ripensare il turismo significa cogliere queste
dinamiche e farne proprie le tendenze future, organizzandosi come e meglio di
Francia e Spagna.
Una Spagna che in pochi anni è diventata secondo
paese al mondo per numero di turisti stranieri, con introiti per 46 miliardi di
euro,l’11% del Pil e ed il 12% dell’occupazione.
Ma tutto questo non è accaduto per caso. E’ stato il frutto di una politica
centrata sugli investimenti.
Per il solo 2007 sono in cantiere 600 progetti per un
impegno complessivo di 11,5 miliardi di euro.
L’Italia, al contrario, si è distinta
da sempre per la cronica incapacità, da noi puntualmente sottolineata in ogni
occasione, di porre il turismo al centro dell’Agenda politica.
Non intendo colpevolizzare una parte
politica piuttosto che un’altra.
Cinque anni di legislatura del centro
sinistra per partorire solo la legge quadro del turismo.
Altri cinque anni, poi,
di centro destra, per varare la Legge istitutiva del Comitato per le politiche
del turismo e dell’Agenzia Nazionale per il Turismo.
Legge quadro in larga parte inattuata,
tanto che la X Commissione della Camera ha promosso un’indagine conoscitiva per
verificare lo stato dei fatti. Comitato ed Agenzia finalmente operativi ma all’inizio di un percorso di
cambiamento lungo e complesso.
Abbiamo apprezzato l’avvio di questo
Governo, con la scelta di affidare le competenze turistiche ad un Vicepremier,
l’On.le Rutelli, che molto si è speso nel richiamare l’attenzione politica
verso il settore.
Anche le Regioni, all’alba del nuovo
Governo, hanno dato significativi segnali di disponibilità a fare sistema
attraverso un patto alla pari con il Governo.
E qualcosa, finalmente, con la
Finanziaria per il 2007 è stato fatto, ascoltando le istanze delle imprese per
il rilancio dell’economia turistica rispetto ad alcuni nodi cruciali del
settore.
Mi
riferisco ai canoni demaniali e alla detraibilità dell’Iva congressuale.
Ma il turismo risulta assente dai
grandi temi di politica economica e dagli interventi a sostegno delle imprese
che il Governo ha varato.
Sto parlando dell’esclusione
dell’accesso ai benefici della riduzione del cuneo fiscale e
dell‘armonizzazione dell’ IVA con quella dei paesi concorrenti.
Ciò a conferma di quello che le imprese
del settore sostengono da tempo: la mancata considerazione del turismo tra i
settori produttivi del nostro Paese.
D’altra parte, e questo è il tema
dell’incontro di oggi, per essere Sistema turistico competitivo occorre, prima
di tutto, essere Sistema Paese funzionante e fruibile, soprattutto in termini
di infrastrutture.
Infatti il concetto di infrastruttura entra di
diritto nella realizzazione dei prodotti di offerta turistica, sia nel loro
senso più hard, legato ai fattori strutturali, cioè strade, autostrade,
ferrovie, aeroporti, che in quello più soft, ovvero mirato alla possibilità per
il turista di svolgere le attività, culturali, sportive, di business o di
divertimento, che ne motivano la vacanza.
In questo quadro l’Italia non riesce ad essere
competitiva con le altre destinazioni forti del turismo, perdendo posizioni
rispetto a destinazioni emergenti, soprattutto a causa di un gap
infrastrutturale che pesa sia sulle performances del turismo sia sulla società.
E ciò nondimeno nuovi player si apprestano a sbarcare in Italia. Ed il loro
interesse non è rivolto più solo
soltanto alle grandi città d’arte o d’affari ma anche alle più belle località
dell’ Umbria ,della Sicilia, della
Sardegna. Segno che il loro giudizio sulla attrattività del nostro Paese
è alto.
Siamo chiamati alla sfida della qualità dai nostri
competitors mondiali: è nostro dovere essere molto più attenti ai particolari,
puntare tanto alla qualità reale e percepita delle nostre strutture, quanto
alla nostra capacità di comunicare l’eccellenza della nostra tradizionale,
vincente, capacità di accogliere, coccolare ed emozionare i clienti del
salotto-Italia.
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