
INCONTRO
CONFTURISMO
CON IL
PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
ONOREVOLE
ROMANO PRODI
11
APRILE 2007
PALAZZO
CHIGI
Buongiorno
a tutti i presenti,
ringrazio
il Presidente del Consiglio On. Romano Prodi per averci oggi convocato per un
momento di riflessione sul turismo.
Non
posso fare altro che esprimere grande soddisfazione nel constatare l’
attenzione che questo Esecutivo sta rivolgendo verso il turismo anche
attraverso l’incontro di oggi.
D’altra
parte, grazie anche all’impegno del Vice Premier Rutelli, abbiamo già avuto
modo di confrontarci con un Governo attento alle problematiche del settore e
che ha scelto immediatamente di intervenire per risolvere problemi che ci
affliggevano da tempo.
Soprattutto,
però, sono contento perché finalmente possiamo tirare tutti un sospiro di
sollievo perché dopo lungo tempo, in cui le riflessioni sull’andamento del
turismo erano caratterizzate da sensazioni negative supportate da dati e
statistiche sicuramente non confortanti sia in termini nazionali che
internazionali, il turismo italiano sta lentamente cambiando rotta.
Il settore, infatti, è tornato
finalmente a crescere sia in termini di viaggi che di pernottamenti. La
bilancia turistica nel 2006 ha segnato un saldo positivo di oltre 12 mila
milioni di euro con un incremento del 13% rispetto all’anno precedente.
Nel 2006, inoltre, abbiamo
abbattuto il muro dei 240 milioni di pernottamenti alberghieri, con incrementi
della clientela nazionale ed estera ed abbiamo registrato, per la prima volta
nel nostro paese, più di 30 miliardi di euro spesi per turismo dagli stranieri.
Tutto questo ha permesso al
turismo di consolidare un fatturato totale pari a circa 140 miliardi di euro.
Dopo un quinquennio in cui il
turismo italiano ha perso costantemente quote di mercato sullo scenario
internazionale, stiamo faticosamente rialzando la testa.
Ma cosa c’è da fare per
sostenere questa ripresa, che può far bene non solo al turismo ma, come
dimostra il saldo della bilancia, a tutta l’economia del nostro Paese?
Sappiamo che c’è ancora molto da
fare, soprattutto per recuperare il gap competitivo che abbiamo non tanto nei
confronti dei Paesi cosiddetti emergenti, che hanno altre caratteristiche e
propongono un prodotto turistico spesso troppo diverso dal nostro.
Penso, piuttosto, ai nostri
diretti competitors in Europa, particolarmente Francia e Spagna.
Il turismo italiano, oltre ai
problemi specifici del settore, sconta gli effetti negativi del sistema paese,
quindi costo dell’energia e del lavoro maggiori rispetto al resto dell’Europa,
scarsa flessibilità del mercato del lavoro, ecc;
con in più la complicanza o la
fortuna, che in questo campo è impossibile delocalizzare la produzione o cedere
il bene “Turismo” ad altri.
Per quanto riguarda il profilo
del mercato del lavoro sappiamo, che il turismo si caratterizza soprattutto per
l’utilizzo di forme contrattuali a tempo determinato quale modalità ordinaria
della gestione del lavoro, in considerazione della forte stagionalità che è la
caratteristica evidente di questa attività produttiva.
Per questo motivo il settore non
ha mai avuto accesso ai benefici previsti, nel tempo, a sostegno
dell’occupazione, non ultimo il cuneo fiscale introdotto dalla finanziaria per
il 2007.
Finanziaria che, in ogni caso,
ha segnato l’inizio di un processo a favore dell’innovazione e
dell’ammodernamento del prodotto turistico italiano, oltre che a risolvere
alcune questioni da tempo aperte, quali quella dei canoni demaniali e del
turismo congressuale.
Ed è anche soprattutto per
questi motivi che auspichiamo che lo stop dato ad alcuni di questi
provvedimenti da parte dei ricorsi di qualche regione, possa essere velocemente
superato.
Perché è necessario continuare a
sostenere questo cammino intrapreso anche attraverso le modalità di
concertazione e condivisione avviate con il Comitato per le Politiche
turistiche e l’Agenzia nazionale per il turismo.
Tornando, però, alla questione
della competitività cui mi riferivo poc’anzi, è necessario continuare con le
riforme già intraprese ma avere anche il coraggio di osare qualcosa di più.
Una richiesta che le imprese
avanzano da tempo è quella di abbattere l’IVA, oggi al 10% per le strutture
ricettive e la ristorazione e al 20% per molti altri servizi turistici, tra cui
le imprese balneari, la agenzie di viaggio, i porti turistici solo per citarne
alcuni.
Chiediamo ormai da tempo una
riduzione che porti al 7% l’IVA per le imprese ricettive e della ristorazione
ed al 10% quella per le altre tipologie, instaurando un processo di
riallineamento fiscale perlomeno con la Spagna.
Se fino ad oggi tale richiesta
sembrava impossibile da realizzare, in considerazione dello stato dei conti
pubblici, dalle analisi recenti appare un intervento realizzabile ed in grado
di supportare significativamente la ripresa in corso.
Questa è la richiesta più
significativa che, On. Prodi, mi sento di rivolgerle a nome delle categorie che
Confturismo rappresenta.
Per quello che riguarda le
problematiche a livello fiscale, di normative del lavoro, di semplificazione
amministrativa, di infrastrutture, di recupero di competitività , La rimando al
documento che abbiamo predisposto per l’incontro di oggi e che costituisce
parte integrante di questa mia comunicazione.
E allora, quali ulteriori
strategie dobbiamo mettere in campo, ferme restando la nostra condizione di
Paese ad economia turistica matura con fattori già determinati e scarsamente
modificabili?
Valorizzazione dell’autenticità, della originalità, della unicità
e qualità dei nostri territori sono la sintesi della linea strategica da
seguire.
Per essere competitiva, la destinazione deve essere organizzata in
modo tale che integrazione e cooperazione tra servizi, prodotti e livelli
geografici siano il punto di forza.
Ma come procedere?
Coniugando sempre di più il fattore dell’innovazione a quello del
turismo.
Innovazione riferita a processi, cultura dell’ospitalità, business
models, distretti turistici, tipologie di promozione, esaltazione dell’unicità
dei territori e delle culture locali ; il tutto orientato verso gli obiettivi
della qualità.
Quali gli strumenti? Sicuramente, prima fra tutti, l’Agenzia
nazionale del turismo che sempre più deve orientarsi a sostenere i processi di
promozione del prodotto turistico italiano sui mercati internazionali
individuando i canali più adatti per i diversi Paesi.
Poi lavorare per allungare la stagionalità delle
nostre destinazioni, facendo proprie le istanze di molti colleghi ed amici che
pongono giustamente, come esigenza primaria per l’affermazione dei nostri
turismi, la creazione di circuiti di formazione specifica di eccellenza sia
manageriale che di profili più operativi.
E, non ultimo, attrezzandosi in modo da aprire il
Paese ad un confronto serio e produttivo in merito all’accessibilità totale non
solo delle grandi città, ma anche e soprattutto dei piccoli centri di grande
valore turistico.
In questa direzione i cambiamenti veloci che il
turismo vive a livello mondiale richiedono strumenti specifici in grado di
favorire, anche attraverso un sistema di deroghe urbanistiche, l’ammodernamento
e l’innovazione del patrimonio ricettivo, per reggere il passo dei Paesi
concorrenti e delle destinazioni turistiche emergenti.
Ripensare il turismo significa
cogliere queste dinamiche organizzandoci come e meglio di Spagna e Francia,
cercando di anticiparne le mosse e cogliendo in anticipo i cambiamenti del
mercato mondiale.
Mi sembra di poter dichiarare con
ottimismo che il lavoro avviato sta già muovendo in questa direzione.
Ringrazio per l’incontro di oggi
che conferma questa sensazione.
Grazie a tutti.
|
© CONFCOMMERCIO - Confederazione Generale del Commercio del Turismo dei Servizi delle Professioni e delle PMI |
|