L’IPad
sarà per la carta stampata quello che il sistema a caratteri mobili fu per gli
amanuensi, cioè l’intonazione della marcia funebre? A dare ascolto a quelli che
un titolo un quotidiano economico qualche giorno fa ha chiamato i profeti della
post-carta, sembrerebbe proprio di sì. Profeti che, a seguito del recente,
trionfalistico e molto mediatico lancio dell’iPad da parte del guru della
Apple, Steve Jobs (con relativo successo di vendite: 800 mila pezzi in pochi
giorni) non hanno risparmiato previsioni apocalittiche su una fine, in tempi
per altro assai brevi, dell’Età della Carta.
C’è
qualcosa di vero in queste profezie o si tratta di pure e semplici
esagerazioni?
Beh,
l’esito finale della “battaglia” a favore del supporto elettronico sembra
scontato. A dirlo è persino gente che in mezzo alla carta, in un certo senso,
ci vive. Come Gian Arturo Ferrari, presidente del Centro per il libro e la
lettura, secondo cui “ci sono pochi dubbi sul fatto che l’e-book finirà per
vincere”. O come Paolo Pisanti, presidente dell’Ali, l’associazione dei librai
italiani. “È innegabile che, come gli altri attori della filiera della carta
stampata, ad esclusione forse degli editori– dice Pisanti – seguiamo
l’evolversi del fenomeno con attenzione e anche con preoccupazione. Perché se è
vero che con ogni probabilità il libro fatto di carta non morirà mai e che, di
conseguenza, il mestiere del libraio non scomparirà dall’oggi al domani, è
anche vero che il nostro campo d’azione è destinato a ridursi sempre più. e
pure in tempi brevi. Penso ad esempio a quella larga fetta di mercato
rappresentata dal libro scolastico, che ci verrà “sottratta” a partire
dall’anno scolastico 2011-2012, quando il collegio dei docenti degli istituti
adotterà solo libri scaricabili da internet.
La
nostra ancora di salvezza secondo noi è nella specializzazione. Il libraio del
futuro lo vedo come una figura che torna in qualche modo al passato, fuori
dalla logica spersonalizzante delle grandi catene. Insomma, ancora e sempre più
come un professionista che sceglie e consiglia, che riesce a mantenersi in vita
occupare una ben precisa nicchia commerciale”. Che la strada sia questa lo
dimostra un’inchiesta del Guardian. In Inghilterra, rivela il quotidiano, a
fronte di un crollo delle vendite nelle grandi catene generaliste (-10%) vanno
a gonfie vele gli affari delle piccole librerie specializzate in materie non
“facili” come questioni sociali e temi politici (diritti civili, femminismo,
marxismo, saggi di attualità)
Smetteremo
presto di andare in edicola e in libreria…
Insomma,
se appare deciso che prima o poi smetteremo di andare in edicola e in libreria.
Già, ma quando? Per ora, a stare al dato tecnico nudo e crudo, lo stesso
gioiello della corona della Apple è ancora poco più di un costoso gadget multiuso.
L'iPad, infatti, è insieme uno smartphone, un computer, una console per
videogiochi portatile, un lettore di musica, di video e, per venire al tema che
ci interessa, anche di giornali e libri elettronici. Se si parla tanto
dell’iPad non è perché sia il primo visualizzatore di e-book, quanto perché il
suo lancio in grande stile, unito alla forza della Apple, ingigantiscono la
questione carta vince-carta perde.
Senza
per ora risolverla. Perché molto probabilmente è una morte annunciata, magari è
già dietro l’angolo, ma di fatto non è domani il giorno in cui smetteremo di
recarci in edicola o sfoglieremo un iPad invece del buon vecchio, caro libro. A
salvare il supporto cartaceo, dicono molti, è ancora la sua praticità. Per
Jimmy Wales, uno che di bordate micidiali portate alla carta stampata se ne
intende (è il fondatore di Wikipedia, l’enciclopedia on line responsabile della
progressiva estinzione di quella in volumi) la lettura digitale è tutt’ora
frenata dalla comodità di utilizzo del mezzo di carta: “Il mio portatile lo tengo con cura – ha dichiarato –
mentre il giornale lo lascio tranquillamente sui sedili del treno. Senza
contare che non c’è niente di meglio di una domenica di sole in giardino per
leggerlo. No, sono convinto: per la loro duttilità libri e giornali
continueranno a vivere molto a lungo”.
…
o ancora lunga vita a carta e piombo?
Lunga
vita a carta e piombo, sembrano insomma dire persino i “nemici”. Al riguardo,
però, prima di sbilanciarsi, prima cioè di dire che ce ne vorrà di tempo prima
che l’iPad (o chi per esso) sfondi, converrà forse ricordare gli esordi della
carta stampata. Il sistema messo a punto da Gutemberg era lentissimo e
complesso. Bisognava selezionare a uno a uno i caratteri e sistemarli, in
rilievo e invertiti, in una «forma» speciale. Una volta che tutte le linee
erano state composte, s’inchiostrava, si metteva un foglio di carta e poi
s’infilava il tutto sotto una pressa. Insomma, un lavoraccio. Prova ne sia che
la stampa del primo libro, la leggendaria “Bibbia di Gutemberg” occorse il
lavoro di dodici tipografi, senza contare le persone impiegate per i caratteri,
l'inchiostratura, la preparazione dei fogli di carta, la piegatura. Quando
questa brigata impiegò ben tre anni per fare appena 180, chi avrebbe anche solo
potuto immaginare rotative, instant book e tutto quello che è seguito in questi
secoli?
Cos’è
e come funziona un iPad
Secoli
che probabilmente non dovremo aspettare per arrivare a un lettore di e-book di
massa. Perché i tempi tecnologici sono oggi infinitamente più veloci. E perchè,
al suo esordio l’iPad sembra essere già un pezzo avanti.
Vediamo
come funziona. Lo
schermo è una superficie multi-tattile, che può cioè interpretare i movimenti
di più dita simultaneamente. Toccandolo e spostando le icone e i comandi,
l'iPad riproduce contenuti multimediali e mostra testi e impaginati. Per
scrivere si può utilizzare una tastiera “virtuale” sul display, oppure una
tastiera esterna realizzata appositamente. Con l'iPad si può accedere a
Internet senza fili attraverso il WiFi e scambiare dati con altri apparecchi
(altri iPad, iPod e iPhone). Infine, per venire a ciò che ci interessa, Jobs
nel presentare il suo ultimo gioiello l’ha indicato come lo strumento ideale
per fare concorrenza ai visualizzatori già in commercio con un’applicazione
specifica - iBook- che prelude all'apertura di un iBook Store sulla falsariga
dell'App Store, il negozio online di Apple dedicato alle applicazioni di iPhone e iPod touch. E al guru della Apple i
suoi fans hanno evidentemente creduto, se nei tre giorni successivi al lancio
erano già stati venduti 250.000 libri nel formato elettronico.
L’entusiasmo
che circonda l’iPad ha indotto alcune società di analisi del settore a rivedere
al rialzo le previsioni sulle vendite di iPad, tanto da parlare di 5,5 milioni
di pezzi venduti entro il 2010 e di 20 milioni per la fine del 2012. Numeri
ancora non paragonabili a iPod e iPhone, ma il futuro, come si dice in questi
casi, è dalla sua parte. Con l’iPad già oggi si può fare ciò che si fa con un
giornale in carta e piombo, cioè “sfogliarlo” o ammirarne le illustrazioni a
colori, ma anche andare oltre, grazie a un'offerta ricca di video sui fatti del
giorno.
Insomma,
se qualcosa frena l’invasione della Terra da parte dell’iPad non sono certo
tanto i limiti delle sue applicazioni, quanto il fatto che è ancora un “coso”
di non grande maneggevolezza che pesa 680 grammi e, soprattutto, che costa 500
dollari nella versione basic.
Negli
Usa già sta nascendo il futuro prossimo venturo
È
probabile che, come le grandi battaglie per la carta stampata presero il via a
metà ’800 negli Stati Uniti, anche quelle della rivoluzione digitale
prenderanno le mosse da lì. Ne è prova la guerra tra New York Times e Wall
Street Journal, lanciata da Murdoch con l'edizione di cronaca newyorchese del
suo giornale, già estesasi a questo nuovo territorio. Inoltre, fin dai giorni
successivi al lancio dell'iPad i due quotidiani nella versione di carta sono
andati riempiendosi di auto-pubblicità per presentare le proprie versioni digitali
fatte su misura per il prodotto della Apple. Il particolare che sul Wall Street
Journal molte di queste pubblicità siano in abbinamento con altri inserzionisti
del giornale, conferma uno dei “plus” dell' iPad: quello cioè di poterci
mettere, a differenza dei visualizzatori come il Kindle di Amazon, i giornali
in formato completo, con tanto di lucrosa pubblicità inclusa.
E
l’Italia? Sembrano pronti a gettarsi nella mischia anche i grandi gruppi
nostrani, a partire dal leader dell’offerta giornalistica on line, cioè il
gruppo dell’Espresso. Molto a breve La Repubblica sarà fruibile in versione
digitale per tutti i tablet (quindi non solo per l’iPad). L’accesso sarà
gratuito, mentre si dovranno pagare gli approfondimenti. Anche il Corriere
della sera potrà essere letto con l’iPad già alla fine del mese di maggio,
mentre la Gazzetta dello sport punta ad essere pronta per i mondiali di calcio.
Nel complesso, comunque, sono molti gli editori italiani che hanno fiutato
l’affare.
Ma
non tutto fila ancora liscio
Certo,
dal segnalare questi aspetti indubbiamente positivi a dire che le “magnifiche
sorti e progressive” di giornali e libri digitali siano già decise, ancora ce
ne corre. Intanto, c’è il problema degli abbonati. La maggioranza dei
quotidiani e magazine scaricati su iPad vengono acquistati attraverso la
libreria digitale iTunes, sempre gestita da Apple. A fronte del vantaggio per
il consumatore di avere un "conto" unico per i pagamenti, c’è la
gabella a cui devono sottostare gli editori, costretti a riconoscere il 30%
delle entrate alla stessa Apple, oltre a doverle regalare di fatto dati e
informazioni sui propri lettori, merce oltremodo preziosa per la pubblicità.
Intanto, uno dei maggiori editori di libri al mondo, la Random House, ha deciso
di non mettere i suoi libri “a disposizione” dell’iPad, perché ritiene troppo
basso il prezzo imposto da Apple (9,99 dollari per libro) né accetta che quasi
un terzo di esso finisca nelle tasche di Jobs.
Crtico
è anche il sunnominato Jimmy Wales. L’imprenditore che ha stravolto il modo di
apprendere lo scibile, rivendica di averlo fatto senza creare un nuovo modello
di business, dal momento che Wikipedia dà
tutto gratis, il software e i contenuti sono open source, non c’è pubblicità
sul sito e i soldi per tenere in piedi la baracca vengono dalle donazioni.
Una
critica all'iPad è venuta, a sorpresa, anche dagli ambientalisti. Daniel
Goleman, uno studioso di harvard autore di un libro su "L' impatto
nascosto di quel che compriamo", sembra smentire l’assioma che le nuove
tecnologie siano sempre “enviroment friendly”, amichevoli verso l’ambiente.
Egli fa infatti notare che, mettendo insieme i guasti prodotti dalla sua
produzione (in Cina), dal trasporto intercontinentale, dai consumi di corrente
elettrica, fino alla futura morte in una discarica, l'iPad si configura come
uno strumento tutt’altro che "sostenibile".