Da
marzo 2011 le aule dei tribunali civili prenderanno a svuotarsi e soprattutto,
cosa più importante, ci sarà speranza di avere cause che non durino tempi
indegni di un paese civile? Beh, forse vederla così è probabilmente indulgere a
una visione un po’ troppo ottimistica. Però, è indubbio che l’istituto della
mediazione, delegato al governo dalla riforma del processo civile nel 2009, ha
buone possibilità di assicurarsi più di qualche merito.
Cos’è l’istituto della
mediazione e a cosa servirà
Innanzitutto, la notizia. Un
decreto legislativo stabilisce che dal marzo 2011 la mediazione sarà
obbligatoria per un numero di cause civili decisamente congruo: le stime
parlano di qualcosa come 600 mila cause. Un buon motivo perché alla
conciliazione guardino con grande interesse in molti. Si tratta di una grande
opportunità da sfruttare. Non solo perché permetterebbe di risolvere per questa
via un gran numero di controversie che languono nei meandri dei tribunali.
Individuare la strada di una possibile giustizia alternativa più celere ed
economica, permetterebbe anche di dar corso a quei casi che attualmente non
vengono portate davanti a un giudice per timore dei costi o dei tempi
“geologici” necessari per avere una sentenza.
Ma questo istituto di mediazione
che possibilità ha di funzionare? Gli esperti sono ottimisti: si parla di un
esito positivo per 2 cause su tre. L’accordo raggiunto davanti al mediatore
dovrà essere conforme all'ordine pubblico e alle norme e, soprattutto, sarà a
titolo esecutivo. Cosa che, praticamente, rende questa figura un operatore di
giustizia a tutti gli effetti. Una sorta di giudice di pace? Più o meno. Anche
se il mediatore non ha potere di giudizio. Si limita a spingere le parti a
trovare la soluzione, prospettando magari vie di uscita alle quali quelli non
avevano pensato. Toccherà poi al giudice “vero” omologare o meno gli esiti
della conciliazione.
Chi farà la mediazione?
Una montagna di cause da
risolvere, si diceva, che non potranno non suscitare molti interessi anche di
carattere professionale ed economico. A svolgere le funzioni di mediatori
saranno chiamati professionisti inquadrati in enti che si occupano della
materia e che hanno chiesto di essere autorizzati a operare. Attualmente, sono
oltre cento gli organismi iscritti nell'elenco dei mediatori per le
controversie societarie e altrettanti i formatori che chiedono di essere
accreditati per questo specifico aspetto.
La fetta di torta è grossa. Non
stupisce quindi che anche organismi che la conciliazione la fanno già di
mestiere occupandosi di mediazione societaria, abbiano chiesto, grazie ad una
norma transitoria del regolamento, l'aggiornamento degli elenchi dei
professionisti che operano per loro. E potranno farlo, a patto che questi
professionisti seguano un corso di aggiornamento per diventare anche mediatori
civili.
È evidente che molto interessati
siano innanzitutto avvocati e commercialisti. Riguardo ai primi, la formazione,
affidata alle 80 scuole forensi presenti sul territorio, punta a indicare le
linee-guida che l'organismo di conciliazione dovrà seguire nel procedimento. Lo
scopo è evidentemente quello di essere subito operativi quando il decreto
ministeriale di attuazione sarà pronto.
Quanto ai commercialisti, è
stato già approvato un codice etico e messo a punto un protocollo adeguandosi
al qual gli ordini territoriali garantiranno costi accessibili e qualità nella
formazione. Sta poi per nascere Adr commercialisti, una fondazione che dovrà
poi creare un organismo nazionale di categoria sulla mediazione, in grado di
vigilare oltre che di assistere gli ordini locali che decideranno di aderire.
Oltre agli ordini professionali,
a cogliere questa opportunità svolta ci sono anche quanti hanno già maturato
negli anni passati competenze in materia. Come le camere di commercio, che
operando in questo campo già da oltre 10 anni, fanno la parte del leone: gli
uffici di conciliazione aperti in oltre 50 di esse rappresentano infatti più
della metà degli organismi iscritti.
Sulla
materia il ministero della Giustizia ha messo a punto un regolamento, che è in
attesa di pubblicazione, e istituito il registro dei mediatori. Per poter
essere iscritti al registro servirà un capitale di 10 mila euro (cioè quanto
occorre per costituire una srl) bisognerà dimostrare di operare in almeno due
province, una polizza assicurativa di 500mila euro legata allo svolgimento
dell'attività di mediazione.
Ogni
“squadra” di mediatori dovrà annoverare almeno cinque elementi, ognuno dei
quali dovrà avere almeno una laurea triennale oppure essere iscritto a un
ordine o a un collegio professionale. E la fedina penale immacolata: niente
condanne definitive per delitti non colposi o a pene detentive non sospese,
interdizione anche temporanea da pubblici uffici, misure di prevenzione o
sicurezza, sanzioni disciplinari diverse dall'avvertimento.
Tra
gli organismi costituiti, anche in forma associata dalle camere di commercio e
dai consigli degli ordini professionali, saranno inseriti di diritto gli enti che
fanno già parte del registro dei conciliatori in materia di controversie
societarie.
Sarà istituito anche l'elenco degli enti formatori, che dovranno assicurare
percorsi di formazione non inferiori a 50 ore, un massimo di 30 partecipanti
per corso e una prova conclusiva di almeno quattro ore.
Va anche sottolineato come il
regolamento si preoccupi di mettere alcuni paletti, al fine di garantire
un’azione efficace in termini sia di qualità sia di quantità. Quanto al primo
aspetto, viene stabilito che il giudice il quale neghi un'omologazione della
conciliazione deve trasmettere al responsabile del registro dei mediatori e
all'organismo che ha seguito la procedura una copia del provvedimento di
diniego. Una misura che, sommata con l'obbligo dell'organismo di conciliazione
di consegnare alle parti una scheda per la valutazione sulla bontà del servizio
ricevuto da trasmettere poi al responsabile del registro, ha l’evidente scopo
di mantenere alto il livello delle prestazioni offerte.
Ultima cosa: il Registro che non
dovrà correre il rischio di essere un elenco di “anime morte”. Perciò, gli
organismi che non svolgeranno almeno 10 procedimenti di mediazione in due anni
verranno soppressi.