Aumenti che superano il 60 per cento in cinque anni, con calo delle vendite del 6,5 per cento. Il boom degli affitti commerciali è tutto nei numeri della ricerca curata dalla Cgia di Mestre che fotografa il comparto del commercio al dettaglio mettendo a fuoco l’aumento esponenziale dei canoni di locazione. A pesare sui rincari, gli aumenti delle tasse locali e quindi delle tariffe sui rifiuti e delle bollette di luce e gas, i quali hanno fatto esplodere i costi fissi delle attività commerciali, con evidenti ripercussioni negative sui portafogli dei consumatori finali.
BARI E PALERMO LE
CITTA’ PIU’ CARE D’ITALIA
Nel dettaglio, la situazione più calda si rileva a Bari, dove un piccolo esercizio di 60 metri quadri ha visto aumentare il costo dell’affitto di 708 euro (+ 63 per cento), attestandosi, per il 2008, su un valore medio mensile di 1.833 euro. Il valore medio al metro quadro del canone di locazione nel capoluogo pugliese, è stato di 367 euro (+143 euro rispetto al 2003).
A Palermo invece, l’incremento è stato di 93 euro (+44 per cento), ovvero 301 euro al metro quadro per il canone d’affitto. Praticamente poco più di 1500 euro per la locazione di un piccolo punto vendita di 60 metri quadrati.
In periferia la situazione non cambia. E’ sempre il capoluogo pugliese a guidare la classifica, con rincari del 62,6 per cento. A seguire, Roma con aumenti del 40,9 per cento; Cagliari con + 38,6 per cento e Catania con punte del 37,5 per cento.
A GENOVA 1700 EURO AL
MESE PER UNA BOTTEGA DI 60 MQ
Nel capoluogo ligure invece, a fronte di un aumento, sempre nel periodo preso in esame, del 44,4 per cento, l’aumento in valore assoluto al metro quadrato è stato di 109 euro, attestandosi a 355 euro al metro quadrato. Di conseguenza, l’affitto di una piccola bottega, sempre di 60 metri quadrati, si è attestato, nel 2008, sui 1.773 euro mensili.
A FIRENZE GLI AUMENTI
PIU’ CONTENUTI
Nel capoluogo toscano l'aumento medio del canone di locazione in questi ultimi 5 anni è stato di appena il 3,8 per cento, mentre nel centro storico di Venezia si è registrata l'unica contrazione tra le 13 città prese in esame (-3,2 per cento). Va tuttavia registrato che nella città lagunare, il conduttore di un esercizio di 60 mq ha pagato nel 2008 un affitto mensile medio di poco oltre i 6.200 euro. Vale a dire oltre il doppio di quanto ha speso un collega nel centro di Milano e più del triplo di quanto un negoziante ha dovuto pagare per una bottega nel centro di Firenze.
I PRINCIPALI NUMERI
DEL COMMERCIO AL DETTAGLIO
La superficie media di vendita di negozi e botteghe a prevalente destinazione commerciale è di 70 metri quadrati per un totale nazionale di circa un milione e 850mila esercizi.
I più spaziosi sono nel Nordest: a Treviso spetta il primato con 98,6 metri quadrati di media. Seguono Verona ( 98,16 metri quadrati); Udine ( 93,16 metri quadrati) e Vicenza (92,8 metri quadrati).
In Toscana e Liguria i negozi più piccoli: Livorno (53,93 metri quadrati) e La Spezia con 51,83 metri quadrati. Segue Salerno con botteghe di 50,3 metri quadrati.
La provincia con il maggior numero di attività è Roma con 150.227. Segue Napoli con 108.739 e Milano con 98.200.
I COMMENTI: PER LA FIMAA INCENTIVI PER BOTTEGHE DEI CENTRI STORICI
“Negli ultimi anni - dice Giuseppe Bortolussi direttore dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre - gran parte dell'opinione pubblica ha dato la colpa del caro prezzi a chi ha speculato nella fase di passaggio dalla lira all'euro. Anche se in misura molto contenuta, non possiamo non ammettere che cio' sia avvenuto. Purtroppo, però, nessuno ricorda gli aumenti esponenziali registrati dagli affitti, dalle tasse locali, dalle tariffe dell'asporto rifiuti e dalle bollette della luce o del gas che hanno fatto esplodere i costi fissi delle attività commerciali con evidenti ripercussioni negative sui portafogli dei consumatori finali. Una maggior moderazione da parte dei locatori – aggiunge Bortolussi - degli enti locali e delle società pubbliche che gestiscono certi servizi avrebbe sicuramente favorito il potere d'acquisto delle famiglie italiane”.
Caro affitti? Per Confedilizia la situazione però varia da città a città. Lo afferma Corrado Sforza Fogliani, presidente della confederazione – che aggiunge: “Bisogna valutare le singole zone. In generale il mercato delle locazioni commerciali non ha subito rialzi e ci sono casi in cui al rinnovo, il canone viene abbassato, come anche è logico che venga proposto un aumento dopo decenni di prezzo invariato”.
Più drastico il commento della Fimaa, la federazione dei mediatori e degli agenti immobiliari aderente a Confcommercio. Secondo il vicepresidente vicario Gianni Bassignani: “ Non rileviamo aumenti sensibili per gli affitti commerciali. Il vero problema è la crisi che ha causato un forte deterioramento del valore dei locali adibiti al commercio. Nei centri storici poi – aggiunge Bassignani – da alcuni anni registriamo una preoccupante chiusura di botteghe artigiane e commerciali. In Francia, qualche decennio fa, si è contrastata la fuga dai centri storici con incentivi alle piccole aziende sotto forma di detassazione, attuando anche politiche calmieratrici dei prezzi degli affitti dei locali delle amministrazioni pubbliche. Ma ripeto – conclude l’esponente della Fimaa – il problema è la stagnazione delle attività che sta impoverendo il mercato, con calo anche delle locazioni commerciali”.
LOCALI STORICI A RISCHIO ASPETTANDO LA
LEGGE NAZIONALE
A rischiare di grosso per il boom del caro affitti sono i locali storici italiani. Quelli che hanno sulle spalle più di un secolo di attività e che rischiano di scomparire.
E’ fermo presso la commissione Attività produttive della Camera dei deputati, il disegno di legge per la tutela e la valorizzazione di queste botteghe. Una proposta che intende anche uniformare la definizione di bottega storica, che attualmente ha un significato diverso in ogni comune o regione.
“Un testo che si trascina da tre legislature – afferma Claudio Guagnini, direttore dell’Associazione locali storici d’Italia – e c’è necessità di mettere mano al settore”.
L’Associazione Locali storici d'Italia', nata nel 1976, punta alla valorizzazione dei più antichi e prestigiosi alberghi, ristoranti, trattorie, pasticcerie, confetterie, grapperie e caffé letterari che sono stati protagonisti della storia d'Italia per i personaggi che li hanno frequentati e per gli eventi di cui sono stati promotori o sede.
“Per poter essere iscritti - spiega il direttore Guagnini - i locali devono aver conservato il più possibile intatti gli ambienti, gli arredi, i cimeli con le testimonianze che diano un senso alla storia del nostro Paese. Sono 220 le botteghe iscritte - ricorda Guagnini - e coprono l'intero territorio nazionale, con esclusione della Sardegna. La percentuale dei locali storici che chiudono per affitti troppo alti, ad esempio, è piccolissima, anche se - sottolinea il direttore - ogni volta la perdita non ha prezzo. Il vero problema è che una volta chiusa una determinata attività, per quanto possa valere a livello di tradizione e per quanto clamore possa fare sulla stampa, la fine è inevitabile. Certo, come associazione ci siamo battuti contro la chiusura della storica trattoria
‘Bagutta’ di Milano, dove dal 1924 si riunisce la cultura italiana. Ma altri luoghi preziosi, come il caffè Aragno di Roma o il Doney che i fiorentini chiamavano il caffè con le colonnine, sono ormai solo un lontano ricordo”.
ALBI REGIONALI PER LE BOTTEGHE STORICHE
Sono molte le amministrazioni che stanno realizzando l'albo delle botteghe storiche per tutelarne i locali. E' il caso di Veneto, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Firenze e Genova. Tuttavia, resta il nodo della proprietà privata che, quando decide di vendere o alzare gli affitti, la maggior parte delle volte non può essere contrastata'. Su oltre 200 locali storici, in Italia, quasi 60 sono guidati
dalla stessa famiglia da più di due generazioni, con punte di cinque generazioni, come il ristorante Osteria di Rubbiara, di Nonantola, Modena, l'Hotel Royal Victoria di Pisa e il ristorante Checchino di Roma. Sei generazioni, come l'Hotel Alla Posta, di Caprile-Alleghe, Belluno, e ben sette generazioni, come la Grapperia Nardini sul celebre Ponte di Bassano del Grappa e la Confetteria Romanengo di Genova. L'Hotel Cavalletto e Doge Orseolo di Venezia, del 1200, e l'Antica
Trattoria Bagutto di Milano, del 1284, sono i locali storici più longevi.
CONTRIBUTI PER L’AFFITTO: MILANO IN PRIMA
LINEA
Un contributo a fondo perduto per i 219 locali storici censiti dal Comune di Milano per aiutarli a pagare l’affitto. In via di definizione il bando da un milione di euro per l’accesso al fondo che prevede un voucher di cinquemila euro annuali a favore dei titolari dei negozi storici. Una categoria questa regolata da apposita legge regionale e che prevede i requisiti per ottenere lo status e la relativa tutela normativa e finanziaria.
Proprio l’Unione del Commercio a maggio scorso, aveva lanciato l’allarme caro affitti al sindaco Moratti con una proposta specifica: individuare proprietà pubbliche di egual pregio da proporre come sedi alternative. Per l’Unione meneghina di Confcommercio è possibile anche studiare soluzioni di affitti calmierati e valutare modelli di vincolo di destinazione d'uso. E per questi esercizi andrebbero azzerati o fortemente ridotti i tributi locali.
A Roma invece, presso la Confcommercio capitolina, è stata costituita una commissione insieme all’Agenzia del territorio per rivedere le tabelle demaniali e studiare meccanismi per evitare lo sfratto per mancato pagamento dei canoni di locazione.