TRENTA
MILIONI DI DECODER CONTRO L’INTERNET TV
Due
famiglie italiane su tre scorrono già la lista dei canali digitali, circa
trenta milioni di decoder installati a fine 2009 e cinquanta milioni di apparecchi tv entro il 2012, quando si
spegnerà definitivamente il segnale analogico, pronti a far bella mostra nei nostri salotti, grazie anche ai
circa 80 milioni all’anno di contributi pubblici elargiti dal governo. Ma i
grandi numeri della rivoluzione tecnologica, avviata nel 2004 con la cosiddetta
legge Gasparri, rischiano di fotografare una realtà già obsoleta. Il futuro
della nostra televisione è la Rete e la fibra ottica.
L’AVANZATA
DELLA BANDA LARGA
Con la
banda larga, il digitale terrestre sarà superato dall’Iptv (Internet protocol
television) che offre potenzialità tecnologiche enormi, quali il Video on
Demand e la fruizione di contenuti in presa diretta, praticamente delle vere e
proprie tv fai da te con programmi, film e documentari da attingere
direttamente dal web. Anche Telecom sta puntando tutto sulla tv del futuro,
come spiega il vicepresidente esecutivo del comparto media Giovanni Stella: “Il
digitale terrestre è una tecnologia di transizione, in un mondo estremamente
mutevole, in cui il futuro è certamente l’Iptv”.
ULTIMA
CHIAMATA PER IL 2012
Intanto
la corazzata governativa del digitale terrestre macina numeri e ha già
conquistato sette regioni e, l’avanzata senza sosta, prevede per il 2010 la
copertura della Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia,
Liguria e Piemonte orientale. Per tutte le altre regioni, la resa finale al
digitale sarà tra il 2011 e il 2012. Anche perché c’è da realizzare la rete di
infrastrutture per garantire la ricezione del nuovo segnale anche nelle aree
montane e nelle zone dove l’analogico ha storiche difficoltà di copertura.
LA
GUERRA DEI COLOSSI: MEDIASET CONTRO SKY E LA RAI NON STA A GUARDARE
Il
Dipartimento per le Comunicazioni ha già erogato più di 80mila contributi
statali di 50 euro a famiglia, attraverso i circa mille rivenditori autorizzati
sparsi per la penisola. E la lunga marcia verso lo switch off finale è comunque
minata da una serie di ostacoli. Primo tra questi la guerra tra Sky, l’unica
piattaforma italiana di tv via satellite e il colosso Mediaset. Quest’ultimo in
prima linea per conquistare il mercato del digitale, attraverso l’offerta di
abbonamenti a prezzi concorrenziali rispetto all’offerta del bouquet
dell’emittente di Rupert Murdoch. Sullo sfondo poi, anche l’oscuramento dei
canali satellitari della Rai e migrati sul digitale terrestre insieme ai grandi
eventi sportivi gratuiti, oggi visibili solo con il decoder.
LE TV
PRIVATE RICORRONO ALL’AGCOM
Ma è
proprio la convivenza forzata tra i giganti Mediaset, i canali generalisti
della Rai, quelli ex satellitari e naturalmente tutta la geografia nazionale e
locale delle tv private, a creare i maggiori problemi al Dipartimento per le
Comunicazioni. Sotto accusa è finito il sistema di ordinamento automatico dei
canali previsto dalla nuova “scatoletta”. Il meccanismo, conosciuto dagli
addetti ai lavori come Lcn, permette alle emittenti di segnalare in quale
posizione della lista intendono posizionare i loro canali. Così con la nuova
piattaforma, è iniziata la caccia ai piani alti del telecomando, anche perché,
se l’utente rifiuta l’ordinamento automatico del decoder, le emittenti scartate
dalle liste personali scivolano pericolosamente dopo il canale 850, rendendole
difficilmente rintracciabili tramite il telecomando. La delicata materia è
oggetto di ricorso da parte del Consiglio nazionale dei consumatori e degli
utenti all’Agcm che ha aperto un’apposita istruttoria.
I
CONSUMATORI VITTIME DELLA GUERRA DEL TELECOMANDO
Le
associazioni dei consumatori hanno
chiesto quindi di riprodurre, nel primo blocco di numeri (dall’1 al 99) della
piattaforma digitale, l’ordinamento già presente nell’ambiente analogico,
riproducendo il più fedelmente possibile, la posizione sul telecomando dei vari
canali ricevuti in via analogica, ponendo quindi nei primi numeri i canali
nazionali, e nei successivi, i canali delle tv locali nell’ordine della
popolazione servita con le frequenze analogiche utilizzate in passato.
Ma il
fronte dell’attacco da parte dei consumatori, non è circoscritto alla “guerra
del telecomando”. Sotto accusa, secondo l’Aduc, anche il metodo utilizzato per
l’elargizione dei contributi all’acquisto del decoder. Possono accedere al
contributo di 50 euro, solo gli ultra 65enni con un reddito lordo pari o
inferiore a 10mila euro l’anno. Ma con una clausola che ha attirato le ira dei
consumatori: lo sconto però è previsto solo per l’acquisto di un decoder
interattivo per vedere i canali a pagamento (in pratica quello con le schede
per gli abbonamenti tipo Mediaset o Dalhia) e non per quello di base. Per
l’Unione consumatori invece, sotto accusa i costi nascosti del passaggio al
digitale, tra i quali quello del potenziamento dell’antenna e della difficoltà
di sintonizzazione dei decoder, con relativo ricorso ai tecnici da parte
specialmente delle persone anziane.
IL
DIGITALE IN EUROPA E NEGLI USA
Secondo
l’ultima rilevazione europea, fissata a metà 2009, quando in Italia la
penetrazione del digitale terrestre era attestata sul 53 per cento delle
abitazioni, il record di “forzati” alla nuova tecnologia spetta alla Gran
Bretagna, con l’89 per cento di copertura. A seguire la Francia con poco più
del 76 per cento e la Spagna assestata al 68 per cento. I dati sono forniti da
e-Media Institute che ha evidenziato come in Europa, nel 2009, la piattaforma
digitale terrestre ha raggiunto ben 33,7 milioni di abitazioni (+ 7,5 per cento
rispetto allo scorso anno), mentre la tv via Intenet (Iptv) cresce al ritmo del
7,2 per cento l’anno, contro quella satellitare a pagamento dello 0,8 per cento
e via cavo digitale del 2,8 per cento.
Negli
Usa invece, dove il 12 giugno scorso c’è stato lo switch off finale, anche se
con un ritardo concesso di 4 mesi rispetto alla tabella iniziale di spegnimento
dell’analogico, si è registrata una percentuale di circa 2,5 milioni di
famiglie ancora totalmente impreparate all’evento ( il 2,2 per cento del totale
delle famiglie che vedono la tv negli Stati Uniti). Il governo americano
inoltre, aveva previsto un coupon di 40 dollari proprio nei giorni a ridosso
dello spegnimento, facendo abbassare notevolmente la percentuale degli
impreparati.
L’INTERVISTA
Interpretare al meglio il bisogno informativo del
territorio. Solo così le tv private, chiamate alla grande sfida del passaggio
al digitale, possono ritagliarsi uno spazio vitale all’interno del nuovo
mercato occupato dai giganti nazionali. Lo afferma Marco Rossignoli, coordinatore nazionale di Aeranti-Corallo
aderente a Confcommercio, la sigla che rappresenta le radio e le tv locali, ma
anche le agenzie di informazione televisiva, le concessionarie pubblicitari,
nonché le web tv e quelle satellitari.
La migrazione al digitale terrestre è in corso. Quali sono i
principali vantaggi per le imprese che fanno tv?
Il digitale terrestre
rappresenta una sorta di terza rivoluzione della tv; dopo il passaggio dal
bianco e nero al colore e dopo l’avvento del telecomando, oggi, grazie a tale
nuova tecnologia di trasmissione è possibile irradiare un maggior numero di
programmi con più elevata qualità tecnica, integrati da dati e servizi anche
interattivi. Per questo anche le tv locali rappresentate da Aeranti-Corallo
sono impegnate a fondo nel processo di transizione.
Il digitale terrestre
rappresenta l’unica opzione concreta per la continuità aziendale delle tv
locali. Infatti, con lo sviluppo delle nuove piattaforme trasmissive, la tv analogica
terrestre, sia in Italia che in altri paesi europei come in particolare Spagna
e Regno Unito, viene ogni giorno ricevuta da un numero sempre minore di utenti
e pertanto, in mancanza di conversione al digitale in tempi molto brevi, è
evidente che si verificherà l’azzeramento degli ascolti delle tv locali, con
ogni evidente conseguenza sul piano della raccolta pubblicitaria.
L’obiettivo inequivoco delle tv
locali deve essere pertanto quello di realizzare una transizione che permetta
alle imprese televisive locali di poter effettivamente competere nel futuro
mercato digitale.
Per conseguire tale obiettivo è
indispensabile che tutte le tv locali possano svolgere, oltre all’attività di
fornitori di contenuti, anche e soprattutto l’attività di operatori di rete,
utilizzando l’intera capacità trasmissiva delle frequenze ricevute in
assegnazione, al fine di poter sviluppare tutte le opportunità offerte dalla
nuova tecnologia.
Tale obiettivo è stato raggiunto
in tutte le aree che sono state ad oggi digitalizzate.
Come procede il passaggio al digitale dopo i primi switch-off del
2009?
Il processo di passaggio alle
trasmissioni in tecnica digitale ha avuto inizio in Italia nel novembre 2008,
con la Sardegna. Da allora, nel corso del 2009, sono passate al digitale la
Valle d’Aosta, il Piemonte occidentale, il Trentino Alto Adige, il Lazio e la
Campania. Nel corso del 2010 saranno coinvolte le restanti regioni del Nord
Italia (Piemonte orientale, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia
Giulia e Liguria). I principali problemi per l’utenza sono stati quelli di
sintonizzazione dei decoder e, in alcuni casi, di riorientamento delle antenne
di ricezione.
Un altro tema aperto che
necessita immediata soluzione è quello dell’ordinamento automatico dei canali
(il cosiddetto “LCN”); quest’ultimo consente agli apparati riceventi di
ordinare automaticamente i programmi secondo un numero progressivo che gli
operatori attribuiscono ai canali/servizi. In questo modo l’utente è in grado
di visualizzare i programmi secondo un ordine predefinito, fatta salva la
possibilità di quest’ultimo di riordinare a piacimento i programmi offerti.
Attualmente, tuttavia, accade che in mancanza di una regolamentazione della
materia, gli operatori spesso associno ai programmi trasmessi numerazioni tra
loro in conflitto. A seguito di ciò è necessario che i decoder scelgano quale
programma posizionare su una determinata numerazione e quale scartare. Tale
scelta può essere fatta dall’utente (ricerca manuale) ovvero (qualora l’utente,
come accade nella maggior parte dei casi, non sia tecnicamente capace di
intervenire) dal decoder (ricerca automatica). In quest’ultimo caso, non tutti
i decoder operano la scelta nello stesso modo. E’ evidente quindi la situazione
di caos generata dall’assenza di una specifica regolamentazione della
materia.
Nell’ambito di DGTVi, l’associazione per lo sviluppo della televisione digitale terrestre di cui Aeranti-Corallo fa parte insieme a Rai, Mediaset, Telecom Italia media, D-Free e Frt è stata individuata un’ipotesi per l’ordinamento automatico dei canali nazionali e locali. Tale ipotesi di autoregolamentazione, tuttavia, non ha dato soluzione conclusiva alla problematica. Aeranti-Corallo ritiene pertanto indispensabile l’intervento regolamentare in materia da parte della Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. A tale fine, ha chiesto che nell’ambito del decreto legislativo di imminente emanazione da parte del Governo per il recepimento della direttiva 2007/65/CE concernente l’esercizio dell’attività televisiva, venga previsto uno specifico potere regolamentare dell’Agcom relativamente all’LCN, con la contestuale individuazione di potestà sanzionatoria finalizzata al rispetto delle norme che verranno adottate.
Nulla sarà come prima. All’interno dello scenario di guerra tra i
colossi nazionali del digitale e Sky, quale ruolo potranno ritagliarsi gli
operatori tv locali?
Il legame con il territorio e
l’informazione locale sono i due pilastri fondamentali su cui l’emittenza
locale ha modo di esprimere al meglio le proprie potenzialità. Si tratta di un
territorio che non solo non è presidiato dall’emittenza nazionale, ma
rappresenta il cuore dell’attività radiotelevisiva locale e pertanto è
auspicabile che qualunque scelta normativa in materia rafforzi il ruolo
centrale dell’emittenza locale relativamente all’informazione sul territorio.
I microfoni e le telecamere
dell’emittenza locale da oltre trenta anni hanno creato un indissolubile
contatto tra i cittadini e il loro territorio affrontando tutti i temi di
attualità, di politica, di cronaca, di sport, legati al contesto locale.
In tale contesto, le emittenti
locali potranno rafforzarsi solo se sapranno interpretare al meglio il bisogno
informativo del territorio. Già oggi i rapporti di lavoro dipendente
giornalistico nelle emittenti locali sono attualmente circa 2000 di cui circa
1500 disciplinati dal Contratto Nazionale Collettivo stipulato tra
Aeranti-Corallo e FNSI e recentemente rinnovato.
Ciò si è reso possibile anche
grazie alla normativa sull’editoria che ha generato un circolo virtuoso in base
al quale le provvidenze destinate al comparto radiotelevisivo locale sono state
reinvestite per la creazione continua di posti di lavoro giornalistico.
Aeranti-Corallo è all’interno della task force governativa per il
passaggio al digitale terrestre. Cosa avete chiesto al governo e alle Regioni
per le vostre imprese?
Tale organismo è la “cabina di
regia” che segue tutti i processi di passaggio al digitale. Al CNID
Aeranti-Corallo ha chiesto che i masterplan delle aree coinvolte nello switch
off nel 2010 vengano predisposti con largo anticipo, al fine di consentire alle
imprese interessate di effettuare tutte le modifiche tecniche necessarie per
passare al digitale. Alle regioni, Aeranti-Corallo chiede che vengano attuate
iniziative analoghe a quella varata dalla Regione Campania negli scorsi mesi
con un bando di 10 milioni di euro di fondi europei a sostegno di investimento
di progetti delle emittenti locali per la tv digitale terrestre.
Occorre inoltre incrementare lo
stanziamento attualmente previsto per le misure di sostegno per l’emittenza
locale.
Molti sostengono che il digitale terrestre è già obsoleto. La
battaglia per la tv del futuro si combatterà su Internet e con la banda larga.
E’ d’accordo?
La televisione diffusa via etere
terrestre rimane oggi, assieme alla radio, il sistema di comunicazione più
capillare e diffuso sul territorio. Inoltre, con la diffusione digitale, a un
aumento dei contenuti disponibili ai telespettatori corrisponde una migliore
qualità del segnale ricevuto. Credo che in futuro internet e la banda larga
potranno affiancarsi alla diffusione via etere terrestre, ma difficilmente la
potranno sostituire.