Sono molti i consumatori che possono confermarlo,
avendo dovuto vivere sulla propria pelle, qualche brutta esperienza: il fai da
te con le polizze auto può riservare sorprese molto amare. Una conclusione a
cui, per la verità, gli agenti assicurativi erano giunti da tempo. Certo,
davanti a quanto lo Sna (sindacato degli agenti assicurativi) e le altre
associazioni di categoria vanno ripetendo da anni riguardo i cambiamenti nel
mondo delle polizze auto dalla
liberalizzazione in poi, è facile cedere alla tentazione di un retropensiero.
Del tipo: gli agenti parlano così perché magari con il fai-da-te in campo
assicurativo il loro giro d’affari sarà probabilmente diminuito.
Sì,
non c’è dubbio che potrebbe sembrare la loro una critica “interessata”. Ma,
intanto, come vedremo più avanti, spesso si tratta di un interesse che ha molti
punti in comune con quello del consumatore. E, poi, in ogni caso tutto ciò non
toglie un grammo di sostanza a quanto gli agenti vanno affermando dal ’94, anno
appunto della liberalizzazione tariffaria.
Ma per capire come sono andate le cose e come siamo
arrivati alla situazione attuale occorre fare un passo indietro, cioè al ’69,
quando la polizza per la responsabilità civile auto diventa un prodotto di
massa. con l’entrata in vigore della legge 990, che regolamenta la copertura
RCA a garanzia sia del cittadino danneggiato, sia del cittadino assicurato. Da
allora fino al ‘94 le tariffe rimangono uguali per tutti, così come le
condizioni. Nei contratti oggetto dell’assicurazione (il rischio assicurato
dall’impresa) clausole di esclusione (i casi in cui l’assicurazione non è
operante) e casi di rivalsa (quelli cioè in cui l’assicurazione ha diritto al
rimborso delle somme pagate) sono ben definiti ed univoci.
Nel ’94, con l’arrivo della liberalizzazione, le
società assicurative per catturare i clienti cominciano ad esercitarsi in una
sorta di gioco “creativo” intorno alla polizza. Invece di essere un inno al
mercato, questa libertà di determinare condizioni tariffarie e contrattuali
(una libertà che avrebbe dovuto essere, si presume, anche di scelta da parte
del consumatore) ha portato invece a una grande confusione, la stessa in cui si
troverebbe un qualsiasi poveretto costretto a mettere piede in un’intricata
jungla. A fronte di un per altro costante aumento dei prezzi, si è infatti
ormai fatta strada la tendenza a mettere l’accento solo sul costo di una
polizza. Con il risultato che tutti ormai intervengono sugli aumenti tariffari:
politici, consumatori, imprese, giornalisti, istituzioni (basti pensare al
“blocco delle tariffe” del ministro Letta del 2001, ai vari allarmi delle
associazioni dei consumatori, all’aspro confronto di numeri e statistiche).
Come non esistesse un rapporto tra costi e contenuti di una polizza. È raro che
qualcuno compri un’auto senza prendere informazioni su prestazioni e optional,
su cosa con quel mezzo si può o non si può fare. Beh, sorprende che lo stesso
qualcuno spesso non conosca aspetti anche molto importanti della polizza che ha
scelto per quella stessa auto. A sua scusante c’è nella faccenda le sue
responsabilità sono minime, dal momento che scegliere tra polizze che offrono
prodotti non omogenei, è impresa titanica. Muoversi nel ginepraio delle
proposte non è facile. Al punto da prefigurarsi come un vero e proprio lavoro
da esperti. E infatti lo è. non a caso esistono gli agenti di assicurazione.
Che, con le associazioni che li rappresentano, sembrano essere rimasti i soli a
preoccuparsi di verificare cosa propongono e comprendono i contratti. Lo Sna,
il Sindacato nazionale agenti assicurativi, già fin dal ‘99 aveva acceso i
riflettori sul fenomeno, effettuando uno studio comparativo delle condizioni
praticate dalle principali compagnie, dal quale emergevano le prime, significative
divergenze , in materia innanzitutto di esclusioni e di rinuncia al diritto di
rivalsa, ma anche di classi di merito bonus/malus, regole evolutive e di
assegnazione, coefficienti.
Nel 2006, lo Sna ha voluto verificare se la deriva
qualitativa delle condizioni contrattuali Rca venisse confermata o meno. Per
farlo ha analizzato i normativi di tutte le compagnie su oggetto
dell’assicurazione, esclusioni e rivalse, rinuncia al diritto di rivalsa,
estensioni di garanzia, comparando poi il tutto con le norme
pre-liberalizzazione. Un lavoro imponente,
aggiornato nel 2008 e poi quest’anno che, dopo aver analizzato 4054 pagine
contrattuali e messo a confronto 3906 differenti clausole di garanzia, ha potuto certificare il
progressivo peggioramento delle condizioni generali proposte dalle polizze e il
sistematico trasferimento di rischi dalle società di assicurazione ai
cittadini.
Il sistema in un certo senso è semplice. Si parte da
un impoverimento dell’articolo oggetto dell’assicurazione, con l’aggiunta di
esclusioni o l’ampliamento delle esclusioni già presenti, per approdare poi a
una “migrazione” di alcune garanzie dall’oggetto dell’assicurazione alle
garanzie aggiuntive (spesso a pagamento) e/o nelle rinunce alla rivalsa. Per
far capire meglio, andiamo sul pratico. A
differenza di quanto comunemente si pensa, ci sono una serie di clausole
e sottoclausole nelle polizze auto, che rischia di farci trovare, è proprio il
caso di dirlo, “scoperti” proprio quando ne avremmo bisogno, cioè al momento in
cui abbiamo un incidente.
Al
riguardo c’è una verifica diretta, alla portata di ognuno. Provate, ad esempio,
a controllare se la vostra polizza RCA vi assicura in questi casi:
1) causate un incidente grave e le persone coinvolte - trasportati del
veicolo assicurato e guidatore e trasportati del veicolo terzo - subiscono
gravi lesioni. La responsabilità vi viene attribuita interamente per non aver
osservato uno stop. Solo in questa occasione vi accorgete che avete la patente
di guida scaduta da 40 giorni.
2) Nel fare retromarcia
all’interno del parcheggio di un grande ipermercato, posto nel sotterraneo del
fabbricato, investite e ferite lievemente una bambina che insieme alla madre
sta tornando presso la propria vettura.
3) Qualcuno provoca un incidente, guidando in stato di
ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti l’autoveicolo di cui siete
proprietari.
4) Vostro figlio esce con
gli amici utilizzando la nostra macchina. Durante il ritorno a casa, un colpo
di sonno provoca l’uscita di strada del veicolo. I due amici che siedono sul
sedile posteriore non indossavano la cintura di sicurezza e vengono sbalzati
fuori, subendo gravi lesioni. Vostro figlio e il passeggero al suo fianco,
invece, se la cavano con lievi lesioni.
5) Siete titolari di una
piccola impresa. Un vostro dipendente, che sta dando un passaggio ad un amico
con il furgone aziendale prima di recarsi al lavoro, provoca un incidente non
concedendo la precedenza ad un incrocio ad un veicolo proveniente da destra.
L’amico riporta una grave lesione alla spalla.
Bene: non sappiamo come è andata la vostra verifica.
Ciò che è certo è che in questi casi, “da manuale”, essendo stati individuati
tra quelli che possono in qualsiasi momento coinvolgere ognuno di noi, molte
polizze rca sul mercato non si conformano alla copertura dei rischi.
Assicurazione fai da te? Ahi, ahi ahi, ahi…
Insomma,
può sembrare paradossale, ma di fatto pare proprio che la liberalizzazione
abbia “liberato” molto poco il consumatore. Il quale, abbandonato al suo “fai
da te”, non ha le competenze per capire quale sia l’assicurazione per lui
davvero più conveniente, in termini di qualità-prezzo, cioè clausole-costo.
L’unico strumento a sua disposizione per comparare le diverse polizze è il
cosiddetto “preventivatore”, messo a punto dall’Isvap, l’authority che vigila
in materia. Il solo parametro individuato nel “preventivatore” è il prezzo:
nulla dice circa le condizioni e le garanzie. Come se andando a comprare del
prosciutto, il salumiere vi spiegasse solo quale costa meno e quale più, senza
sottolineare che magari il primo è immangiabile per il troppo sale e il secondo
è un raffinato prodotto dop. Tutto quello che si limita a fare il
“preventivatore” è di rivolgere un generico invito a leggere con attenzione le clausole
di franchigia, esclusione e rivalsa previste dal contratto.
“La verità è – dice Giovanni
Metti, presidente dello Sna – che una reale trasparenza e comprensibilità ci
potrà essere solamente mediante l’adozione di uno “standard normativo
contrattuale minimo”, cioè un contratto base, scritto in modo chiaro,
comprensibile a tutti, con un contenuto condiviso da intermediari, istituzioni
e consumatori, oltre naturalmente che dalle compagnie. Le quali dovrebbero
essere libere di proporre integrazioni e modifiche, ma solo per migliorarlo,
non per peggiorarlo. Lo standard mimino che noi proponiamo prevede un oggetto
assicurativo snello, che tuteli
l’assicurato e il conducente. Quanto alle esclusioni e rivalse, bisogna
ripartire dal normativo di prima della liberalizzazione, con l’avvertenza che
le variazioni siano sempre di maggior favore per l’assicurato”.