Secondo Nomisma, che ha
curato il primo report sul comparto in Italia, il nostro mercato però si
colloca al quarto posto nella speciale classifica mondiale che vede al primo
posto gli Stati uniti e, a seguire, la Gran Bretagna e la Francia. I primi due
paesi inoltre, realizzano oltre il 70 per cento sia delle esportazioni che
delle importazioni, come si evidenzia dall’ultimo rapporto Onu sul commercio
mondiale di manufatti artistici.
ITALIA FANALINO DELL’EXPORT
L’Italia invece, a dispetto dello sconfinato giacimento
nazionale di beni artistici e culturali, esporta appena l’1 per cento del
valore mondiale del mercato, mentre ne acquista una quota che si aggira su
circa mezzo punto percentuale del totale degli acquisti internazionali.
Ciò significa che l’interscambio
è tanto più significativo quanto più esiste un reciproco apprezzamento della
rispettiva produzione artistica. La marginalità del mercato italiano quindi,
risulta assai in contrasto con le potenzialità che potrebbe esprimere il Paese,
anche se – come rilevato a margine della presentazione del rapporto di Nomisma
– parte dei flussi in entrata ed in uscita di opere d’arte può sfuggire alle
statistiche ufficiali.
PROTEZIONISMO E BLOCCO DELLA CIRCOLAZIONE DELLE OPERE
Ma a frenare il mercato
dell’arte in Italia è la burocrazia. Per la Fima-Confcommercio, la federazione
dei mercanti d’arte presieduta da Carlo Teardo, il numero delle transazioni è
limitato anche a causa dell’eccessivo protezionismo previsto dalle leggi sul
comparto, a partire dal codice che porta il nome dell’ex ministro ai Beni
Culturali Giuliano Urbani. Da rivedere anche la disciplina dell’Iva che
penalizza prima di tutto gli artisti e quindi i venditori d’arte in generale.
Ancora da applicare in pieno, la normativa europea (la cosiddetta “notifica”)
che aiuta la circolazione delle opere, garantendo maggiore vivacità al mercato,
così come evidenziato da Teardo nell’intervista a seguire.
INVESTIRE NELL’ARTE CONVIENE
Investire negli oggetti
d’arte conviene: secondo una stima dell’associazione degli antiquari milanesi,
la rivalutazione media è del 5 per cento annuo, soprattutto se si acquistano
dipinti dell’Ottocento. Questi ultimi, confermano gli addetti ai lavori, ancora
sottovalutati rispetto all’arte moderna e contemporanea. Ecco che i migliori
margini di investimento si possono ottenere oggi, puntando sui cosiddetti
pittori minori dell’800-900. A seguire i
mobili del 500 italiano e le nature morte. In calo invece i paesaggi
religiosi del ‘600 e del ‘700. Per concludere questa speciale classifica, ai
primi posti troveremo anche l’arte orientale ( preferibilmente quella
giapponese, cinese e russa) e il modernariato, ma firmato dai grandi designer.
I PROTAGONISTI DEL MERCATO
Ma attenzione:
l’antiquariato di fascia alta impone anche una capacità di spesa non indifferente, ed è limitato a pochi
pezzi che passano di mano in mano e non di rado per baratto. Negli ultimi anni
però, secondo le rilevazioni di Nomisma, il mercato dell’arte ha subito una
sostanziale trasformazione a seguito dell’ingresso nel mercato dei gruppi
bancari. Le divisioni “private” di questi ultimi, guardano con particolare
attenzione alle 200mila famiglie italiane che hanno disponibilità di
investimento per oltre 500mila euro. Queste, secondo le rilevazioni dell’istituto
di ricerca bolognese hanno giudicato per il 43 per cento positivamente
l’appetibilità dell’investimento nell’arte.
Ma chi sono i protagonisti
del mercato dell’arte? Sicuramente i privati e quindi i collezionisti (circa il
37 per cento del mercato italiano), seguiti da mercanti, galleristi e case
d’asta (23,8 per cento). Poco presenti invece le fondazioni e i musei. Solo il
6 per cento quindi, è rappresentato dalla clientela istituzionale degli
antiquari.
L’IMPATTO DELLA CRISI: I RICCHI AUMENTANO GLI INVESTIMENTI
NELL’ARTE
L’impatto della crisi
sull’intero comparto invece, è stata registrata attraverso l’analisi dei
comportamenti dei grandi possessori di patrimoni, ma anche quelli delle case
d’asta, attraverso il World Whealth report 2009 di Merrill Lynch. Nonostante
l’abbassamento delle quote di capitali investiti negli oggetti d’arte, questi
ultimi rappresentano la prima scelta per i grandi possessori di patrimoni,
spingendo la percentuale fino al 25 per cento (al 20 per cento prima del 2006,
quando non si erano ancora verificate le condizioni globali di crisi).
DOTTORE IN ANTIQUARIATO
Antiquari
si nasce o si diventa? La Iulm, l’ateneo milanese attento alle professioni del
futuro ma con un forte radicamento nell’economia tradizionale del nostro paese,
risponde senza indugio alla seconda opzione, avviando un corso di laurea in
“Arti patrimoni e mercati”. In sostanza, un percorso di studi per diventare
antiquari a tutti gli effetti, garantendo approfondimenti teorici ma anche e
soprattutto esperienze di tipo applicativo. Il corso di studi inoltre, è
realizzato in collaborazione con un’istituzione museale di prestigio, quale la
Triennale di Milano. Per Mario Negri, preside della facoltà per aspiranti
antiquari, intervistato da EosArte (www.eosarte.it),
il più importante portale italiano dedicato all’antiquariato e partner di
Fima-Confcommercio, aggiunge: “L’ambito generale del corso di laurea non può
essere che quello della gestione dell’arte in senso assolutamente lato. Può
essere un direttore di museo, ma anche un esperto d’arte, di autentificazione,
ma anche un curatore di mostre e, naturalmente, un antiquario. Insomma –
conclude Negri – si tratta di una serie di professionalità difficili da
formalizzare, ma con una serie di sbocchi diversi e altamente qualificanti”.
L’INTERVISTA
Carlo Teardo: “Solo noi sappiamo
riconoscere un falso da un vero”.
Un passaporto per le opere d’arte e meno
burocrazia per vivacizzare il mercato dell’antiquariato. La contraffazione è
una piaga mondiale ma degli esperti venditori c’è da fidarsi. Lo afferma Carlo
Teardo, presidente nazionale della Fima-Confcommercio che aggiunge: “ Solo noi
sappiamo riconoscere un falso da un vero”.
Come sta cambiando il settore e quali sono le prospettive di evoluzione
per i mercanti d'arte?
Il
mondo dell’antiquariato sembra segua anche le mode: oggi impera il minimalismo.
Gli status symbol non sono più la propria abitazione ma altro. Solo l’opera
importante è vista come rappresentativa, e solo a certi livelli. Evoluzione?
Dovremo attendere il ricambio generazionale per “educare” nuovi collezionisti.
Il valore del mercato dell'arte italiana si
assesta sul 9 per cento del totale europeo, secondo le rilevazioni di Nomisma.
Può spiegare questo dato?
A mio
avviso è inattendibile. Il nostro mercato supera la percentuale espressa da
Nomisma, che si basa sui fatturati delle case d’asta. C’è da dire che rispetto
all’Europa le nostre leggi ci trovano svantaggiati nei confronti dei mercanti
stranieri e le percentuali sono ancora basse.
Cosa cresce e cosa diminuisce nel mercato
dell'arte italiano?
Sono in
diminuzioni i prezzi delle opere medie, aumentano quelli delle opere
importanti. Circa i settori: l’Ottocento tiene, l’oggettistica è in calo, i
dipinti antichi tengono, i mobili sono in difficoltà, il modernariato è in
aumento.
Quali
sono i principali temi su cui la vostra associazione sta lavorando e, se ci
sono, indicazioni legislative per migliorare la vostra attività.
Il
programma della mia presidenza è quello di migliorare l’immagine
dell’antiquario dimostrando quali sono i valori che ci ispirano: la conoscenza. la trasparenza,la
professionalità, la correttezza. Da molti anni abbiamo cercato di ottenere dai
vari Governi l’allineamento alle leggi europee che riguardano il nostro
settore, purtroppo, pochi passi si sono fatti. La Federazione è impegnata sul
recepimento delle norme sulle esportazioni, sulle notifiche, sul diritto di
seguito, sullo snellimento delle pratiche burocratiche che giornalmente ci impegnano.
Il mercato del falso e la tutela del
compratore, ma anche del venditore. Quali sono le iniziative da mettere
in cantiere per contrastare questo fenomeno dalle proporzioni e ramificazioni
mondiali?
L’unica
tutela è la certificazione di autenticità e provenienza lecita, già norma di
legge. Il professionista Fima è in grado di riconoscere “un falso da un vero”.
L’ideale sarebbe che ogni opera fosse munita di un passaporto,ove segnare ogni
passaggio di proprietà. I nostri antiquari si attengono ad un codice
deontologico che ha debuttato in occasione del I convegno degli antiquari
tenuto a Siena nel 1997.