Il primo gennaio scorso è entrato in vigore il ''divieto di commercializzazione dei sacchi da asporto merci non conformi ai requisiti di biodegradabilità indicati dagli standard tecnici europei vigenti". In parole povere, stop ai sacchetti di plastica non biodegradabili per portare a casa la spesa. Anche se alle casse di molti supermercati in tutta Italia sono ancora ben in vista le "vecchie" buste, perché la legge prevede "lo smaltimento delle scorte", ma "solo a titolo gratuito". Molti consumatori si sono presentati 'preparati' all'appuntamento, con la 'sporta della nonna' (che secondo un sondaggio di Legambiente dello scorso settembre, viene preferita alle buste biodegradabili), altri sono stati presi alla sprovvista. Ma c'è stato anche chi ha approfittato delle buste in regalo per fare scorta. E' successo per esempio a Milano, dove i supermercati della Esselunga hanno affisso un cartello invitando i clienti a utilizzare gratuitamente i sacchetti di plastica, per esaurirli, oppure ad acquistare quelli regolamentari, biodegradabili e riutilizzabili, a 99 centesimi l'uno. Nei supermercati romani si possono trovare sia le nuove sporte biodegradabili con tanto di logo, a 10-20 centesimi invece che a 5, sia le vecchie buste di plastica, e ci vorrà ancora qualche mese per smaltire l'arretrato. A Napoli, sono pochi gli esercizi commerciali dove vengono venduti i sacchetti di
plastica. ''Sono certo - ha commentato il presidente dell'Ascom-Confcommercio, Pietro Russo - che si adegueranno tutti. Viste le sanzioni previste, dubito che per guadagnare pochi
centesimi i negozianti correranno rischi". Diversa la situazione a Torino, dove l'esordio della nuova legge ha visto, nel maggiore centro commerciale della città, già presenti solo le nuove buste biodegradabili, a 10 centesimi l'una e con la scritta ''riutilizzami''. A Firenze da tempo sono in vendita i sacchetti biodegradabili, nella catena Unicoop, ma nel centro commerciale
dei Gigli, il più grande della Toscana, e nei supermercati della catena Centro, i sacchetti di plastica continueranno ad esserci ancora per un po'. Invece i supermercati della Coop, non solo a Bologna, hanno adottato le buste biodegradabili già dal maggio del 2009. Positivi, in generale i commenti dei consumatori: ''era ora, tutti sapevano che facevano male''. Ma non è mancata qualche critica ai nuovi sacchetti biodegradabili, definiti in alcuni casi ''fragili'' e ''difficili da maneggiare''.
A Terni al via il "Progetto eco-shopping"
In vista della scadenza del primo gennaio scorso, Provincia di Terni, Confcommercio Confesercenti, Novamont e Ceplast hanno varato il "Progetto eco-shopping" per la diffusione dei bio-shopper a basso impatto ambientale, un contenitore biodegradabile, compostabile e contenente risorse rinnovabili di origine agricola. L'iniziativa prevede la promozione, introduzione e progressiva diffusione della buona pratica dell'utilizzo di shopper biodegradabili e compostabili per l'asporto di merci da parte degli 800 esercizi commerciali del territorio della provincia di Terni e consentirà alle aziende del settore alimentare di adeguarsi alle nuove normative senza un sensibile aumento dei costi.
Dopo un anno, la sostituzione degli "stopper" tradizionali con quelli in Mater-Bi produrrà un risparmio di gas serra equivalenti da un minimo di 29 tonnellate di CO2 e 15 tonnellate di petrolio fino ad un massimo di circa 190 tonnellate di CO2 e 225 tonnellate di petrolio.
La situazione negli altri Paesi
La campagna per proibire dei sacchetti di plastica sta prendendo sempre più slancio un po' ovunque. Vediamo come viene affrontato il problema da una parte all'altra del mondo. Il Sud Africa, nel maggio 2003, ha vietato l'impiego degli "shopper" sottili, così come è avvenuto a metà del 2007 in Kenia e Uganda. Eritrea, Ruanda e Somalia hanno decretato un bando totale nel 2005, e la Tanzania nel 2006. Negli Stati Uniti, la città di San Francisco è stata la prima in assoluto a vietarne l'uso nei grandi supermercati e nelle farmacie nel marzo del 2007. Diversi mesi dopo, anche nel resto della California si approvarono leggi che obbligavano i grandi supermercati a riciclare le buste. In Asia, Taiwan ha vietato i sacchetti di plastica nel marzo 2003. La Cina, Paese in cui l'impiego procapite di borse di plastica è altissimo, ha già annunciato il divieto di distribuire gratuitamente nei negozi i sacchetti di plastica. Questo ha portato alla chiusura della più grande fabbrica produttrice di buste di plastica del Paese, nella provincia di Henan. A sud, l'Australia ha proibito il libero uso e consumo alla fine del 2008. A ovest, nel 2002 il Bangladesh ha imposto un divieto totale su tutti i sacchetti di plastica sottili nella capitale, Dhaka, dopo che sono risultati causa di blocchi al sistema di drenaggio durante devastanti inondazioni. Il provvedimento ha innescato un rilancio della locale industria del sacco di iuta. Anche a Mumbai, in India, sono stati vietati i sacchetti di plastica nel 2000. E in Europa? L'iniziativa più forte c'è stata nella Repubblica irlandese, che ha tassato nel 2002 i consumatori per ogni sacchetto di plastica: il consumo è calato drasticamente del 90%. Tassazione punitiva anche in Belgio (dal luglio del 2007), Germania e Olanda. La Svizzera chiede ai supermercati di far pagare di più ai consumatori che li acquistano, mentre in Gran Bretagna, il comune di Modbury è stato il primo a dichiarare fuorilegge i sacchetti di plastica nel mese di aprile del 2007. La Spagna, infine, ha avviato campagne per la drastica riduzione del consumo.