04/11
Roma, 10.1.2011
Meno vacanze, abbigliamento e alimentari. Tengono
elettrodomestici e ICT.
La vera ripresa dei consumi (+1,6%) solo nel 2012.
RAPPORTO
CONSUMI 2010: FAMIGLIE ANCORA REATTIVE NONOSTANTE IL MINOR REDDITO DISPONIBILE
Con una riduzione media annua del 2,1% nel biennio
2008-2009, i consumi pro capite tornano ai livelli di dieci anni fa, ma le
famiglie italiane, nonostante il perdurare della crisi e la riduzione del
reddito disponibile, si sono dimostrate vitali e reattive: meno sprechi, più
attenzione al rapporto qualità-prezzo e ricorso anche a quote di risparmi è
stato, infatti, il comportamento di spesa adottato per contenere al massimo la
perdita di benessere patita durante la crisi. Tra le voci di consumo, nel
biennio 2008-2009, in calo la spesa per le vacanze (-3,2%), i pasti in casa e
fuori casa (-3,2%), mobilità e comunicazioni (-3,1%), l’abbigliamento (-3,1%);
di contro, tengono le spese per la salute (+2,5%), per elettrodomestici e IT
domestico (+2,4%) e quelle per beni e servizi per la telefonia (+0,4%). E,
nell’analisi di lungo periodo (dal 1992 alle previsioni per il 2012), aumenta
di cinque volte la spesa per beni e servizi di telecomunicazioni (cellulari,
abbonamenti telefonici e internet, ecc.) rispetto a quella per la mobilità
(acquisto di auto e spese di esercizio, carburanti, ecc.); analogamente, ma con
minore intensità, si è modificato il rapporto tra pasti in casa e fuori casa:
in pratica, nel 2012 per ogni euro speso per l’alimentazione domestica si
spenderanno altri 50 centesimi per consumazioni fuori casa.
Questi, in sintesi, i principali risultati che emergono
dal “Rapporto Consumi 2010” realizzato dall’Ufficio Studi Confcommercio e
consultabile integralmente su www.confcommercio.it.
Nel
terzo trimestre del 2010 – si legge nel Rapporto - il prodotto lordo
dell’Italia è cresciuto di due decimi di punto su base congiunturale. Una
variazione inferiore rispetto a quanto fatto registrare dalle economie più
avanzate (ad es. Germania +0,7%, Regno Unito +0,8%, USA +0,5%) e molto esigua
in termini pro capite.
Non va, però, trascurato che per il terzo trimestre
consecutivo la variazione del Pil è risultata positiva – e questo indica che il
Paese, tecnicamente, è fuori dalla recessione – e che nei mesi da giugno a
settembre, secondo le rilevazioni dell’Indicatore Consumi Confcommercio, la
variazione congiunturale dei consumi in termini reali è stata per tre volte su
quattro positiva.
Tuttavia,
pure in un contesto di prolungata e acuta criticità, le famiglie italiane,
hanno manifestato un’ottima capacità di reazione, scegliendo i beni e i servizi
con il migliore rapporto qualità-prezzo, riducendo gli sprechi, utilizzando una
quota dei risparmi per tenere i livelli di benessere raggiunti in precedenza.
Superata
la recessione, restano però ancora aperte le domande sui tempi di recupero del
terreno perso nel biennio 2008-2009 che, sfortunatamente, si prospettano
lunghissimi. Infatti, guardando alla spesa delle famiglie e agli occupati (fig.
A), non soltanto appare evidente la posizione attuale del livello dei consumi
(poco sopra i minimi storici) ma si capisce che la modesta ripresa non si è
trasmessa ancora al mercato del lavoro (anche se i dati nazionali sono il
risultato di una crescita occupazionale al Nord-Centro neutralizzata da una
continua emorragia di posti di lavoro nel Mezzogiorno).
Senza
una maggiore occupazione difficilmente si osserverà una curva crescente nella
spesa reale per consumi. E senza consumi difficilmente ci sarà una ripresa
solida.
Fig. A - Consumi e occupazione (dati destagionalizzati, indici
dei livelli gen. 2007=100)

Fonte: elaborazioni
Ufficio Studi Confcommercio su dati Istat e Consumi&Prezzi, Confcommercio.
L’andamento dei consumi
A ben
guardare, comunque, nel biennio recessivo 2008-2009 il prodotto lordo e il
reddito distribuito alle famiglie, quello cioè disponibile per i consumi, si
sono ridotti molto più della spesa, implicando un incremento e non una
riduzione della propensione al consumo (la frazione di reddito che si spende
per consumi). Certo, la contrazione media annua del 2,1% della spesa per
abitante (tab. B), riporta i consumi ai livelli precedenti il 1999. Un pauroso
salto all’indietro che taglia il benessere fruito dai cittadini e genera
aspettative negative sulle prospettive di qualità della vita.
I
cittadini-consumatori non hanno però subito passivamente la crisi. Essi hanno
colto le opportunità offerte dal mercato per ridurre al minimo le perdite di
benessere connesse alle contrazioni nella qualità e nella quantità dei consumi
durante la recessione.
E’
stato inevitabile rinunciare a una frazione rilevante delle spese per le
vacanze e per la connessa mobilità, tanto che l’acquisto di auto nel 2010, dopo
la fine degli incentivi, è crollato.
Anche
il consumo alimentare domestico ha subito gravi cadute. Ma non è tutta
riduzione di consumo effettivo. Si sono ridotti gli sprechi, si è abbassata la
qualità, hanno consumato meno gli stranieri sul nostro territorio. Solo
considerando questi fenomeni assieme, si spiega il -3,9% medio annuo dei
consumi alimentari per abitante nel biennio 2008-2009. Meno profonda è stata la
caduta dei pasti e delle consumazioni fuori casa. Le vecchie classificazioni
piramidali - alla base i consumi necessari, al vertice quelli voluttuari -
vanno aggiornate. Oggi si può rinunciare a una parte della qualità
nell’alimentazione domestica mentre più difficilmente si opera un taglio
drastico per la pizzeria o il ristorante (si riduce quasi certamente la
frequenza, meno l’importo medio del pasto, al di là di fenomeni di
destrutturazione dei pasti che poco hanno a che vedere con la crisi
economico-finanziaria).
Tab. B - Consumi pro capite
(variazione % media annua, prezzi costanti)
|
|
1993-2000 |
2001-2007 |
2008-2009 |
2010-2012 |
|
Tempo libero |
2,9 |
0,5 |
-2,0 |
1,1 |
|
- Elettrodomestici bruni e IT |
7,0 |
6,4 |
2,4 |
1,7 |
|
- Servizi ricreativi e culturali |
4,9 |
0,5 |
2,7 |
0,9 |
|
Vacanze |
2,9 |
0,4 |
-3,2 |
0,4 |
|
Mobilità e
comunicazioni |
3,6 |
1,6 |
-3,1 |
2,0 |
|
- Beni e servizi per le TLC |
11,8 |
8,4 |
0,4 |
5,3 |
|
Cura del sé |
1,3 |
-0,7 |
-1,7 |
0,5 |
|
- Abbigliamento e calzature |
1,2 |
-1,3 |
-3,1 |
0,5 |
|
- Spese per la salute |
4,3 |
1,5 |
2,5 |
2,2 |
|
Abitazione
al netto dei fitti imputati |
0,6 |
-0,7 |
-1,6 |
-0,4 |
|
- Serv. domest. e per l’igiene della casa |
1,0 |
2,3 |
0,8 |
-0,2 |
|
Pasti in
casa e fuori casa |
1,3 |
0,1 |
-3,2 |
-0,1 |
|
- Alimentazione domestica |
0,6 |
-0,1 |
-3,9 |
-0,3 |
|
- Pubblici esercizi |
3,2 |
0,3 |
-1,9 |
0,5 |
|
Totale
consumi |
1,7 |
0,1 |
-2,1 |
0,6 |
Fonte:
elaborazioni e previsioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Istat.
Necessarie
sono le spese per la salute, per l’assistenza, per i servizi domestici. Non c’è
recessione che ne riduca il volume richiesto. La congiuntura non scalfisce i
trend di lungo termine. Nell’ambito della cura del sé, invece, rimane debole
l’area dell’abbigliamento.
Necessari,
in un certo senso, sono anche i consumi di beni e servizi per la telefonia,
anche se ciò contrasta con la stima di un’elasticità al reddito piuttosto
elevata per queste categorie di spesa. Probabilmente siamo in presenza di
risposte asimmetriche della domanda nei confronti delle variazioni del reddito:
incrementi di reddito, pure di modesta entità, generano consumi crescenti in
misura molto più che proporzionale; decrementi di reddito limitano a una
stagnazione la dinamica di questi consumi.
Previsioni
Lungo
questi trend si costruiscono le previsioni per il prossimo biennio. In termini
aggregati dopo il modesto 0,4% del 2010 in termini di crescita dei consumi, nel
2011 si dovrebbe completare la “guarigione” dell’economia e del clima di
fiducia dei consumatori (+0,9% i consumi in termini reali). La vera ripresa dei
consumi è collocata soltanto nel 2012 (+1,6%), anno nel quale dovrebbe
diventare concretamente apprezzabile una fase di crescita, almeno in linea con
le dinamiche sperimentate prima del 2007.
Allo
stesso modo queste tendenze modificano la struttura della spesa: crescono le
quote di risorse devolute alle telecomunicazioni; cresce la quota di spesa per
la salute a scapito di quella per il vestiario; continua a svilupparsi
l’alimentazione fuori casa, seppure in modo insufficiente a compensare la
riduzione relativa all’alimentazione in casa; si riduce la quota destinata alla consumer
electronics e all’IT domestico.
Come
cambiano i consumi nel lungo periodo: due casi a confronto
Per
fissare meglio la dimensione delle modificazioni dei consumi nel lungo periodo
consideriamo i rapporti tra due coppie di funzioni di spesa particolarmente
importanti nel periodo 1992-2012. Il primo riguarda le spese per beni e servizi
di telecomunicazioni (dall’acquisto di cellulari di vario tipo, agli
abbonamenti telefonici e internet) rispetto alle spese per la mobilità (la
spesa per acquisto di mezzi di trasporto, le relative spese di esercizio e
l’acquisto di carburanti): ebbene, nel giro di meno di venti anni il rapporto è
quintuplicato (dal 10 a quasi il 50%). Ciò è frutto di una positiva relazione
tra domanda e offerta: quest’ultima, attraverso l’innovazione tecnologica
disponibile a prezzi decrescenti, ha reso concreta l’esigenza latente di
comunicare sempre e da qualsiasi luogo, innestando una domanda che per
dimensioni pro capite e diffusione nella popolazione era difficilmente
prevedibile. In prospettiva, non riducendosi i tassi di innovazione, non si
dovrebbe significativamente ridurre neppure la crescita della domanda.
Quanto
al secondo caso, con intensità diversa ma sempre rilevante, si è modificato
anche il rapporto tra spese per alimentazione fuori casa e alimentazione
domestica. Il rapporto passa dal 36% dell’inizio degli anni ’90 a quasi il 50%
previsto per il 2012. In pratica, nel 2012 per ogni euro speso per mangiare in
casa quasi altri 50 centesimi saranno spesi per consumazioni fuori casa. Sono
modificazioni di assoluto rilievo.
I trend
di crescita e i cambiamenti delle quote di allocazione dei bilanci che leggiamo
in termini aggregati sono frutto dell’impegno profuso per ottimizzare i propri
consumi da parte di circa 25 milioni di famiglie italiane, nelle quali si
aggregano oltre 60 milioni di individui.
L’arte di consumare
Da un
punto di vista economico si può affermare che gli italiani vogliono e sanno
scegliere. Ed effettivamente scelgono, almeno quando possono. Seppure a un
livello di aggregazione molto elevato - in termini di categorie di spesa e,
soprattutto, mediando su tutti i consumatori italiani - emerge dalla fig. C che
i consumi per i quali gli italiani esprimono preferenze spinte e consolidate
nel tempo presentano quote fortemente crescenti e variazioni in termini reali
che risentono poco delle recessioni. Aggregando le voci di spesa che presentano
le maggiori elasticità al reddito, cioè le voci di spesa che gli italiani
realmente preferiscono, si vede che questo paniere conquista quote di spesa
sempre più rilevanti. In altri termini, i consumatori combattono
quotidianamente, e spesso con successo, una battaglia per mantenere il più
elevato possibile il proprio tenore qualitativo in termini di consumo. Tutto
quello che si può ridurre - sprechi inclusi - si riduce, mentre ciò che si
desidera di più viene tagliato per ultimo.
Fig. C - L’arte di consumare
(quota % dei consumi preferiti* sul
totale della spesa in termini reali)

*
Le categorie contemplate in questo
aggregato sono quelle per le quali si è stimata un’elasticità superiore a 1,5
(salvo combustibili e lubrificanti) e cioè: elettrodomestici bruni e IT,
servizi ricreativi e culturali, vacanze tutto compreso, servizi alberghieri e
alloggiativi, telefoni ed equipaggiamento telefonico, servizi telefonici,
telegrafi e telefax, servizi sociali, pubblici esercizi.
Fonte: elaborazioni
e previsioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Istat.
La
quota di consumi preferiti passa dal 13% del 1992 a poco meno del 20% nel 2008.
Durante la recessione questo paniere non può che ridursi, ma ciò accade in
misura esigua rispetto alla spesa complessiva (molto meno dell’1% in ciascuno
dei due anni di crisi). Ovviamente la figura evidenzia che c’è uno stop nella
corsa di questa frazione di spesa desiderabile e qualificata, perché la
riduzione nel reddito reale e nella ricchezza finanziaria e immobiliare ha pur
sempre qualche effetto. Ma non c’è più il crollo che si è verificato per
esempio nel 1993 (-9%) e quindi la previsione indica che la quota di consumi
preferiti riprenderà a crescere dall’anno prossimo.